All’inizio dell’XI secolo papato e impero attraversarono un periodo di grande difficoltà.
Chiesa di Roma in grande decadenza perché:
- vescovi e abati si occupavano più di governare i feudi che di diffondere il Vangelo.
- spesso vendevano cariche ecclesiastiche per denaro (simonia) e non rispettavano il voto di castità.
- la Chiesa aveva una posizione subalterna rispetto all’impero da quando Ottone I aveva stabilito il Privilegium Othonis secondo cui il compito di eleggere il papa e gli ecclesiastici sarebbe spettato all’imperatore. Pensa di bilanciare il potere dei feudatari laici con quello dei feudatari ecclesiastici.

Nel corso dell’XI secolo il papato ha riconquistato la propria autonomia, divenendo punto di riferimento dell’intero occidente cristiano.
L’impero, seppure indebolito e incapace di controllare i potenti locali, rivendicava la sua funzione di guida politica dell’intera cristianità. Infatti, sin dai tempi di Carlo Magno, per gli imperatori l’incoronazione papale rappresentava la definitiva legittimazione del loro potere e non accettavano che questo rito fosse officiato da persone indegne.

L’impero Germanico e gli Ottoni

Con la morte di Carlo l’impero fu diviso in tre regni : regno dei franchi occidentali , regno dei franchi orientali (Germania) che manteneva il titolo imperiale, e regno d’Italia.
In Germania l’imperatore Arnolfo di Carinzia ritardò la decadenza dell’autorità regia,ma poi presero il sopravvento i ducati territoriali di Sassonia, Baviera,Franconia e Svevia; ciò portò a stabilire l’ereditarietà dei feudi : prima per i feudi maggiori con il Capitolare di Quierzy(877), poi per quelli minori con la Constitutio de feudis(1037).

- Ottone I accettò l’appoggio della Chiesa alla quale concesse beni e diritti di giurisdizione e governo, ma la sottomise alla sua influenza. Usò per la prima volta dei misteriales, persone mandate in giro per il paese a chiedere tasse
Nel 962 Ottone I concedette al vescovo di Roma il Privilegio di Ottone, ponendo così le basi per il dominio temporale dei papi.
Il pontefice, dopo l’elezione da parte del clero e del popolo romano, doveva giurare fedeltà all’imperatore.
- Ottone II, figlio di Ottone I, ebbe in sposa Teofano ( = manifestazione divina) per mezzo di un matrimonio combinato; infatti l’obiettivo del padre era di farli sposare al fine di unificare impero d’Oriente e d’Occidente, ma non accadde perché Teofano non era l’erede diretta al trono.

Ottone II trovò difficoltà nell’Italia meridionale, morì a stilo in Calabria in una lotta contro gli arabi.
- Ottone III, figlio di Ottone II, avrebbe voluto realizzare la Renovatio Imperi in collaborazione con un Papato che potesse ridiventare guida spirituale della cristianità. Ciò portò a scontri con l’aristocrazia romana che voleva conservare il privilegio dell’elezione pontificia. La vittoria fu di Ottone III.
Egli morì giovane ponendo fine alle sue ambizioni universalistiche.


A partire dal Privilegio di Ottone l’imperatore eleggeva vescovi e concedeva loro feudi senza chiedere l’approvazione al papa; ciò avveniva anche per contrastare l’eredità dei feudi : nessuno avrebbe ereditato dai vescovi dato che non potevano avere figli.
Molte famiglie potenti fondarono monasteri o chiese laiche private nominando a loro piacimento preti e monaci.
Si affermò quindi la figura del vescovo-conte, un ecclesiastico che esercitava funzioni di un signore laico; questo accadde perché il papato non era in grado di intervenire e portò a un’eccessiva mondanizzazione del clero.

Durante l’XI secolo, per frenare la decadenza del Papato, l’imperatore Enrico III face deporre diversi pontefici sostituendoli con vescovi della Germania che dovevano sorvegliare il comportamento degli ecclesiastici più importanti. Questi avviarono un processo di rinnovamento del Papato che portò la Chiesa di Roma a rivendicare indipendenza rispetto all’Impero.

