1914: da una crisi locale a un conflitto generale

Il 28 giugno 1914 l'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo fu ucciso insieme alla moglie a Sarajevo dal diciannovenne anarchico Princip. Il governo di Vienna attribuì la colpa dell'accaduto alla società segreta “Mano nera” che agiva rivendicando l'indipendenza dei popoli slavi dal dominio imperiale. Così al governo di Belgrado fu dato un ultimatum nel quale Vienna esigeva una dichiarazione di condanna per l'accaduto e l'impegno di procedere con rigore nei confronti dei responsabili. L'ultimatum fu respinto e l'Impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Serbia.
La Russia sostenne la Serbia, e la Germania, alleata con l'Impero Austro-ungarico, il 1° agosto dichiarò guerra alla Russia e successivamente alla Francia, nemica “storica” e alleata con lo zar. Così le truppe tedesche invasero il Belgio, violandone la neutralità, per raggiungere Parigi. Questa aggressione spinse la Gran Bretagna a schierarsi con gli alleati francesi dichiarando guerra alla Germania. Su unì all'alleanza antigermanica anche il Giappone. Fu così che una crisi a livello regionale si trasformò in un conflitto su scala mondiale.

L'annuncio della guerra venne subito accettato addirittura producendo un'ondata contagiosa di frenesia ed esultanza che spinse migliaia di persone a riconoscersi in un sentimento patriottico.
Al momento dell'entrata in guerra della Germania, il Parlamento tedesco approvò i crediti di guerra (stanziamenti straordinari per far fronte alle spese belliche). Allo stesso modo si comportarono gli austriaci, i francesi e gli inglesi decretando la crisi della Seconda Internazionale che sosteneva che la guerra era espressione di una politica nazionalistica determinata dagli interessi della borghesia e non arrecava vantaggi al proletariato. Ma con lo scoppio della guerra capitalisti e proletari di una nazione si unirono contro capitalisti e proletari di altre nazioni dando vita ai governi di “unione nazionale”.
Lo spirito di fratellanza e solidarietà nazionale spinse molti civili a presentarsi come volontari per partire verso il fronte, trasformando il fenomeno del volontarismo in fenomeno di massa. Per i giovani, in particolare borghesi, la partecipazione alla guerra rappresentava un'occasione per liberarsi dalle vecchie convenzioni e dalla routine quotidiana. Inoltre ad alimentare il volontarismo contribuì il valore simbolico della guerra come rito di passaggio verso l'età adulta.

Dalla guerra di movimento alla guerra di posizione

l'esercito tedesco, che aveva invaso il Belgio neutrale puntando su Parigi, si trovò in una situazione di stallo, bloccato da una controffensiva anglo-francese: il fronte occidentale si stabilizzò sul fiume Marna, mentre quello orientale (confine Germania e Russia) non vide avanzamenti significativi. Quella che doveva essere una guerra di movimento si trasformò in una guerra di posizione combattuta dalle trincee.

L'ingresso in guerra dell'Italia

L'ingresso nel conflitto dell'Italia fu oggetto di un intenso dibattito fra neutralisti e interventisti: si opponevano alla guerra i socialisti (esclusa una frangia estremista guidata da Benito Mussolini e dai sindacalisti rivoluzionari), i cattolici e la maggior parte dei liberali. Sull'altro fronte stavano la sinistra democratica, gli interventisti di Cesare Battisti, e la destra liberale di Salandra e Sonnino. Il 26 aprile 1915 il governo italiano stipulò con le potenze dell'Intesa un trattato (il patto di Londra) con il quale si impegnava ad entrare in guerra al loro fianco entro un mese. Il re Vittorio Emanuele III e il primo ministro Salandra riuscirono ad ottenere dalle camere il voto favorevole all'entrata in guerra contro l'Austria, dopo la campagna propagandistica di alcuni giornali, in primis il “Corriere della Sera” e le manifestazioni interventiste delle “radiose giornate di maggio” in cui grandi folle si radunavano nelle piazze romane per applaudire i leader dell'interventismo tra cui Gabriele d'Annunzio, il quale grazie alle sue doti oratorie invocò l'entrata in guerra dell'Italia.

1915-1916:la carneficina

fra il 1915 e il 1916 austriaci e italiani si affrontarono con logoranti scontri nel Friuli e Trentino,mentre sul fronte occidentale le sanguinose battaglie di Verdun e della Somme lasciavano sul territorio milioni di morti. Sul versante orientale, dove l'impero ottomano era entrato in guerra a fianco della Germania, le forze anglo-francesi furono sconfitte a Gallipoli. In un clima di esasperazione nazionalistica, i turchi intrapresero un vero e proprio sterminio della minoranza armena, considerata un nemico interno in quanto potenziale alleato della Russia, mentre l'Inghilterra cercava di fomentare le popolazioni arabe contro il dominio ottomano. Sul fronte marittimo si scontravano la flotta britannica, che era riuscita ad imporre il blocco navale agli Imperi centrali, e i sottomarini tedeschi.

