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FOIBE

“Foiba” è un termine dialettale con cui, in Venezia Giulia, si indicano i grandi inghiottitoi (o caverne verticali, pozzi, voragini, fosse, cave, crepacci), di questa regione.
La parola "foibe" è oggi usata per indicare gli eccidi (uccisioni di massa) commessi dai partigiani jugoslavi comunisti durante e dopo la Seconda Guerra mondiale, in Venezia Giulia e in Dalmazia. L’obiettivo era quello di un genocidio dell’etnia italiana. Gli italiani e i popoli slavi litigavano per il possesso delle terre dell'Adriatico orientale. È stato un vero e proprio massacro di massa, il numero dei morti è tra i 5.000 e 7.000 (numero molto elevato). Nelle foibe venivano gettati i corpi, oppure persone vive solo ferite.
Le prime ispezioni delle foibe istriane, che furono disposte dopo il ripiegamento dei partigiani conseguenza alla successiva invasione nazista, consentirono il rinvenimento di centinaia di corpi.

Il compito di ispezionare le foibe fu affidato al maresciallo dei Vigili del Fuoco Arnaldo Harzarich di Pola, che condusse le indagini dal mese di ottobre a quello di dicembre del 1943 in Istria.
La propaganda (“pubblicità”) fascista diede risalto ai ritrovamenti, che suscitarono una forte e brutta impressione. Fu allora che il termine "foibe" cominciò ad essere associato agli eccidi, fino a diventarne anche sinonimo. Tra i morti vi erano gente di tutte le estrazioni sociali, in modo particolare però persone legate al Partito Nazionale Fascista e i nazionalisti.
Con la Legge 92 del 30 marzo 2004 in Italia è stato istituito nella giornata del 10 febbraio di ogni anno il "Giorno del ricordo", in memoria delle vittime delle foibe, anche se questo argomento, ancora oggi, non è molto conosciuto, mentre ne dovrebbero parlare di più nelle scuole.
Furono poche le persone che riuscirono a salvarsi risalendo, tra questi testimoni: Graziano Udovisi, Giovanni Radeticchio e Vittorio Corsi che hanno raccontato la loro drammatica esperienza.

TESTIMONIANZE

- Sopravvissuto alle foibe (Graziano Udovisi);
- Memoria Negata (Marisa Brugna).

PERSONE

Giovanni Lurman, un testimone oculare della morte di due carabinieri italiani che furono gettati vivi nelle foibe;
Leo Marzini, testimone oculare di ciò che veniva perpetrato sui corpi. Marija Kukaina, abitava vicino a una foiba e sentiva sempre lamenti, spari, pianti e rumori, aveva dieci anni quando sentì i suoi genitori parlare tra di loro scoprendo dell’esistenza delle foibe.
Piero Tarticchio, parente di Don Angelo Tarticchio, gettato vivo nelle foibe, la sua salma si ritrovò due mesi dopo, e un anno e mezzo dopo Angelo Tarticchio (padre di Piero) fece la stessa fine.

Don Francesco Bonifacio, morto probabilmente gettato in una foiba, la storia della sua morte è stata ricostruita e nel 2008 è venerato come beato. Mafalda Codan, testimone, si è salvata scendendo dal camion che portava alle foibe.

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