Ominide 654 punti

Il dopoguerra nel mondo

Un aspetto specifico dei trattati di pace è l'effetto che ebbero sui paesi extra-europei colonizzati dall'Europa: si svilupparono movimenti anticoloniali e antinazionalistici, i cui atteggiamenti furono diversi. Per esempio, l'Inghilterra promosse una riorganizzazione del suo impero coloniale che preveniva le rivendicazioni nazionaliste e di emancipazione. Nel '19 l'Inghilterra promosse la formazione del Commonwealth: trasformò i territori coloniali di prevalente razza bianca (Oceania, Canada, Sudafrica) in dominions, avviati all'indipendenza con un legame formale con l'impero nel riconoscimento della Regina e integrati nel sistema economico inglese. Rimaneva irrisolto il problema dell'India, paese di razza bianca che contribuì alla Prima guerra mondiale, in cui i processi di emancipazione si stavano sviluppando in relazione al Partito del Congresso (interlocutore politico dell'Inghilterra), promosso dagli inglesi, che sotto la guida di Gandhi andrà valutando una politica nazionalista affidata alla strategia della non violenza. L'atteggiamento dell'Inghilterra verso le colonie fu molto diverso da quello della Francia che mantenne un dominio accentrato senza dare una prospettiva indipendentistica. Infatti scoppiarono ripetute rivolte in Siria e Marocco, represse sanguinosamente, a seguito delle quali si arriverà, dopo la Seconda guerra mondiale, alla crisi algerina e alla guerra del Vietnam, che nascono in relazione alle istanze francesi.

Queste rivolte sono episodi del risveglio del mondo arabo, legato all'identità islamica e favorito da tre fattori: il contatto con il mondo occidentale durante in conflitto e la suggestione dei due messaggi più potenti diffusi negli anni conclusivi: quello di WIlson (il punto del principio di autodeterminazione) e l'esempio della rivoluzione d'ottobre, in particolare della teoria di Lenin, il quale scrisse un'opera nella quale leggeva l'accumulo di ricchezze come esito inevitabile che, producendo lo scontro fra i capitalismi, avrebbe permesso l'ascesa dei comunismi. Uno dei quattro imperi europei a scomparire fu quello ottomano: il trattato di pace di Sèvres fu penalizzante perché ridusse il territorio della Turchia, una piccola parte dell'Anatolia e smantellava diversi territori dell'Asia affidati come mandati a Francia e Inghilterra (come Egitto e Palestina). Questo ridimensionamento causò un aumento delle posizioni nazionalistiche in Turchia: in tale situazione, il generale Mustafa Kemal, detto Ataturk (Padre dei turchi) prese il potere. Apparteneva al partito dei "Giovani Turchi", movimento che voleva realizzare uno Stato laico e costituzionale, riconquistò diversi territori sottratti dal trattato di pace (l'Armenia) e prese il potere cacciando il sultano. Impose un regime che ebbe due alternative: fortemente autoritario, sia fuori che dentro, soprattutto con le minoranze, e modernizzatore (fu artefice della laicizzazione dello stato e concesse il voto alle donne).
Nel nord Africa e in Asia le questioni fondamentali riguardavano l'Egitto che gli inglesi, che l'avevano come mandato, accompagnarono all'indipendenza mantenendo il controllo del canale di Suez e controllarono anche l'Iraq per i numerosi giacimenti di petrolio. Un'evoluzione importante si ebbe in Palestina dove vi fu l'infiltrazione ebrea da parte del ministro Balfour, nel 1917, che aveva detto che la Palestina sarebbe lo stato degli ebrei. Sulla base di ciò, gli ebrei si insediarono in Palestina e cominciarono gli episodi di tensione con le popolazioni arabe del territorio, che portarono alla questione palestinese.