Una guerra di massa all'insegna della tecnologia

Il primo conflitto mondiale fu il banco di prova di nuove armi e tecnologie: mitragliatrici automatiche, i primi carri armati, micidiali armi chimiche, aeroplani usati con compiti di ricognizione. La violenza e la crudeltà della guerra investirono, oltre i soldati che nelle trincee vivevano in pessime condizioni, anche la popolazione civile che nelle zone dei combattimenti subì aggressioni dirette, stupri e ritorsioni.

L'economia e la società al servizio della guerra

Nel corso della guerra l'intervento dello Stato nell'economia aumentò notevolmente al fine di garantire il rifornimento di materie prime per la produzione bellica, di viveri per gli eserciti e le popolazioni e di assicurare il reclutamento di manodopera per le industrie e i servizi. Ciò comportò la burocratizzazione e la militarizzazione delle attività economiche mediante un controllo da parte delle autorità. Per rendere esecutive le loro disposizioni i governi diedero vita a speciali organismi ministeriali: in Germania venne istituito L'Ufficio delle materie prime di guerra per organizzare e controllare l'industria pesante. In Gran Bretagna fu creato un ministero per le Munizioni e l'Industria bellica. In molti paesi lo Stato finanziò la nascita di nuove industrie come per esempio in Francia e Stati Uniti la nascita di una forte industria navale. In Italia vennero istituiti il ministero delle Armi e Munizioni e il Comitato centrale di mobilitazione industriale, il cui compito era di gestire le imprese utili alla produzione di materiali e servizi bellici. Anche il rifornimento e la distribuzione di viveri per i civili e i militari vennero sottoposti alla vigilanza statale mediante misure di razionamento (limita il consumo dei beni di prima necessità che vengono assegnati a ciascuno in quantità determinata) e attraverso il calmiere (prezzo massimo) dei prezzi dei generi di sussistenza. Questi interventi non sempre risultarono efficaci infatti in molti paesi la difficoltà di di reperire i mezzi di sussistenza portò all'alimentazione del “mercato nero”.

Nell'industria alcuni settori strategici conobbero una considerevole espansione come per esempio la produttività cantieristica. I settori che si svilupparono di più furono l'industria mineraria, la metallurgia, la siderurgia, la chimica, l'automobilistica e l'aeronautica. I governi dei paesi belligeranti accordarono all'industria diverse agevolazioni come anticipi sulla fornitura dei prodotti, garanzie sui prestiti bancari, sussidi e sgravi fiscali.
Il numero considerevole dei volontari per la guerra rese problematico il reclutamento della manodopera per le fabbriche; vi furono così diversi interventi come per esempio la deportazione di lavoratori, limitazioni alla mobilità dei lavoratori, l'applicazione delle prime tecniche di produzione in serie che velocizzavano la produzione e richiedevano manodopera meno specializzata come ragazzi e donne, che in quegli anni entrarono in massa nelle officine a sostituire gli uomini chiamati al fronte. L'ingresso delle donne in fabbrica rafforzò la loro posizione nella società civile, grazie anche all'indipendenza economica che acquisirono.
La guerra sconvolse il sistema finanziario internazionale. I paesi belligeranti ricorsero in modo massiccio al finanziamento in deficit dei loro bilanci cui la fonte principale furono i prestiti concessi dalle banche centrali, che coprivano l'80% delle spese belliche.
La sospensione della convertibilità aurea permise agli istituti bancari di ricorrere all'emissione di cartamoneta, si innescò così un'inflazione incontrollabile e una crescita dei beni di consumo vertiginosa.

La svolta del 1917

Gli insuccessi militari della Russia scatenarono un movimento di protesta interno sia da parte dei soldati sia da parte degli operai. Così nel febbraio una manifestazione contro il carovita a Pietrogrado si trasformò in uno sciopero generale di protesta contro l'autocrazia dello zar, accusato di affare e di mandare inutilmente a morire il popolo. Questa situazione portò all'abdicazione dello zar che portò alla nascita della Repubblica dei soviet e alla conseguente uscita della Russia dalla guerra. Già prima i delegati dei soviet e Lenin avevano approvato un decreto che sosteneva la necessita di una pace senza annessioni e senza indennità che venne poi firmato con le potenze dell'Intesa (trattato di Brest-Litovsk) ma comportò una grossa perdita di territori per la Russia che veniva privata dell'Estonia, Lettonia, Lituania e parte della Bielorussia.
Anche in altri paesi belligeranti si diffusero nel 1917 moti di protesta e ribellione infatti in paesi come Francia, Germania e Austria uomini e donne scioperarono e scesero in piazza contro il caro-viveri e la guerra.
Intanto l'esercito italiano, guidato dal generale Cadorna, nella notte del 23 ottobre 1917 nei pressi di Caporetto fu attaccato brutalmente dall'esercito austriaco e tedesco. Quest'ultimo si divise in piccoli gruppi con il compito di spezzare in punti diversi la linea nemica, prendendo alle spalle gli avversari. Per l'esercito italiano fu una catastrofe: interi battaglioni e reggimenti si sfaldarono e 300.000 soldati italiani caddero prigionieri. Il risultato della disfatta di Caporetto fu che il Friuli e metà del Veneto caddero in mano all'esercito austriaco. Il generale Cadorna accusò i soldati di essersi arresi e addossò i socialisti la responsabilità morale del tradimento. A Cadorna successe il comandante supremo Armando Diaz che abbandonò la tattica offensiva del suo predecessore e instaurò una “disciplina della persuasione” basata sua una maggiore considerazione per le esigenze e le condizioni materiali delle truppe. Dopo la disfatta di Caporetto anche l'industria bellica si riprese garantendo un rifornimento di armi,munizioni e mezzi di trasporto all'esercito, in tempi brevissimi.
Quando nel marzo 1917 i sottomarini tedeschi affondarono 3 navi mercantili statunitensi, il mese successivo il presidente Wilson a fianco dell'Intesa decise di dichiarare guerra alla Germania, in difesa dei valori liberali e democratici.

