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Karl Marx e Movimento operaio

La produzione industriale nacque nell’Ottocento grazie a numerose innovazioni, tra cui la macchina a vapore. L’Italia inizia il suo sviluppo industriale agli inizi del ‘900 con Giolitti. Con l’industrializzazione nascono la classe operaia, che lavora in condizioni pessime ma rimane pressoché povera, e la classe capitalista, che mette a disposizione i capitali e si arricchisce tantissimo. Questo sistema si chiama Capitalismo e consiste nel produrre i profitti avviene attraverso le industrie.
Saint Simon, Fourier, Praud Hon (prudòn) e Avelli, alcuni studiosi europei della prima metà dell’Ottocento, rifletterono sui problemi dell’industrializzazione: il lavoro causava alienazione, perché era ripetitivo, e inoltre la ricchezza era mal distribuita. Tali studiosi volevano rendere il lavoro nelle fabbriche più piacevole, ma non ci riuscirono.

Karl Marx, un filosofo tedesco, pubblica nel 1848 il Manifesto del Partito Comunista, destinato ad accendere i cuori degli operai. Il testo esprimeva una critica agli studiosi che toccavano superficialmente la questione della ricchezza e delineava una società nuova: la società socialista. I suoi concetti sono approfonditi nell’opera Il Capitale.
A differenza del liberalismo, che sottolineava il tema delle libertà fondamentali, del liberismo e della democrazia, che sottolineava il tema della partecipazione col suffragio universale, il socialismo riflette soprattutto sul tema economico e sull’idea di uguaglianza. Gli obiettivi principali di Marx erano quelli di equilibrare la distribuzione di ricchezza prodotta, ridurre lo sfruttamento dei lavoratori e abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione.
La dottrina di Marx è chiamata in modo più corretto “socialismo scientifico” (da un punto di vista politico) o “materialismo storico” (da un punto di vista filosofico). Il marxismo indica lo sviluppo della dottrina socialista dai continuatori di Marx e dai suoi critici.
Le idee socialiste di Marx porteranno alla diffusione di partiti socialisti ispirati a lui: per esempio, il Partito Comunista, che prenderà piede soprattutto grazie alla rivoluzione sovietica russa del 1917, quando in Russia verrà instaurata una società in sintonia con le idee di Marx: l’URSS (Unione delle repubbliche Socialiste Sovietiche).
Una delle prime proteste fu quella iniziata da Ned Lud (da cui luddismo), un tessitore che si rese conto che a causa dell’impiego dei telai, molti lavoratori venivano licenziati. Così lui e molti altri decisero di romperli.

- La Prima Internazionale
Tuttavia, le idee di Marx avrebbero potuto diffondersi solo quando il movimento operaio si fosse in qualche modo organizzato. Per questo fondò nel 1864 a Londra l’Associazione Internazionale dei Lavoratori (nota anche come Prima Internazionale), un’organizzazione che lottava contro lo sfruttamento dei lavoratori coordinando le azioni di tutti i movimenti socialisti europei. Il fine della Prima Internazionale era organizzare una rivoluzione operaia per conquistare il potere e poter controllare i mezzi di produzione.
Accanto alle 3 grandi idee dell’Ottocento (liberismo, democrazia e socialismo) si affiancò anche l’anarchismo, il cui leader era Bakunin. Anche molti esponenti dell’Internazionale professavano idee anarchiche. Il testo più importante di Bakunin è Stato e Anarchia. Mentre Marx predicava una sorta di organizzazione del processo rivoluzionario, gli anarchici volevano abbattere lo Stato tramite un processo spontaneo, non organizzato. Gli anarchici volevano una società libertaria, senza nessuna forma di oppressione e nessun governo, predicavano il ribellismo nei confronti di ogni autorità (anche contro la Chiesa) e intendevano distruggere tutte le istituzioni. Gli anarchici sono soprattutto coloro che si trovano ai margini della società. Gli strumenti della lotta operaia sono gli scioperi e le manifestazioni, mentre gli anarchici preferivano gli omicidi. Le differenze tra marxisti e anarchici sono diventate inconciliabili e ci fu una rottura nel 1872 dove i marxisti riuscirono a far votare una proposta che prevedeva l’espulsione degli anarchici dalla Prima Internazionale. Essi allora fondarono una loro internazionale chiamata Internazionale Anarchica e Autoritaria, che però ebbe vita breve (1872- 1879). Invece, la Prima Internazionale venne sciolta a Philadelphia nel 1876.