Il Partito del Congresso venne radicalizzandosi in India, perché le iniziative nazionalistiche divennero sempre più radicali. Anche per l'India durante il conflitto l'Inghilterra con il segretario di stato promise che avrebbe favorito un'evoluzione degli assetti interni, con più ampie libertà, per l'autogoverno dell'India. Anche per questo si intensificò il nazionalismo con frequenti agitazioni che culminarono nel massacro di Amritsar nel 1919. Da un evento repressivo di questo tipo trasse alimento il nazionalismo indiano, il suo rappresentante fu Gandhi, ricordato soprattutto per aver difeso i neri. Gandhi era stato un avvocato in sud Africa che, tornato in India con i suoi collaboratori, tra cui Nehru, elaborò un metodo di lotta: il satyagraha, basato sulla disobbedienza civile e la non violenza, che si esprimeva nelle lotte contro le leggi ingiuste con il boicottaggio delle merci inglesi e campagne simboliche che coinvolgevano gran parte della popolazione. Venne messo tra parentesi, la contrapposizione religiosa tra induisti e musulmani, che riesplose alla fine del dominio inglese, tanto che si formò uno stato a maggioranza islamica, il Pakistan.
Un'altra zona calda fu l'Indocina, dove la Nazione colonizzatrice era la Francia, che non fece concessioni alle popolazioni. Per questo motivo, nelle regioni soggette ad essa si sviluppò forme di resistenza: nacquero un partito nazionalista del Vietnam e un partito comunista indocinese. Questa compresenza è un tratto tipico dei processi di de-colonizzazione. Il partito comunista fu fondato da Ho Chi Minh, insieme ad altri dirigenti importanti che animeranno la guerra del Vietnam. Il paese in cui si svolse la dialettica tra comunismo e nazionalismo fu la Cina, dove nel 1912 era stato deposto l'ultimo imperatore e instaurata la repubblica. Il primo presidente fu Sun Yat Sen, leader del partito nazionalista cinese (Guomindang). Inizialmente i nazionalisti furono alleati dei comunisti perché la Cina doveva resistere all'imperialismo del Giappone, che voleva conquistare regioni cinesi, come la Manciuria.
Il leader dei comunisti fu Mao Ze Dong, che sarà uno dei più importanti dirigenti del partito comunista nel '900. Come Lenin in Russia, Mao aveva introdotto una decisiva innovazione tattica al marxsimo, cui si ispirava, per il quale il soggetto rivoluzionario era il proletariato operaio. Ciò avrebbe richiesto una fase di sviluppo del capitalismo e delle strutture borghesi. Una volta soddisfatte queste condizioni, avrebbe creato le condizioni per lo scoppio della rivoluzione e la possibilità di prendere il potere. Anche Mao introduce una variante decisiva perché per lui il soggetto rivoluzionario in Cina non può essere il proletariato di fabbrica, ma i contadini, a cui si rivolge la classe dirigente. Per tutta la prima fase, il partito comunista e quello nazionalista furono alleati contro il Giappone e contro i signori della guerra, che contrastavano la repubblica.
Nel 1925 muore Sun Yat Sen e nel partito nazionalista prevale la componente più anti-comunista, il cui leader diventa Chang Kai Shek, che rese il partito comunista fuorilegge. La guerra civile fra nazionalisti e comunisti durò per buona parte degli anni '30, fino a quanto non si ebbe una nuova iniziativa offensiva del Giappone. Dopo la "lunga marcia", che legò comunisti e contadini, i nazionalisti e i comunisti, dopo il '37, tornarono a schierarsi contro il Giappone e tale conflitto poi sfocerà nella Seconda guerra mondiale.
