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Primo Dopoguerra: categorie storiografiche ed eventi più rilevanti


Il Primo conflitto mondiale determinò diversi cambiamenti in tutti gli stati coinvolti nella guerra. Le caratteristiche nuove del conflitto e le conseguenze che esse apportarono determinarono diversi cambiamenti geopolitici: i quattro grandi imperi che dominavano l’Europa negli anni precedenti al 1915, dopo il termine della Grande Guerra si sfaldarono e al loro posto si formarono più stati frammentati. Per i radicali mutamenti che essa determinò, dal punto di vista storico la Prima Guerra Mondiale viene vista come l’inizio del XX secolo.
La guerra fa crollare le speranze e le aspettative che avevano determinato gli anni della cosiddetta “Belle époque”. Si diffonde l’idea di crisi economica, sociale e, soprattutto, esistenziale. La guerra aveva dimostrato la labilità delle certezze umane e il progresso, che durante il XIX secolo era visto come strumento di miglioramento e sviluppo, si era rivelato fonte di distruzione e demolizione. Inoltre, in campo culturale e filosofico si passò da una filosofia di tipo ottimistico (il positivismo) ad un pensiero pessimistico (l’angoscia esistenziale).
In Germania nasce la repubblica di Weimar, molto avanzato dal punto di vista sociale: era infatti uno stato democratico in cui l’intera popolazione partecipava attivamente alla vita politica.
Durante il novecento si diffuse il concetto di “totalitarismo. Il concetto di totalitarismo venne coniato per la prima volta da uno dei più importanti filosofi del novecento: Hannah Arendt, pensatrice che scrisse un libro intitolato “le origini del totalitarismo” in cui l’autrice cerca di individuare le caratteristiche di alcuni sistemi politici, individuati come sistemi totalitari. Con la nascita dei partiti di massa nacquero i totalitarismi, diversi dai sistemi totalitari del passato, perché per la prima volta si tratta di sistemi ideologici. Nel XX secolo nascono infatti le ideologie, nate in seguito alla diffusione della politica come strumento in cui le masse partecipano attivamente. Le ideologie sono delle concezioni del modo di organizzarsi di una società che vogliono dare una forma alla storia: è un insieme di idee che vuole trasformarsi in un progetto politico. Le quattro grandi ideologie che caratterizzano il novecento sono: la democrazia; il fascismo; il nazismo e il comunismo, delle quali le ultime tre, secondo Arendt, possono essere considerate totalitarismi perché rispecchiano il tentativo di organizzare la vita politica di uno stato. Non si tratta infatti solamente di partiti politici autoritari, ma, oltre ad essere dittature, questi sistemi autoritari pretendono di dare forma a tutti gli aspetti della vita: l’obiettivo dei sistemi totalitari è infatti quello di creare un uomo nuovo (si parla di “uomo nazista”, “uomo fascista” e “uomo comunista”). La Arendt scrive che questi sistemi sono una diretta conseguenza della Grande Guerra. Le masse, infatti, indebolite dal conflitto, sono facilmente manipolabili.
Un’altra diretta conseguenza della Prima Guerra Mondiale è la crisi economica che attraversa tutti gli stati, in particolare la Germania, il cui apice è la cosiddetta “Crisi del 29”. Anche per l’Italia la fine della guerra determina un grande scombussolamento: decadono i vecchi partiti e ne nascono di nuovi. Negli anni venti del XX secolo nasce un movimento che si presenta con le caratteristiche del nazionalismo e dell’uso della violenza: il fascismo, che prende forma attorno alle azioni e alle idee di Mussolini, uno dei più accesi fautori dell’ingresso in guerra dell’Italia, tramite posizioni socialiste (egli era infatti uno dei leader del ramo socialista-rivoluzionario). Mussolini, approfittando della debolezza degli italiani, prese il potere nel 1922 e riuscì a trasformare l’Italia da stato liberale a stato fascista. Hitler salì invece al potere in Germania più di dieci anni dopo Mussolini, nel 1933.
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