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La sinistra al potere: Depretis e Crispi (1876-1896)


Nel 1876, la Destra propone un progetto di legge che prevede la statalizzazione delle ferrovie, ma è battuta e poiché anche una parte dei deputati di destra è contraria al provvedimento, il re decide di affidare l’incarico di formare il governo al leader della sinistra, Agostino Depretis.
In realtà questo era solo un pretesto, perché la Destra una volta portata a termine l’unificazione non era più considerata adeguata per accompagnare l’Italia sulla via dello sviluppo. Inoltre la sua politica era stata troppo accentratrice e non aveva mai prestato attenzione alle richieste sociali. Infatti, il problema della Destra è che la classe politica era molto distante dal ceto sociale (= paese legale ≠ paese reale). La Sinistra resterà al potere per 20 anni con il Depretis e Crispi (salvo una breve parentesi con di Rudinì e Giolitti)
Questo raggruppamento politico è piuttosto composito: raccoglie il consenso del mondo dell’imprenditoria, della piccola e media borghesia, dei proprietari terrieri e degli intellettuali del Meridione. Da un punto di vista politico, accoglie la Sinistra (eredi di Mazzini e di Garibaldi) la cui ideologia, col tempo, si era in parte modificata. Infatti, accanto ai progressisti che richiedevano la modernizzazione dell’Italia e l’estensione del diritto di voto, troviamo dei moderati e perfino dei conservatori che difendono gli interessi dei grandi proprietari latifondisti del Sud e richiedono un alleggerimento del carico fiscale. E per questo motivo che l’azione politica della Sinistra può sembrare, in certi casi, contraddittoria.

