Scienze mediche e misoginia

Nel corso del Novecento aumenta il desiderio di migliorare il tenore di vita della famiglia limitando di conseguenza il numero delle gravidanze. Molte coppie sono spinge ad adottare migliori tecniche anticoncezionali ma questa nuova prospettiva è vista con seria preoccupazione dai poteri costituiti, dalle Chiese - è da quella cattolica in particolare - che considerano moralmente illecita ogni attività volta a limitare la fecondazione; così da molti politici e intellettuali , che vedono nel calo della natalità il rischio di una diminuzione della popolazione, e quindi delle dimensioni future della forza lavoro o del numero dei giovani arruolabili negli eserciti.
L'atteggiamento di dura critica nei confronti di pratiche sessuali più libere viene tuttavia espresso con la più grande autorevolezza da famosi medici e psichiatri, che nel decenni di fine secolo offrono trattazioni "scientifiche" del significato dei comportamenti sessuali e del modo di "curarli" o "normalizzarli" quando presentino tratti 'patologici'.

Una una serie di opere pubblicate alla fine dell'Ottocento - tra cui particolarmente importanti Psychopathia sexualis, di Richard von Krafft-Ebing, del 1886; o La donna delinquente, la prostituta e la donna normale, pubblicato nel 1893 e scritto da Cesare Lombroso e Guglielmo Ferrero - prende forma una doppia immagine della sessualità, e in particolare di quella femminile.
Krafft-Ebing ritiene che le donne siano caratterizzate da una sostanziale passività sessuale, che ne fa dei puri oggetti del desiderio maschile: la regola che vuole sia il maschio a corteggiare la donna diventa per il medico tedesco espressione di una realtà propria della psiche maschile (attiva) e femminile (passiva); quindi ogni donna che viva in modo più libero e autonomo la propria sessualità, o che magari sia la prima a fare avances all'uomo, viene da lui considerata una "anormale", meritevole di cure psichiatriche e, se la sua "incontrollata sessualità " la spinge a comportamenti estremi (per esempio a prostituirsi meritevole della massima riprovazione morale e sociale).
Lombroso ha un'interpretazione più complessa: ritiene che la passività della donna sia un positivi effetto del processo di civilizzazione che l'ha condotta a meglio controllare i suoi istinti sessuali, potenzialmente più numerosi e forti di quelli dell'uomo, indirizzandoli piuttosto verso l'istinto riproduttivo e materno, vera apoteosi della donna "normale". Coerentemente con questa premessa, egli ritiene che la sessualità esagerata e deliberatamente sterile delle donne "criminali" (le prostitute, per esempio) non manifesti altro che il riemergere di un complesso di istinti atavici, che solo le donne "per bene" sanno adeguatamente controllare.

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