Il dopoguerra fu un momento di crisi marcata in Europa legata alle distruzioni che la guerra aveva causato e alla trasformazione degli assetti politici. Una prima questione riguardava la necessità di riconvertire la produzione da bellica al tipo di produzioni adottate dopo la stipula della pace. Adesso tutto ciò veniva meno e c'era bisogno di una riconversione produttiva che non tutti potevano affrontare e che comportava conseguenze dal punto di vista occupazionale perché la produzione si ridusse proprio quando la smobilitazione degli eserciti restituiva molti reduci che chiedevano lavoro. Le industrie offrono meno lavoro ma aumenta la pressione dei cittadini disoccupati. Chi aveva combattuto nella guerra mettendo a rischio la propria vita per la patria, chiedeva che questo sacrificio venisse ricompensato con la possibilità di trovare lavoro. Chi nell'esercito aveva svolto funzioni di comando rivendicava la propria importanza e questo era un fattore psicologico che rese complesso lo scenario del dopoguerra. Durante la guerra era cresciuto il ruolo dello stato nell'economia e adesso questo ruolo preponderante veniva riconvertito in una politica protezionistica, per proteggere le produzioni nazionali. Tuttavia durante la guerra era stata stampata cartamoneta in eccesso e vi fu una condizione di inflazione dilagante, come in Germania.
Sotto il profilo economico, l'Europa vive una fase di difficoltà e ne consegue un declino su scala mondiale: perde la centralità sempre detenuta sullo scenario mondiale, cresce quella di alcuni paesi extraeuropei, perché alcuni di essi (come gli USA) hanno finanziato l'Europa durante la guerra e ne finanziano anche la ripresa economica del dopoguerra, consumando molte meno risorse e con molto più oro che permise di soddisfare gli interessi europei. Gli USA sostituiscono la Gran Bretagna e il dollaro incomincia ad affiancare (fino a sostituire) la sterlina come moneta di riferimento per le transazioni internazionali. Molti paesi praticarono inoltre la politica di sostituzione delle importazioni: prima della guerra l'Europa esportava i propri manufatti, ciò non avviene durante la guerra e i paesi che prima importavano o hanno cambiato paesi fornitori o hanno imparato a produrle loro stessi, divenendo paesi esportatori a loro volta. La crisi ha un pesante risvolto sociale: scoppiano una serie di tensioni che sono molto più aspre rispetto a quelle del passato perché assumono rivendicazioni di ordine economico e prospettive di carattere sovversivo sul piano politico e sociale. La rivoluzione russa diventa un modello per il proletariato occidentale a tal punto che si diffonde la frase "Fare come in Russia"; ciò farà sì che questi anni vengano indicati come Biennio Rosso.
Nei Paesi occidentali si diffonde l'idea che per risanare l'economia e ridurre il conflitto sociale occorra assumere una strategia di tipo corporativo: ogni settore produttivo andava organizzato in forma corporativa affinché le forze sociali fossero messe insieme con il coordinamento del governo, i sindacati e il padronato (elites borghesi). Questa logica, detta corporatista, è al centro degli studi di Mayer, che parla di rifondazione dell'Europa borghese. Egli sostiene che questa organizzazione corporativa è alla base della ripresa economica che avviene sotto il segno del rilancio dell'economia borghese.
L'indirizzo politico prevalente su cui si mossero diversi stati fu il corporatismo (o corporativismo), cioè un legame tra governo e forze imprenditoriali e sociali al fine di ridurre la concorrenza, il conflitto sociale sui posti di lavoro. Per questo si parla di rifondazione dell'Europa borghese. Le società del dopoguerra dovettero gestire una condizione sociale più tumultuosa rispetto al passato: vi era un'economia inflazionata che erodeva il potere d'acquisto dei ceti a reddito fisso, soprattutto della piccola borghesia, che perdeva capacità economica e vedeva minacciato il proprio status sociale. Infatti, nel dopoguerra, riteneva che la classe operaia come classe di governo, fosse capace di difendere la propria condizione e vedeva il proprio primato minacciato da questa ascesa. C'era un diffuso senso di frustrazione sociale: il fascismo farà della borghesia uno strumento di manovra. Un altro soggetto sociale importante furono le donne, sia per i movimenti di emancipazione (Suffragette), sia perché durante la guerra, con gli uomini al fronte, erano state assunte nei posti di lavoro in fabbrica.