Agostino Depretis


Il programma e il trasformismo


Il programma illustrato dal Depretis prevede l’ampliamento del diritto di voto, il decentramento amministrativo, l’istruzione obbligatoria e un prelievo fiscale meno pesante. I principali provvedimenti sono:
1. l’estensione del diritto di voto
2. l’istruzione elementare obbligatoria fino a 9 anni (legge Coppino)
3. l’abolizione della tassa sul macinato
In realtà, la Sinistra non si occupa di legislazione sociale, anzi di fronte alla protesta dei lavoratori, essa non esita a reagire con l’oppressione. Con la Sinistra la vita politica dipende sempre più dal clientelismo, dalla corruzione e dall’affarismo. Che spiegazione possiamo dare? A quel tempo non esistevano i partiti nel senso moderno, con un programma ben definito. I gruppi politici erano costituiti da persone importanti che ottenevano consenso su base personale e non sulla base di un’ideologia. In questo modo, il Parlamento diventava sempre più un ambiente in cui dominavano gli interessi di parte, a volte perfino quelli personali e non quelli del popolo. Questa visione della politica politica si aggrava con il TRASFORMISMO.
Il trasformismo è una tendenza a gestire la vita politica tramite accordi o scambi di favori fra i deputati senza alcuna distinzione di maggioranza e opposizione. In pratica si tratta di una tendenza dei deputati della Destra storica ad appoggiare la politica della Sinistra con una specie di trasformazione della loro identità politica. Depretis favorisce questa pratica, concedendo favori ai deputati al governo, soprattutto nel Meridione con lo scopo di raggiungere gli equilibri, ricorrendo ad un lavoro di mediazione fatto di accordi fra i deputati presenti in Parlamento e i vari poteri locali. In pratica il trasformismo rendeva molto labile la distinzione fra Destra e Sinistra e serviva spesso per tenere sotto controllo l’estrema sinistra (radicali, democratici, repubblicani e socialisti) che richiedeva il suffragio universale, la repubblica, il decentramento amministrativo e l’intervento dello Stato per migliorare le condizione di vita delle classi meno abbienti.
a) La politica economica: la svolta protezionista
In ambito economico la Sinistra sostituisce il libero scambio con il protezionismo (favorire le esportazione e scoraggiare le importazioni) Verso la fine del secolo tale scelta ha delle conseguenze negative a seguito di una depressione economica internazionale. Alla crisi agraria che ne segue, le aree geografiche italiane reagiscono in modo diverso:
- l’area della pianura Padana, più sviluppata dal punto di vista tecnico e organizzativo, visto che la cultura dei cereali è diventata poco redditizia, si orienta versa altre colture (canapa, riso, patate, foraggio)
- l’Italia meridionale, in cui era molto diffuso il latifondo, si orienta invece verso la coltura estensiva degli olivi e degli agrumi
La crisi agraria ha quindi un duplice effetto:
1) la specializzazione delle colture
2) la nascita del partito degli agrari sia nel nord che nel sud, ma in contrasto con coloro che producevano prodotti pregiati (olio, vino, agrumi). Gli agrari chiedevano che il governo imponesse dei forti dazi doganali sul grano di importazione. La richiesta di un intervento dello Stato nell’economia (= protezionismo) proveniva dal partito degli industrialisti che si volevano difendere dalla concorrenza degli altri paesi europei. Il sostenitore degli industrialisti è Alessandro Rossi, proprietario di una grossa azienda tessile di Schio (Vicenza): egli sostiene che i trattati commerciali del 1863 che favorivano il libero scambio, di fatto avevano impedito lo sviluppo economico del paese mentre invece era del parere che l’industria italiana doveva essere protetta ricorrendo al protezionismo come stavano già facendo gli altri stati europei. Invece, coloro che appoggiavano il libero scambio sostenevano, che il protezionismo avrebbe favorito solo le imprese agricole e le industrie più arretrate. Nel 1887 il governo delibera l’imposizione di un forte dazio doganale su alcuni prodotti industriali e sul grano destinati all’importazione.
Questa politica protezionista ebbe effetti sia positivi che negativi: il riflesso in campo industriali fu positivo perché le industrie tessili e meccaniche poterono operare nel mercato interno in modo più vantaggioso (i prodotti esteri oggetto di importazione erano colpiti da dazi e quindi risultavano meno convenienti). Invece fra gli effetti negativi si ebbe un aumento del prezzo del pane e della pasta (che portò ad un peggioramento delle condizioni di vita delle classi meno abbienti) e ad una guerra commerciale con le Francia che danneggiò soprattutto le culture oggetto di esportazione del Meridione
La politica economica della sinistra si occupa anche dell’industria che conosce un forte sviluppo: acciaierie di Terni, industria siderurgica a Bagnoli, metalmeccanica Breda, chimica Pirelli. Un elemento caratterizzante in questo ambito è lo stretto rapporto fra industria e potere politico che da ora in poi caratterizzerà il capitalismo industriale italiano.
b) La politica estera
Essa è caratterizzata dalla rottura con la Francia, dall’avvicinamento con la Germania e con l’Austria e dall’inizio di una politica coloniale
Anche in politica estera la Sinistra si oppone alla Destra. La Destra aveva sempre cercato una posizione neutrale e a volte un un’inclinazione filo francese. La Sinistra, invece si avvicina all’Austria-Ungheria e alla Germania e questa tendenza termina con la Triplice Alleanza (1882) la cui funzione era nettamente anti francese. Infatti era previsto un intervento di aiuto reciproco se altre potenze (ma soprattutto la Francia) avessero dichiarato guerra ad uno dei tre paesi.
Fino ad allora creare delle colonie era stato impossibile perché l’Italia era un paese non sufficientemente forte dal punto di vista economico. Invece la Sinistra si rende conto che per aumentare il prestigio in campo internazionale occorre intraprendere la strada dell’espansione coloniale come già avevano fatto le altre potenze europee, idea sostenuta anche dagli ambienti militari e dagli armatori navali.
Innanzitutto, come fase preparatoria, il bilancio delle spese militari e per la creazione di una flotta sono incrementati. L’attenzione espansionistica di Depretis si rivolge allora verso il corno d’Africa l’unica zona rimasta libera.
Tuttavia i primi tentativi non ebbero gli esiti sperati. Nel 1882, il Governo acquista dalla compagnia di navigazione Rubattino di Genova la baia di Assab e tre anni dopo viene occupato il porto di Massaua in Eritrea. Inizia così l’insediamento dell’Italia in una regione popolata da nomadi e sottoposta alla sovranità dell’Etiopia. Nel 1887, il re etiopico o “negus” e sconfigge e distrugge le truppe italiane a Dogali

Francesco Crispi


Nel 1887, Depretis muore ed è sostituito da Francesco Crispi
Francesco Crispi proviene dall’esperienza democratica di stampo mazziniano, era stato repubblicano (ma poi monarchico) ed aveva partecipato in prima fila alla spedizione dei Mille. Si era creato la fama di uomo forte, capace di accrescere l’autorità statale e dare prestigio all’ Italia nelle relazioni internazionali. I suoi obiettivi erano:
- accrescere l’autorità ed il prestigio dell’ Italia
- rafforzamento dello Stato
- politica coloniale
- evitare ogni forma di opposizione e conflitti sociali che avrebbero indebolito l’unità dell’Italia e l’autorevolezza dello Stato
Per attuare questo programma, piano piano Crispi concentra diversi poteri nelle sue mani (presidenza del consiglio + ministero degli Esteri + ministero degli Interni); pertanto il potere del Parlamento, a poco a poco si riduce.
Quando Crispi arriva al Governo, la situazione economica lasciata da Depretis è piuttosto difficile, a causa del protezionismo: le esportazioni (soprattutto quelle verso la Francia) sono molto diminuite ed anche le importazioni sono in calo. La bilancia commerciale è in passivo in quanto, per anni, l’Italia ha importato molto di più di quanto non abbia esportato.

