Video appunto: Prima Guerra mondiale - Dalle cause alla fine

Dalle cause scatenanti alla fine della Prima Guerra mondiale



Dalla pace di Wesfalia nel 1628, l’equilibrio continentale si era fondato per secoli sul mantenimento di una politica debole e frazionario. In tal modo, le principali potenze (Francia, Gran Bretagna, Russia e Austria), avevano potuto conservare la loro supremazia in bilanciamento reciproco.
L’unificazione dell’Italia non contò a pregiudicare l’equilibro europeo, invece, l’unificazione della Germania di Bismark fu uno stravolgimento della vita geopolitica, con la sua impressionante crescita economica e la sua grande espansione militare. Bismark condusse un accorta politica di alleanze con l’Austria e la Russia. Con la Gran Bretagna, condusse una politica prudente, accettando di rinunciare a un ulteriore espansione, ai danni dell’impero asburgico.

Il regno d’Italia, in parte era nato per mano di Napoleone III, sotto l’influenza dei primi governi della destra storica, ma nonostante questo nel 1876 ascende al potere la sinistra storica, guidata da Crispi.
Nel 1882, il regno d’Italia aderì a un trattato militare difensivo, con la Germania e l’Austria- la triplice alleaza- in caso di aggressione alle potenze alleate, le altre 2 erano costrette ad entrare in guerra al suo fianco. Ciò fece imporre all’Europa uno stato di pace che gli stati colmarono con la conquista extra continentale, infatti i britannici iniziarono ad espandere le proprie colonie africane, andando verso il sud, per collegare l’Egitto al Sud Africa, i francesi andarono verso est per conquistare Maghereb e la Somalia francese sull’oceano indiano.
Nel 1898quando i militari britannici e francesi si incontrarono a Fashoda, arrivarono quasi alle armi, ma i francesi si ritararono per non essere pronti a una guerra coloniale contro la Gran Bretagna.
Diversamente i boeri (colonie di origini olandesi), nel 1829, quando i britannici cercarono di estendere il loro controllo agli stati boeri, scoppiò una guerra, ma nel 1902 i boeri dovettero arrendersi. Nel frattempo la Germania ottenne le colonie sull’Atlantico (Camerun e Namibia) e su quello indiano, l’attuale Tanzania, l’Italia aveva parte della Somalia e L’eritrea infine il Portogallo Angola e Mozambrico.
La Germania aveva una potenza militare in grado di sconfiggere Francia e Austria, ma soprattutto un temibile concorrenza economica per la Gran Bretagna. Entro fine ‘800 la Germania era salita al 3° posto per la produzione industriale mondiale. Guglielmo II ordinò la costruzione di una flotta moderna ed efficiente in grado di rivaleggiare sui mari con quella britannica.
Nel 1904 per paura della crescita economica della Germania, i francesi e inglesi, stringono un patto “enten cordiale”, provedeva il riconoscimento reciproco dei possedimenti africani, ai francesi gli aspettava: Madagascar, Marocco e Senegal. Ai britannici invece aspettava solo l’Egitto.
Ci fu anche un riavvicinamento tra Francia e Russia che stipularono un’alleanza militare ed economica, i francesi diventarono così, grandi finanziatori della Russi. Nel 1907 anche la Francia e l’Inghilterra raggiunsero un’intesa che comporta la spartizione della Persia, Afganistan e Tibet. Nacque così la triplice intesa formata da Francia, Inghilterra e Russia. L’Italia nel 1902 si riavvicinò segretamente alla Francia e stringe un patto con la Francia, che prevedeva il via libera da parte dei francesi con l’espansione italiana in Libia.
Per secoli il Giappone aveva vissuto una situazione di chiusura totale, ma a metà ottocento a causa di una crescente pressione economica, aveva costretto l’impero ad aprirsi sotto un’influenza straniera, nel 1867, la Cina porta il Giappone a modernizzare e reagire. Il secolare potere feudale di Shogun (I ministro giapponese), venne rovesciato in favore della restaurazione imperiale- restaurazione Mejj (meraviglioso)- con un processo di ammodernamento dell’intera società. A fine ottocento, il Giappone poteva vantare di uno sviluppo economico considerevole, l’impero avviò una prima espansione sul continente asiatico, battendo la Cina conquista la Corea e parte della Manciuria.
La Russia dal 1897 aveva 110 milioni di abitanti ed era un paese prevalentemente agricolo, 97 milioni di abitanti erano contadini nullatenenti. Il governo dello Zar si fondava sulla burocrazia, sulla politica e sull’esercito.