L'epilogo del conflitto

Tra marzo e luglio 1918 lo stato maggiore tedesco sferrò 5 grandi offensive minacciando nuovamente Parigi e cercando giungere ad una vittoria decisiva. L'Intesa, nonostante si trovasse in una grande crisi militare, riuscì a opporsi agli attacchi tedeschi, passando al contrattacco con l'ausilio di 300 carri armati. L'esercito tedesco fu costretto a lasciare l'iniziativa nelle mani degli avversari.
Fu grazie agli aiuti forniti dagli Stati Uniti che consentirono all'Intesa di battere i tedeschi nella battaglia di Amiens (agosto 1918) grazie all'impiego di circa 550 carri armati. Fu così che le truppe tedesche furono costrette a retrocedere abbandonando i territori occupati della Francia e del Belgio.
Intanto in Italia, dopo la sconfitta di Caporetto e davanti alla minaccia di invasione da parte delle armate austriache, le cause della resistenza nazionale furono sostenute anche dai socialisti come Turati e Treves che esortarono tutti gli italiani a battersi con vigore contro il nemico. Intanto Vittorio Emanuele Orlando passò alla guida dell'esecutivo, il quale promise terre ai fanti-contadini una volta cessata la guerra. Al fronte, l'esercito italiano attuò un'efficacia resistenza contro l'esercito austriaco sull'altopiano di Asiago e sul monte Grappa, nonché sul Piave costringendolo a indietreggiare.
Il 24 ottobre consentì agli italiani di impossessarsi del Vittorio Veneto segnando la sconfitta degli austriaci e la conquista di Trento e Trieste. Il 3 novembre i rappresentanti austriaci firmarono a Villa Giusti un armistizio con l'Italia e il giorno dopo venne proclamata la vittoria.
Quando gli italiani lasciaro l'ultima offensiva, l'impero asburgico si stava ormai sfaldando a causa delle pressioni da parte dei diversi movimenti indipendentisti che portarono l'imperatore Carlo I ad abbandonare il paese. Così anche l'impero ottomano cadde, a causa degli attacchi degli inglesi in Siria e in Palestina. Questi due crolli accelerarono la crisi tedesca, resa inevitabile dalla sconfitta ad Amiens. Un ammutinamento della flotta tedesca a Kiel (3 nov 1918) assunse il carattere di un'insurrezione rivoluzionaria, propagandosi fino a Berlino dove gli operai costituirono dei consigli su modello dei soviet russi. Il 9 novembre Guglielmo II fuggì dal paese, e a capo del governo provvisorio salì Ebert, esponente del Partito socialdemocratico. Due giorni dopo la Germania firmò la resa. Si stima che i caduti in battaglia durante la prima guerra mondiale furono circa 9 milioni e mezzo concentrate nella fascia tra i 20 e i 40 anni, risultando una vera e propria ecatombe generazionale. All'indomani del conflitto la società europea si trovò ad elaborare un immenso lutto che trovò espressione nel culto del milite ignoto. A peggiorare le cose fu la diffusione della così detta “spagnola” un'epidemia che provocò un numero di morti superiore a quello della guerra (40-50 milioni).

I trattati di pace e il nuovo scenario europeo

Il presidente americano Wilson aveva illustrato al Congresso un programma articolato in 14 punti, che annunciavano i principi attorno ai quali costruire una pace duratura. Egli aveva proposto un sistema di relazioni internazionali cooperative al fine di emancipare le nazioni oppresse e riconoscere i diritti inviolabili dell'umanità. Inoltre auspicava ad una diplomazia aperta in modo che gli accordi fra i governi fossero sottoposti al controllo dell'opinione pubblica. Tra i 14 punti vi è anche la rimozione delle barriere doganali, la libertà di navigazione in tutti i mari e la riduzione degli armamenti al limite per la sicurezza del paese tutto ciò con l'obiettivo di garantire la democrazia. Infine Wilson aveva proposto l'istituzione di una Società delle Nazioni, con il compito di risolvere pacificamente le controversie internazionali.
Il programma wilsoniano, che rappresentava una risposta alternativa all'internazionalismo socialista di Lenin, trovò scarsa attuazione nella Conferenza di pace che si aprì a Parigi il 18 gennaio 1919 che vide partecipare 32 nazioni esclusi i paesi vinti e la Russia bolscevica. Infatti il ruolo determinante fu svolto oltre che dagli Stati Uniti dalla Francia e dalla Gran Bretagna le quali avevano intenzioni molto distanti da quelle del presidente Wilson, prima fra tutte l'intenzione di punire la potenza tedesca sul piano militare ed economico. Il revanscismo (politica nazionalistica dettata da volontà di rivincita dopo una sconfitta bellica) francese aveva radici che risalivano alla guerra franco-prussiana in cui perse l'Alsazia e la Lorena; la Gran Bretagna decise di unirsi alla Francia al fine di ottenere vantaggi territoriali, lasciando così il Wilson e il suo programma isolati.
Le condizioni imposte alla Germania si fondavano sul principio della colpa tedesca nello scoppio della guerra e ciò servì a legittimare la pace punitiva a cui dovette sottostare la Germania. Il trattato stabilì: la cessione di tutte le colonie tedesche e lo sfruttamento del ricco bacino carbonifero della Saar da parte del governo francese per 15 anni. Alla Polonia andarono alcune regioni orientali tedesche tra cui il corridoio di Danzica che le assicurava uno sbocco sul Mar Baltico.
Le clausole militari del trattato imposero alla Germania l'azzeramento della flotta militare, l'abolizione della leva militare obbligatoria, la riduzione dell'esercito e la scomparsa dell'aeronautica. Infine furono addebitatati al governo di Berlino tutti i danni di guerra arrecati ai vincitori pari a 132 miliardi di marchi-oro.

