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Il congresso di Vienna

La coalizione che sconfisse Napoleone restaurò la monarchia francese. Le potenze vincitrici volevano restaurare i confini, gli ordinamenti e le gerarchie sociali d’Europa. Iniziò quindi il periodo della Restaurazione, che durò per 15 anni dopo la morte di Napoleone.
Con la pace di Parigi i confini francesi vennero riportati a quelli del 1792. Venne riunito il congresso di Vienna per discutere del nuovo assetto del continente.
Per ridisegnare i confini le potenze si attennero al principio di legittimità, ovvero a ogni sovrano il proprio trono e terreno. La Francia fu punita per i “cento giorni” e dovette cedere alcuni territori, pagare una somma in denaro e accettare l’occupazione dei vincitori per tre anni.
I 360 stati tedeschi vennero ridotti a 39 e riuniti nella Confederazione germanica.
La Prussia ottenne la Sassonia e alcuni territori del Reno. Fu rafforzato il Regno di Sardegna e si creò il Regno dei Paesi Bassi.

L’Austria si era estesa nei Balcani e in Italia, dove acquisì la Repubblica di Venezia. Divenne la potenza dominante sulla penisola. Il resto d’Italia ritornò all’assetto pre-napoleonico.
La Russia ottenne la Bessarabia, la Finlandia e gran parte della polonia.
La Russia, Austria e Prussia, nel 26 settembre 1815, stipularono la Santa Alleanza, per mantenere il controllo sulla situazione. Fu promulgato il principio di intervento, per il quale era concesso l’uso delle armi in caso di un qualsiasi tentativo rivoluzionario.
La Gran Bretagna aderì alla Quadruplice Alleanza. Le potenze decisero di riunirsi periodicamente in congressi per discutere.

L’Europa restaurata

La Restaurazione riguardò anche gli ordinamenti interni, ma non si riuscirono a restaurate tutti gli orientamenti politici causati dalla rivoluzione francese.
La Russia decise di fermare la propria tendenza innovatrice.
La Prussia stabilì un regime politico assolutistico.
L’Austria puntò su un rigoroso centralismo, un buon apparato burocratico e poliziesco.
La Spagna tornò all’assolutismo, facendo anche ritorno all’inquisizione.
In Francia, appena salito al trono Luigi XVIII, promulgò una carta costituzionale che prevedeva un sistema bicamerale. Essa stabiliva inoltre l’uguaglianza tra i cittadini. Egli decise di mantenere alcune innovazioni messe in atto da Napoleone. Gli Ultrarealisti (o ultras) scatenarono una rivolta che si chiamò “terrore bianco”, poiché volevano la restaurazione dell’assolutismo e dei privilegi nobiliari. Il terrore portò a una moltitudine di arresti e condanne senza processo.

In Gran Bretagna anche prevalsero tendenze conservatrici. Le “leggi sul grano” mantennero alto il prezzo del cereale. Ci fu una rivolta che venne repressa violentemente. Il governo decise di sospendere l’Habras Corpus, ovvero l’opportunità di difendersi in tribunale.

L’Italia sotto l’egemonia austriaca

Per ridurre la frammentazione dell’Italia, il Congresso di Vienna sacrificò la Repubblica di Genova e quella di Venezia. Gli altri stati furono restaurati. La Repubblica di Lucca divenne Ducato di Lucca. La presenza austriaca aumentò. L’unico a conservare una certa autonomia fu il Regno di Sardegna.
In Italia i sovrani sovrastarono qualunque dissenso politico. Metternich voleva reprimere il progetto di unificazione nazionale.
Dopo il Congresso di Vienna, Vittorio Emanuele I di Savoia riprese possesso di tutti i suoi territori. Tornato a Torino, ristabilì i privilegi della nobiltà e del clero, abolendo i codici napoleonici. Mantenne solo il sistema fiscale e poliziesco di Napoleone. Venne creato inoltre il corpo dei Carabinieri.
Nel 1815 Papa Pio VII ripristinò il suo potere. Il governo fu affidato a Ercole Consalvi, che riorganizzò il territorio, dividendolo in 17 province. Venne eletto Leone XII e Consalvi perse il potere.
L’Italia meridionale fu restituita a Ferdinando IV di Borbone, che acconsentì ad un’alleanza permanente con l’Austria. I regni di Napoli e Sicilia furono uniti nel regno delle Due Sicilie. Il sovrano cambiò il proprio nome in Ferdinando I. Si affermò una politica ultrareazionaria. Il primo ministro era Luigi de’ Medici, che cercò di sostenere la borghesia, oltre la nobiltà e il clero.
Il Granducato di Toscana venne riassegnato a Ferdinando III di Lorena, che riprese in parte una politica assolutista. Avvenne una sostituzione solo parziale della legislazione napoleonica con quella del granduca Pietro Leopoldo. Il primo ministro Vittorio Fossombroni attuò un programma di ammodernamento dell’agricoltura e diede un impulso all’industria.