La chiesa cerca di riscattarsi tramite gli ordini cluniacensi, certosini e cistercensi.

Ordine cluniacense

Nel 1910 viene fondato il monastero di Cluny in Borgogna dal duca di Aquitania Guglielmo il Pio.

-Assicurò grande libertà d’azione perché non era soggetto ad autorità civili e religiose locali, ma affidato alla diretta protezione del pontefice ( ottenne grande prestigio) in base alla “Commendatio Sancti Petri”: NESSUN vescovo poteva imporsi su Cluny e NESSUN signore laico tenare di trasformarlo in un centro di potere dinastico e familiare

- I monaci cluniacensi seguivano la regola benedettina che si basava su preghiera comune e lunghe liturgie (dava buon esempio,quindi aveva un ruolo sociale)

Novità: volontà da parte dei cluniacensi di misurarsi con i problemi della vita quotidiana, anche di ricchezza e potere, conservando comunque la purezza monastica.
Il pontefice autorizzò Cluny a controllare i monasteri che accettavano l’ordine cluniacense; l’abate acquisiva grande autorità. Anche i monasteri che non nascevano con la regola cluniacense potevano adottarla. -> i monasteri divennero sempre più numerosi e nel X secolo se ne contavano circa 1200.
In poco tempo l’ordine divenne così potente che furono abbandonate attività manuali e lavorazione dei capi per dedicarsi solo ad attività culturali.

Contemporaneamente al rinnovamento della religione, si svilupparono dottrine considerate eresie, nascevano da un esigenza di rinnovamento e si differenziavano dalle prime eresie di carattere teologico : Arianesimo, Monofisismo, Nestorianesimo e Pelagianesimo. Mettevano in discussione la natura di Gesù.

Pataria

Nacque la metà dell’XI secolo a Milano e in altre città lombarde come un movimento laico per la riforma della chiesa. Patarini = straccioni, sembra un movimento di persone umili, ma aderirono anche membri della nobiltà, tra cui Anselmo da Baggio, poi divenuto papa Alessandro II.

La pataria andava contro il clero che, ignorando Sacre Scritture e voto di castità, viveva nel peccato.
I patarini consideravano nulli i sacramenti da loro amministrati. Questi religiosi indegni furono detti simoniaci e nicolaiti ( membri di una setta nell’Apocalisse con riprovevoli atti sessuali). Loro studiavano e commentavano la Bibbia e vollero l’elezione diretta dei vescovi da parte del clero minore e del popolo.
Inoltre criticavano Simonia e Concubinato, volevano tornare al Vangelo originario ( alla povertà).
L’atteggiamento ereticale dei patarini consisteva in come portavano avanti la polemica : i patarini, pure avendo ragione, avevano un modo di combattere errato.

Certosini e Cistercensi

Caratteristiche comuni : povertà, frugalità dei pasti, semplicità dell’abbigliamento, silenzio come norma fondamentale di comportamento, lavoro manuale.
I certosini professavano l’unione con Dio attraverso una vita contemplativa, mentre i cistercensi basavano la propria vita sull’alternanza di preghiera e lavoro manuale.
Il massimo esponente dei cistercensi fu San Bernardo di Chiaravalle, importante sia per eresie sia per misticismo, secondo cui la ragione è contraria alla fede, vuol dire unione tra credente e Dio e non ha bisogno di parole.

Movimenti pauperistico-evangelici : i membri conducevano una vita itinerante in povertà, spesso perseguitati come eretici .
Tra questi uno dei più significati fu quello fondato da Valdo di Lione i cui seguaci furono chiamati valdesi.

Valdesi

Prendono il nome da Pietro Valdo di Lione, un mercante, ma in realtà usuraio perché prestava soldi a interessi altissimi. Un giorno in Chiesa sentì un passo del Vangelo in cui Gesù diceva al Giovane ricco che per diventare perfetto avrebbe dovuto rinunciare ai suoi beni.

