Mongo95 di Mongo95
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Fu diretta conseguenza della Grande Guerra. Nel 1914 ci fu un breve periodo di “concordia nazionale” condito da una grande ventata patriottica e antitedesca. La guerra si rivelò subito disastrosa, per via della deficienze di armamento e una debolezza diffuso di tutto l’esercito e dell’apparato produttivo. La società venne colpita da una feroce crisi economica, che nel 1917 fa sfociare in alcune ribellioni delle classi più povere. Una prima “rivoluzione” la si ha nel febbraio di quest anno. Gli operai delle officine Putilov di Pietrogrado insorgeranno il 20 febbraio (del calendario) e gli si risponderà con la serrata. Ma in pochi giorni il tutto degenera in uno sciopero generale. I rivoltosi hanno richieste ben poco democratiche (anche perché non avevano mai conosciuto tale forma di governo), ma si preoccuparono soltanto di migliorare le loro condizioni. Il movimento è al momento guidato da forze borghesi, che vogliono un sistema parlamentare con tutto il potere alla Duma. Nicola II dichiara lo stato d’assedio e di fucilare i manifestanti. Ma i soldati si ammutinano (anche perché erano in gran parte operai e contadini arruolati per la guerra) e si ha una grande defezione dall’esercito. I manifestanti si impadroniscono di Pietrogrado. La frattura tra i gruppi dirigenti liberali e moderati e la monarchia è ormai irreparabile, al punto che il governo ordina lo scioglimento della Duma. I deputati però rifiutano, senza però voler assumere la guida diretta della Rivoluzione. Entrano allora in campo i Soviet, in cui i soldato componevano la maggioranza rispetto agli operai. Si forma quindi una diarchia:

-Duma; che intendeva conservare la monarchia, ma renderla costituzionale
-Soviet, fortemente a favore della fine della Guerra, suffragio universale e potere al proletariato. Inoltre si volevano effettivamente donare ai contadini quelle terra che erano state promesse dallo Zar.
Si ha quindi un governo provvisorio, guidato dalla Duma, in cui i Soviet assumono volontariamente il solo compito di controllo. Inoltre viene anche creata una Assemblea costituente. Lo Zar Nicola II, cercando di salvare il salvabile, abdica a favore del fratello Michele. Egli però rifiuta, quindi Nicola e famiglia vengono arrestati. La Russia è ufficialmente una Repubblica.
È però una situazione in cui Duma e Soviet si esprimono con programmi totalmente diversi. Nei Soviet stessi c’erano profonde divisioni. I menscevichi (minoritari), a differenza dei bolscevichi (maggioritari), volevano dare alla rivoluzione un carattere democratico e legalitario, con un governo borghese. I socialisti rivoluzionari volevano subito una riforma agraria che distribuisse alle comunità rurali le terre dei grandi proprietari. Le forze liberali al governo invece continuavano a sostenere la prosecuzione della guerra. La situazione è quella di un vuoto di potere. In ogni caso il clima era di grande partecipazione politica, tanto che si passò dall appellativo “cittadino” a quello di “compagno” (tovaris’c’).
Tutto cambia quando Lenin torna dall’esilio. Di formazione populista (la guida degli intellettuali era necessaria, ma sempre rivolta alle classi più umili), revisiona il marxismo e la sua idea di rivoluzione comunista che scoppia al centro del mondo per poi espandersi. La sua è una idea legata all’ “imperialismo”: il capitalismo è arrivato al suo ultimo stadio e si è appunto trasformato in capitalismo e ha avvolto il mondo in una grande catena. La Rivoluzione, che scoppia nei punti più deboli di tale sistema, può spezzare un anello di questa catena e liberare il mondo. Lenin ritiene che i contadini debbano entrare attivamente nei Soviet, perché costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione. Solo così la rivoluzione può diventare effettivamente socialista. Nelle sue “Tesi di Aprile” propone di rompere con il governo provvisiorio, predicando “tutto il potere ai Soviet”, cioè al proletariato, con riforma agraria e pace con gli imperi centrali, ad ogni costo.