L'impero zarista aveva cessato di esistere nel 1917 in seguito alla Rivoluzione d'Ottobre. Con la conferenza di Parigi il governo bolscevico si riappropriò dell'Ucraina ma perse la Polonia, la Finlandia e le province baltiche che divennero repubbliche indipendenti. Questi nuovi stati costituirono un “cordone sanitario” intorno alla Russia che aveva il compito di evitare che il “virus” del comunismo si propagasse nel resto dell'Europa.

Con il trattato di Parigi entrò in vigore il patto costitutivo della Società delle Nazioni, firmato nell'aprile del 1919. Questa si compose di un'Assemblea alla quale partecipavano tutti i paesi aderenti, e di un Consiglio di 9 membri di cui 5 permanenti (Francia, Gran Bretagna, Italia, Stati Uniti e Giappone) e 4 eletti dall'Assemblea. Su qualsiasi questione, il consiglio avrebbe dovuto deliberare all'unanimità. La Società delle Nazioni aveva il compito di garantire l'indipendenza e la sovranità di tutti gli Stati membri; in caso di contrasti internazionali si sarebbe fatto ricorso all'arbitrato (risoluzione pacifica di una controversia da parte di un mediatore chiamato arbitrato); se una nazione avesse dichiarato guerra sarebbe stato messo al bando dalla Società e sarebbero scattate delle sanzioni economiche.

La tormentata esperienza della Repubblica di Weimar

il 9 novembre 1919 dopo moti rivoluzionari in tutto il Reich, l'imperatore Guglielmo 2° fu costretto ad abdicare; il giorno stesso fu proclamata la Repubblica con il socialdemocratico Ebert a capo del governo provvisorio. Dopo il trattato di Versailles il Partito socialdemocratico sembrava l'unico capace di gestire la situazione grazie alla sua tradizionale opposizione alla spirito militaristico.
Per i comunisti tedeschi, costituitisi nella “Lega di Spartaco”, la repubblica borghese non era altro che un travestimento del vecchio Stato. Così gli spartachisti insorsero. La risposta del governo fu immediata a drastica: inviò delle truppe che soffocarono la rivolta nel sangue e i leader tra cui Rosa Luxemburg, vennero arrestati e assassinati.
Con la Costituzione di Weimar (agosto 1919), fu instaurato un nuovo sistema democratico e federale. Così chiamata dal nome della città tedesca di Weimar in cui fu redatta, la Carta era estremamente progredita: suffragio universale sia maschile che femminile, la centralità del Parlamento, la valorizzazione dei partiti come strumenti di partecipazione democratica e il riconoscimento di alcuni importanti diritti sociali. Agli occhi dei conservatori e dei nazionalisti, la repubblica di Weimar incarnava una sfida morale ai principi e ai valori della tradizione tedesca tant'è che attuarono violenze politiche contro esponenti del partito democratico tedesco. Ciò fu causato anche dalla crisi economica che mise in ginocchio la popolazione tedesca che vide nella propaganda nazionalista una speranza. A questa crisi si aggiunse l'occupazione della Ruhr che provocò un tracollo finanziario che costrinse il governo ad aumentare l'emissione di banconote portando il valore del marco a precipitare vertiginosamente.
Vi furono così diversi contrasti politici dove ad Amburgo i comunisti insorsero e a Monaco una nuova formazione di estrema destra (Partito nazionalsocialista dei lavoratori di Adolf Hitler) ordì un colpo di stato nel 9 novembre 1923 che però fallì con la condanna di Hitler a cinque anni di carcere.
La classe dirigente repubblicane reagì formando un governo di coalizione con tutti i partiti costituzionali e riuscì a isolare la destra e la sinistra estrema, a riallacciare il dialogo con la Francia e a mettere in atto un politica economica basata sulla limitazione della spesa pubblica. La soluzione alla crisi tedesca giunse dagli Stati Uniti in cui il finanziere Dawes propose un piano in base al quale gli Stati Uniti avrebbero sovvenzionato la Germania con prestiti a lunga scadenza, consentendo alle sue imprese di riavviare la produzione.
Le relazioni tra Francia e Germania si normalizzarono solo dopo la firma di un accordo nell'ottobre 1925 a Locarno in cui le due potenze si impegnavano a non violare con la forza le frontiere stabilite a Versailles; la Gran Bretagna e l'Italia a loro volta avrebbero svolto un ruolo di garanti contro eventuali violazioni. L'anno successivo la Germania venne ammessa alla Società delle Nazioni.
Nonostante i successi dei socialdemocratici, nel 1925 venne eletto alla presidenza il conservatore Hindenburg, appartenete alla vecchia casta militare.

