Ominide 130 punti

Seconda guerra mondiale

I fatti di guerra (1939)

Hitler aveva fatto pervenire al governo polacco un documento diplomatico con una serie di richieste inaccettabili, tra cui la cessione alla Germania della città di Danzica, collocata in un corridoio territoriale che separava la Russia orientale dal resto del Reich. Di fronte al diniego della Polonia, che poteva contare sull’appoggio della Francia e della Gran Bretagna, intenzionate a tutelarne l’indipendenza, il 1 settembre 1939 le truppe tedesche invasero lo Stato confinante. La Gran Bretagna e la Francia furono costrette a dichiarare guerra alla Germania. L’inizio delle operazioni di guerra fu folgorante: in quattro settimane si era consumata la capitolazione della Polonia. L’Urss invase invece le regioni orientali.

L’Italia e la “non belligeranza”

L’Italia, legata alla Germania dal Patto d’acciaio (alleanza militare tra i due Stati a cui si era aggiunto il Giappone il 27 settembre 1940 con il Patto tripartito, sia in caso di guerra offensiva che difensiva ) non intervenne nel conflitto data la sua impreparazione militare e l’avversione al conflitto di una parte dell’opinione pubblica.

La guerra lampo

Doveva essere lampo per evitare che lo Stato tedesco fosse stretto nella morsa di un blocco economico. La Germania aveva un’eccezionale capacità offensiva, capace di piegare ogni resistenza dell’avversario.

La guerra nel Baltico e in Norvegia

Sul fronte occidentale gli eserciti anglo-francesi e tedeschi si fronteggiavano sulle linee difensive Maginot e Siegfried; nell’inverno 1939-40 le uniche operazioni di guerra si svolsero nel Baltico. Nel novembre 1939, l’Armata Rossa invase la Finlandia. L’esercito russo non ottenne la vittoria sperata per debolezza e per l’inospitalità del clima e così fu firmato un accordo di pace che prevedeva la cessione alla Russia del 10% del territorio finlandese. La Danimarca e la Norvegia furono occupate dai tedeschi.

Attacco alla Francia

Nell’aprile-maggio del 1940 iniziò l’offensiva tedesca verso il fronte occidentale. Le operazioni contro la Francia iniziarono con la violazione della neutralità del Belgio, dell’Olanda e del Lussemburgo. Le truppe tedesche sfondarono la linea difensiva tra Namur e Sedan, costringendo alla fuga le truppe britanniche che riuscirono a imbarcarsi a Dunkerque. La Francia fu invasa mentre gran parte del territorio francese era in mano tedesca, nel sud del paese non occupato, si costituì un governo dittatoriale di estrema destra sotto la guida del maresciallo Petain, subordinato al nazismo. Il generale Charles De Gaulle si rifugiò in Gran Bretagna e creò l’organizzazione “France Libre” il primo nucleo della resistenza francese.

Intervento dell’Italia

I successi di Hitler, convinsero Mussolini a partecipare alla guerra la cui vittoria sembrava imminente. In base al Patto d’acciaio, l’Italia avrebbe dovuto partecipare subito ma erano contrari alla guerra il sovrano in prima persona, non pochi esponenti delle gerarchie fasciste (Galeazzo Ciano), lo stesso capo di Stato maggiore Pietro Badoglio, consapevole delle carenze italiane. Mussolini riuscì a convincere i gruppi contrari alla guerra. L’Italia aggredì la Francia accelerandone la sconfitta. Si aprì un nuovo fronte nel Mediterraneo e nell’Africa settentrionale.

La battaglia d’Inghilterra

Hitler, dopo la sconfitta della Francia, aveva progettato uno sbarco in Inghilterra. Da agosto a settembre 1940, durante la battaglia d’Inghilterra, l’aviazione tedesca rovesciò sul territorio inglese migliaia di tonnellate di esplosivo. Gli inglesi seppero contrapporre, guidati da Churchill, una grande resistenza.

