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La Restaurazione

Gli storici chiamano Restaurazione il periodo immediatamente successivo alla caduta di Napoleone. I sovrani che lo avevano sconfitto cercarono, infatti, di “restaurare” quell’ordine che le idee rivoluzionarie portate dai francesi avevano sconvolto. Tale disegno non teneva però conto dei profondi mutamenti verificatisi nella vita e nella mentalità dei popoli, e perciò la Restaurazione fu solo un periodo transitorio nel quale vecchio e nuovo si mescolarono in misura variabile.

Il Congresso di Vienna (1814)

Ancor prima della battaglia di Waterloo, mentre Napoleone era in esilio all’Isola d’Elba, fu convocato a Vienna un grande congresso internazionale per ristrutturare l’assetto politico dell’Europa. Il Congresso fu inaugurato nel Novembre del 1814, e vi prese parte anche la Francia del nuovo re Luigi XVIII (fratello di Luigi XVI), appoggiata dal primo ministro austriaco von Metternich che così intendeva limitare l’influenza di Prussia e Russia.

Obiettivo del Congresso di Vienna era restaurare i regimi politici precedenti alla Rivoluzione francese e garantire una pace duratura in Europa. A tal fine ogni decisione fu presa in base a due principi:

  • il principio di legittimità, per il quale i sovrani “legittimi” spodestati dalle rivoluzioni o da Napoleone avevano diritto di riprendere il trono;

  • il principio di equilibrio, secondo cui le principali potenze d’Europa dovevano ottenere vantaggi equilibrati, così che nessuna prevalesse sulle altre.

Per disposizioni del Congresso Francia e Spagna tornarono ai confini del 1789, Olanda e Belgio furono uniti nel regno dei Paesi Bassi, alla Svizzera fu riconosciuto il diritto alla neutralità perpetua. Tutti gli stati tedeschi furono riuniti nella Confederazione germanica (39 stati), presieduta dall’Austria. La Russia ottenne la Finlandia e buona parte del territorio polacco. L’Inghilterra poté consolidare il suo enorme impero marittimo, acquistando importanti basi come Malta e la colonia del Capo nell’Africa del Sud. All’Austria, poi, fu conferita notevole influenza sul territorio italiano, il cui assetto politico cambiò profondamente.
  • Il Veneto e Venezia vennero uniti alla Lombardia, formando il Regno lombardo-veneto, che entrò così a far parte dell’Impero austriaco.

  • La Toscana, i ducati di Parma e di Modena furono assegnati rispettivamente a Ferdinando III di Lorena (fratello dell’imperatore Francesco I), a Maria Luisa d’Austria (già moglie di Napoleone e anch’essa figlia di Francesco I) e a Francesco IV d’Austria-Este, tutti discendenti degli Asburgo.

  • Il Regno di Sardegna (Piemonte e Sardegna) tornò ai Savoia, i quali ottennero anche la Liguria, Nizza e la Savoia dalla Francia.

  • L’intero Stato pontificio fu restituito a papa Pio VII.

  • Nel Regno di Napoli tornò Ferdinando I di Borbone, con il nuovo titolo di re delle due Sicilie.

La Santa Alleanza

Terminato il Congresso di Vienna lo zar Alessandro I di Russia propose un patto d’alleanza ad Austria e Prussia, dichiaratamente allo scopo di sostenere la cristianità nella politica europea, ma in pratica per formare un bastione contro ogni rivoluzione. La nuova coalizione prese il nome di Santa Alleanza; i sovrani che vi avevano aderito si impegnarono a prestarsi reciproco aiuto contro chiunque attentasse all’ordine stabilito. Ne fecero poi parte anche la Francia e alcuni stati minori. Rifiutarono, invece, l’Inghilterra e lo Stato pontificio, la prima perché politicamente in forte contrasto con i regimi assoluti di Austria, Prussia e Russia, il secondo perché diffidava della religiosità di un sovrano cristiano-ortodosso (non cattolico) come Alessandro I.

L’Europa della Restaurazione

L’Europa della Restaurazione, nonostante il Congresso di Vienna, mantenne la radicale distinzione già presente prima della Rivoluzione francese: esisteva un’Europa occidentale culturalmente più avanzata, luogo di vivaci commerci e dibattiti politici, e un’Europa orientale, molto conservatrice. In quest’ultima predominavano le grandi monarchie assolute, le cui classi dirigenti erano formate da aristocratici proprietari terrieri. Russia e Austria, inoltre, erano imperi multinazionali, comprendenti, cioè, genti di diverse etnie. I popoli divisi e sottomessi costituivano la cosiddetta terza Europa, che non aveva forza politica né consistenza militare. Ne facevano parte i 39 staterelli germanici, la Boemia, la Slovacchia, l’Ungheria, la Croazia, la Polonia, la Grecia, le popolazioni slave dei Balcani e l’Italia. Fra tutti questi popoli era molto forte l’esigenza di maggiore libertà e di indipendenza nazionale, e il Congresso di Vienna, così come la Santa Alleanza, non ne aveva tenuto conto.

In Italia le idee liberali erano ormai radicate nella mentalità del popolo, ma nei tanti stati in cui era suddivisa la penisola, sebbene diversi tra loro, molti principi di libertà furono repressi.

