Mongo95 di Mongo95
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Nel 1933 Hitler esce dalla Società delle Nazioni. Nel 1934 spinge i nazionalsocialisti austriaci ad uccidere il cancelliere Dollfuss. Si presenta quindi il pericolo che l’Austria venga annessa al Reich: Mussolini quindi interviene con il supporto di Inghilterra e Francia, mandando un contingente di uomini. La Germania, debole militarmente, non avrebbe potuto intervenire in campo internazionale. Nel 1935 allora inizia a potenziare il suo esercito, mettendo anche la leva obbligatoria. Facendo ciò si va contro il Patto di Versailles, ma Hitler non vi presta attenzione. Nello stesso anno a Stresa, si riuniscono i rappresentanti di Inghilterra, Francia e Italia per decidere le adeguate sanzioni, ma la Germania continua imperterrita e nel 1936 occupa la Renania. Mussolini, trovandosi ora in contrasto con Francia e Inghilterra, non agisce così fortemente. Anzi, una volta espulso dalla Società delle Nazioni, si avvicina al Reich con l’Asse Roma-Berlino.
Hitler si sente forte abbastanza da poter passare all’attacco. Nel 1938 avviene l’Anschluss dell’Austria, a furor di popolo. Nel referendum che sancisce questo atto si ha il 97% dei voti favorevoli. Si procede quindi con l’annessione dei Sudeti, zona della Cecoslovacchia abitata da 3milioni di tedeschi che volevano ritornare nella madre patria. Tale annessione viene riconosciuta dopo un’incontro a Monaco. Hitler non si ferma: nel 1939 la Slovacchia si stacca dalla Repubblica Ceca, formando uno stato autonomo che in realtà è uno stato satellite del Reich. Anche Boemia e Moravia vengono annessi, come protettorati, così come la città lituana di Memel. C’è anche il Patto d’Acciaio, accordo che serra maggiormente l’alleanza. Hitler ha quindi un alleato per poter chiudere la questione del “corridoio polacco”. Si pensa di dare via ad una Blitzkrieg: una guerra di breve durata, tatticamente lo sfondamento di un punto circoscritto del fronte nemico, con azione coordinata di forze corazzate e aree, per poi procedere in profondità scompaginando le linee nemiche. Invadendo la Polonia però, si sarebbe però trovato inevitabilmente impegnato su due fronti (Est contro Urss e Ovest contro Francia e Inghilterra), dato che le altre potenze europee non sarebbero state semplicemente a guardare. Nell’agosto 1939 sigla quindi il patto di non agressione Molotov-Ribbentrop, trovando un alleanza con Stalin: l’Urss interverrà in seguito, così da spartire la Polonia con la Germania.

Il 1 settembre 1939 il Reich invade la Polonia. Con essa si alleano subito Inghilterra e Francia. L’Italia dichiara invece “non belligeranza” (“neutralità” per Mussolini era un termine troppo debole per lo spirito guerriero italico), perché non sarebbe stata in grado di sostenere l’incognita della guerra che si stava profilando. Inoltre anche la popolazione era contraria.
In 17 giorni Hitler ha ragione sullo scarso esercito polacco. Stalin entra poi nella Polonia occupata e inizia la spartizione. Al Reich la parte occidentale, all’Urss quella orientale, nonché Estonia e Lettonia.
Sul fronte occidentale, i due eserciti nemici sono trincerati lungo le loro linee: linea Siegfried (tedeschi) e linea Maginot (francesi). Per tutto l’inverno è immobilità, una guerra di posizione, “Sitzkrieg”.
Intanto nel novembre ’39 l’Urss invade la Finlandia, avendone ragione solo nel marzo 1940: i finlandesi si batterono strenuamente, l’Armata Rossa poi era più debole di quanto sembrasse.
La situazione si smuove nella primavera 1940: Hitler occupa Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi. Anche il Belgio, che era neutrale, viene invaso: si voleva occupare la Francia più velocemente. Quindi in pochi giorni Parigi viene conquista, grazie all’azione coordinata di forze corazzate (Panzer) e cacciabombardieri (Stukas)…
La Francia è costretta a chiedere l’Armistizio.