In Italia (soprattutto in Romagna e Toscana) prima si diffuse l’anarchismo e poi le idee marxiste. I maggiori esponenti anarchici italiani furono Enrico Malatesta e Andrea Costa, che da anarchico si convertì in socialista ed divenne il primo deputato socialista, eletto nel 1886 nel collegio di Ravenna.

- La seconda internazionale 1889-1914

Nel 1889 rinasce a Parigi l’idea di organizzare a livello internazionale il movimento operaio: nasce la Seconda Internazionale. L’Europa è ormai completamente industrializzata e le idee socialiste stanno prendendo piede, quindi iniziano a crearsi anche i partiti socialisti. I più importanti sono il Partito Socialdemocratico Tedesco, che dominava l’organizzazione, il Partito Laburista inglese e il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani. In Italia, l’avvocato Filippo Turati fonda la rivista “Critica Sociale” che raccoglierà le riflessioni degli esponenti del marxismo italiano.
La seconda internazionale non vuole organizzare movimenti, ma i vari partiti socialisti, proponendo ridorme nel campo economico e legislativo, tra cui la riduzione delle ore di lavoro (da 12-13 a 8 ore al giorno).
Tuttavia, all’interno di questa internazionale iniziano a crearsi divergenze politiche. Per esempio, il revisionismo di Eduard Bernstein. I revisionisti volevano una revisione del Marxismo. Bernstein notò che le cose stavano diversamente da come credeva Marx: lo sviluppo del capitalismo non era destinato ad aumentare il differenziale fra operai e capitalisti, perché anche il proletariato era riuscito ad arricchirsi, anche se poco. Di conseguenza, non era più essenziale una rivoluzione della classe operaia, ma che essa, attraverso i partiti socialisti, promuovesse delle riforme migliorative delle condizioni del proletariato.

Rerum Novarum

Alla morte di Papa Pio IX, diventa Papa Leone XIII, il primo dopo 100 anni a non esercitare il potere temporale. Egli emana un’enciclica, un documento con cui il Papa trasmette le proprie idee al mondo cattolico, la Rerum Novarum (=delle cose nuove). Essa è molto importante perché la Chiesa esprime la propria opinione sui problemi generati dalla industrializzazione e sui movimenti che si stavano sviluppando in quel tempo: il socialismo e il liberalismo capitalistico. Grazie a questo documento viene definita la Dottrina Sociale della Chiesa e nasce un terzo orizzonte politico. L’enciclica darà vita a partiti di ispirazione cristiana, come il Partito Cristianosociale austriaco e la Democrazia Cristiana in Italia.
Socialismo: L’enciclica non condanna del tutto il socialismo, perché lo ritiene nato per un motivo nobile. La Chiesa condivide il voler farsi carico dei più deboli, ma non accetta il metodo con cui i socialisti vogliono risolvere il problema del lavoro (una rivoluzione), perché troppo violento.
Capitalismo: La chiesa accoglie il principio capitalistico di migliorare le proprie condizioni, ma non il rovesciamento del rapporto tra mezzi e fini. I capitalisti hanno perso il senso del denaro, perché il denaro non deve essere un fine, ma un mezzo: secondo l’enciclica, il fine di ogni sviluppo non deve essere quello di aumentare il denaro, ma il miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo.
Lavoro: Il rapporto tra datore e dipendente deve essere basato sulla solidarietà: il lavoratore deve attenersi al contratto, rispettare il datore e le regole del proprio lavoro; il datore deve dare ai suoi lavoratori la giusta mercede, cioè il giusto riconoscimento per il lavoro svolto, senza calpestare la loro dignità.

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