I fallimenti militari italiani

Negli ultimi mesi del 1940, la guerra assunse una dimensione mondiale con l’entrata del Giappone che si unì alla Germania e all’Italia nel cosiddetto Patto tripartito, cui aderirono poi la Slovacchia, la Romania, l’Ungheria. L’Italia aggredì la Grecia, ma questa, aiutata dalla Gran Bretagna oppose una grande resistenza. Anche in Africa l’Italia ebbe numerose sconfitte (fronte africano). Dopo qualche successo in Somalia e in Eritrea, l’esercito di Mussolini subì continue sconfitte. Con la sconfitta di Amba Alagi l’Italia perse il controllo del corno d’Africa. I tedeschi furono costretti ad intervenire con una spedizione guidata dal generale Rommel che fece indietreggiare gli inglesi. I tedeschi, nei Balcani, occuparono la Bulgaria, la Jugoslavia e la Grecia.

L’aggressione all’Unione Sovietica

Hitler decise di rompere il Patto Ribbentrop-Molotov progettando l’invasione dell’Urss. Hitler voleva, con quest’operazione, espandersi verso oriente e combattere il comunismo. La “Operazione Barbarossa” nome in codice dell’invasione dell’Unione Sovietica, scattò alla fine del 1941. L’avanzata giunse fino alle porte di Mosca ma l’esercito russo seppe contrapporre un’accanita resistenza.

Il dominio nazista sull’Europa

Nell’inverno 1941-42 la Germania realizzò un sistema di sfruttamento sistematico dei paesi occupati (ingenti somme di denaro, requisizione dei prodotti agricoli ed industriali). Le popolazioni vinte furono sottoposte al razionamento dei generi alimentari. Nei campi di lavoro, in Germania, furono portati milioni di lavoratori prelevati dai paesi occupati e i prigionieri di guerra.

La Carta atlantica

Fuori dall’orbita tedesca, oltre ai fascisti iberici rimasti neutrali ma alleati della Germania, restava solo la Gran Bretagna che poteva contare sull’appoggio degli Stati Uniti. Churchill e il presidente americano Roosevelt sottoscrissero la Carta atlantica in cui venivano enunciati principi fondamentali per il futuro ordine mondiale che doveva scaturire dalla sconfitta del nazifascismo. (Divieto di espansione territoriale, libertà di commercio, pace come libertà dal timore e dal bisogno). La Carta dava al conflitto il significato di uno scontro definitivo tra totalitarismo e democrazia.


Lo sterminio degli ebrei e l’annientamento delle razze “inferiori”

Al terrore politico e allo sfruttamento economico si combinò la violenza contro le razze ritenute inferiori. Il nuovo ordine europeo non era solo un bisogno tedesco di espandersi, ma di realizzare il dominio della razza ariana. Furono perseguitati gli slavi, gli zingari, gli ebrei. I primi, destinati a costituire la grande massa della forza lavoro agricola del reich nazista, vennero privati della loro identità, gli intellettuali perseguitati, le classi dirigenti eliminate, annientati come essere umani. Per gli zingari e gli ebrei, il regime progettò lo sterminio. Gli ebrei furono deportati nei ghetti dove vennero abbandonati a una vita di stenti. In Polonia fu costruito il primo campo di concentramento preposto all’esecuzione dei prigionieri ebrei con il gas.

Dalle “unità operative” ai campi di sterminio

Con l’invasione dell’Urss la deportazione fu sostituita da massacri su larga scala. Le unità operative delle S.S. furono incaricate di distruggere ogni presenza della popolazione ebraica nei territori conquistati. Fu il comandante delle S.S. Heydrich a prospettare una soluzione finale con la costruzione di una rete capillare di campi di concentramento, in parte dedicati al lavoro coatto fino all’annientamento fisico dei maschi adulti, in parte dedicati all’uccisione immediata con il gas di vecchi, donne e bambini (Shoah: catastrofe in lingua ebraica).