Quindi il ridimensionamento del lavoro colpiva soprattutto loro, per le quali era difficile riassumere la dimensione domestica come assoluta, quindi chiesero un riassetto pubblico e sociale. Questa mobilitazione sociale poneva il problema di come gestirla: mentre nei alcuni paesi liberal-democratici riuscirono a mantenere la situazione, in altri paesi vi fu invece un cedimento che renderà le strutture liberali fragili. Anche sul piano intellettuale vi furono nuove teorie, come quelle di elites (principali teorici conservatori Mosca, Pareto, Michels), che ritenevano inevitabile che ogni organizzazione finisse con lo strutturare al loro interno delle gerarchi, che tendevano a difendersi. Questa fu una trasformazione inevitabile, non frutto di classi subalterne, ma gioco di potere in una società chiusa. Il Gran Bretagna si ebbe una pesante crisi economica e sociale, legata al progressivo smantellamento dell'impero coloniale che veniva a complicarsi per il riaccendersi della Questione irlandese. Nel '16 c'era stata una rivolta anti-inglese, ripresa poi dall'IRA (Irish Republican Army), costituito da esponenti del movimento nazionalista cattolico irlandese che volevano staccare l'Irlanda dalla Gran Bretagna. Vi fu così una guerra civile tra cattolici indipendentisti e protestanti unionisti. Nel 1921 si arrivò allo stato libero d'Irlanda, ad eccezione delle province del nord (Ulster). Negli anni Venti il primato politico fu detenuto dai conservatori, con una parentesi dal 1924 al 1926 con il governo laburista di Mac Donald.
I governi puntarono a tutelare la sterlina come valuta di riferimento e mantenere il suo uso come moneta di scambi a livello mondiale, riportandola al valore del '14. Per fare questo, si praticò una politica deflazionistica, che però aveva degli alti costi sociali e il blocco dei salari danneggiò le classi più povere. Vi fu una dilagante disoccupazione che culminò nel 1926 con la rivolta dei minatori, successivamente sedata. Di conseguenza, vi fu la scomparsa dei liberali e il polarizzarsi del sistema politico inglese in conservatori e laburisti. Anche in Francia vi furono conflitti sociali, con la differenza che si formò un partito comunista. Le tensioni sociali furono riassorbite grazie alle risorse acquisite dalla Germania, con una conseguente ripresa economica. Gli USA scelsero una via isolazionista in politica. Il progetto delle Società delle nazioni di Wilson fu battuto e, dopo di lui, vennero eletti presidenti repubblicani, come Harding e Hoover, che abbandonarono le politiche anti-trust e praticarono politiche proibizionistiche in ambito sociale, come il divieto di produrre e vendere alcool, con il conseguente formarsi di associazioni criminali che vendevano a contrabbando. La criminalità organizzata portò ad una restrizione dell'emigrazione, ad un peggioramento del clima culturale del Paesead politica di intolleranza razziale, con episodi del Ku Klux Clan, e con la vicenda di Sacco e Vanzetti, accusati ingiustamente di omicidio e condannati a morte.
Il caso più drammatico di crisi post-bellica fu quello della Germania, dove negli ultimi giorni del conflitto erano scoppiate rivolte negli ambienti militari e fra gli operai, per le quali il sovrano aveva abdicato. Si formarono consigli di operai e soldati e fu fondata la repubblica di Weimar. Il primo capo del governo fu il leader del partito social-democratico, Hebert; quando fu completata la redazione della Costituzione, Hebert fu nominato presidente della repubblica. La Costituzione prevedeva il suffragio universale per le elezioni in Parlamento, anche femminile, e ampi poteri straordinari al presidente, che poteva sciogliere le camere, esercitare il diritto di veto sulle leggi approvate in Parlamento, sospendere le garanzie e diritti costituzionali in casi speciali. Questa era la tesi organizzata nel '900 da Karl Schmitt.
