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I moti liberali in Italia

Tra le società segrete la più famosa fu la carboneria. Inizialmente diffusa soprattutto nell'Italia meridionale all'epoca di Gioacchino Murat e impegnata per il raggiungimento della liberazione dallo straniero, si estese poi in tutta la penisola, gettando le basi del primo movimento risorgimentale.
Inizialmente le varie società segrete italiane non pensarono di poter realizzare l’unità politica ma lottarono per ottenere delle Costituzioni in zone limitate della penisola. Tutt'al più, come in Piemonte e in Lombardia mirarono a creare una ristretta Confederazione con un ordinamento di stampo liberale.

I moti di Napoli e della Sicilia

Il primo stato a insorgere fu il regno delle Due Sicilie. Il 1° luglio 1820, sotto la guida del generale Guglielmo Pepe , scoppiò la rivolta a Nola. Di fronte al precipitare degli eventi il re Ferdinando I concesse la Costituzione e giurò di mantenerla in vigore. Nel frattempo la Sicilia insorgeva e proclamava l’indipendenza dell’isola ma i costituzionali napoletani inviarono un esercito per far fronte al movimento separatista allo scopo di sottomettere l’isola (settembre 1820).

La Santa Alleanza intervenne e invitò con un pretesto il re di Napoli ad un congresso a Lubiana, in Slovenia.(1821) Ferdinando I partì promettendo che avrebbe difeso la Costituzione ma in realtà, giunto a Lubiana si presentò come vittima della rivoluzione e accettò aiuti militari contro gli insorti. L’esercito austriaco sconfisse le truppe costituzionaliste e Ferdinando I appena rientrato a Napoli (marzo 1821) abolì la Costituzione , ristabilì l’assolutismo e avviò una spietata repressione contro i liberali. L’esercito rimase fino al 1827.
Nel 1821 il Papa Pio VII promulgò una bolla contro la carboneria, accusata di voler sovvertire il potere della Chiesa ed uno dei principali elementi di condanna erano i rituali eseguiti dai carbonari (cerimonie di iniziazione) che si ispiravano a pratiche religiose e magiche ritenute eretiche.

Conservazione e malcontento in Piemonte

Nel Regno di Sardegna vi era un diffuso malcontento perché Vittorio Emanuele I aveva restituito ai nobili le cariche amministrative e militari che ricoprivano nel 1796. Di conseguenza si diffusero la carboneria e la società dei federati che mirava alla creazione di una federazione tra gli stati dell’ Italia settentrionale, guidata dal Regno di Sardegna. L’erede al trono, Carlo Alberto, non approvava la politica conservatrice del re e quando una sommossa studentesca del gennaio 1821 fu soffocata dalla polizia, furono chieste immediate riforme che però non furono concesse. A questo punto i federati piemontesi si unirono ai carbonari condividendo il loro programma: rivoluzione armata e dichiarazione di guerra all'Austria.

Una nuova sommossa scoppiò il 10 marzo 1821. Il re abdicò in favore del fratello Carlo Felice che, essendo a Modena, fu sostituito da Carlo Alberto. Questi concesse la costituzione dichiarando che sarebbe entrata in vigore dopo l’approvazione del re ma Carlo Felice chiese aiuto all'Austria il cui esercito sconfisse gli insorti (8 aprile 1821). Anche in Piemonte i moti finivano con il ritorno del vecchio sovrano ,una lunga serie di processi e di condanne contro congiurati o sospetti, un periodo di occupazione austriaca (fino al 1823)

Lombardo-Veneto

Nel Lombardo-Veneto si formò un’organizzazione segreta di ispirazione carbonara facente capo al conte Federico Confalonieri che era in contatto con il conte Santorre di Santarosa, capo dei federati piemontesi. Milano rappresentò un attivo centro di diffusione di idee e di iniziative, soprattutto grazie alla rivista il “Conciliatore”, sospesa dopo un solo anno di vita (1818/19).Silvio Pellico, l’ex redattore fu arrestato e condannato a morte . Poi la sua pena fu commutata in carcere duro.Tornato dopo dieci anni scrisse in libro di memorie ”Le mie prigioni “ che,si disse, fece più danno all'Austria di una battaglia perduta.

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