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Fino al 1900 l’Italia fu occupata a portare a compimento il processo di unificazione politica, sebbene si presentarono molti problemi. Inoltre il livello di analfabetismo in alcune regioni raggiungeva il 90% e l’industria nel suo complesso era decisamente in condizioni arretrate. Il divario tra Nord e Sud era fondamentalmente abissale, differenza aggravata anche dalla resistenza della popolazione al controllo governativo.

Epoca Giolittiana
Giolitti divenne primo ministro della monarchia costituzionale Italiana nel 1903. Egli era di orientamento liberale e, nonostante i giudizi discordanti dei giudici, la sua impronta fu decisiva nel processo di formazione del moderno stato italiano.
Politica Sociale
Giolitti promosse in primo luogo un intensa attività legislativa in campo sociale a favore dei lavoratori, dai quali era convinto che dipendesse il progresso di tutto il paese.
Il Codice Zanardelli ammetteva il diritto di sciopero, tuttavia lo Stato aveva sempre ostacolato ogni tipo di manifestazione. Giolitti assunse un atteggiamento diverso: secondo lui lo Stato doveva mantenere l’ordine ed evitare repressioni, fino a che lavoratori e proprietari avessero risolto per mezzo di trattative. Le risorse sociali prevedevano inoltre la tutela del riposo festivo, pensioni ai vecchi lavoratori, la tutela del lavoro della donne e dei fanciulli e migliori retribuzioni, che aumentarono le possibilità di acquisto della popolazione.

Inoltre introdusse l’obbligo di frequenza alla scuola elementare fino al dodicesimo anno, abbassando il tasso di analfabetismo.
Politica Economica
Il maggior benessere finanziario della permise un notevole incremento della entrate statali a tal punto che fu possibile mantenere il bilancio in pareggio. Inoltre accrebbero a loro volta i risparmi presso le banche, che poterono così finanziare numerose imprese (meccanica, automobilistica, chimica, tessile, alimentare).
Inoltre prese una serie di provvedimento a favore del il take-off industriale italiano: prese provvedimenti fiscali a favore della aziende e all’aumento delle commesse pubbliche, ovvero la costruzione di infrastrutture, che riguardarono in particolare le ferrovie. Un esempio è il traforo del Sempione che venne inaugurato nel 1906.
Politica Interna
La sua politica fu una vera svolta rispetto a quella di Crispi, caratterizzata da uno stato gendarme. Prima di tutto introdusse il suffragio universale maschile nel 1912 e tentò di cooptare socialisti al governo; tuttavia i socialisti si rifiutarono di collaborare con un governo di tipo liberale.
Giolitti riteneva poi necessario un riavvicinamento tra Stato e Chiesa per far fronte al pericolo della crescita dei “rossi”. L’ingresso dei cattolici nella vita politica si realizzò nel 1912, anno in cui convinse papa Pio X ad attenuare il non expedit.
Giolitti tentò poi di avvicinare quei partiti cattolici che stavano nascendo così da aumentare il consenso del suo governo. Ciò portò a un avvicinamento tra stato e cattolici fino alla stipulazione del patto Gentiloni nel 1913. Questo era un patto segreto con il quale i cattolici si impegnavano a sostenere l’elezione di deputati liberali in cambio dell’abbandono delle politiche anticlericali crispine. Questo patto creò scandalo nel 1914 con la conseguenza che Giolitti dovette dimettersi.
Politica Estera
La politica estera di Giolitti si concentrò soprattutto sul ristabilire dei buoni rapporti diplomatici con Francia e Inghilterra. Inoltre stipulò nel 1909 gli accordi segreti di Racconigi con la Russia la fine di mantenere lo status quo nei Balcani in funzione anti-austriaca. Nel 1911 l’Italia fu così pronta a sbarcare sulle coste settentrionali africane, con ancora occupate da altri europei. L’opinione pubblica si divise tra sostenitori di un nuovo intervento in Africa, tra cui il movimento politico nazionalista e i grandi imprenditori, e contrari all’intervento, tra i quali ci fu inizialmente lo stesso Giolitti. Successivamente fu anche egli favorevole all’intervento per ragioni di equilibrio europeo e mediterraneo. Nel 1912 l’Italia occupò la Libia con pesanti e brutali metodi di repressione. Nello stesso anno fu firmato l’armistizio di Losanna con il sultano libico.
L’occupazione della Libia non portò vantaggi perché era una regione prevalentemente desertica e di scarse risorse minerarie.
Nel 1914 Giolitti, stretto tra oppositori molto decisi e sostenitori poco docili, cedette il posto ad Antonio Salandra.

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