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[h2]Giolitti[h2]
Dopo la caduta del governo Crispi ci fu il governo Di Rudinì della destra più conservatrice; poi il tentativo autoritario di Pelloux con le leggi liberticide che limitavano la libertàdi stampa, di associazione e di sciopero. Radicali, socialisti, repubblicani e liberali con Giolitti e Zanardelli organizzarono un'opposizione parlamentare che ebbe successo alla morte di re Umberto 1^o. Salì al trono Vittorio Emanuele 3^o che affidò il governo a Zanardelli della sinistra liberale ( riforme: tutela del lavoro femminile e minorile, municipalizzazione dei servizi e rif. tributaria). Giolitti come ministro degli interni intraprese una politica neutrale di fronte ai contrasti tra capitale e lavoro. Furono riconosciuti: diritto di sciopero, di associazione, aumento dei salari per gli operai (che comportò uno sviluppo economico).
Dopo Zanardelli salì al governo Giolitti (vi rimase fino al 1914 - tranne due interruzioni del governo Sonnino). Egli aveva il compito di formare un nuovo esecutivo e chiese a Turati di parteciparvi(leader psi riformista che voleva una rif. tributaria, un ampliamento del suffragio, una legislazione sociale e il decentramento amministrativo). Avere Turati al governo avrebe isolati la corrente massimalista del psi di Labriola, ma Turati rifiutò. Giolitti riutilizzò il trasformismo di Depretis. Egli voleva modernizzare il paese: lo sviluppo economico e sociale del nord avrebbe investito anche il sud Italia (arretrato). Braccianti e operai del nord dovevano unirsi. La sua politica aveva due facce. Da un lato era disposto ad assecondare le rivendicazioni degli operai e a reprimere le proteste dei contadini disorganizzati del sud. I massimalisti nel 1904 fecero uno sciopero generale che finì dopo pochi giorni. Le nuove elezioni portarono alla rivalsa dell'ala riformista del psi. Nacque il sindacato dei lavoratori ( CGdL) che appoggiò la corrente riformista. Nel 1905 furono statalizzate le ferrovie che conobbero una rapida modernizzazione. Sonnino si trovò a fovernare per due brevi periodi. Elaborò un programma di riforme volto a risolvere la questione meridionale mediante lo sviluppo di una piccola proprietà contadina. Progetto che non piaceva ai grandi agrari del sud e di cui diffidavano al nord. Salvemini accusò Giolitti di aver tolto potere al parlamento e di aver usato metodi malavitosi per assicurarsi il voto alle elezioni.

Sviluppo economico sotto Giolitti: L'Italia entra a far parte dell'area industriale europea, il decollo delle industrie dipese dalle stato, che aveva imposto misure protezionistiche. I vari settori dell'industria crescevano al riparo della concorrenza straniera, grazie alle commesse pubbliche che avevano creato regimi i oligopolio in determinati settori ( siderurgico).Fu messa in atto una politica finanziaria che prevedeva il risanamento del bilancio e la nascita delle "banche miste"di deposito e prestiti, nate grazie agli accresciuti risparmi privati di agricoltori e industriali. Con il sostegno del capitale finanziario vennero alla luce nuovi settori industriali tra cui: elettrico, meccanico, cantieristico, dei trasporti. Gli operai raddoppiarono di numero e il processo di industrializzazione divenne sempre più evidente. Nacque la Confindustria, associaz. che rappresentava la nuova classe industriale.
Politica economica: L'economia italiana era progredita specie al nord dove era nato il triangolo industriale: Torino, Genova, Milano. Il sud era rimasto arretrato e fermo all'agricoltura. Giolitti, tuttavia, aiutò la crescita economica del sud con una legge per lo sviluppo industriale di Napoli. Nonostante l'emanazione di leggi speciali per lo sviluppo industriale del mezzogiorno, questo rimase arretrato. Ciò alimentò il fenomeno dell'emigrazione che comunque giovò all'Italia per via delle rimesse che venivano inviate ai parenti in patria.
Politica estera: A causa dell'emigrazione, il mov. nazionalista spinse Giolitti ad intraprendere una politica coloniale in cambio di una riforma elettorale. Giolitti era a favore del suffr. univ. masch. perchè ciò avrebbe eliminato limitazioni di censo o di grado di istruzione. A favore di questa riforma vi erano: conservatori e liberali; le sinistre erano titubanti e la destra contraria. Per convincere la destra Giolitti decise di conquistare la Libia. C'era un accordo tra Francia e Italia che lasciava libertà all'Italia libertà d'azione in Libia ( faceva parte dell'imp. ottomano). Con il consenso di Francia e Gran Bretagna, l'Italia dichiara guerra alla Turchia. Con la pace di Losanna, l'imp. ottomano riconobbe la sovranità italiana in Libia, che però si rivelò uno scatolone di sabbia.
Politica sociale:Giolitti fece rif. sociali. L'istruzione elementare divenne responsabilità dello stato, vennero create nuove scuole, nacque il monopolio statale delle assicurazioni sulla vita, l'obbligo di riposo settimanale di 24 h e per garantire il respetto delle norme sull'assicurazione, nacque l'ispettorato del lavoro. Nacque l'INA e l'INCC.La legge elettorale garantiva il voto a tutti i maschi 30enni. Le elezioni videro un'avanzata dei socialisti massimalisti, ma la vittoria dei liberali aiutati dal voto cattolico (patto Gentiloni - il voto dei cattolici era offerto ai candidati che avessero rispettato un patto di 7 ounti in cui si impegnava ad opporsi al divorzio e a difendere l'insegnamento della religione cattolica). Si era affermata la corrente clerico-moderata mentre la corrente democratico-cristiana era stata messa da parte dal Papa.
Le fondamenta su cui si era basato il governo di Giolitti ormai vacillavano. I socialisti riformisti erano adombrati dai massimalisti e i radicli passarono all'opposizione protestando contro il patto gentiloni. Il governo fu preso da Salandra( più conservatore)che dovette affrontare uno sciopero generale di protesta dei lavoratori che fu spento con violenza dall'esercito nella "settimana rossa".

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