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Il biennio rosso è un fenomeno che si verifica tra il 19 e il 20 e porta a tutta quella serie di manifestazione, scioperi, sommosse che vogliono cercare di risolvere le questioni economiche e finanziarie che la guerra aveva lasciato aperte e che causavano tanti problemi. tutto questo malcontento in Itala crea problemi sia alla classe industriale e alta borghesia, ai grandi imprenditori, alle fabbriche con danni elevati alla produzione ma anche la classe operaia e contadina che ancora aspettava la riforma per la consegna delle terre che aveva promesso in illo tempore Garibaldi ma che era rimasta inconclusa. Soffre di soglie di povertà di un certo tipo. Come si risponde a tutto questo? sulla scena c’è il solito Giolitti tornato presidente del consiglio e decide di operare come aveva fatto parecchie volte di lasciare maturare il malcontento e di fare uno scomodo doppio gioco accontentando ambo le parti per quanto poteva. Tutto questo però non succede perché malgrado i piccoli interventi in ordine alla politica sociale i partiti non vengono soddisfatti. Sulla scena perciò entrano i partiti politici, i partiti di massa. Ricordiamo la netta differenza tra i partiti di massa e i partiti d’elitè stile partito liberale fatto da quella stretta cerchia di persone che rappresenta soltanto una fascia sociale ben determinata, con i partiti di massa ci ritroviamo a che fare con una rappresentanza abbastanza più vasta ed omogenea. Sulla scena i due partiti di massa più importanti: il partito popolare italiano di Don Luigi Sturzo e il partito socialista. Sono due partiti che hanno a cuore bene o male le stesse fasce sociali e che propongono le stesse soluzione però mentre il partito popolare cerca di mediare con una borghesia imprenditoriale (quella dei datori di lavoro), il partito socialista è in netta opposizione a questa classe sociale. Inoltre all’interno del partito socialista c’è una divisione interna fra i riformisti che sono quelli un po più moderati, cioè quelli che vogliono cercare una soluzione sulla via della diplomazia e dall’altro lato i massimalisti che vedono come utile il ricorso alla rivoluzione. Di fronte a questo partito socialista che nelle prime elezioni prende circa 156 deputati (50 in più del partito popolare), l’Italia dei datori di lavoro e dell’alta borghesia comincia a preoccuparsi perché si teme che anche in Italia possa prendere piede una rivoluzione come quella russa. Anche perché persone di spicco come Antonio Gramsci o Palmiro Togliatti portavano avanti degli ideali che andavano contro l’animo liberale dell’Italia. D’altronde non si realizza neanche facilmente un alleanza tra i due partiti, cosa che avrebbe irrobustito la politica dell’epoca perché di fondo c’è un ideologia fondamentalmente diversa, questa mancata unione e ancor di più la divisione all’interno del partito socialista rendono il fronte politico molto diviso. Questa scissione porterà alla nascita del partito comunista a cui presero parte molti dei massimalisti e degli estremisti. È importante anche considerare la legge elettorale di quel tempo. Il sistema maggioritario era stato sostituito da un sistema proporzionale. Mentre il primo puntava sugli uomini come figura da votare, non si vota più l’idea il secondo funzionava in maniera completamente diversa. Coi partiti che formulano delle idee e da queste idee dei particolari programmi, esse propongono delle liste dei candidati che ottengono una particolare percentuale di voti. In base a questa percentuale di voti si otterranno proporzionalmente un certo numero di seggi. Tutto questo comporta una instabilità di governo perché mentre prima erano un insieme di uomini che portavano avanti una particolare idea adesso ci sono dei partiti che si confrontano in questo sistema e che quindi portano dentro l’aula parlamentare tante voci e tante idee che rendevano tanto difficile la governabilità. Con questo sistema ci ritroviamo alle elezioni del 1919 in cui emerge la figura di Benito Mussolini, ex socialista riformista. Fonda i fasci di combattimento, ovvero squadre vestite di nero che scorrazzavano per le città e per le campagne per riportare l’ordine o meglio per reprimere tutti quegli scioperi, quelle proteste che stavano creando in Italia un aggravamento della crisi che già c’era. Questi squadroni erano evidentemente illegali, ma Giolitti chiude un occhio perché è convinto che esse portando paura e terrore possano portare ordine. La popolazione italiana comincia a fidarsi di questa figura di Benito Mussolini. La situazione politica (ne frattempo Giolitti aveva lasciato lo spazio a Bonomi) precipitò quando questi squadroni dopo aver assaltato la sede del giornale legato al partito popolari si radunarono nella periferia di Roma armati pronti a marciare verso la città cioè la minaccia di un colpo di stato. Il re non essendo capace di mandare l’esercito contro questi squadroni, decide di affidare l’incarico a Mussolini di formare il nuovo governo. Il suo non è un governo totalitario come quello di Hitler o di Stalin; Mussolini scende a patti sia con la monarchia (patto di ferro), che con la chiesa (Patti Lateranensi). C’era anche un terzo potere in Italia, perché Mussolini è stato riconosciuto dal Gran Consiglio del Fascismo (organo direttivo del governo fascista).