Dalla rivoluzione bolscevica alla nascita dell'Unione Sovietica

Nel 1917 l'ex impero russo aveva visto succedersi governi differenti. Nel marzo vi fu il governo provvisorio di L'vov sostenuto dal partito costituzionale-democratico dei cadetti, dei menscevichi e dei socialisti rivoluzionari. Nell'aprile Lenin espose le sue “Tesi d'aprile” che ebbero larga udienza fra la gente, in cui promesse: pace, terra ai contadini e tutto il potere ai soviet. Inoltre Lenin sostenne che per arrivare alla rivoluzione comunista non bisognava passare necessariamente una fase capitalistico-borghese come sosteneva Marx, pertanto incitò il bolscevichi a rovesciare il governo provvisorio e prendere il potere. Nella notte del 24 ottobre, 25 mila bolscevichi avevano preso d'assalto il Palazzo d'Inverno, sede del governo, impadronendosene. Il giorno dopo il congresso panrusso dei Soviet aveva approvato il decreto sulla pace con il quale si appellavano i paesi belligeranti a porre fine alla guerra con una pace senza annessioni e indennità. Con il decreto sulla terra era stato affidato ai soviet dei contadini il compito di redistribuire le terre in modo egualitario. Con un terzo decreto venne stabiliti il diritto all'autodeterminazione per tutte le popolazioni del ex impero. Intanto fu costituito il Consiglio dei commissari del popolo presieduto da Lenin e composto dai bolscevichi che si sarebbe occupato del governo del paese. Le elezioni a suffragio universale non diedero abbastanza consensi al partito di Lenin che sciolse con forza l'Assemblea costituente e instaurò la Repubblica dei Soviet dei deputati degli operai, dei soldati e dei contadini. Nel 1918 Lenin dovette affrontare una guerra civile sia contro gli avversari interni sia contro gli eserciti nemici esterni decisi ad abbattere il regime bolscevico; tra questi vi erano i “bianchi” ovvero le armate rimaste fedeli allo zar, che erano riusciti a presidiare vasti territori ed ad imporre una loro dittatura. Inoltre i bianchi minacciarono di invadere la zona in cui era tenuta prigioniera la famiglia reale; così per evitare che i bianchi liberassero lo zar e ne favorissero il ritorno, i soviet fece giustiziare Nicola 2° e tutta la sua famiglia. Poco dopo venne proclamata ufficialmente la Repubblica socialista federativa sovietica russa con Mosca capitale. Il governo bolscevico aveva affidato a Trockij il compito di allestire un nuovo esercito, l'Armata rossa degli operai e dei contadini.
Nel 1919 venne fondata a Mosca la Terza Internazionale (Comintern) per volere di Lenin; l'anno successivo si stabilirono i compiti e la struttura del Comintern; si trattava di aderire in toto al modello bolscevico , secondo il quale il partito era il principale strumento della rivoluzione. Nell'ambito dello schieramento europeo di sinistra i comunisti rimasero comunque una minoranza, dato che la maggioranza dei militanti non si distaccò dai partiti socialisti e socialdemocratici.
Nel corso della guerra civile, la situazione interna era precipitata a causa del continuo contrasto tra il governo e la società rurale, che subì i maggiori danni dal comunismo di guerra: la crisi più grave fu la ribellione dei marinai di Kronstadt che nel 1921 si scontrarono con la dittatura bolscevica, invocando la restaurazione delle libertà politiche e la fine delle requisizioni delle campagne. La ribellione fu sedata dall'Armata rossa che fucilò tutti i protestanti.
Solo dopo questa occasione Lenin decise di trovare un accordo con la gente delle campagne. Nel 1921 fu instaurata la Nuova Politica Economica i cui punti fondamentali erano: la fine delle requisizioni forzate, la reintroduzione di elementi di libero commercio (contadini potevano vendere sul mercato parte della loro produzione) e un maggior rispetto nei confronti delle religioni e delle tradizioni del mondo rurale. Lenin vide necessario reinserire la Russia nel sistema internazionale.
Un'altra delle principale preoccupazioni di Lenin era quella di definire la riorganizzazione territoriale e politica. Infatti al termine della guerra civile l'ex impero russo risultava diviso in territori autonomi. Nel dicembre 1922 il 10° congresso panrusso dei soviet sancì la nascita dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Venne stipulata una Costituzione che stabiliva che lo Stato sarebbe stato retto da un Consiglio o Soviet supremo dell'Unione con potere legislativo, da un consiglio dei Commissari del popolo con potere esecutivo. Il governo centrale aveva compiti in politica estera e commercio internazionale, direzione politica, difesa, economia. La guida del paese rimase comunque nelle mani del Partito comunista, unico partito previsto dalla Costituzione.