Il 10 giugno 1940 anche l’Italia entra in guerra. Mussolini voleva imitare le grandi conquiste della Wehrmacht e ha mire espansionistiche su territori francesi e inglesi (Nizza, Savoia, Malta). L’attacco alla Francia lungo il confine è però infruttuoso. Hitler ora vuole crearsi un governo amico: il governo della Francia viene affidato al maresciallo Petain, e ha sede a Vichy. È un governo collaborazionista con la Germania nazista, che si vede così alleggerire il peso dell’occupazione (mantenuta però nella parte settentrionale del Paese), in vista di un invasione dell’Inghilterra. L’attacco, cioè il “Piano Leone Marino”, è organizzato nei minimi particolari dai gerarchi nazisti. Non si prova nemmeno a passare dalla Manica, la flotta inglese era troppo potente. Si voleva invece giocare su una supposta superiorità aerea. Inizia così la “Battaglia d’Inghilterra”, nella quale la Luftwaffe inizia a bombardare le città inglesi. Essi si battono strenuamente, aiutati anche dall’invenzione del radar, nonché dall’appoggio del Commonwealth e degli USA, ancora animati da correte isolazionista, quindi concedendo soltanto aiuti. Lo scontro si risolve a favore della RAF e Hitler abbandona pretese sull’Inghilterra.
Nel 1940 avviene il Patto Tripartito, tra Italia, Reich e Giappone, per spartirsi le zone di influenza al termine dello scontro. C’erano divergenze tra Hitler e Mussolini. Il primo voleva limitare l’espansione italica alle coste del Mediterraneo, mentre il secondo pretendeva anche il controllo dei Balcani. Mussolini allora attacca la Grecia, partendo dall’Albania (già conquistata nel ’39, ora colonia), senza avvertire l’alleato teutonico. Voleva condurre una “guerra parallela”: a fianco della Germania, ma con obiettivi propri. La preparazione è però superficiale, il terreno impervio, gli armamenti inadeguati. Nel 1941 allora arriva un contingente tedesco che sblocca la situazione, occupando Grecia e Jugoslavia. È palese quidi la subordinazione militare italiana rispetto alla Germania. Nel fronte interno il malcontento è ora fortissimo.
Nel 1940, guidata da Graziani, parte la conquista italiana della Libia, che riesce a spingersi fino in Egitto. Si tratta di protettorati inglesi, i quali rispondono. Per un anno e mezzo si susseguono vari scontri con pochi risultati. Interviene allora un esercito tedesco guidato da Rommel, che sembra avere la meglio.
Nel 1941 la guerra diventa effettivamente mondiale. Vi entrano USA e Urss, perché entrambi attaccati:
il “Piano Barbarossa” di occupazione dell’Unione Sovietica era pronto già dal 1939, ma sempre rimandato. L’intenzione era che la conquista terminasse prima dell’inverno. La Wehrmacht arriva fino alla porte di Leningrado e a pochi chilometri da Mosca. L’aviazione e l’Armata Rossa erano impreparati all’occupazione e l’esercito tedesco ebbe vita facile. Ma poi Stalin (che si considerava la causa di questa catastrofe, avendo ricevuto errate valutazioni sulla forza di Hitler) riesce a risvegliare l’eroismo nel suo popolo e l’assedio di Leningrado, dopo mesi, fallì. Il popolo è tutto richiamato a servire la patria, al punto tale che le battaglie successive vengono ancora oggi ricordate come “Grande Guerra Patriottica”. I tedeschi non riescono a conquistare né Leningrado, né Mosca, ma l’Ucraina si. Le perdite da ambo le parti sono enormi.
Il 7 dicembre 1941 avviene l’attacco a Pearl Harbor (Hawaii) da parte dei musi gialli giapponesi. Nonostante la fortissima corrente isolazionista degli USA (che si limitavano alla “legge degli affitti e prestiti”), dopo questo attacco, avvenuto proprio nel momento in cui l’ambasciatore giapponese stava depositando la dichiarazione di guerra, gli Stati Uniti entrano in guerra al fianco dell’Inghilterra  gli Alleati. A Terranova Roosevelt e Churchill si incontrano su di una nave, dove stilano la “Carta Atlantica”, sui cui principi (che si rifacevano ai 14 punti di Wilson) si fonderà poi l’ONU. Principi ai quali USA e Inghilterra si sarebbero attenuti alla fine della guerra: autodeterminazione dei popoli, rinuncia all’espansione territoriale, liberalizzazione del mercato mondiale, libero accesso per tutti i paesi alle materie prime…
Inizia un periodo di generale offensiva di tutti i paesi dell’Asse: il Reich a Stalingrado (Urss) e Alessandria (Egitto); il Giappone nel Pacifico. Segue però una vittoriosa controffensiva alleata: USA vittoria alle Midway, Inghilterra ad El-Alamein, Urss inizia a far ripiegare l’esercito tedesco.