La Repubblica di Weimar ebbe una vita breve e tormentata; inizialmente fu minacciata da due fattori di tensione: le forti tensioni e agitazioni sociali promosse dagli ambienti sociali e operai di sinistra, detti spartachisti (rivoluzionari comunisti i cui capi erano Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, compagni di vita); dall'altro lato la minaccia veniva dagli ambienti militari e reazionari, nostalgici dell'impero, che collaborarono per la repressione delle agitazioni sociali, condotta anche dal governo social-democratico. Il ministro della difesa Gustav Noske organizzò i Freikorps (corpi franchi), squadre militari formate da reduci e personalità della destra reazionaria, scatenate contro gli spartachisti per reprimere il movimento operaio nel '10. Questa repressione si concluse con l'uccisione di Liebknecht e Luxemburg. Il problema fondamentale fu la questione economica, cioè l'esplodere di una situazione incontrollata, dovuta all'inflazione, simile a quella degli altri paesi usciti dal conflitto, ma più grave per la Germania a causa delle pesanti condizioni di pace, tanto che si arrivò a livelli paradossali (un francobollo arrivò a costare un milione di marchi). Questa situazione peggiorò quando la Germania dichiarò di non poter pagare l'indennità pretesa dai francesi; la Francia reagì occupando il bacino minerario della Ruhr, che danneggiò l'economia tedesca e aumentò l'avversione che si espresse in un boicottaggio da parte della popolazione della Ruhr. Il clima interno della Germania peggiorò progressivamente con eventi di terrorismo, come l'assassinio di Matthias Erzberger, cattolico di sinistra, e il ministro degli Esteri. Si tentò di allentare la tensione con un governo guidato da un cattolico di centro, Gustav Stresemann, ministro degli Esteri, che firmò con la Francia, nel 1925, l'accordo di Locarno, con il quale si stabiliva la rinuncia all'uso delle forza per risolvere i conflitti e la Germania rinunciava alla politica revisionistica, accettando gli assetti territoriali stabiliti a Versailles. Inoltre la Germania tentava di destabilizzare la situazione interna attraverso il Rentenmark, cioè il marco di rendita, il cui valore veniva garantito dallo stesso suolo tedesco e offerto come pegno ai partner economici.
La situazione si normalizzò grazie ai piani finanziari preparati dagli USA (consistenti in prestiti, linee di credito e investimenti), che si concretizzò prima con il piano Dawes e poi con il piano Young, piani di interesse finanziario. Ciò creò una sorta di dipendenza dell'economia tedesca dagli USA, che sarà decisiva quando scoppierà la crisi bancaria di Wall Street, a causa della quale gli USA ritireranno tutti i crediti dall'Europa, determinando una nuova crisi per la Germania. Nel quadro di instabilità e tensioni si inserisce anche la nascita di partiti di estrema destra, di qui il più importante fu quello nazionalsocialista, il cui leader sarà poi Hitler. I movimenti radicali nascono dallo stesso ceppo di critica alla democrazia e anche in nel partito nazional-socialista, l'elemento di rivendicazione nazionalistica si associa alle attenzioni verso le esigenze dei lavoratori e al richiamo dell'identità tedesca. Il primo atto di Hitler sarà il tentativo di colpo di stato compiuto a Monaco di Baviera, che era una postazione importante.
