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Età della Restaurazione

Il quindicennio che va dal Congresso di Vienna alla rivoluzione parigina del luglio 1830 ha il nome di periodo della Restaurazione (1815-1830) ed è contraddistinto da due fatti essenziali: il predominio della Santa Alleanza nella vita interna dei singoli stati e nei loro reciproci rapporti e il dividersi della vita spirituale e politica dell'Europa in due blocchi internazionali contrapposti, quello reazionario-conservatore degli stati e dei governi e d'altro liberale-democratico dei popoli anelanti a liberarsi dall' assetto politico imposto dal Congresso di Vienna.
A fulcro del blocco reazionario-conservatore stavano le quattro potenze vincitrici di Napoleone: Austria, Prussia, Russia ed Inghilterra, che avevano stretto tra di esse l'alleanza ventennale di Chaumont e all'interno applicavano rigidi principi conservatori. In Austria il cancelliere Metternich, pur facendo ritorno all'oculata amministrazione propria degli Asburgo settecenteschi, rese la polizia e l'esercito saldi puntelli dell'ordine costituito e compresse ogni principio di nazionalità; in Prussia furono rapidamente dimenticate le promesse di costituzione fatte nel momento del pericolo e, all'inizio, un fatto puramente privato fu il movimento che porterà alla legge doganale del 1818, primo germe di quella unione doganale (Zollverein) destinata ad avere tanta importanza nel futuro della Germania; in Russia lo zar Alessandro l, dopo aver affrancato i contadini dell'Estonia, della Livonia e della Curlandia e aver creato un autonomo regno di Polonia, ritornò rapidamente all'antico spirito autocratico dei suoi avi (sistema delle colonie militari); in Inghilterra, agitata anche da gravi difficoltà finanziarie, dalla miseria delle masse operaie e dagli scandali del re Giorgio IV, saldo rimase il monopolio politico dell'aristocrazia terriera (legge sul grano del 1815). In Francia, il sovrano Luigi XVIII (1814-1824) fu ostile al programma eccessivamente reazionario dei monarchici e, per poter attuare il proprio proposito di conciliazione delle due France, dovette sciogliere la cosiddetta Camera introvabile e affidarsi al governo del liberaleggiante Décazes; ma dopo l'assassinio del duca di Berry (1820) ebbe netta vittoria una nuova offensiva del partito ultrarealista e clericale. In Italia assoluto è il predominio dell'Austria, ma il governo di questa nel Lombardo-Veneto è, nei primissimi anni, più illuminato e meno oppressivo di quello di non pochi principi italiani; autentiche oasi di tranquillità e di moderata libertà sono, invece,

il granducato di Toscana e il ducato di Parma e Piacenza.
Contro questo spirito conservatore si ergono, ora, nuove forze. Sul piano della cultura il Romanticismo, nonostante sia diventato in alcuni una forza reazionaria, è un affilato strumento di lotta contro la reazione e per il trionfo del principio di nazionalità; sorgono anche nuove ideologie politiche, sopratutto in Francia, ove dalla scuola dottrinaria, dal liberalismo di Benjamin Constant e dalle sopravviventi pattuglie del repubblicanesimo giacobino si va fino al bonapartismo e ai primi preannunzi della concezione democratica e del socialismo. Le truppe di assalto contro l'ordine costituito sono però date dalle sette, o società segrete, le quali avevano già cominciato a manifestarsi sotto il Direttorio e il regime napoleonico, ma ora assumono un raggio di azione sterminato e una forza grandissima. Tra le sette un posto di notevole importanza hanno la Carboneria (italiana prima, poi anche francese e spagnola)e le società del Buonarroti (Adelfìa; Sublimi Maestri Perfetti; Mondo).

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