Il ducato di Parma, Piacenza e Guastalla furono affidati a Maria Luisa d’Austria (ex moglie di Napoleone). Venne promulgato un nuovo codice civile.
Nel ducato di Modena e Reggio, Francesco IV d’Asburgo ristabilì la legislazione prerivoluzionaria, restituendo privilegi ai nobili.
Nel regno lombardo-veneto ancora vi era presente un pesante carico fiscale e l’obbligo del servizio militare. Vi fu introdotto un nuovo codice civile e venne migliorata la pubblica istruzione.
L’economia aumentò e la borghesia imprenditoriale era interessate alle novità tecniche e scientifiche, Così Milano divenne la capitale della cultura italiana. Spiccò la rivista “il Conciliatore” scritta da Luigi Porro e Federico Confalonieri.

Una Restaurazione culturale

La Restaurazione oltre che politica fu anche culturale.
Lo scrittore Joseph de Maistre disse che il pensiero che portò alla Restaurazione era quello di ripristinare il trono e l’altare persi durante la rivoluzione. Visto che il terrore bianco era stata una giusta punizione di Dio, sostenne di voler restaurare la società cattolicamente, affermano la legittimità della monarchia ereditaria e la supremazia dell’autorità papale.
Il filosofo Luis-Gabriel-Ambroise de Bonald prese una posizione più moderata. Egli negò il principio secondo il quale ogni potere derivava da Dio, ma affermò la preminenza della monarchia, diventando l’esponente più importante del legittimismo monarchico.

L’ambasciatore spagnolo Juan Donoso de Cortés si basava su un pessimismo antropologico, secondo il quale ogni uomo aveva dentro di se inevitabilmente il male e l’unico modo per non creare disordini era affidarsi al potere divino.

I moti degli anni venti


La Restaurazione non cancellò i cambiamenti causati dalle rivoluzioni. Molte persone non tollerarono la mancanza di libertà, i troppo frequenti controlli di polizia e la repressione di ogni fermento di novità. In questi anni ci furono numerose crisi economiche e inoltre il Congresso di Vienna con la sua aspirazione all’indipendenza e all’unità nazionale porto a ulteriori conflitti.
Quando il Congresso si concluse iniziarono delle rivoluzioni che miravano all’abbattere l’ordine sociale e politico e quindi verso la concessione della liberà e dei diritti fondamentali.
Si andarono a formare società segrete, divise in orientamenti liberali (Carboneria) e democratici (Adelfi e Filadelfi).
In Spagna si scatenarono dei movimenti indipendentisti. L’esercito di Rafael de Riego si rifiutò di seguire questi movimenti, e finì per provocare delle sollevazioni in tutta la Spagna tanto che il re fu costretto a ripristinare la costituzione del 1812. La costituzione di Cadice divenne il modello ispiratore per i futuri movimenti rivoluzionari.
La stabilità politica italiana non durò a lungo, iniziarono dei conflitti tra le istituzioni e i sudditi. Si formarono due associazioni segrete grazie alle quali si diffusero delle idee politiche come quelle che ambivano alla monarchia costituzionale o quelle più repubblicane. Con la rivoluzione spagnola nel 1820 nel regno delle Due Sicilie si innescarono delle minacce, visto che era legato alla Spagna.
Nel luglio del 1820 si scatenò la rivoluzione nel meridione, guidata dal generale Guglielmo Pepe. I rivoluzionari entrarono a Napoli, obbligando Francesco di Borbone a formare un governo provvisorio con la costituzione sul modello di quella di Cadice.
Anche in Sicilia si riscontrarono delle difficoltà. Nel 1820 Palermo andò contro le truppe napoletane, in una sommossa che assunse un significato separatista. I palermitani chiedere l’indipendenza della Sicilia, la quale aveva il modello politico britannico e la costituzione di Cadice.
L’esperimento costituzionale si concluse 8 mesi dopo quando le truppe austriache entrarono a Napoli. Ciò ispirò azioni rivoluzionarie anche nel Regno di Sardegna. Alcuni giovani aristocratici volevano fare del Regno di Sardegna e di quello lombardo-veneto uno stato indipendente. Così a marzo del 1821 i lombardi chiesero al sovrano di concedergli la costituzione di Cadice. Il principe Carlo Alberto accolse la richiesta, senza prendere provvedimenti.
Il moto scoppiò in Alessandria per poi propagarsi anche in Piemonte.
Vittorio Emanuele I abdicò e il fratello Carlo Felice nominò come suo reggente, visto che non era in Piemonte, Carignano. Egli fu costretto a trasferirsi a Novara per fronteggiare gli insorti. Si rifiutò e ciò segno la fine del moto piemontese. Al ritorno di Carlo Felice da Novara, egli procedette con mano pesante sui rivoltosi.
La repressione invase anche il regno lombardo-veneto. Furono reclusi decine di patrioti, fra i quali Silvio Pelico che scrisse le sue sofferenze in “Le mie prigioni”.
Riportato l’ordine in Italia, il Congresso di Vienna si riunì e decise di stroncare la rivoluzione spagnola. Alla Francia fu affidato l’incarico di ripristinare l’assolutismo spagnolo. Nel 1823 varcarono i Pirenei e sconfissero i ribelli, dopo poco anche in portogallo fu smantellata la monarchia.
Il rapido successo dell’intervento francese in spagna e austriaco in Italia evidenziò la debolezza dei moti di quegli anni: La scarsa unità e l’isolamento delle masse popolari.
In Russia il nacque movimento rivoluzionario dei “decabristi” che, per la loro scarsa coesione, venne facilmente represso dallo zar Nicola I.