La mondializzazione del conflitto

L’occasione per far intervenire gli Stati Uniti nel conflitto fu fornita dal Giappone impegnato nella conquista della Cina e a consolidare la propria egemonia nel Pacifico. La classe dirigente giapponese, rappresentata dalla corona e dalle gerarchie militari, era convinta che si stesse delineando un nuovo ordine nel mondo nel quale al Giappone spettava il controllo dell’Asia orientale e del Pacifico. Nel 1940 vennero promulgati dal governo i lineamenti per la costituzione di un nuovo ordine economico fondato sul modello autarchico e corporativo del fascismo europeo che incrementarono gli investimenti nell’industria bellica. Furono soppressi i partiti e il potere legislativo fu concentrato nelle mani del governo, emanazione dell’imperatore. Il contrasto con gli Stati Uniti, altra grande potenza presente nel Pacifico, si inasprì con la proclamazione dell’embargo totale nei confronti delle merci giapponesi in seguito all’occupazione dell’Indocina meridionale da parte delle truppe del Sol Levante. Il gaverno giapponese decise di aprire le ostilità attaccando la flotta americana nel porto di Pearl Harbor nelle Hawaii. Forte di questo successo il Giappone si lanciò alla conquista dell’Asia e del Pacifico

L’intervento statunitense e la svolta nel conflitto

Con l’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto, iniziò la controffensiva delle forze alleate antifasciste. L’ingresso degli Stati Uniti, forti sul piano tecnologico, diede alla guerra un’impronta antifascista. Nella primavera del 1942 gli americani cominciarono a contrastare nel Pacifico i giapponesi. Sul fronte orientale, i sovietici a Stalingrado sconfissero i tedeschi mentre in tutt’Europa si avviava la resistenza antifascista. Nell’Africa settentrionale gli inglesi costrinsero le truppe dell’asse a ripiegare. Gli americani sbarcarono in Marocco e in Algeria riguadagnando libertà d’azione nelle acque mediterranee. Nel luglio 1943 gli angloamericani approdavano in Sicilia. Lo sbarco degli alleati, coincideva con una crisi del regime fascista che stava perdendo ogni legittimità politica per la fallimentare conduzione della guerra. Ci fu un’ondata di scioperi nelle fabbriche dell’Italia settentrionale. Inoltre si stavano costituendo i partiti antifascisti diretti da esuli comunisti, socialisti, cattolici liberali mentre cresceva il numero dei dirigenti contrari alla guerra.

La caduta di Mussolini e l’armistizio

Nella seduta del Gran consiglio del 25 luglio 1943 si dichiarò la sfiducia a Mussolini che fu fatto arrestare da Vittorio Emanuele III. Il governo fu affidato al maresciallo Badoglio, ma l’entusiasmo popolare fu smorzato dalla dichiarazione della continuazione della guerra. Furono avviate trattative segrete con gli anglo-americani per stipulare un armistizio che fu firmato a Cassibile in Sicilia e reso noto solo l’8 settembre 1943. Badoglio si accordò con il re per rifugiarsi nella zona controllata dagli alleati. Mussolini fu liberato dai paracadutisti nazisti dalla sua prigione sul Gran Sasso e fu messo dai tedeschi a capo di un governo fascista repubblicano; la Repubblica Sociale Italiana con sede a Salò, sul lago di Garda, che estese la sua influenza sull’Italia settentrionale. Nel sud, occupato dagli alleati, rimaneva in carica il governo Badoglio che dichiarò guerra alla Germania.

L’occupazione tedesca

Il paese era spaccato in due: il sud era presidiato dalle truppe angloamericane che avevano cominciato a risalire la penisola ed erano sbarcati ad Anzio, nei pressi di Roma. Anche l’Italia aderì al programma di sterminio degli ebrei con i campi di concentramento e di sterminio.

Gli inizi della Resistenza

Una prima prova venne data dai soldati dell’esercito italiano che dopo l’8 settembre si rifiutarono di arrendersi ai tedeschi, ora nemici. Gran parte di loro furono fatti prigionieri e inviati nei campi di concentramento nazisti oppure uccisi, come accade nell’isola greca di Cefalonia, dove 5000 italiani che avevano rifiutato la resa vennero fucilati. Nelle quattro giornate di Napoli i civili insorsero contro i tedeschi cacciandoli dalla città. I partigiani presero la via delle montagne e si diedero alla macchia. Nasceva in Italia la Resistenza.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Maturità 2018: date, orario e guida alle prove