Riforme attuate da Crispi


- ampliamento del diritto di voto nelle elezioni amministrative
- elezione dei sindaci nelle città più grandi e non più nominati dal potere centrale
- riforma sanitaria e della pubblica assistenza che riduce l’azione della Chiesa a favore dello stato che diventa responsabile della salute e della tutela dei cittadini
- approvazione di un Codice Penale (chiamato Codice Zanardelli) con il quale viene abolita la pena di morte
- aumento delle prerogative dei prefetti e dei poteri della pubblica sicurezza per poter intervenire contro quelle classi che Crispi considerate pericoloso per l’ordine pubblico.
Con l’ultimo intervento, Crispi crea gli strumenti per far fronte ai conflitti sociali, presenti soprattutto nelle campagne. Qui le condizioni dei contadini erano pessime: abitazioni fatiscenti, inadeguato il regime alimentare, mortalità molto diffusa causata dalla presenza di malattie infettive. Nel Sud la situazione era ancora più critica a causa della crisi agraria e della sovrappopolazione che portavano allo sfruttamento e alla precarietà. L’unica soluzione a questo problema era la sommossa o l’emigrazione e Crispi l’aveva capito bene. Nel Nord invece la situazione era diversa. Qui si era sviluppata un’agricoltura di tipo capitalistica e la formazione di un proletariato agricolo (risaioli e mondine) con degli obiettivi ben precisi (paga, controllo delle assunzioni, adozione di regole). Nel Nord si arriva perfino alla formazione di un’organizzazione contadina di tipo socialista (Federterra)
Dal 1891, battuto in Parlamento, Crispi viene sostituito da Giolitti. Giolitti aveva una personalità e delle idee molto diverse da quelle di Crispi. Era un liberare progressista. Sosteneva che il conflitto sociale era legittimo e che non doveva essere affrontato con la repressione, ma con le riforme. Sotto il governo Giolitti, in Sicilia esplode una rivolta chiamata dei Fasci Siciliani, un movimenti molto eterogeneo perché ad essi aderirono artigiani, minatori delle zolfatare, operai e lavoratori delle campagne: si chiedeva la diminuzione delle imposte, l’abolizione dei dazi e la revisione dei patti agrari. Di fronte a questa sommossa, Giolitti non ricorse a misure eccezionali come invece chiedeva l’opinione pubblica e fu costretto a dimettersi. Nel 1893, viene pertanto richiamato al governo Francesco Crispi. Due sono gli obbiettivi di questo secondo governo Crispi.
1) repressione dei Fasci Siciliani che attua con molta forza, ricorrendo ai tribunali militari e decretando lo stato di assedio. Contemporaneamente stronca nello stesso modo una rivolta dei cavatori di marmo in Lunigiana. Fa anche approvare le Leggi eccezionali che colpiscono soprattutto i socialisti come già aveva fatto in Germania il cancelliere Bismark.
2) ripresa della politica coloniale., antifrancese e filotedesca.
Il colonialismo serviva soprattutto per scaricare le tensioni sociali esistenti ormai da tempo sul suolo italiano. Nel 1889, Crispi inizia la penetrazione in una parte Somalia su cui stabilisce un protettorato e successivamente l’Italia si spinge fino alle falde dell’altopiano etiopico. In Etiopia, nel frattempo, era salito al trono il negus Menelik con il quale l’Italia firma il Trattato di Uccialli che assegnava all’Italia una specie di protettorato sull’Etiopia. Nel 1895, il governo Crispi riprende la penetrazione verso l’Etiopia. Questo atteggiamento espansionistico spinge Menelik alla guerra. L’esercito italiano, dopo aver perso diverse battaglie, viene definitivamente e gravemente sconfitto ad Adua. Questa sconfitta dimostra la debolezza dell’imperialismo italiano e la mancanza di una visione realistica di Crispi che non aveva ben saputo valutare le difficoltà della situazione in Etiopia
L’episodio suscitò molta indignazione anche perché era la prima volta che un esercito europeo veniva sconfitto da un esercito locale. Crispi fu costretto a lasciare la politica (1896)
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