La scalata al potere di Hitler

Negli anni '20 la Germani conobbe un periodo di relativa stabilizzazione grazie all'emissione di una nuova moneta, alla riduzione della spese correnti e all'attuazione del piano Dawes che prevedeva il sostegno della finanza internazionale alla Germani attraverso prestiti. Tuttavia la Germania dovette adempiere alle ingenti riparazioni di guerra stabilite dal trattato di Versailles che ostacolavano un effettivo sviluppo economico del paese.
La Germania di Weimar rappresentava una democratizzazione incompiuta in quanto la burocrazia e l'esercito rimasero ostili ai principi repubblicani e impedendo il consolidamento delle nuove istituzioni. Inoltre tra i ceti medi vi era una forte nostalgia dell'età imperiale di Guglielmo 2°, e comparvero alcuni gruppi politici della destra reazionaria che sostenevano una rivincita nei confronti della Francia e della Gran Bretagna, trovando numerosi seguaci (reduci di guerra).
In questo contesto rientrò in scena il Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (NSDAP), ricostituito da Hitler dopo la sua scarcerazione (9 mesi a causa del fallimento del colpo di stato nov. 1923 Monaco). Infatti Hitler riorganizzò il partito, rinunciando all'obiettivo di impadronirsi del potere con le armi, decise di far partecipare il partito alle elezioni. Tuttavia i suoi membri continuarono a far uso della violenza contro gli avversari politici.
Nel 1925 furono costituite le SS, guardie del corpo di Hitler alle sue dirette dipendenza, che avevano il compito di servizio d'ordine dello NSDAP. A queste furono affiancate le SA (squadre d'assalto) conosciute anche come camice brune che costituivano un'organizzazione paramilitare.
Alle SS, poste sotto il controllo di Himmler, fu affidato il compito di investigare sugli avversari politici e sui dirigenti della SA, di cui Hitler non si fidava ciecamente.
Il partito nazista agiva servendosi di 3 elementi: la partecipazione al voto, l'azione violenta contro gli oppositori e le grandi manifestazioni di massa orchestrate dal capo della propaganda Goebbels. Hitler nel suo libro Mein Kampf (la mia battaglia) affermava che la soluzione per affrontare i problemi della Germania risiedeva nella liquidazione del sistema democratico, dipinto come inefficiente e corrotto, e nella lotta contro i nemici della Germania: gli ebrei, i socialisti e le potenze straniere, al fine di creare la “Grande Germania”, uno stato capace di imporre la propria egemonia in Europa.
Nella seconda metà degli anni '20 il NSDAP crebbe sia a livello elettore sia organizzativo. Il nazionalismo, l'antisemitismo, l'anticomunismo e l'antiliberalismo, sostenuti dai nazisti, divennero strumenti ideologici e di propaganda in grado di raccogliere innumerevoli consensi fra le classi popolari, fra i borghesi e da parte della grande industria e dell'alta finanza disposte a fornire cospicui mezzi economici al partito al fine di vedere sorgere un regime autoritario in grado di porre fine ai conflitti sociali e di garantire una protezione degli interessi dei capitalisti.
Il crollo della Borsa di Wall Street nel 1929 ebbe ripercussioni pesanti anche sulla Germania, la quale applicò una serie di misure severe contro l'inflazione e a difesa della valuta per far fronte alla crisi. Allo stesso tempo i prestiti statunitensi si ridussero sospendendo molti lavori pubblici in Germania e creando masse di disoccupati. In questa situazione di profonda crisi economica masse di disoccupati iniziarono a sostenere partiti estremisti come quello nazista e ciò per via delle loro accuse contro il trattato di Versailles. I sentimenti nazionalistici vennero alimentati dal sospetto, diffuso ad arte dai nazisti, di un “complotto” ordito dagli ebrei contro l'economia tedesca. Le SA nel 1933 giunsero ad avere quasi 3milioni di aderenti, tra cui giovani disoccupati o con poche speranze per il loro futuro.
Il cancelliere Bruning aveva convocato le elezioni anticipate nel tentativo di ottenere una maggioranza favorevole alla sua politica. Ma le urne premiarono i nazisti, i quali si videro poi aprire la strada dal fallimento dei governi successivi all'esecutivo di Bruning. Così i governi nazionalisti insieme al presidente Hindenburg decisero di cedere il passo a Hitler.
Il 30 gennaio 1933 Hitler fu incaricato da Hindenburg di presiedere il governo. Da quel momento in poi seguirono diversi episodi: il Parlamento venne sciolto; il 27 febbraio il Parlamento (Reichstag) viene incendiato dagli stessi nazisti per accusare i comunisti dichiarandoli fuorilegge; il 23 marzo Hitler fa votare una legge che delega al governo pieni poteri grazie alla quale il Leader può promulgare leggi senza l'approvazione del Parlamento.
In pochi mesi la Germania subisce un processo di nazificazione: le gestione del potere passò al governo del Reich (stato); vennero soppressi i partiti politici e quello nazista venne proclamato partito unico; furono sciolti i sindacati e sostituiti da organizzazioni di regime; all'interno delle forze di polizia vennero inserite le SS; furono allestiti i primi campi di concentramento dove finirono gli oppositori; vennero dati alle fiamme i libri di autori invisi ai nazisti; ebbe inizio la campagna antisemita, con il boicottaggio dei negozi ebrei.
Nella così detta notte dei lunghi coltelli del 30 giugno 1934 gran parte del gruppo dirigente della SA fu arrestata e uccisa su ordine di Hitler che intendeva eliminare tutti quegli elementi che non gli servivano più o che potevano essere una forma di opposizione.

