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La Prima guerra mondiale


Le cause della guerra

L’Europa era sempre più divisa da rivalità economiche e da spinte nazionalistiche, in due blocchi contrapposti pronti allo scontro (Triplice Alleanza e Triplice Intesa).
    Le relazioni internazionali furono influenzate negativamente soprattutto dall’aggressività della Germania di Guglielmo II.
    Dal 1880 allo scoppio della prima guerra mondiale si verificò una grande corsa agli armamenti favorita dall’imperialismo e dallo sviluppo dell’industria pesante.
    Cominciò ad emergere una forte corrente ideologica nazionalistica. (la Germania era portatrice di quella tendenza del pangermanesimo.
    I rapporti tra Germania ed Inghilterra si erano deteriorati in quanto Guglielmo II aveva creato una potente marina militare minacciando il secolare predominio navale britannico.
    La Francia, memore della sconfitta subita durante la guerra franco-prussiana, era animata da uno spirito di rivalsa.
    Inoltre la Germania aveva creato un potente impero d’oltremare, interferendo con gli interessi strategici e commerciali britannici e francesi. La rivalità coloniale fu causa delle due “crisi marocchine”, nel corso della quali Germania e Francia giunsero allo scontro armato.
    Un’altra grave crisi si verificò nel settore balcanico, dove riprese forza l’espansionismo dell’Austria, unica alleata della Germania, che violando le deliberazioni del congresso di Berlino, annesse la Bosnia-Erzegovina. Tale gesto irritò non poco la Serbia la quale, con l’appoggio della Russia, aspirava a riunire in un unico stato nazionale gli Iugoslavi diventando l’anima dell’irredentismo, cioè di tutti i patrioti che volevano l’indipendenza. Serbia, Grecia, Montenegro e Bulgaria si coalizzarono per sottrarre la Macedonia all’impero ottomano. La regione balcanica costituiva per l’Europa una vera “polveriera” nel quale convergevano gli interessi del nazionalismo slavo, del militarismo austriaco e dell’imperialismo russo.

1914: il fallimento della guerra lampo

La scintilla scoccò il 28 giugno del 1914 quando a Sarajevo vennero uccisi nel corso di una visita ufficiale l’erede al trono austriaco Francesco Ferdinando con la moglie. Autore del delitto fu uno studente serbo Gavrilo Princip. L’Austria approfittò dell’occasione mandando un ultimatum alla Serbia contenente una serie di richieste durissime. La Serbia fu costretta a non accettarle e l’Austria dichiarò guerra alla Serbia. L’iniziativa austriaca sconvolse l’Europa, che dal tempo delle guerre napoleoniche non aveva più vissuto conflitti particolarmente gravi e prolungati sul proprio territorio. Scattò il meccanismo delle alleanze militari e quello della mobilitazione generale, una grande novità per il fatto che non coinvolse solo un numero limitato di persone, bensì masse enormi da riunire, equipaggiare, addestrare per un conflitto che nessuno si aspettava, ma che nessuno ha cercato di evitare. Lo sforzo bellico, però, si rivelò assai più impegnativo di quanto con troppo ottimismo si era ritenuto, tanto da concentrare tutte le energie produttive dei singoli paesi. La Germania entrò in guerra al fianco dell’impero austro-ungarico contro la Russia e la Francia, schieratesi con la Serbia. La Germania prevedeva velocemente di mettere fuori combattimento la Francia e di concentrarsi poi sul fronte orientale. Pertanto, invase il Belgio violandone la neutralità. Tale atto costituì un gravissimo errore psicologico e politico: agli occhi dell’opinione pubblica la Germania appariva come l’espressione del sopruso e della violenza ed indusse l’Inghilterra a scendere in campo a fianco della Francia. La resistenza dei Belgi infranse l’illusione della guerra lampo e la Francia, con l’aiuto degli inglesi, si scontrò con le truppe tedesche respingendole sul fiume Aisne, dove si stabilizzò il fronte occidentale. Da una guerra di movimento si passò ad una guerra di posizione, combattuta nel fango delle trincee. Questo passaggio avvenne anche sul fronte orientale. Con l’ingresso in guerra da parte della Turchia e Bulgaria a fianco degli imperi centrali e del Giappone a fianco dell’Intesa, il conflitto assunse un carattere mondiale.

L’entrata dell’Italia nel conflitto

L’Italia aveva dichiarato ufficialmente la sua neutralità in quanto per lei la Triplice Alleanza era solamente a scopo difensivo. Si verificarono discussioni tra interventisti (i fedeli al re, i nazionalisti, e il governo Salandra) e neutralisti (parlamento, cioè liberali, socialisti riformisti, Giolitti). Inizialmente i neutralisti erano più numerosi, ma gli interventisti mobilitavano la piazza organizzando numerose manifestazioni durante quelle che furono poi chiamate le “radiose giornate di maggio” e che ebbero oratore ufficiale Gabriele D’Annunzio (forte interventista era anche Mussolini). Il ministro degli esteri Sonnino firmò un accordo segreto, il patto di Londra nel 1915 con l’Intesa: in base ad esso all’Italia era riconosciuto il diritto di estendersi in Istria e a Venezia, di annettersi il Dodecaneso e una parte della Dalmazia, nonché un equo compenso coloniale nel caso si arrivasse ad una spartizione dei possedimenti tedeschi in Africa tra Francia ed Inghilterra. Con il governo Salandra, succeduto a Giolitti, l’Italia entrò in guerra a fianco dell’Intesa.