Ma non vi riuscì e fu arrestato; usò i processi per esprimere le sue idee ed ebbe una condanna mite. Inoltre usò i mesi di eclusione per scrivere il suo manifesto politico, Main Kampf, in cui dichiarava tutti i suoi progetti politici che poi saranno realmente messi in opera. Le linee di politica di Hitler erano: il pangermanesimo, cioè una riunificazione in cui si ritrovassero tutti i tedeschi, la creazione di una Grande Germania, la conquista territoriale inteso come spazio vitale e la rivendicazione della purezza della razza ariana attraverso l'eliminazione degli ebrei. L'Austria era diventata diventata un paese piccolo con una grande capitale e con orientamenti politici diversi da Vienna città (social-democratici) alle campagne (cattolici e conservatori). Sia la sinistra che la destra volevano favorire un'unificazione con la Germania, ma erano osteggiati dalle potenze europee. Così i governi si spostarono sempre più a destra (cristiano-sociale). Nell'Europa Centro-orientale si svilupparono una serie di esperienze: in Ungheria prima si ebbe il Biennio Rosso, poi una repubblica guidata dai social-democratici, poi dai radicali con il leader comunista Bela Kun. Fu il capo della repubblica sovietica che ebbe vita brevissima e il potere fu poi assunto dall'ammiraglio Horthy, appoggiato dalle forze conservatrici e cattoliche, che instaurò una dittatura fascista. Regimi autoritari si diffusero in Polonia, Romania, Jugoslavia, Albania, Bulgaria, mentre democratica rimase la Cecoslovacchia.
I bolscevichi consolidarono il loro potere in condizioni difficili: la guerra ha lasciato la Russia in condizioni gravi ed anche perché le nazioni occidentali hanno finanziato e organizzato le Armate Bianche, volendo favorire l'abbattimento del potere bolscevico. Il coordinamento dell'Armata Rossa fu gestito da Trotsky. In questo quadro maturò la fucilazione della famiglia Romanov nell'estate del 1918, che servì per evitare che i sostenitori del regime abrogato potessero rafforzare le loro posizioni. Era ancora in corso la guerra civile e scoppiò il conflitto tra Russia e Polonia, che si concluse nel 1921 con la ridefinizione del confine. La vittoria dei bolscevichi dimostrò che non era possibile contrastare il regime sovietico con la forza militare, per cui le nazioni vincitrici del conflitto stabilirono un cordone sanitario, cioè costituirono una serie di stati che avrebbero dovuto contenere l'espansione russa verso l'Occidente, tanto più nel Biennio Rosso (1919-1920), quando si diffuse il motto del "Fare come in Russia".
La rivoluzione in Occidente fu uno dei punti di scontro tra Stalin e Trotsky: gli anni 1920 saranno segnati da questi conflitti perché Lenin morì nel 1923 e nel suo testamento aveva messo in guardia i dirigenti bolscevichi da Stalin, chiedendo che venisse escluso dal governo. Stalin, che era commissario delle nazionalità e gestiva i rapporti della Nazione sovietica, da questa posizione aveva ricavato rapporti di potere che gli valsero la prevalenza nel partito. Inizialmente il partito bolscevico dovette affrontare una condizione economica drammatica, affrontata con il comunismo di guerra, basato su un forte accentuamento di potere: bisognava assicurare l'approvvigionamento di beni ai soldati, operai e città. Così vi fu una nazionalizzazione di fabbriche, mezzi, terreni, banche e bisognava, inoltre, che i contadini consegnassero tutto il loro raccolto tranne la parte che serviva loro per vivere.
Questa soluzione creò una serie di guasti economici assai gravi: le campagne si sentirono espropriate dalle città e i contadini furono demotivati, cosicché i raccolti precipitarono. L'episodio più eclatante fu la rivolta dei marinai della base militare di Kronstadt, i quali si ribellarono contro i bolscevichi. I capi bolscevichi, che repressero le proteste, si dimostrarono consapevoli di superare le distorsioni del comunismo, tanto che decisero di adottare una nuova politica economica (NEP). Essa tornava a liberalizzare parzialmente l'economia e il mercato; inoltre venivano reprivatizzate le piccole e medie imprese, mentre le grandi imprese e le banche restavano statali; nell'agricoltura lo stato adesso prestabiliva e prelevava dai contadini le quote che riteneva necessarie per l'approvigionamento lasciando tutto il resto a loro, interessati a produrre molto di più per il guadagno. Questo processo venne incoraggiato da Bucharin (teorico della NEP) con il motto "Arricchitevi!". Tuttavia anche questa fase creò difficoltà sul terreno ideologico e, accanto alla necessità di portare la rivoluzione in Occidente, l'altro argomento pubblico di scontro tra Stalin e Trockij fu mantenere o abolire la NEP.