MUSSOLINI
Si tratta di un regime dittatoriale, quindi uno degli obiettivi principali che si prefigge Mussolini è quello di indebolire gli strumenti che in Italia potevano garantire democraticità al paese. L’indebolimento di poteri come quelli del parlamento divenne obiettivi strategici per l’instaurazione del suo potere personale. Si deve sottolineare la natura antiparlamentare del regime fascista e bisognava far vedere alle masse l’operazione di indebolimento del parlamento era necessaria, legittima e legale. Bisognava che le operazioni del fascismo avessero questa apparente legalità (come la legalizzazione degli squadroni ora in veste di milizia volontaria della sicurezza nazionale). Ma l’operazione più importante che Mussolini fece fu quella di riformare la scuola per uniformare le menti e incapacitare le masse di pensiero critico. Per questo una delle prime riforme del suo governo fu la riforma gentile dal nome dell’ideatore Giovanni Gentile simpatizzante del governo e pensiero fascista. Essa rappresentava la scuola per eccellenza che dopo allora, con le varie riforme che si sono susseguite ha avuto solo un forte calo. Questa riforma ha preoccupato tanto tutto l’apparato del governo fascista perché attraverso questa riforma passava la possibilità di governare il paese in un certo modo e in un certo periodo. Il regime autoritario che ebbe inizio sostanzialmente intorno al 1925 passa anche attraverso alcune alleanze particolari vuole controllare il parlamento affinché possa tenere a bada le altre grandi espressioni politiche italiane: il partito socialista e il partito popolare italiano. Il predominio legale del partito passa quindi dalla legge elettorale. All’epoca Mussolini si presentò con una legge chiamata Legge Acerbo e prevedeva un semplice espediente che garantiva stabilità agli esecutivi. Quale era questo espediente nascosto nella legge Acerbo? Il partito che avesse ottenuto il maggior numero di voti avrebbe avuto i 2/3 dei seggi parlamentari: per Mussolini i giochi sono fatti. Le elezioni politiche del 1924 vennero effettuate con l’utilizzo della legge Acerbo. Il partito fascista era in alleanza con nazionalisti e liberali insieme, il cosiddetto “listone”. Questa alleanza si guadagnò ben 374 deputati e quindi il controllo totale della camera dei deputati. Per acquistarsi questi voti erano stati fatti dei brogli elettorali che Matteotti scoprì succede che queste illegalità vengono portate allo scoperto e denuncia il fatto. Dopo questo discorso Matteotti viene rapito e ucciso. Il giorno dopo Mussolini andò alla camera per assumersi tutte le responsabilità del delitto Matteotti e a minacciare l’intero parlamento con un discorso minatorio. La secessione dell’Aventino ossia la ritirata delle forze di opposizione confermò l’assoluto potere del regime fascista. Alcune delle prime riforme che attuò il governo fascista di Mussolini fu l’abolizione del diritto di sciopero e scioglimento delle organizzazioni sindacali indipendenti affinchè venisse legalizzato il solo sindacato fascista. Ampliamento dei poteri del capo del governo perché per le sue mani passava, oltre il potere esecutivo, anche quello legislativo e diventava anche suo il potere di organizzare e regolare il funzionamento delle amministrazione pubbliche. Le cariche locali elettive, quelle dei sindaci, vengono abolite e il potere viene centralizzato. Essi venivano sostituiti con i podestà che rispondevano direttamente a Mussolini. Venne anche istituito uno speciale tribunale: gli oppositori del fascismo venivano condannati in questi tribunali oppure venivano mandati nel cosiddetto “confino”, cioè al confine dello stato italiano perché venissero definitivamente emarginati. Opera con tutto questo la cancellazione del sistema liberale e di conseguenza viene avviato un processo di fascistizzazione dello stato e statizzazione del partito fascista: il partito fascista diventa lo Stato.

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