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La situazione nei Balcani dopo la prima guerra mondiale

L’evento principale che coinvolge l’Europa centrale del dopoguerra è la disgregazione dell’impero austro-ungarico, al seguito del quale nacquero diversi stati in base al principio di nazionalità; questi tuttavia comprendevano delle minoranze etniche, che percepivano i nuovi governi come dominio straniero.

AUSTRIA
Gli austriaci avrebbero preferito l’annessione al territorio tedesco, che tuttavia fu impedita dai vincitori poiché questi non volevano che la Germania ne traesse vantaggio ma al contrario volevano punirla.
CECOSLOVACCHIA
Unione forzata imposta dai vincitori del conflitto ai cechi e agli slovacchi. Dopo il 1939 venne divisa in più parti: Boemia e Moravia (che divennero protettorato del Reich) e Slovacchia (paese vassallo di Hitler)
UNGHERIA
Subì pesanti amputazioni territoriali. Gli ungheresi erano determinati a rimettere in discussione i trattati per ridisegnare i confini (quel che viene chiamato revisionismo ungherese)

JUGOSLAVIA
Nacque dall’unione di Serbia, Montenegro, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Slovenia. Ospitava popolazioni molto diverse e in conflitto tra loro.
La situazione in Jugoslavia
Le tensioni tra le varie etnie sfociarono in episodi di violenza: nel giugno del 1928, un montenegrino uccise il leader dell’opposizione fascista croata, Stjepan Radic; alcuni terroristi croati capitanati da Pavelic assassinarono il sovrano serbo Alessandro I.
A ciò si aggiunse l’invasione degli eserciti italiano e tedesco nel 1941 (la Slovenia fu annessa al Reich mentre la Dalmazia divenne italiana).
Come conseguenza di questi eventi, nacque uno stato indipendente di Croazia, guidato dal movimento fascista di Pavelic, gli ustascia.


Il comportamento delle truppe italiane nei Balcani
Lo storico D. Rodogno parla dell’occupazione italiana delle regioni Jugoslave partendo dal paragone tra le rappresaglie di Mussolini e le repressioni attuate dai nazisti.
Il duce aveva inoltre già adoperato una simile contromisura in Etiopia, quando fece fucilare, senza processo, ogni civile sospetto di aver partecipato all’attentato alle truppe italiane.
I metodi di repressione impiegati erano, secondo lo storico, eccessivi: dopo un primo processo di “catalogazione” in zone di situazione normale e zone di situazione anormale, ovvero quelle aree dove erano in atto azioni belliche, si procedeva all’internamento di massa.
Lo storico riporta quindi le parole di Mussolini, che nel rapporto di Gorizia del luglio 1942, ribadisce quelli che erano stati i punti portanti del programma del fascismo: l’Italia, secondo il duce, era una nazione forte e conquistatrice, onde per cui le rappresaglie in Jugoslavia non erano altro che una semplice azione dimostrativa per tutti coloro ancora convinti che il paese non potesse essere sufficientemente “duro quando occorre”.

Le ultime parole con cui si chiude il testo storiografico rappresentano il modo di pensare che era proprio anche del nazismo. Mussolini giustifica le azioni di repressione asserendo:“considerate senza discriminazione i comunisti:sloveni o croati, se comunisti vanno trattati allo stesso modo”

Le conseguenze della repressione italiana in Jugoslavia

Alle forze degli invasori e degli ustascia si opposero due movimenti di resistenza. Il primo comprendeva i partigiani nazionalisti serbi fedeli alla monarchia, il secondo , di orientamento comunista, guidato da Tito, il quale, con il sostegno militare, tenne testa ai tedeschi fino all’arrivo dell’Armata Rossa.
Tito era un comunista ma anche un nazionalista convinto. Infatti, non celò mai i suoi obiettivi: ottenere l’autonomia da Mosca e occupare la Venezia – Giulia.
Tito incominciò ad occupare la regione italiana nel Settembre 1943, quando, dopo l’armistizio dell’Italia, assunse il controllo sull’Istria.
Cominciò un periodo di violenze dove morirono soprattutto insegnanti, carabinieri, impiegati ecc. che vennero uccisi buttandoli nelle foibe.
Con la venuta delle truppe tedesche Tito si dovette ritirare. Due anni dopo, però, nel Maggio 1945, le forze jugoslave riconquistarono l’Istria e ripresero a fare violenza.
Dopo l’assegnazione delle regioni jugoslave, avvenuta il 10 febbraio 1947 a Parigi, oltre 300.000 persone fuggirono verso l’Italia

Per quanto concerne l’evento storico delle foibe, gli storici Pupo e Spazzali criticano, con il loro libro “Foibe”, i diversi punti di vista adottati dai comunisti e dai neofascisti scrivendo: “Dietro tali rimozioni incrociate sta probabilmente il fatto che la storia del confine orientale per un verso ha potentemente favorito la nascita di veri e propri miti politici e storiografici, per l’altro, […] offre pure tutti gli elementi per mettere in crisi quei medesimi miti. […] Ciò vale, per esempio, per il mito del buon italiano, che può uscire alquanto ridimensionato dalla conoscenza critica delle esperienze di occupazione italiane nei territori ex jugoslavi. […] Ma ombre tutt’altro che lievi non possono che addensarsi anche sul mito del Movimento di liberazione jugoslavo, a lungo considerato un esempio per tutti i movimenti resistenziali europei, di fronte all’osservazione delle violenze di massa”.

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