Sia l’impero asburgico che quello ottomano, erano minacciati da nazionalismi balcanici. L’Austria cercò di porvi rimedio conferendo autonomia all’etnia ungherese, ma reprimendo le altre, in particolare gli slavi. La questione coesisteva fra le minoranze nazionali divenne incandescente dopo l’annessione asburgica della Bosnia. Alcuni anni dopo la fallita conquista dell’Etiopia nel 1896, Giolitti nel 1911 conquista la Libia, ma solo le sponde del mediterraneo
La Prima Guerra Mondiale
La crescita del regno di Serbia, finanziato da Russia e Francia aveva alterato gli equilibri dell’area balcanica. L’unico rivale rimasto a contenere la politica Serba era l’impero Asburgico che aveva sotto la sovranità la Bosnia (abitata da slavi). In Bosnia nacquero della organizzazioni terroristiche, che attraverso attentati a esponenti austriaci Bosnia nacquero della organizzazioni terroristiche, che attraverso attentati a esponenti austriaci, intendevano provocare la separazione dalla provincia all’impero. L’erede al trono Francesco Ferdinando d’Asburgo, aveva manifestato una decisa volontà di mantenere la pace; la più nota organizzazione era la mano nera, nata nel 1911 a Belgrado.
Il 28 giugno 1914 durante una visita a Sarajevo, lo studente bosniaco Gavrilo Princip, si avvicinò all’auto del principe ereditario e sparò due colpi di pistola, colpendo a morte Francesco Ferdinando e la moglie Sofia. Per scoprire i legami tra terroristi e il governo di Belgrado, Vienna chiese di condurre le indagini in Serbia per smantellare la mano nera.
La Russia spalleggiò la Serbia, e la Serbia oppose un rifiuto verso gli Austriaci, questo fece s’ la l’imperatore Francesco Giuseppe dichiarò guerra contro la Serbia il 28 luglio 1914. I membri dell’intesa (Francia, Germania e Russia) non riconobbero all’Austria il diritto di indagare su quanto avvenuto, condannarono quindi l’atteggiamento bellicoso degli Austriaci, che riconoscevano le mire espansionistiche della Germania di Guglielmo II.
Il 30 luglio 1914, lo zar Nicola II, decreta la mobilizzazione generale dell’esercito, la Germania, sentendosi minacciata, il 31 luglio manda 2 ultimatum, uno a Mosca e uno a Parigi. Così il 1 agosto, la Germania dichiara guerra alla Russia; il 3 agosto alla Francia e il 4 agosto al Belgio, che era neutrale, ma che venne invaso. Il precipitare degli eventi spinse anche Londra ad entrare in guerra, il 4 agosto, a fianco della Russia e della Francia.
in pochi giorni d’estate del 1914, la Germania mise in atto un piano strategico SCHIIFFEN, che prevedeva una guerra lampo. In poco tempo la guerra si trasformò da “guerra di movimento” a “guerra di posizione”, questo fa sì che gli alleati inglesi si unirono agli alleati francesi, per mettere in difficoltà i Tedeschi. Si formarono dei fossati scavati nella terra, chiamati trincee. Si utilizzò artiglieria pesante, dalle mitragliatrici alle mine antiuomo, dal 1914 al 1918 ci fu un numero altissimo di vite umane sacrificate in poche centinaia di metri di terreno. Entro un anno dall’attentato a Sarajevo, l’Austria portò a termine l’occupazione della Serbia. La guerra fu definita mondiale, vennero infatti coinvolte tutte le colonie e inoltre, anche il Giappone entrò in guerra; i giapponesi si impadronirono di tutti i possedimenti in estremo oriente, i britannici invece, conquistarono tutte le colonie tedesche africane, tranne l’attuale Tanzania.
In Italia, il dibattito di entrare in guerra durò molto di più, l’Italia, d’altronde era divisa tra interventisti e neutralisti. Del resto nell’estate del 1914, non era ancora pronta ad entrare in guerra, formalmente aderiva alla triplice alleanza, a fianco di Germania e Austria, ma negli ultimi anni si era avvicinata allo schieramento opposto. Gli interventisti ebbero la meglio, con il sostegno di Vittorio Emanuele III, il governo Salandra, siglò un patto segreto il 26 aprile 1915 a Londra, che prevedeva l’entrata dell’Italia in guerra a fianco della triplice intesa; in cambio gli sarebbero aspettati le province irridenti (Trento e Trieste). Il 24 maggio 1915 l’Italia entra ufficialmente in guerra, la gestione delle operazioni belliche venne affidata a Luigi Cadorna; il quale nelle prime settimane sorprende gli austriaci, spingendole truppe italiane in profondità, in Trentino e Friuli Venezia Giulia, l’offensiva italiana venne però arrestata presso il fiume Isonzo, sul carso.