La struttura totalitaria del Terzo Reich

Totalitarismo è una forma di governo completamente diversa da quella che l'ha preceduta. Si basa su alcuni elementi imprescindibili:
la concentrazione di tutto il potere nelle mani di un'oligarchia inamovibile ed esenta da qualsiasi giudizio di verifica da parte dei governati;
l'imposizione di un'ideologia ufficiale;
la presenza di un partito unico di massa che si occupa di tenere la collettività in uno stato di mobilitazione, al fine di alimentare un costante consenso verso il potere;
il controllo integrale degli apparati amministrativi dello stato;
il ricorso alla propaganda come mezzo manipolare il popolo;
l'uso della violenza da parte della polizia e dell'esercito contro avversari politici o gruppi bersaglio della popolazione

Con Hitler al potere nasce il Terzo Reich che eliminò ogni istituzione repubblicana. Hitler ricopriva il ruolo di Fuhrer, ovvero capo supremo della Germania che svolgeva il ruolo sia di Presidente dello Stato sia di cancelliere. Egli era considerato la coscienza della nazione e in quanto tale poteva rappresentarla senza vincoli da parte di altre istituzioni. Al Fuhrer spettava sia il compito di far uscire lo Stato dalla crisi economica sia di renderlo una grande potenza in Europa e nel mondo.
La società tedesca venne indottrinata in base ai principi nazisti, il singolo e i suoi diritti era completamente subordinati alle ragioni della comunità di appartenenza. Infatti gli individui esistevano solo in quanto parte di una “comunità di popolo”, ossia un insieme di persone unite tra loro dalla comune appartenenza a un'etnia originaria, quella ariana.
Il compito dello Stato del Fuhrer era quello di reprimere ogni manifestazione di dissenso, e di alimentare un consenso di massa attorno ad Hitler e il nazismo. Si diffuse così un nuovo spirito tedesco: i ragazzi dai 10 anni in su venivano inclusi obbligatoriamente in un'organizzazione paramilitare (“gioventù hitleriana”) volta a forgiare giovani combattenti grazie ad un forte indottrinamento ideologico e l'addestramento militare. I lavoratori furono raccolti nel Fronte del lavoro. L'adesione della società tedesca al nazismo fu frutto di una strategia che combinava violenza fisica e riduzione al silenzio di qualsiasi voce critica. Inoltre risultò fondamentale per il nuovo stato la Gestapo (polizia segreta di Stato) che spiava i cittadini al fine di estinguere l'opposizione politica.
Il regime nazista fu in grado di garantire lavoro a gran parte dei disoccupati tedeschi e i ceti medi furono rassicurati dalla restaurazione dell'ordine. Hitler giunse a stipulare un concordato con la Santa Sede e con le Chiese protestanti: in cambio del silenzio su quanto avveniva nel Terzo Reich esse avrebbero potuto esercitare il loro magistero.
A garantire il successo del nazismo fu anche una politica estera aggressiva ed espansionistica che fu giustifica da Hitler come necessità per la Germania di trovare uno spazio vitale.

L'antisemitismo, cardine dell'ideologia nazista

La comunità di popolo concepita da Hitler era una nazione di sangue che doveva lottare per preservare la propria purezza e affermarsi sugli altri gruppi etnici. Alla base di questa idea vi era il concetto di razza e di gerarchie razziali secondo cui le razze superiori, prima fra tutte gli ariani, erano destinate a trionfare su quelle inferiori, tra cui gli ebrei rappresentavano l'ultimo gradino. Gli ebrei erano imputati dei peggiori vizi dell'umanità ma sopratutto di ibridarsi, contaminando così la purezza delle razze superiori. Con le leggi di Norimberga (1935) venne negata la parità dei diritti agli ebrei e successivamente la libertà al lavoro, all'iniziativa economica e all'insegnamento. Tra il 1933 e il 1938 200mila ebrei furono indotti ad abbandonare il paese. 8 novembre 1938 avvenne la così detta notte dei cristalli, così chiamata per la distruzione di vetrine di negozi ebraici, in cui le autorità naziste alimentarono un pogrom (“distruzione”) ovvero una sommossa popolare appoggiata dalle autorità contro le proprietà e la vita degli ebrei. Decine di ebrei persero la vita e circa 30 mila furono deportati nei campi di concentramento.
I campi di concentramento (1° Dachau) costituivano dei luoghi di detenzione sottratti a qualsiasi giurisdizione legale, gestiti dalle SS. Nel corso degli anni divennero luogo di detenzione non solo per gli oppositori politici ma per tutti coloro che erano invisi al Terzo Reich: zingari,omosessuali, delinquenti, ebrei.


