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Il regime nazista


Hitler governò utilizzando il binomio legalità-violenza di Mussolini, mentre le squadre d’azione stavano sottomettendo il paese, lui si proponeva come l’uomo che avrebbe salvato e valorizzato il paese, e come lui salì al governo con una coalizione ma dopo sei mesi distrusse la democrazia e istituì uno stato totalitario. Nel marzo 1933 si tennero le nuove elezioni, influenzate come quelle del regime fascista, accompagnate dal pretesto dell’incendio del Reichstag (parlamento di Berlino) a opera di un falsamente attribuito comunista, di conseguenza vennero arrestati liberali e socialisti, Hitler ottenne il 44% dei voti più un 8% della coalizione, avendo la maggioranza assoluta. In seguito il Partito comunista fu ritenuto illegale e i parlamentari privati del mandato. Il parlamento diede pieni poteri a Hitler e in pochi mesi dissensi, giornali di opposizione e sedi sindacali furono chiusi, fu sciolto l’Spd. A luglio passò una legge che vietava la formazione di nuovi partiti, facendo del partito nazista l’unico presente. Nel 1933 fu istituito a Dachau il primo campo di concentramento per prigionieri politici, il 30 giugno del 1934 nella “notte dei lunghi coltelli” vennero uccisi il capo e i dirigenti delle squadre d’assalto/azione (SA) più alcuni parlamentari ritenuti inaffidabili da Hitler, che nel 1934 divenne capo dello stato. Hitler non toccò costituzione né apparati amministrativi, ma privò di ogni autonomia parlamento, governo e magistratura, facendo sì che tutto dipendesse da lui, che aveva potere assoluto in tutto e poteva legiferare da solo. Ma nonostante Hitler fosse espressione unica del popolo, il tutto era governato dal partito, dalla Gestapo e da istituzioni come Todt, il piano quadriennale di sviluppo economico e le organizzazioni di consenso. Per questo si parla di poliarchia o feudalesimo, in cui tutto dipendeva dai rapporti col capo. SS e Gestapo erano gli strumenti di repressione, ma a loro si affiancava il Fronte del lavoro, che lavorava sul piano civile per scopi assistenziale e ricreativo. Le corporazioni guidavano la vita lavorativa e produttiva poiché gli scioperi erano illegali. L’elogio del lavoro fu infatti un aspetto sul quale il Terzo Reich lavorò molto (“il lavoro rende liberi” su Auschwitz). Contemporaneamente il regime lavorò per formare i giovani (Gioventù hitleriana) controllando la scuola, la cultura e la scienza e attraverso dei riti di propaganda a opera di Goebbels, utilizzando mezzi come la radio od il cinematografo e certe volte organizzando riti collettivi per manipolare le coscienze. Questo fu un motivo per il quale il nazismo si impose: non vi fu solo terrorismo ma anche un grande potere carismatico. La violenza nazista fu adoperata non solo per conquistare e mantenere il potere ma anche per trasformare la nazione in una nazione guerriera e per purificarla, se ne possono identificare tre tipi: repressione politica, sociale e razziale, che contribuirono alla radicalizzazione della cosa. La repressione politica fu forte solo all’inizio, la repressione sociale si propose di eliminare gli “asociali” (zingari, vagabondi, omosessuali), repressione razziale invece presupponeva il sanamento biologico della razza, che fossero ebrei o disabili/malati di mente. La violenza razziale si basava sul fatto che il popolo non è soltanto un insieme di individui legati da una cultura, da una storia e da una appartenenza ad uno stato, ma è una totalità razzialmente omogenea. Da qui l’avversione all’Illuminismo, all’individualismo ed al liberalismo: chi non era di sangue tedesco non poteva essere cittadino. Quindi lo stato tedesco si propose di riportare ad uno stato razzialmente omogeneo il popolo tedesco (Volk), purificandolo dai meticci e dagli esseri impuri. Da qui la persecuzione degli ebrei, ritenuti una razza inferiore e appartenenti ad una religione altrettanto inferiore, dovevano essere colpiti programmando un’estirpazione della razza ebraica. Dai primi provvedimenti contro gli ebrei su passò nel 1935 alle leggi di Norimberga, che privavano gli ebrei della cittadinanza tedesca, un altro fu la “notte dei cristalli” in cui numerosi ebrei vennero massacrati, arrestati o uccisi assieme alle loro istituzioni, alcuni deportati nei campi di concentramento, alla fine del massacro la comunità ebraica dovette pure risarcire i danni alle opere pubbliche. Solo allora si capì che gli ebrei erano finiti, il tutto continuò con l’arianizzazione dei beni e delle attività economiche ebraiche, ossia venivano assegnati a esseri puri, quindi si cominciò con le deportazioni nei campi di concentramento e con la costrizione nel portare la stella di David nel 1941. La politica economica dello stato tedesco fu autarchica e caratterizzata da un grande interventismo e dirigismo dello stato, che accentuò il carattere monopolistico dello stato, vi fu una saldatura fra le scelte economiche del regime e i grandi gruppi industriali. Il regime mirava ad una piena occupazione per il consenso popolare, obiettivo che fu centrato perfettamente. I salari furono bassi e i ritmi di lavoro erano alti, ma il fatto che durante la repubblica di Weimar l’occupazione fu una spina nel fianco, aumentò il consenso da parte del popolo. Per quel che riguarda l’economia di guerra, lo stato finanziò opere pubbliche e adottò una politica di riarmo, arrivando le spese militari a costituire il 50% delle spese totali, questo perché Hitler riteneva che il regime dovesse prepararsi alla guerra, ciò viene anche detto nel piano quadriennale. Il legame fra economia, politica, ideologia e guerra era dato dal fatto che l’impiego di risorse pubbliche comportasse una politica estera aggressiva che mirava a far riconquistare alla Germania un posto d’onore nel panorama economico internazionale, altra tematica era quella dello “spazio vitale” che presupponeva la legittima espansione del Reich verso est, nei paesi slavi.
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