Ominide 2473 punti

Novecento - Scissione del partito socialista italiano dal partito comunista


Nel 1921 c’è il congresso del partito socialista a Livorno; una parte se ne stacca e decide di fondare un altro partito, d’ispirazione bolscevica, secondo i dettami della terza internazionale. Viene guidato da uno studioso chiamato Antonio Gramsci, che ha fatto una rielaborazione personale di Lenin. Egli condivide l’idea che fosse arrivato il momento della rivoluzione bolscevica in Italia ma adatta le ideologie bolsceviche al suo paese; il problema è che si rischia con la rivoluzione di avere dei successi iniziali, ma siccome la borghesia è molto organizzata, controlla i centri di potere, il rischio è che essa riesca a barricarsi in queste fortezze del potere e avvii una controffensiva. La scuola, la stampa e la cultura sono i centri del potere secondo Gramsci. La strategia del partito comunista italiano è quella di infiltrarsi prima della rivoluzione nel mondo borghese, occupando le loro roccaforti e i centri di potere, diffondendo le proprie idee. Anche attraverso la letteratura vengono diffuse le idee comuniste, creando una mentalità che non andrà contro la rivoluzione. Si abbandona a volte la retorica del linguaggio comunista; si inizia a descrivere il comunismo in termini nazionalpopolari.

Gramsci scrive molte opere, fra le quali “Quaderno dal carcere”. In essi dice che Lenin ha avuto una situazione diversa rispetto ai paesi occidentali, in cui la borghesia è organizzata meglio e controlla le “case matte”, fortificazioni che fanno in modo di controllare la società a livello mentale (scuola, librerie ecc.). L’immagine che usa è quella della guerra di movimento: l’attacco frontale conquisterebbe una parte del campo ma si sarebbe esposti ad una fortissima controffensiva. La borghesia domina la cultura e la mentalità, quindi la coscienza rivoluzionaria è difficile da diffondere. È quindi necessario occupare questi luoghi. La situazione è piuttosto esplosiva, anche perché nel 1919-20 scoppia il biennio rosso, con molte rivolte sindacali nelle fabbriche. La causa di questo periodo è la difficoltà nella riconversione della produzione, che causa disoccupazione. Inoltre gli operai tornati dalla guerra volevano condizioni migliori. Terza questione è il “convitato di pietra”: il mito della rivoluzione russa arriva in Italia e stuzzica gli operai. Essi hanno il mito di prendere il controllo della fabbrica cacciando i padroni. Nel biennio rosso la richiesta della parte più moderata è una riduzione della giornata lavorativa, un aumento dei salari ecc. La parte più attiva vuole la rivoluzione. L’ora della rivoluzione sarà solo quando la maturazione del sistema capitalistico sarà completata; la decadenza del saggio del profitto non è ancora avvenuta. Questa è la teoria del partito socialista, che si oppone al partito comunista, deciso nell’agire subito.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email