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L’Unione Sovietica


Lenin: L’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche nacque nel dicembre del 1922, diventando una repubblica federale che racchiudeva la Russia e le altre tre repubbliche sovietiche Ucraine, Bielorussia e Transcaucasica. Nell’Urss il potere centrale era detenuto dal Partito comunista, il quale comunicava direttive alle periferie, e deteneva un proprio corpo di polizia, la Ceka. Il nuovo Stato nacque tuttavia in gravi difficoltà, sia a causa della guerra civile che lo aveva preceduto, ma anche a causa del comunismo di guerra a cui i contadini avevano reagito diminuendo la produzione, e ai numerosi scioperi cittadini. Per questo motivo si era creato un distacco tra Partito e popolazione, che portò all’avviamento della Nuova politica economica (Nep), in cui vennero nuovamente permessi alcuni tipi di guadagno personale e di libertà economica. La Nep ricevette sia sostegno sia opposizione all’interno del Partito, ma permise di riprendere le relazioni diplomatiche e internazionali.

Stalin: Dopo la morte di Lenin nel 1924 si presentò il problema della presa del potere, il quale era conteso tra Stalin, segretario generale del partito, e Trokij. Il primo portò avanti una politica focalizzata sul socialismo russo, il secondo rimase fedele alla rivoluzione internazionale. Stalin venne visto come più realista e dopo un attacco violento da parte di Trokij, che lo accusava di autoritarismo e tradimento, Stalin riuscì a espellerlo dal partito e dello stato, diventando così capo dell’Urss. Lo stalinismo vide inizialmente una “grande svolta”. In Unione sovietica si volle abbandonare la Nep attraverso un nuovo piano economico quinquennale, il Gosplan, la collettivizzazione agricola, e un’industrializzazione accelerata. Quest’ultima venne messa in atto attraverso la creazione di kolchoz, ovvero cooperative agricole in cui lo stato decideva i tipi e le quantità di produzione, e i sovchoz, terreni di proprietà statali. Tutto ciò venne attuato a discapito della popolazione, e soprattutto portò a una modesta produttività, tant’è che nel 1935 fu permesso ad alcuni contadini di coltivare propri appezzamenti di terreno. Queste nuove riforme portarono ovviamente a numerose rivolte, che vennero violentemente represse anche attraverso un’estenuante lotta contro i contadini più agiati, ovvero i kulaki. La collettivizzazione agricola ebbe quindi effetti disastrosi che portarono alla morte per fame di circa 5 milioni di persone. Altro punto della nuova riforma economica fu appunto l’industrializzazione messa in atto attraverso investimenti statali, alla mitizzazione del lavoro (stachanovismo) e a un peggioramento delle condizioni lavorative. Tuttavia essa permise all’Urss di diventare una delle maggiori potenze industriali del mondo, insieme agli Stati Uniti e alla Germania. Lo Stato e il Partito divennero inoltre delle “grandi macchine burocratiche”, caratterizzate da organizzazioni in vari livelli, in cui gli ordini venivano emanati dal sistema centrale alle periferie. La dittatura stalinista fu dunque un periodo di grande conformismo e sottomissione dell’individuo allo Stato e al socialismo sovietico. Periodo esemplare fu quello del cosiddetto “Grande terrore”, tra il 1936 e il 1938, in cui Stalin portò avanti una vera e propria “pulizia” di quella che era stata l’élite dirigente del Partito. Quest’eliminazione si estese poi anche alla popolazione civile, attraverso l’istituzione dei gulag, campi di lavoro, in cui venivano inviati tutti coloro che infrangevano l’articolo 58 della costituzione, e quindi l’articolo contro ogni azione controrivoluzionaria. Dal punto di vista sociale invece, durante il governo di Stalin venne data grande importanza alla famiglia e all’alfabetizzazione, ma venne portata avanti anche una secolarizzazione forzata e un vero e proprio culto del capo e della nazione.
Negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, l’Urss si ritrovò come nuova potenza mondiale, controllando l’Europa orientale. Questo controllo venne attuato inizialmente attraverso organizzazioni come il Cominform, per l’informazione e la collaborazione fra i partiti comunisti europei, e sfociò poi nella costituzione di un vero e proprio blocco orientale, sovietizzando i sistemi economici e politici dell’Europa orientale e sviluppando nuovi consigli e accordi, tra cui il Comecon, con lo scopo di coordinare le economie dei paesi del blocco sovietico e il patto di Varsavia del 1955, un’alleanza militare equivalente alla Nato.
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