Da quel momento Pietro Valdo e si liberò di tutti i suoi averi e cominciò a predicare un ritorno alla povertà di Cristo. Egli sostenne che il sacerdozio doveva essere fondato su un merito, non sulla consacrazione esteriore.
I valdesi non si accontentavano della povertà, volevano la povertà degli altri.
Nel 1184 papa Lucio III con la bolla Ad abolendam, lanciò una scomunica contro tutti i principali movimenti eretici del tempo e contro i laici che predicavano al posto dei sacerdoti.
Anche Valdo fu dichiarato eretico, ma continuò la sua opera.
I poveri di Lione ( i seguaci) si diffusero in Germania, Spagna, Provenza, Lombardia e Piemonte.
Contro i valdesi furono organizzate due crociate (1208 e 1487) e il movimento subì violente persecuzioni anche nei secoli XVI e XVII secolo. I valdesi ottennero il riconoscimento dalla Chiesa nell’Ottocento.

Un gruppo di riformatori ( Ildebrando di Soana, Pier Danuabu e Ugo di Cluny) stabilì le basi per l’affermazione della chiesa di Roma sia come guida spirituale della cristianità, sia come centro di potere politico.
Nel 1049 Enrico II fece nominare papa suo cugino Leone IX che faceva parte ordine cluniacense, si chiamava Brunone e proveniva dalla famiglia di Sassonia. Egli:
- Si fece acclamare pontefice dal popolo dimostrando autonomia della Chiesa dal potere laico e ponendo le premesse dello scontro Papato-Impero.
- Condannò le pratiche simoniache ed il concubinato ( = convivenza tra uomo e donna senza matrimonio) a cui sottopose l’obbligo del celibiato ecclesiastico.
- Rivendicò superiorità di papa e Chiesa su tutto il mondo cristiano.

Con la riaffermazione della supremazia papale si arrivò nel 1054 allo scisma con la Chiesa bizantina. Il patriarca di Costantinopoli rifiutò le rivendicazioni del papa: una missione di delegati del pontefice si risolse con la scomunica della Chiesa Orientale, così il patriarca Michele scomunicò il papa.
Da questo momento ci sono due chiese universali, ognuna con propri principi religiosi ( ortodossia).

Nel 1073 Ildebrando di Soana divenne papa Gregorio VII continuando a sostenere l’autonomia del pontefice rispetto all’imperatore. Gregorio VII, oltre ad andare sempre più contro la simonia e al matrimonio di ecclesiastici, elaborò la teocrazia, ossia il predominio del papa su tutta l’organizzazione ecclesiastica e sui poteri laici ( quindi sull’imperatore).

Nel 1075 emanò il Dictatus Papae (Dettato del papa), : in 27 sentenze evidenziava la supremazia del potere spirituale (che viene da Dio) su quello temporale e la supremazia del del papa su tutti gli altri vescovi, la sua facoltà esclusiva di emanare e applicare leggi, la veridicità di ciò che era scritto.
L’imperatore non poteva investire o deporre i vescovi, solo il pontefice poteva; l’imperatore poteva essere scomunicato o deposto dal papa.
Gregorio VII si mise a capo di guerre nel Mediterraneo e nel Sud Italia contro normanni e saraceni, sminuendo così l’imperatore.
Tutto ciò porto a un conflitto tra Papato e impero, la “lotta per le investiture” che avvenne soprattutto per il fatto che l’imperatore non poteva più investire i vescovi.