Nel maggio del 1917, per cercare maggiore stabilità, si forma un governo di coalizione. Il ministero della guerra venne affidato al socialrivoluzionario Kerenskij. Nonostante la maggior parte della popolazione fosse visibilmente stufa del conflitto, lui non prende decisioni. Anzi, il governo decide una nuova offensiva contro i tedeschi, che fallisce.
Nel luglio 1917 si giunge così ad una nuova crisi. Il governo è sempre più nel caos e i bolscevichi (all’opposizione) guadagnano consensi. Si arriva così alla Rivoluzione di Ottobre. Lenin decide un colpo di Stato per la notte del 24/25 ottobre. Insieme a Stalin e Trockij si marcia sul Palazzo d’Inverno, prendendone il controllo. Il giorno dopo viene costituito un governo rivoluzionario, come voluto dal Congresso Panrusso dei Soviet, che decidono che il Soviet dei Commissari del Popolo deve prendere il potere. Stalin diventa ministro dell’interno, Trockij ministro degli affari esteri.
Il nuovo governo decreta subito a favore del popolo. Tramite il “decreto sulla terra” vennero confiscate le proprietà ai grandi proprietari terrieri e ridistribuite ai contadini. Le banche vengono nazionalizzate, la gestione delle fabbriche viene delegata agli operai. Sul piano estero, con il “decreto di pace” viene riconosciuta l’uguaglianza di tutti i popoli della Russia e il loro diritto all’autodeterminazione., si cerca una “pace senza annessione” con la Germania. Secondo Lenin, si doveva arrivare ad una rivoluzione mondiale, si doveva dimostrare al mondo come i bolscevichi avessero posto fine alla politica dell’imperialismo che aveva generato al Grande Guerra. Si vuole instaurare la “dittatura del proletariato”. L’armistizio con la Germania arriva effettivamente nel dicembre 1917, con la Pace di Brest-Litovsk. Ai russi vengono imposte dure condizioni, ma Lenin decreta che comunque esse siano rese pubbliche. La Russia perde tantissimi territori: Lettonia, Estonia, Lituania, Finlandia; e l’Ucraina ottiene l’indipendenza. Al resto del mondo la situazione della Russia non è molto chiara, ma si vuole evitare comunque delle contaminazioni rivoluzionarie. Nasce un “cordone sanitario” (di vigilanza) che unisce tutti gli oppositori al bolscevismo.
Era necessario però per Lenin consolidare e legittimare il suo potere. Si decidono delle elezioni per l’Assemblea costituente. I bolscevichi però ne escono minoritari (25%), mentre trionfano i menscevichi-socialdemocratici (75%). Lenin allora dichiara che una Assemblea costituente non aveva motivo di esistere in un governo con tutto il potere al proletariato. Decide di scioglierla con la forza (gennaio 1918) e reprime con la forza le manifestazioni che ne seguirono. Inoltre i partiti avversari vengono dichiarati illegali, viene ridotta la libertà di stampa e si crea una polizia politica (Ceka). Gli oppositori si organizzano, creando “armate controrivoluzionarie bianche”. Lenin cerca di salvaguardare il suo potere, facendo quindi scoppiare una guerra civile, che è caratterizzata dallo scontro tra “terrore bianco”e “terrore rosso”. Sul piano militare costituisce l’ Armata Rossa, sotto il controllo di Trockij. La guerra viene anche affrontata con drastiche misure politiche ed economiche, tanto che si arriva a parlare di “comunismo di guerra”. Tutte le imprese vengono nazionalizzate, il commercio interno viene statalizzato, il lavoro viene disciplinato militarmente, tutto il grano viene requisito forzatamente (tranne ciò che serviva per la sopravvivenza).
Il bolscevismo trionfa. Il partito comunista (questo il nome assunto nel 1918) assume il potere assoluto, svuotando di contenuto il ruolo dei soviet e dei sindacati, fino ad arrivare ad identificarsi con le strutture dello Stato.

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