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La sacralità del potere regio

Per controbilanciare la perdita di autorità dovuta all'accresciuto potere dei feudatari, i sovrani europei accentuarono gli aspetti della sacralità delle loro persone e della loro funzione regale. Il rito dell'unzione papale durante l'incoronazione equivaleva a una sorta di santificazione.
In Francia per consolidare il potere regio con lo strumento del "sacro" il re si era attribuito poteri miracolosi di guarigione: a partire dall'XI secolo si diffuse la credenza che i re, in virtù della loro consacrazione, fossero in grado di guarire con il semplice tocco delle mani dalla scrofola (una infiammazione delle ghiandole linfatiche dovuta al bacillo della tubercolosi). Erano re taumaturghi, come sono stati definiti dallo storico Marc Bloch. Il mito del tocco miracoloso voleva dimostrare che Dio operava tramite il corpo del re. Ma in un periodo di forte debolezza politica, dava soprattutto al sovrano una visibilità concreta e gli garantiva un consenso popolare.

Anche la monarchia inglese per consolidare il potere regio si servì dei poteri taumaturgici. Addirittura radicalizzò la sacralità del potere regio, identificandolo con quello divino come testimonia uno scritto dell'Anonimo normanno (XI secolo): "il potere del re è quello di Dio, che appartiene a Dio per natura ed è concesso al re per grazia".
Infine, se il potere del sovrano discende ad quello divino, l'imperatore è superiore al papa: da questa convinzione derivava il Privilegio di Ottone del 962, secondo cui il papa non solo non poteva essere eletto senza il consenso dell'imperatore, ma doveva addirittura giurargli fedeltà.

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