Lotta per le investiture

Uno dei due poteri doveva sottomettersi all’altro.
Quando fu promulgato il Dictatus Papae l’imperatore era Enrico IV; egli non accettò le direttive papali perché avrebbero indebolito il suo potere. Ignorò questi ordini, il papà lo richiamò all’ordine e nel 1076 Enrico IV riunì a Worms i vescovi tedeschi scelti da lui e fece dichiarare deposto Gregorio VII, il quale lanciò la scomunica contro Enrico che portò alla sua espulsione dalla comunità cristiana e fu giudicato dannato; i suoi sudditi non dovevano più obbedirgli e legittimando le ribellioni si rafforzava il potere di grandi feudatari.
Enrico IV doveva ottenere la revoca della scomunica per salvaguardare il suo potere in Germania.
Nel 1077 raggiunse il castello di Canossa in Emilia, possedimento della contessa Matilde di Canossa dove, presentandosi vestito da penitente ( saio monastico e capo con cenere in segno di umiltà) chiese e ottenne il perdono dal papa.
Ritornò in Germania e continuò a concedere le cariche vescovili. Nel 1080 Gregorio VII lo scomunicò di nuovo ed Enrico reagì con violenza; nel 1083 assediò Castel Sant’Angelo a Roma dove era rifugiato Gregorio VII.
Intervenne il normanno Roberto il Guiscardo ( duca di Puglia e Calabria) a difesa del papa. Gregorio VII fu costretto a trasferirsi a Salerno, dove morì nel 1085.

Nei decenni successivi Enrico IV affrontò varie ribellioni, fra cui quella del figlio Corrado, re d’Italia,
Nel 1105 abdicò in favore di un altro suo figlio, Enrico V.
Questi continuò la politica del padre e fece nominare un antipapa, ottenendo la scomunica.
Intanto si era creata una linea di mediazione che aveva guadagnato consensi in entrambi gli schieramenti : il vescovo aveva una duplice funzione, spirituale e civile che doveva essere sancita sia da autorità imperiale e da autorità civile.
Nel 1122, durante il pontificato di Callisto II, si arrivò a una pace tra Papato e Impero, attraverso concordato di Worms( concordato negli accordi Stato-Chiesa): Enrico V rinunciava all’investitura religiosa di vescovi e abati (andando contro il padre)e conservò la facoltà di investire gli ecclesiastici di potere temporale. Venne meno il Privilegio di Ottone perché i vescovi erano scelti dal papa. In cambio i vescovi giurarono fedeltà alla corona, ma solo perché avevano benefici materiali concessi dall’imperatore.
 Fine della lotta per le investiture
L’elezione dei vescovi continuò ad essere elemento di tensione sia perché il potere civile manteneva strumenti d’ingerenza, sia perché i papi si conservarono sempre più possibilità di intervento.

I normanni nell’Italia Meridionale

Fra X e XI secolo l’Italia era molto frammentata sia dal punto di vista territoriale che politico: in Sicilia gli arabi, in Puglia e in Calabria l’impero bizantino, alcune città libere come Amalfi e i domini longobardi di Benevento, Salerno e Capua.
All’inizio del XI secolo gruppi di avventurieri provenienti dal ducato di Normandia si misero al servizio di potenti locali, costruendo piccoli domini indipendenti.
Pochi anni dopo Rainolfo e Guglielmo furono riconosciuti vassalli dell’Impero, Enrico III sperava nel loro appoggio per riaffermarsi nell’Italia meridionale.
I normanni proseguirono le conquiste verso la Calabria bizantina e verso nord fino a scontrarsi con il dominio del papa; infatti nel 1053 sconfissero papa Leone IX facendolo prigioniero.
Il papato scelse una politica di alleanza con i normanni e nel 1059 fu stipulato a Melfi un accordo : i normanni giurarono fedeltà al papa dichiarandosi suoi vassalli e promettendo appoggio militare, mentre papa Niccolò II conferì a Roberto il Guiscardo( uno dei capi) il titolo di duca di Puglia e Calabria, il quale conquistò gran parte dell’Italia meridionale spostando bizantini e longobardi.
Suo fratello Ruggero d’Altavilla tolse la Sicilia agli arabi (1091) .Nel 1130 suo figlio Ruggero II riunì poteri di padre e zio e fu incoronato re. Morì senza eredi e il suo regno passò all'imperatore Enrico VI, marito di Costanza d’Altavilla.
Il regno di Sicilia si distinse per un’efficiente burocrazia, per una perfetta organizzazione finanziaria e per una notevole tolleranza verso religioni e culture diverse che vivevano nei suoi territori.
Però l’aristocrazia terriera accrebbe il suoi potere nei grandi latifondi siciliani e si costituì un rigido ordine feudale che bloccò la nascita delle libere comunità.

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