L'URSS dalla dittatura del proletariato al regime staliniano

Nella prima metà degli anni 20 L'Unione sovietica uscì dall'isolamento internazionale normalizzando le relazioni diplomatiche e commerciali con l'Europa occidentale. Tuttavia nel fronte interno permaneva un'instabilità politica. Lenin non vedeva di buon occhio il fatto che Stalin, segretario generale del Partito comunista dell'unione sovietica, fosse giunto a controllare l'intero apparato del partito e tutta l'attività del governo. Lenin giunse persino a suggerire nel suo testamento politico di rimuovere Stalin dalla sua carica. Ma ciò venne manipolato da Stalin che divenne l'uomo forte del partito. Egli fece proprie le regole della rivoluzione bolscevica: andava messo da parte ogni scrupolo morale nell'adempimento della missione rivoluzionaria e la costruzione del socialismo era dovere esclusivo del partito e del suo leader.
Nel 1924 alla morte di Lenin vi fu una crisi all'interno del partito il quale si divise in due correnti: Stalin sosteneva il socialismo in un solo paese e dunque il rafforzamento dell'URSS attraverso un programma di industrializzazione accelerata e della collettivizzazione delle terre. L'altra, sostenuta da Trockij, propugnava una rivoluzione permanente ovvero riteneva che si dovesse promuovere un processo rivoluzionario in tutti i paesi europei più avanzati. Lo scontro tra queste due correnti si risolse del 1927 a favore di Stalin.
Stalin iniziò così il suo progetto per far diventare l'URSS autosufficiente e in grado di reggere il confronto con i paesi capitalisti altamente industrializzati. Si procedette così alla collettivizzazione forzate delle campagne al fine di incentivare le potenzialità produttive del settore agricolo.
Il principale ostacolo all'attuazione di questi progetti consisteva, secondo Stalin, nella categoria dei contadini possidenti chiamati kulaki, i quali vennero accusati di essere una classe parassita di cui sbarazzarsi. Stalin così procedette ad eliminare quanti rifiutavano la collettivizzazione delle terre; furono così applicate delle estreme sanzioni che giunsero persino a sospendere le consegne dei viveri ai villaggi dei contadini che si opponevano. Tuttavia nella maggior parte dei casi tale progetto fu attuato grazie alla requisizione delle terre seguita dall'imposizione di turni massacranti di lavoro e dalla meccanizzazione dell'agricoltura. Inoltre si fece una redistribuzione coatta della popolazione la quale venne trasferita in diverse regioni o inurbata. La quasi totalità dei contadini superstiti era inserita nelle fattorie collettive, i kolchoz, dove la produzione aveva cominciato a crescere.

L'industrializzazione accelerata conobbe un enorme successo, risultando in linea con piani quinquennali ovvero uno strumento di politica economica utilizzato nei paesi socialisti o comunisti (dove l'iniziativa economica è gestita da enti pubblici) che prevede determinati obiettivi da raggiungere ogni 5 anni in ogni settore economico.
Notevole era stata l'espansione dell'industria pesante in particolare quella metallurgica, siderurgica e nel campo degli armamenti. Tuttavia le condizioni lavorative degli operai peggiorarono in seguito ad un crescente sfruttamento: gli operai non avevano nessuna autonomia e i sindacati erano asserviti ai dettami del partito. Oltretutto si incoraggiava l'operaio ad un impegno individuale sempre maggiore che portò ad un'estenuante competizione tra i lavoratori: chi produceva di più era definito “eroe del lavoro”. Tra questi emerse la figura di Stachanov, minatore che moltiplicò la produttività del suo lavoro di 14 volte, diventando un modello per tutti i lavoratori dell'URSS.
Tale sforzo di modernizzazione fu realizzato attraverso un forte controllo del partito sulla società che andava dalla coercizione alla costruzione ideologica del consenso.
Stalin giunse a conquistare il potere assoluto poiché era considerato dalla maggioranza degli esponenti del partito l'unico uomo capace di difendere l'URSS dalle minacce delle potenze borghesi e capitalistiche occidentali e dal nazifascismo.
La mente paranoica di Stalin si convinse che qualsiasi critica costituisse un crimine politico; fu così che ordinò una serie di epurazioni sistematiche contro i suoi avversari politici, reali o immaginari che fossero. Nacquero così le “purghe” che consistevano nell'eliminazione degli avversari tramite l'espulsione o la condanna a morte. La polizia politica iniziò a colpire anche membri del partito comunista dell'unione sovietica; i sospettati venivano processati pubblicamente e indotti, anche con la tortura, a confessare crimini politici mai commessi. Se in Germania vi erano i lager, nell'Unione Sovietica c'erano i gulag ovvero campi di lavoro correttivi, presenti in tutto il territorio ma in particolare nelle regioni della Siberia. Nei gulag gli internati erano costretti a svolgere lavori pesanti, per lunghe ore e nelle peggiori condizioni ambientali per cui in molti casi morivano, pur non fungendo da luoghi di sterminio.

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