Genius 20106 punti

Restaurazione e nuovi ideali romantici


La Restaurazione, imposta dal Congresso di Vienna nel 1815, durò fino al 1848. In questi trenta anni, si formarono dei gruppi che lottavano contro il ritorno dell’Ancien régime, abbattuto dalla Rivoluzione francese. In pratica, il Congresso di Vienna aveva voluto riportare l’orologio della storia indietro fino al 1789, cosa che era ormai impossibile. Pertanto il progetto della Restaurazione era destinato a fallire.
Nonostante che dal 1815 al 1848, non ci fossero state più guerre, i sovrani rimessi sul trono dal Congresso di Vienna non erano ben visti dai sudditi perché essi non si rendevano conto che le cose erano ormai cambiate e che si erano fatti avanti due concetti nuovi: libertà e nazione.
All’inizio del XIX secolo, sorge un nuovo movimento: il Romanticismo; esso ha una visione del mondo differente rispetto a quella dell’Illuminismo perché si basa sul concetto di libertà.
Dall’idea di libertà, deriva quella di nazione e poi quello di patria. Mentre per l’Illuminismo non esistono differenze fra gli uomini, in quanto tutti hanno in comune la ragione (e questo spiega il cosmopolitismo), per il Romanticismo ogni popolo ha le proprie tradizioni e la propria cultura.
Nasce così l’idea di nazione (intesa come individuo collettivo): una nazione ha un proprio territorio, una lingua, delle tradizioni, tutti elementi che sono diversi da quelli di un’altra nazione;
e siccome è giusto riconoscere a tutte le persone dei diritti individuali (come la libertà), anche le nazioni hanno dei diritti individuali cioè il diritto di costituire uno stato indipendente (= una patria), governato solo da persone che appartengono a tale nazione.
Da questo concetto deriva quello di nazionalismo che avendo lo scopo di lottare per la libertà di un popolo si pone in contrasto con la decisione del Congresso di Vienna di assegnare un territorio al dominio di un governo straniero.
Nel XIX secolo, si pensava che ad ogni nazione dovesse corrispondere una patria e ad ogni patria uno Stato e se un popolo non ha un proprio Stato, esso lo deve conquistare con le armi.
Oggi il concetto di nazione è più ampio perché per noi, uomini moderni, fanno parte di una Nazione non soltanto coloro che sono nati in quel certo paese, ma anche coloro che sono venuti ad abitarvi, che ne rispettano le leggi e ne condividono i valori, lavorando a collaborando per la ricchezza del paese. In pratica, nel XIX secolo, il termine “nazione” fa invece riferimento ad un gruppo ristretto che dà importanza alla razza.
Dall’idea di libertà deriva il liberalismo, cioè l’idea secondo la quale ogni individuo ha dei diritti che non possono essere ignorati. Tali diritti riguardano la vita civile, sociale, politica ed economica. Essi sono:
• libertà di opinione: ognuno è libero di avere una propria opinione, anche in campo religioso, per cui una religione non può essere imposta, ma scelta liberamente
• libertà di stampa: ognuno può diffondere liberamente le proprie idee tramite la stampa
libertà personale: ognuno si può spostare liberamente all’interno dello stato
• libertà politica: ognuno è libero di formare dei gruppi o un partito politico
• libertà economica: ognuno può vendere i propri beni o acquistarne di nuovi o aprire un’attività economica
Alla base di tutte queste libertà, c’è il concetto dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Gli studiosi che hanno affrontato il tema del liberalismo sono: i francesi Constant, Tocqueville, l’ italiano Cavour e l’inglese Stuart Mill. Essi sostenevano che una società può fare dei progressi soltanto se garantisce ai cittadini la libertà e i loro diritti. Tuttavia la libertà non riguarda il singolo cittadino, ma anche tutta la nazione. Per questo, non è ammesso che un re straniero domini un paese con la forza (Es. gli Asburgo che dominano il Lombardo-Veneto). Da ciò deriva che il liberalismo si unisce alle aspirazioni alla libertà dei vari popoli.
La difesa della libertà, portava a contrastare la monarchia assoluta ed affermare che il potere del re doveva essere limitato dalla presenza di un Parlamento, oppure che i cittadini dovevano scegliere chi li avrebbe governati. Il liberalismo considerava molto importante la presenza di una Costituzione che tutti devono rispettare, sovrano compreso. La Costituzione descrive l’organizzazione dello Stato e definisce tutti i suoi poteri affinché nessuno prevalga sugli altri. Inoltre, essa definisce i diritti e la libertà dei cittadini che lo stato ha l’obbligo di rispettare e di difendere.
Fra le libertà previste dal liberalismo occupa un posto di rilievi il liberismo , cioè l’applicazione della libertà in campo economico. Il primo ad occuparsi di liberismo è il filosofo inglese Adam Smith. Secondo lui, i governi non devono mai ostacolare le iniziative economiche dei cittadini (cfr. la formula “laissez faire” = lasciate fare
Il liberalismo politico ed il liberismo economico si intrecciano con il nazionalismo
Per noi, l’affermazione della libertà in campo politico ed economico è un fatto ovvio che nessuno mette in discussione. Ma, all’inizio del XIX secolo, non è così. Infatti, il pensatore francese De Maistre si oppone al liberalismo (e quindi anche al liberismo), sostenendo che il sovrano governa per volontà ed incarico di Dio (come nell’Ancien Régime, egli governa in nome del diritto divino). Inoltre afferma che i popoli non sono ancora maturi per governarsi da soli, senza la guida di un sovrano. Queste idee incontrano il favore delle monarchie perché, di fatto, esse appoggiano la Restaurazione.
Le idee della Restaurazione sono sostenute da due tipi di difensori: i conservatori e i reazionari.
• I conservatori vogliono mantenere la situazione esistente in politica, in economia ed in ogni aspetto della società
• I reazionari reagiscono con violenza contro le nuove idee e si oppongono con forza ad ogni proposta di cambiamento. È in questo senso che la Santa Alleanza costituisce un elemento reazionario.
Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email