Il successo ottenuto nella rivoluzione d’Ottobre, permise a Lenin di sopprimere con forza il governo Karenskij e di creare un nuovo ministero, espressione dell’unico partito ammesso ovvero quello bolscevico, nacque così il Consiglio dei commissari del popolo, del quale Lenin era presidente, affiancato da Trotskij e Stalin, rispettivamente commissario degli esteri e commissario delle nazionalità. Si formò quindi un vero e proprio Stato sovietico.
Importanti erano due questioni che il nuovo ordinamento avrebbe dovuto di li a poco affrontare, uno di politica interna e un secondo di politica estera.

Il primo riguardava l’Assemblea Costituente che era stata eletta il 12 Novembre a suffragio universale e che si era riunita per la prima volta il 18 Gennaio 1918. Poiché i bolscevichi ne uscirono sconfitti, dati i scarsi risultati elettorali, Lenin si affrettò a proclamare che il potere dei soviet fosse superiore a quello dell’Assemblea e sciolse quest’ultima, in quanto espressione del parlamentarismo borghese.

Il secondo problema, collegabile in un certo senso al primo, riguardò l’immediata cessazione delle ostilità. Le trattative con Austria e Germania portarono nel Marzo del 1918, alla pace di Brest-Litovsk, in seguito a cui la Russia si ritirò dal conflitto.
Con la pace stipulata in Polonia, la Russia dovette accettare condizioni durissime, che comportarono la rinuncia a Polonia, Lituania, province baltiche, parte della Bielorussia e il riconoscimento dell’indipendenza di Ucraina e Finlandia, con conseguenti perdite economiche.
Ben presto però Lenin, a causa della firma di questo trattato, si trovò ad affrontare una guerra civile interna

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