L’Italia inizia a mostrare segni di debolezza. Il fronte interno crolla per l’insuccesso in Grecia e il razionamento dei generi alimentari di prima necessità, che poi vennero contingentati (distribuiti quando disponibili). Nasce un grande mercato nero alimentato dai contadini, che vendevo a prezzo molto più elevato parte dei prodotti che dovevano consegnare agli uffici governativi. Nascono dissidi tra gli abitanti delle città e quelli della campagne. Nel 1942 inizia il bombardamento delle città più importanti, da parte della cosiddette “fortezze volanti” americane. Il mito di Mussolini inizia a sgretolarsi. Tanti e violenti gli scioperi. In Sicilia nel 1943 sbarcano le forza angloamericane. Tra il 24-25 luglio si riunisce il Gran Consiglio del Fascismo, che, come volontà di molti gerarchi, chiede che Mussolini si dimetta per salvare il Fascismo. Questi stessi gerarchi poi verranno giustiziati nel 1944 dopo il “Processo di Verona”. Mussolini si reca dal Re e gli comunica le dimissioni. Vittorio Emanuele III lo fa poi anche arrestare. Manifestazioni di giubilo in tutto il Paese. Il re forma un governo tecnico-militare guidato da Badoglio. La guerra però deve continuare al fianco dei tedeschi. Però il 3 settembre si firma l’Armistizio con gli anglo-americani, che intanto aveva risalito la penisola. Viene reso pubblico solo l’8 settembre 1943.
Da luglio a settembre, il governo non fa niente per arginare le reazioni tedesche alla resa, che già avevano rafforzato la presenza della Wehrmacht nel Nord. Mussolini, prigioniero sul Gran Sasso, viene liberato dai tedeschi. A Salò crea la RSI, la Repubblica Sociale Italiana, uno stato fantoccio. Voleva metterle sede a Roma, ma Hitler rifiuta, considerandola poco difendibile. Poi non voleva neppure andare contro il Vaticano, che la aveva dichiarata “città aperta”, cioè desmilitarizzata e non bombardabile.
L’Italia è ora divisa dalla Linea Gustav. Il re fugge a Brindisi con Badoglio. Questo è importante per gli Alleati: la presenza di un regolare governo non necessitava di dover dichiarare il regime di occupazione. L’Italia entra in guerra come “cobelligerante” contro la Germania, ma non come alleata per via dei precedenti attriti. Nasce la Resistenza, una lotta partigiana. L’esercito era però allo sbando, con molti soldati che scappano. I partiti riescono un po’ a ricostruirsi, ma sotto influenza alleata. Danno il via, come partiti antifasciti, al CLN, il tessuto della resistenza, guidato dal socialista Bonomi. C’è un forte dualismo tra i loro intendimenti (essere la base della futura classe dirigente, dimissione del re) e quelli del governo. Non avevano poi una solida base sociale, non erano riconosciuti dagli Alleati. Nel 1944 c’è però la “Svolta di Salerno”: il segretario socialista compagno Togliatti (come forse suggeritogli da Stalin) intende mettere insieme tutte le forze italiane contro il comune nemico nazifascista. Si risolvono così le discrepanze.
Dal 1944 al 1946 il re nomica come luogotente del Regno del Sud suo figlio Umberto II. Nel 1946 poi abdicherà. C’è però il referendum, che si conclude a favore della repubblica, e Umberto va in esilio  Re di maggio.