1915-1916: la guerra di posizione

Ebbe inizio la guerra di posizione combattuta nelle trincee. Le trincee erano costituite da fossati scavati a zigzag, difese dai soldati di prima linea attraverso postazioni di tiro. Nelle retrovie si sviluppò un complesso di infrastrutture comprendenti posti di comando, centri di medicazione, strade e ferrovie, mentre i soldati vivevano in ricoveri sotterranei, in condizioni igieniche e meteorologiche spaventose. L’aspetto peggiore della vita di trincea fu la staticità: la trincea impediva ogni possibilità di condurre una guerra di movimento. Con la luce era impossibile compiere qualsiasi azione, anche il seppellimento dei cadaveri, a causa della presenza di cecchini nemici. I soldati, inoltre, erano costretti a sopportare lunghe ore in assenza di acqua e di cibo. La situazione di stallo era più evidente su fronte occidentale, ma sul fronte orientale la ritirata delle truppe zariste e la sconfitta della Serbia avevano permesso il consolidamento di un fronte ininterrotto dal Baltico all’Egeo. Nel frattempo l’esercito italiano, sotto il comando del generale Cadorna, si diresse verso il Trentino, ma fu costretto ad arrestarsi a Gorizia a causa della resistenza austriaca. Furono combattute le quattro battaglie dell’Isonzo, risoltesi con perdite ingentissime e con risultati assai modesti. I soldati italiani erano scarsamente armati, male equipaggiati, guidati da comandi spesso non all’altezza. Con il sopraggiungi mento dell’inverno anche sul fronte italiano aveva inizio una guerra di posizione. Nei Dardanelli, l’Intesa che per una idea del ministro della marina britannica Winston Churchill al fine di aprire attraverso gli Stretti una diretta comunicazione con la Russia, subì un insuccesso a causa dell’ostinata resistenza dei Turchi. Essi erano anche responsabili di una terribile persecuzione contro gli Armeni. Alcuni loro battaglioni arruolati nell’esercito russo iniziarono a reclutare loro connazionali che combattevano nell’esercito ottomano. I Turchi, per paura che gli Armeni passassero dalla parte dell’Intesa, reagirono con la deportazione e lo sterminio di massa della popolazione. Sul fronte francese le battagli di Verdun e della Somme si risolsero in vere e proprie stragi. La Germania, in risposta al blocco navale imposto da Inghilterra e Francia (blocco che aveva determinato nel fronte interno una spaventosa penurie di generi alimentari e di materie prime) si scontrò con esse nella penisola dello Jutland, dove si combatté l’unica battaglia navale in acque europee. Dopo prime sconfitte i Tedeschi intensificarono la guerra sottomarina nella quale comparvero per la prima volta i sommergibili, che colpiva indiscriminatamente qualsiasi nave, anche quelle appartenenti ai Paesi neutrali come gli Stati Uniti.
Gli Austriaci sferrarono una “spedizione punitiva” contro l’esercito italiano, il quale dovette arretrare, ma riuscì a riconquistare le posizioni perse grazie all’intervento dei Russi. Di fronte al grave pericolo corso in Trentino, che aveva messo in evidenza l’impreparazione e la debolezza dell’esercito italiano, il governo Salandra si dimise. Il governo passò a Paolo Boselli che dichiarò guerra alla Germania.
Con lo scoppio della rivoluzione russa, la Russia fu costretta a ritirarsi dalla guerra. Sul fronte italiano gli Austriaci riportarono una vittoria a Caporetto. Con la dimissione di Cadorna e il nuovo comandante dell’esercito Armando Diaz, l’Italia riuscì a frenare l’invasione straniera. Nel 1917 gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania e furono determinanti per la vittoria dell’Intesa.
Negli imperi sconfitti vennero cacciati i sovrani e si instaurarono dei governi repubblicani. Con il crollo dell’impero austro-ungarico, tedesco e turco vennero raggruppati tanti piccoli stati che chiedevano l’indipendenza. Gli stati vincitori lavorarono sulle trattative di pace in tre congressi. Wilson proclamò i suoi 14 punti che miravano ad una pace duratura. Essi si fondavano sul principio di autodeterminazione di popoli, libertà di commercio per i mari e sul principio di sovranità popolare. La Germania perse tutte le sue colonie e i territori in Europa, ne venne ridotta la flotta, fu impedita la produzione di armi, fu fatta circondare da stati cuscinetto e fu costretta a pagare una grande indennità di guerra. Prevarrà un parlamento sociale e democratico, ma si svilupperà un fenomeno di grave inflazione. L’impero austro-ungarico fu diviso in Austria e Ungheria, in Turchia, la repubblica retta da Ataturk, la porterà alla sua modernizzazione. Fu formata la società delle nazioni, che però non aveva poteri militari ma solo di ammonimento. Pur avendola ideata Wilson, gli Stati Uniti non ne faranno mai parte, a causa della loro politica isolazionistica. L’Italia si lamenterà della contraddittorietà dei trattati di pace.
La prima guerra mondiale ebbe importantissime conseguenze dal punto di vista sociale. In questo conflitto venne per la prima volta coinvolto direttamente un numero enorme di individui tanto che tale guerra si può definire una “guerra di massa”: se all’inizio del conflitto si trovavano coinvolti 6,5 milioni di soldati, alla fine risulteranno avervi partecipato 65 milioni di uomini. La guerra impegnò la totalità delle popolazioni degli stati coinvolti, vide la partecipazione del popolo ed ebbe un costo umano sconvolgente. Alla conclusione del conflitto si conteranno circa dieci milioni di morti e la scomparsa di intere generazioni. Anche le popolazioni civili furono vittime di quella che il pontefice Benedetto XV definì l’”inutile strage”. Con gli uomini al fronte vi fu un massiccio ingresso delle donne nel mondo del lavoro che rappresentò un grande sconvolgimento, dal momento che le donne fino ad allora erano state escluse dalla vita produttiva e dalla politica. Importante fu anche la definitiva crisi dello stato liberale, basato su una concezione individualistica.
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