Nel Regno lombardo-veneto l’Austria incarcerava gli oppositori politici ed impediva la diffusione di libri e giornali. In Toscana Ferdinando III fu più tollerante: concesse alcune libertà editoriali e s’impegno nella bonifica dei terreni paludosi. In Piemonte Vittorio Emanuele I di Savoia temeva che gli austriaci violassero il confine posto lungo il fiume Ticino, e perciò mantenne buoni rapporti con la Francia e l’Inghilterra liberale.

Ben più severa fu la condizione dello Stato pontificio e del Regno delle due Sicilie. A Roma un governo di ecclesiastici molto vicini all’Antico regime introdusse la censura ed impedì la diffusione delle idee liberali nelle università. A Napoli il regno di Ferdinando I di Borbone fu tanto oppressivo che lo stesso von Metternich dovette sostituirlo, nel timore che scoppiassero rivolte popolari.

Le società segrete

Il ritorno all’Antico regime si era dunque dimostrato impossibile. Anche nelle stesse classi dirigenti delle potenze europee c’era chi pensava che una qualche forma di ammodernamento della società fosse necessaria. Le idee affermatesi con la Rivoluzione francese avevano ormai fatto il giro d’Europa, e le nuove classi sociali sorte con l’industrializzazione ne erano diventate le sostenitrici.

D’altra parte il duro regime poliziesco instaurato dalla Santa Alleanza impediva qualunque libertà di espressione e di azione. Per questo nacquero e si diffusero molte società segrete, organizzazioni di oppositori politici, sorte sul modello della Massoneria*, dotate di rigide strutture gerarchiche per sfuggire alla repressione. Particolarmente diffusa in Italia era la Carboneria, che si proponeva di ottenere maggior libertà politica dai governi in carica. Ma altre sette avevano lo scopo di attuare vere e proprie rivoluzioni sociali.

Nonostante i loro intenti le società segrete, proprio perché costrette a rimanere tali, non ebbero esperienze politiche molto significative; quasi tutte le organizzazioni si sciolsero o furono distrutte entro la metà dell’Ottocento.

*Massoneria: società segreta nata in Inghilterra nel Settecento, tra le poche che sopravvissero oltre la metà del XIX secolo.

I moti d’indipendenza in America latina e in Europa

Il primo moto di ribellione contro l’ordine sancito dalla Restaurazione venne dall’esterno: le colonie spagnole del Sud e del Centro America si ribellarono alla madrepatria, e nel giro di un quindicennio quasi tutte ottennero l’indipendenza. Proprio la Spagna, poi, fu teatro delle prime insurrezioni nel continente europeo: il ritorno al trono di Ferdinando VII (1815) provocò una reazione senza precedenti. Questi cercò di riconquistare l’America Latina, ma nel 1820 alcuni ufficiali in partenza per il fronte insorsero con le loro truppe, e costrinsero il Paese a restaurare la Costituzione repressa. Dopo soli 3 anni di governo liberale, tuttavia, la Santa Alleanza intervenne e la nuova amministrazione spagnola fu sciolta.

In seguito fu la Grecia, dominata dai turchi, a ribellarsi. Un movimento indipendentista organizzato in una società segreta, l’Eterìa, chiedeva la liberazione del paese e la proclamazione di un governo costituzionale. La rivolta iniziò nel 1821, ma fu spietatamente repressa dai turchi. Quanto accaduto provocò però l’intervento delle potenze europee: Francia, Inghilterra e Russia affiancarono gli eserciti ellenici e sconfissero la Turchia. Dopodiché la Santa Alleanza affidò la Grecia indipendente al sovrano tedesco Ottone di Baviera.

Intanto anche nella stessa Francia si verificarono delle rivolte. Luigi XVIII, nonostante tutto, aveva concesso durante il suo regno una ridotta Costituzione e tollerato la nascita di un movimento politico di ispirazione liberale. Quando morì, il suo successore Carlo X volle riprendere in mano la situazione. Emanò delle ordinanze con le quali sospese la Camera dei deputati, impedì la libertà di stampa e ridusse il già scarso numero dei cittadini elettori. A Parigi il popolo insorse, e in pochi giorni si impadronì con la forza della capitale. Fu chiesto l’allontanamento del sovrano, in vece del quale fu proclamato re Luigi Filippo, duca d’Orléans, per volontà popolare. Tale scelta fu operata dalle classi borghesi moderate, che temevano le tendenze democratiche e repubblicane di molti gruppi d’opposizione. Inoltre, se la Santa Alleanza avrebbe accettato una monarchia liberale, non avrebbe di certo tollerato una repubblica.

Comunque, con Luigi Filippo, cambiò l’atteggiamento della Francia verso i movimenti indipendentisti e liberali. Quando il Belgio si ribellò all’unione con l’Olanda e la Polonia insorse contro l’occupazione russa, il sovrano francese proclamò il “principio di non intervento”, dichiarando che il suo paese si sarebbe opposto con la forza all’intervento di qualsiasi potenza negli affari interni degli stati in rivolta. Tale affermazione era naturalmente in forte contrasto con i principi della Santa Alleanza, e per questo Luigi Filippo cercò il sostegno dell’Inghilterra.
L’accordo anglo-francese ruppe definitivamente il dominio della Santa Alleanza sul continente europeo. In Spagna e in Portogallo ebbero il sopravvento i partiti costituzionalisti, e nessuno osò intervenire. Il Belgio, affidato al re di origine tedesca Leopoldo di Coburgo, divenne regno indipendente e neutrale. Solo in Italia e in Polonia i moti liberali furono sconfitti. I polacchi insorti speravano nell’intervento della Francia, che tuttavia era troppo distante, e i russi ebbero la meglio.

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