Esponenti del CLN entrano a far parte del governo Badoglio, scegliendo di abbandonare momentaneamente la pregiudiziale repubblicana. La Resistenza fu sia una guerra patriottica sia una guerra per la giustizia sociale, ma anche una guerra civile. Non avrebbe mai avuto la maglio sulla Wehrmacht senza l’appoggio degli angloamericani e della popolazione. Nella RSI prevalgono le voci più intransigenti e si arriva al processo farsa di Verona.
Nel 1943 a Teheran si erano riuniti i rappresentanti Alleati (Stalin, Churchill, Roosevetl) per decide come proseguire la guerra. Si decide di aprire un nuovo fronte nel Nord della Francia, così avviene lo sbarco in Normandia (Operazione Overlord) nella notte tra il 5 e 6 giugno 1944 (D-Day). Pochi mesi dopo, in agosto, Parigi viene liberata con l’aiuto delle forze di De Gaulle e la Resistenza francese. È questo fatto che farà dimenticare il collaborazionismo francese di Vichy e fare sedere poi la Francia al tavolo dei vincitori.
I tedeschi iniziano a capitolare su tutti i fronti, specialemente su quello orientale, dove i sovietici iniziano ad occupare la Prussia Orientale e la Polonia. Nel febbraio 1945 a Yalta si riuniscono ancora gli Alleati per decidere l’attacco finale.
In Italia gli angloameriani avanzano verso Nord. Il 25 aprile i partigiani, precedendoli, liberano le più importanti città del settentrione.
L’offensiva partita in Normandia giunge oltre il Reno. I sovietici cingono Berlino d’assedio. Hitler si rifugia nel suo bunker, chiamando il popolo ad una strenua resistenza. Il 30 aprile si suicida insieme alla neo-moglie Eva Braun.
Mussolini cerca di trattare con il CLN, ma si trova a costretto a fuggire verso Dongo, direzione Svizzera. Viene però riconosciuto dai partigiani e viene ucciso il 28 aprile.
L’8 maggio 1945 anche la Germania si arrende e c’è la resa incondizionata.
Nell’agosto 1945 a Potsdam si riuniscono le potenze vincitrici: Stalin, Churchill e Truman (Roosevelt aveva intanto tirato le cuoia, pace all’anima sua), e decidono il futuro della Germania: divisa in quattro zone di influenza, così come la città di Berlino: USA, URSS, Inghilterra e Francia.
C’è ancora però il Giappone, che dimostra eroismo e tenacia superiori a quelli tedeschi. Basta pensare ai “kamikaze” (letteralmente “vento divino”). Gli USA intensificano i bombardamenti sul Pacifico, in particolare si ricorda Okinawa. Per ottenere la resa si ricorre però all’utilizzo della bomba atomica (anche come deterrente alle mire espansionistiche dell’URSS), sganciata su Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto). Il Giappone finalmente si arrende.
La II Guerra Mondiale termina con lo spetto dell’inquietante fututo dell’era atomica.
La questione della legittimità dello sgancio dell’atomica ha due punti di vista, individuabili in due momenti cronologici distinti:
1. Costruzione dell’ordigno: molti scienziati, tra cui Fermi e Einstein, volevano la sua costruzione come avanzamento nella tecnica e nello sudio della fisica nucleare. Erano anche a favore di una prova sperimentale, così che il Giappone si sarebbe arreso subito, evitando ulteriori e superiori spargimenti di sangue.
2. Sgancio: l’atto finale di una guerra combattuta con asprezza da parte di tutti i paesi belligeranti. La responsabilità della sua conduzione deve essere ripartita equamente tra tutti. Se invece si pensa a chi ha causato la guerra, la colpa va solo alla Germania nazista.
Le stragi di civili furono un argomento molto spinoso. I bombardamenti ne furono causa principale. Si tratta si di innocenti colpiti da strumenti bellici guidati da uomini, ma lanciati da lontano, a caso, senza contatto con le vittime. Ma a volte si procedeva con vere e proprie esecuzioni: contro o appartenenti a determinate etnie, o per motivi ideologici. La responsabilità individuale in questo caso è maggiore. Si ricordano le fosse ardeatine (24 marzo 1944), quando vennero uccisi 335 civili per una rappresaglia organizzata e compiuta da partigiani, che avevano ucciso 33 nazisti.
Oppure Marzabotto, dove fu eliminata l’intera popolazione di un paese (1800) che aveva sostenuto i partigiani.

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