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Monarchia costituzionale


La Costituzione viene applicata fino al ritorno del Re nel 1814, una sorta di colpo di Stato. I rivoluzionari propongono una monarchia costituzionale, con un Re che ha poteri alquanto limitati, mentre le Cortes spadroneggiano nel ruolo di fare leggi, insieme al monarca. C’è chi definisce la Carta come democratica, ma non lo è del tutto, soprattutto per quanto riguarda elezioni e ruolo delle Cortes, che sono praticamente come la Convenzione francese.
Si ha centralità del Parlamento, dato che le Cortes sono monocamerali, sia quelle costituenti che quelle ordinarie; il Re ha solo veto sospensivo; la doppia fiducia di cui devono godere i Ministri per restare in carica. Tra l’altro le Cortes hanno un ruolo particolare: fare le leggi, controllare il governo, ma anche vegliare sull’osservanza della Costituzione. Essa è posta come legge che sta al di sopra dei decreti delle Cortes, ma a vegliare sulla loro costituzionalità sono le Cortes stesse. Si ha quindi il prevalere dell’esigenza di stabilità.
La Carta ha però vita breve. Verso la fine del 1813 il contesto internazionale è estremamente complesso. La Spagna è occupata dai Francesi e deve contribuire a Napoleone truppe impegnate in tutta Europa. Napoleone che in realtà vorrebbe pacificare il Paese, ma allo stesso tempo utilizzare gli uomini per i suoi comodi, cioè la difesa dei territori conquistati. L’11 dicembre 1813 si ha un Trattato di Pace tra Bonaparte e Ferdinando VII, che dovrebbe essere approvato dal Consiglio di Reggenza. Ma esso è ormai di nomina e “dipendenza” delle Cortes, e il parere è di rifiutarlo. In ogni caso, Ferdinando VII viene restaurato sul trono, fatto che indebolisce moltissimo il ruolo del Parlamento, che intanto (autunno 1813) erano state elette come ordinarie. Malviste sul piano internazionale, autogovernano il Paese senza limitazione alcuna. L’Inghilterra, da un certo punto di vista, avrebbe anche avuto interesse a lasciar correre, perché i disordini in Spagna avevano liberato forze rivoluzionarie anche Oltremare, a danno dell’Impero spagnolo. Ma l’esperimento di Cadice è mal visto, ricordando troppo l’esperienza francese. In ogni caso, dopo il Trattato, non si impegna a difendere le Cortes, favorendo anzi le manovre controrivoluzionarie del Re.
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