Nel fango delle trincee, i soldati trascorsero l’intero periodo di guerra, in condizioni igieniche, sanitarie e psicologiche difficilissime; dietro alle trincee, si trovavano le retrovie da cui affluivano viveri, armamenti, rinforzi e notizie dei propri cari. La prima guerra mondiale si tradusse in una vera e propria carneficina, proprio per l’avanzata modernità: alle spalle di ogni esercito c’era un paese più o meno industrializzato, che forniva ai propri uomini armi e munizioni. A partire dal 1916, fece la sua comparsa il carro armato con i cingoli (capaci di muoversi sui terreni bombardati), più incisivo si rilevò l’utilizzo dei sommergibili (capace di avvicinarsi alle carrozzate nemiche), la guerra si combatté anche nei cieli, con gli aerei dotati di mitragliatrici. Anche per i combattenti terresti nacquero nuove armi, tra cui lanciafiamme e Gas chimici.
La violenza di guerra, ebbe un impatto drammatico sulla psiche dei soldati, si moltiplicarono nei ranghi atti di autolesionismo o simulazioni di pazzia: per abbondare la prima linea o avere una licenza, cercando quindi, una via di fuga dalla morte in trincea. La risposta delle autorità politiche e militari, fu severissima, da punizione alla pratica delle decimazioni dei soldati.
Le imprese italiane siderurgiche e meccaniche come la fiat, nel periodo tra il 1915 e 1918, hanno visto una crescita del fatturato, grazie alle ingenti commesse statali; a pagare il prezzo di questa mobilitazione, furono soprattutto gli operai, con orari di lavoro massacranti, infatti i principali diritti dei lavoratori furono sospesi.
Il massiccio impiego degli uomini al fronte, offrì sbocchi lavorativi alla popolazione femminile, il nuovo protagonismo di donne operaie o impiegate, ebbe ripercussioni su tutta l’Europa, le donne furono viste come soggetti autonomi, in grado di sostenere ruoli sociali. Il processo di emancipazione femminile, ha spinto dei governi a ripensare al ruolo politico e civile della donna. Già dal 1918 in Austria e in Gran Bretagna ci fu il suffragio universale femminile.
Nel maggio e giungo del 1916, l’esercito italiano doveva fronteggiare una pedrosa offensiva Austriaca sull’altopiano di Asiago. A fine estate, gli italiani conquistarono Gorizia, nel corso del 1917, il generale Cadorna promise degli sfondamenti delle linee austriache, ma senza successo. Nell’autunno 1917, il fronte rientrò fino al Piave (avevano sfondato il fronte a Caporetto), le truppe austriache avevano invaso il Friuli Venezia Giulia e il Veneto. Fu sostituito Il generale Cadorna con il generale Armando Diaz, si impegnò a restituire il morale alle truppe, e fu inoltre autorizzato ad arruolare i ragazzi del ’99. Diaz rimotivò i soldati, con il miglioramento delle loro condizioni di vita, raccomandò di prestare attenzione alle esigenze dei soldati. Tra fine ottobre e inizio novembre 1918, con la battaglia Vittorio Veneto, l’esercito austrico venne spinto al di là delle alpi e l’Italia conquistò Trento e Trieste.
Russia nel febbraio 1917, un insurrezione a San Pietroburgo, fece scoppiare un insurrezione popolare, che si estese al mondo contadino. Nelle settimane successive il regime zarista crollò con l’abdicazione di Nicola II Romanov e la rinuncia al trono del fratello. Le terre dei contadini diventarono collettive, quando ritorna Lenin, nell’aprile del 1917 promulga le tesi di aprile, tra i punti più importanti troviamo la collettivizzazione delle terre e la pace immediata.
L’uscita in guerra dalla Russia, permise alle truppe austro- tedesche, di concentrarsi sul fronte occidentale e su quello italiano. Il 6 aprile 1917 entrano in guerra gli Stati Uniti; il presidente Wilson entrò in guerra soprattutto per 2 motivi: motivi economici (avevano sostenuto finanziamenti con prestiti agli alleati) e motivi di affezione. In poche settimane l’esercito statunitense aveva raccolto un’impressionante consistenza numerica, i soldati americani, ottomano, seguito poi da quello asburgico e infine quello tedesco (con l’abdicazione di Guglielmo II e Carlo I d’Austria), la guerra si può considerare finita 11 novembre 1918.
Con la fine del primo conflitto mondiale, ci furono molti danni in tutta Europa, crebbe la disoccupazione e anche l’aumento dei prezzi. Furono sistemati immensi cimiteri di guerra, ed eretti dei monumenti in piazza ai caduti in guerra.