I moti degli anni trenta

Dopo i movimenti degli anni venti seguì un periodo buio. La Francia mise in atto una rivoluzione, facendo aprire le nazioni occidentali del continente e i paesi centro orientali. La rivoluzione danneggiò i rapporti interni ed esterni dei singoli paesi. A creare le rivolte si aggiunsero, rispetto ai moti di dieci anni prima, oltre alle società segrete, le masse urbane.
Carlo X fece dei cambiamenti in Francia – tra cui il risarcimento ai nobili dei beni persi durante la rivoluzione – e ciò fece scatenare i gruppi di liberali e democratici, che si opposero. Tra loro vi era una gran parte dell’opinione pubblica e anche alcuni aristocratici. Uscirono vincitori nel 1830. Carlo X, sconfitto, reagì con 4 ordinanze: sciolse la chiesa, convocò nuove elezioni, abolì la libertà di stampa e ridusse il suffragio.
Il popolo di Parigi rispose barricando le vie e in tre “gloriose” giornate di combattimento costrinsero il re ad abdicare e a fuggire dalla città. Venne ricostruita la guardia nazionale per mantenere l’ordine. I parlamenti moderati offrirono la corona a Luigi Filippo d’Orleans, il quale era gradito al popolo perché era stato un punto di riferimento dei gruppi liberali. Egli, per sottolineare l’importanza del suo regno, sostituì la bandiera coi gigli dei Borbone con quella tricolore rivoluzionaria.
La rivoluzione si propagò ad altri paesi. Il Belgio si separò dall’Olanda e divenne indipendente. Il regno fu affidato a Leopoldo di Sardegna. L’Inghilterra e la Francia si schierarono dalla parte dei ribelli.
La Polonia andò contro la Russia, sperando nell’appoggio della Francia. Essa però si dichiarò neutrale lasciò che lo zar reprimesse la rivolta.
In Svizzera si giunse alla promulgazione di costituzioni democratiche.
In Germania ci fu un irrigidimento in senso antiliberale dei governi.
In Spagna, morto Ferdinando VII, scoppiò una guerra civile tra carlisti e cristinisti. Vinsero i secondi.
In Portogallo anche scoppiò una guerra civile e si instaurò un regime costituzionale.
In Italia la rivoluzione coinvolse due avvocati modenesi: Enrico Misley e Ciro Menotti, che cercarono l’aiuto del duca di Modena. Egli si rifiutò e fece arrestare Ciro Menotti e altri suoi 43 compagni, il quale verrà poi impiccato il 26 maggio 1831. Il 26 febbraio dello steso anno nacque un governo delle Province Unite, che mise fine al potere temporale del papa. Diversamente da come accadde dieci anni prima, la rivoluzione fu guidata da aristocratici e borghesi.
Gli equilibri internazionali degli anni trenta e quaranta
I moti degli anni trenta impedirono alla Santa Alleanza di far rispettare l’equilibrio. Così l’Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo si riunirono in un’altra Quadruplice Alleanza. L’Europa si divise in due monarchie: Liberale e Conservatrice.
Per contrastare la politica espansionista dell’Austria e della Russia, la Francia e l’Inghilterra fecero fronte comune per dieci anni.
L’Egitto mirava all’indipendenza e dovette scontrarsi contro l’impero ottomano. La Gran Bretagna appoggiò l’impero ottomano.
Nel 1845 la Svizzera vide il conflitto tra cantoni cattolici e protestanti. La crisi si risolse prima ancora di arrivare allo scontro armato. Si creò un governo centrale dotato di una costituzione federale.

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