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Ottone I di Sassonia, per mantenere il controllo dei territori, decise di concedere i territori anche ai vescovi/vescovi-conti; questo perché, non avendo figli legittimi, non potevano trasmettere il feudo in eredità e, di conseguenza, ritornava all’imperatore.
Ciò contribuì a rendere complicati i rapporti tra potere spirituale e potere temporale, perché:
- la designazione dei vescovi- conti coinvolgeva i pontefici nelle questioni politiche mettendoli in competizione con feudatari, re e imperatori;
- era origine di proteste e malcontento all’interno della Chiesa stessa, infatti, ampi settori ecclesiastici sostenevano la necessità di un rinnovamento spirituale contro la corruzione del clero, che praticava la simonia e il concubinato.
> Due ordini monastici francesi, i cluniacensi e i cistercensi contribuirono a combattere la corruzione, ripristinando l’ideale di una religiosità più autentica, purificata da qualsiasi preoccupazione legata alle vicende terrene.

> Nel 1059 l’investitura laica dei vescovi da parte dei sovrani fu condannata da papa Niccolò II, il quale:
- condannò la simonia e il concubinato;
- dichiarò che nessun individuo poteva ricevere cariche ecclesiastiche da mani laiche;
- stabilì che il papa doveva essere eletto dai cardinali.
> Il punto di svolta dello scontro fu il Dictatus Papae, emanato nel 1075 da papa Gregorio VII, che ribadiva con forza la superiorità del potere spirituale su quello temporale.

> In Italia, la nascita dei comuni e le rivendicazioni di autonomia avanzate da molte città alimentarono i contrasti sia con il potere ecclesiastico sia con quello imperiale.
Per un certo periodo gli imperatori tollerarono questa situazione ma, nel 1154, Federico I di Svevia detto il Barbarossa, scese in Italia per ripristinare i diritti imperiali e per farsi incoronare imperatore a Roma. Entra in conflitto con il papato indicendo la Dieta di Roncaglia, che aveva l’obbiettivo di basare il potere imperiale sul codice civile di Giustiniano e dunque, svincolare il titolo imperiale da qualsiasi ingerenza papale e forma di scomunica.
Federico I ebbe successo nel campo diplomatico combinando il matrimonio tra suo figlio Enrico VI e Costanza d’Altavilla, ma la morte improvvisa di Enrico e dopo poco di Costanza, lasciò come erede al trono il figlio di 3 anni, Federico II; venne designato come tutore papa Innocenzo III, massimo nemico ma col massimo potere. Innocenzo III, approfittando della minore età del figlio, rilanciò il programma teocratico di Gregorio VII, affermando che: “ il potere spirituale è il sole e il potere temporale è la luna; come la luna è illuminata dal sole, anche il potere temporale è illuminato da quello spirituale”.

> Alla fine della dinastia imperiale sveva l’impero visse un momento di forte crisi; da questa situazione trasse vantaggio Bonifacio VIII, che tentò nuovamente di imporre la supremazia politica del papato.
Bonifacio VIII era uomo di curia e di governo ed espresse il proposito di riprendere il progetto teocratico di Innocenzo III, rivendicando la piena autorità del pontefice su qualsiasi altro potere sia nelle cose spirituali che in quelle temporali; si celebrò il primo giubileo, dove i fedeli erano convinti che se avessero pregato sulla tomba di San Pietro il primo anno di ogni secolo, avrebbero ottenuto l’indulgenza plenaria, cioè la remissione dei peccati da scontare nel purgatorio dopo la morte; così Roma si confermò il centro della cristianità.
> Per rafforzare il potere della corona, i sovrani avevano bisogno di continue entrate nelle casse regie, così, nel 1294 la monarchia francese e la monarchia inglese decisero di estendere le decime anche al clero. Ciò rappresentava una vera e propria violazione dei diritti papali e Bonifacio VIII, nella bolla Clericis Laicos, minacciò di scomunica tutti i laici che avessero imposto tasse agli ecclesiastici senza il consenso della Chiesa.
L’Inghilterra obbedì, mentre il sovrano francese Filippo IV il Bello mobilitò la nazione, dato che voleva svincolare la Chiesa francese da quella romana per fare in modo che i tributi e le rendite ecclesiastiche affluissero nelle casse della monarchia francese.
Bonifacio VIII con la bolla Unam Sanctam ribadì la superiorità del potere spirituale e preparò la scomunica per Filippo IV ma, prima ancora che la scomunica fosse resa nota, il sovrano francese fece prigioniero il papa nella sua residenza di Anagni, dove avviene il famoso Schiaffo di Anagni.

Il papa fu rapidamente liberato dal popolo ma non sopravvisse all’umiliazione e un mese dopo morì.
> Bonifacio VII fu l’ultimo papa teocratico che ebbe sede a Roma, perché da questo momento inizia la Cattività Avignonese (1309-1377): fu eletto al soglio pontificio un papa francese, Clemente V, che nel 1309 trasferì la sede papale ad Avignone .
Durante la Cattività Avignonese 7 papi di origine francese risedettero ad Avignone sottomessi alla politica del sovrano; tuttavia, i pontefici che regnarono in questo periodo non furono completamente asserviti al re, anzi, si impegnarono nella riorganizzazione amministrativa della chiesa e nella sua opera missionaria, facendo di Avignone il principale centro di cultura dell’epoca trecentesca.
PAPI TEOCRATICI:
1) Gregorio VII contro Enrico IV;
2) Innocenzo III contro Federico II;
3) Bonifacio VIII contro Filippo IV il Bello di Francia.

> Il ritorno della sede papale a Roma avviene nel 1377 con Gregorio XI, grazie anche alle lettere di Petrarca e Caterina da Siena; il ritorno a Roma avvenne perché il fatto che la Francia fosse impegnata nella guerra dei Cent’anni rendeva insicura la permanenza ad Avignone e la Chiesa rischiava di ridursi a strumento della monarchia francese.
> Il rientro a Roma, tuttavia, non pose fine ai problemi della Chiesa: l’anno successivo Gregorio XI morì e il popolo romano spinse il collegio cardinalizio a eleggere un papa italiano; venne eletto Urbano VI, ma subito alcuni cardinali denunciarono le intimidazioni subite da quest’ultimo ed elessero un antipapa, Clemente VII, che si stabilì ad Avignone.
Si determinò così il Grande Scisma d’Occidente, che divise il mondo cristiano per circa 40 anni: dal 1378 al 1418 si ebbero due papi, due curie e due collegi cardinalizi.

> La necessità di ricomporre lo scisma e di porre freno agli eccessi del potere papale portarono molti teologi ad affermare che la soluzione andava affidata a un concilio universale (assemblea dei vescovi e dei rappresentanti più autorevoli della Chiesa convocata dal papa).
Con un primo concilio a Pisa si arrivò ad avere addirittura tre papi.
Dal 1414 al 1418 a Costanza, si radunò un secondo Concilio che riuscì a ricomporre lo scisma: i tre papi vennero deposti e al loro posto venne eletto il cardinale Ottone Colonna, il nuovo pontefice prese il nome di Martino V e stabilì definitivamente la sede del papato a Roma.
Per giustificare il suo intervento sui papi, il Concilio di Costanza adottò la dottrina della supremazia conciliare, secondo la quale il concilio è la massima autorità della Chiesa.
> Nel 1431 venne convocato un altro concilio a Basilea, nel quale il nuovo pontefice Eugenio IV tentò di riaffermare il potere papale scontrandosi con la dottrina conciliare; così si verificò una nuova frattura della chiesa, il Piccolo Scisma del 1438-49, dove il papa riuscì a riaffermare il suo primato.

> Alla fine del XV secolo il più evidente segno della crisi in cui versava la Chiesa era costituito dagli abusi ecclesiastici, cioè da quei comportamenti immorali diffusi a tutti i livelli delle gerarchie ecclesiastiche.
All’immoralità spesso si aggiungeva l’ignoranza: solo una minoranza di preti conosceva il latino e molti amministravano i sacramenti solo per ricevere elemosina.
Non stupisce, dunque, che alla fine del ‘400 molti fedeli considerassero il clero come un’organizzazione rapace, interessata solo ad accumulare denaro.

> In tutta la Chiesa emersero iniziative per riformarla, riconducendo il clero ai suoi doveri verso i fedeli: le Congregazioni Osservanti ripristinarono le regole primitive degli ordini religiosi e riportarono le comunità monastiche all’attività di preghiera, predicazione e pratica ascetica (Oratori del Divino Amore).
Nei primi decenni del ‘500 nacquero congregazioni di sacerdoti impegnati a vivere secondo una regola comune: si costituirono le Congregazioni di chierici regolari dei Teatini, dei Somaschi e dei Barnabiti.
Questo movimento della Chiesa è definito della riforma personale e questi tentativi costituiscono l’avvio della Riforma Cattolica, cioè di un moto di riforma interno alla Chiesa su iniziativa dei fedeli e di parte del clero.

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