La lotta di potere nel Partito comunista sovietico

La lotta politica nel partito dominante nell'URSS si coalizzò attorno alle personalità di Stalin e Trotsky. Lenin poco prima di morire lasciò un testamento dove esortava i comunisti ad allontanare Stalin, che era segretario del comitato centrale ed era riuscito a guadagnarsi un grande potere. Stalin riuscì ad affermarsi nel corso degli anni Venti come l'uomo forte del partito. Le questioni di scontro con Trotsky furono due: lo sviluppo della rivoluzione e quello della politica economica. La nuova politica del NEP aveva consentito l'arricchimento dei nep-men, cioè borghesia dei commercianti e piccola industria, e dei Kulaki. Il principale sostenitore era Bukarin Nikolaj, che riteneva che lo sviluppo dell'agricoltura era necessario per l'accumulazione di profitto e la richiesta di macchinari e prodotti industriali, premesse per lo sviluppo dell'industria agreste. Per l'obiettivo finale (comunismo= soviet + elettrificazione) bisognava passare attraverso la fase di sviluppo dell'agricoltura per mezzo della NEP. Questa posizione fu contrastata da Trotsky, che pensava che la NEP comportasse il rischio di reintrodurre il capitalismo in Russia. Bisognava invece puntare sull'industrializzazione in modo forzato con la pianificazione, puntando alla centralizzazione dei processi economici. Negli anni Venti, Stalin si schierò al fianco della NEP e Bukarin. Per quanto riguarda lo sviluppo della rivoluzione, già a partire dalla presa del potere, i Bolscevichi avevano istituito la Contern, una terza associazione internazionale comunista, che pretendeva che tutti i comunisti dei vari paesi si staccassero dai socialisti, che vi fossero decisioni fortemente centralizzate dei dirigenti e democratiche e aderissero senza distinguo e in modo assoluto alle linee di guida imposte dal partito comunista sovietico.
Questo portò alla nascita di diversi partiti comunisti in Francia, in Germania e in Italia nel 1922. Il punto di contrasto tra Trotsky e Stalin era quello della rivoluzione permanente: Trotsky pensava che la rivoluzione in Russia si potesse stabilizzare solo se avesse ricevuto l'appoggio di poteri comunisti accettati anche in Occidente. Stalin sosteneva, invece, la tesi del socialismo in un solo paese: l'Unione Sovietica avrebbe dovuto consolidare autonomamente i risultati raggiunti. La rivoluzione permanente avrebbe permesso che le classi dirigenti non si cristallizzassero. Entrambi questi temi videro Stalin vincitore e Trotsky fu allontanato dal partito con i suoi sostenitori, processato, andò in esilio e continuò la sua polemica contro Stalin ("La polemica tradita"), il quale ne commissionò l'omicidio nel 1937 a Città del Messico da parte di sicari.
Vinto lo scontro interno, Stalin fece proprie le tesi di Trotsky, poi abbandonò la NEP e sposò la causa della industrializzazione forzata e la politica di piano. Questa politica comportò il ritorno ad una politica di spoliazione delle campagne; si formarono delle aziende collettive; vennero istituite delle cooperative nelle campagne (kolchoz) e aziende statali (sovchoz). Entrambe eliminarono la proprietà privata e destinarono il prodotto alle esigenze industriali ed urbani. Furono eliminati i Kulaki, considerati una classe nemica del regno, deportati in Siberia e poi uccisi.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove