pexolo di pexolo
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Incastellamento

Il fenomeno dell’incastellamento nasce a partire dalla fine del IX secolo, quando in Europa dilagavano le «seconde invasioni», soprattutto perché gli esponenti della dinastia carolingia si erano dimostrati incapaci di garantire la sicurezza del territorio. Qualunque grande proprietario in grado di allestire una fortificazione cercò di realizzarla, proteggendo le grandi aziende curtensi anche con espedienti di fortuna (fossati o palizzate in legno); i contadini piccoli proprietari e i coltivatori liberi (che lavoravano dietro contratto nel massaricio) spesso si trasferirono all’interno dell’area fortificata, affievolendo la differenza sociale che li separava dai servi, in quanto nel castrum il proprietario assumeva prerogative di schietta natura pubblica. Perciò i signori locali, che in età carolingia avevano assorbito nel patrimonio familiare cariche e benefici ma avevano bisogno di giustificare il loro potere, strumentalizzarono il fenomeno sfruttando il timore diffuso così da consolidare le loro posizioni. Il paesaggio europeo si conformò alla nuova organizzazione militare: scomparvero o diminuirono le abitazioni che sorgevano direttamente sui poderi, a ridosso delle mura furono concentrate le coltivazioni di maggior pregio (orti e vigneti), contornate da campi, pascoli e infine boschi.

Le città e i vescovi

Durante il periodo carolingio, il ruolo civile che il vescovo aveva progressivamente ottenuto nelle città venne recepito e salvaguardato dall’ordinamento pubblico, che si era avvalso dei vescovi per limitare lo strapotere dei funzionari locali facendoli loro controllori (missi dominici), oltre che concedergli il diritto dell’immunità dal potere dei funzionari pubblici. In occasione delle «seconde invasioni» il loro ruolo si consolidò: i vescovi si fecero protettori della città sia dall’attacco dei pagani (Ungari e Saraceni), innalzando o ristrutturando le mura, sia dai mali christiani, cioè dallo strapotere dei signori locali. Dal X secolo in poi oltre all’immunità, diritto che li preservava dall’azione di terzi ma non gli concedeva direttamente il potere pubblico, nelle città vescovili ottennero il riconoscimento dell’autorità a governare (districtio) sull’area della città murata e su una fascia che la circondava (di 5-7 chilometri). Questo faceva rientrare le città vescovili nel fenomeno di frammentazione del territorio in centri di potere locale, sebbene nel caso dei vescovi tale tipo di gestione si distinguesse molto da quella dei centri di potere signorile.
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