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Moti degli Anni Venti

Con il congresso di Vienna era stato riportato sul trono spagnolo Ferdinando VII di Borbone, che per prima cosa tolse la costituzione, ristabilì l’assolutismo monarchico, restaurò la censura a tutti i livelli e l’Inquisizione. Ciò fece sì che in Spagna si creassero molte società segrete, come i comuneros. La prima insurrezione avvenne nel 1820 quando dei soldati partirono per domare un’insurrezione in America Latina (che chiedeva indipendenza dalla madre patria) e si trattò di ammutinamento guidato dagli ufficiali che si rifiutarono per primi di partire per questa spedizione. A questo ammutinamento seguirono altre rivolte, il cui scopo principale era quello di riottenere la Costituzione di Cadice, da qualche anno soppressa da Ferdinando. Poiché Ferdinando si trovò praticamente senza esercito, concesse di ristabilire la costituzione, e quindi di ristabilire il suffragio universale e introdurre un sistema parlamentare bicamerale.

Pochi mesi dopo, nel luglio 1820, a Nola, in Italia meridionale, lo schema si ripete: due giovani ufficiali, Morelli e Silvati, organizzano un ammutinamento e chiedono al re delle due Sicilie di concedere anche lì la Costituzione di Cadice sotto l’esempio spagnolo. Il re fu messo in una situazione molto difficile, e fu costretto a concedere la costituzione. Inoltre, giurò di difendere questa conquista di fronte ai governi della Santa Alleanza (Austria, Russia, Prussia).
Nel marzo del 1821, ad Alessandria (Piemonte) avviene un altro ammutinamento ad un presidio militare. Gli ufficiali che si ribellarono erano affiliati alla carboneria e anch’essi chiedevano la Costituzione di Cadice. Altri comuni piemontesi vennero influenzati, fino ad arrivare a Torino. Il re Vittorio Emanuele, però, si trovava a Modena, e di fronte alla situazione abdicò in favore del fratello Carlo Felice, anch’egli momentaneamente a Modena, e quindi la gestione di Torino fu affidata al nipote Carlo Alberto. Egli concesse la Costituzione di Cadice, ma solo provvisoriamente, mentre aspettava che Carlo Felice tornasse a Torino per approvarla. Quando Carlo Felice tornò a Torino, sconfessò apertamente l’operato del nipote, lo minacciò di toglierlo dal diritto di successione della casa dei Savoia. A Novara ci fu uno scontro tra le truppe di Carlo Felice contro gli insorti e il moto insurrezionale di Alessandria e Torino finì con un nulla di fatto.
Sia nel napoletano che in Spagna, alla fine, la costituzione venne di nuovo soppressa. Seguirono arresti, condanne, lavori forzati e prigionia, anche tra i membri delle varie comunità segrete e molti scrittori si ispirarono a questi eventi per i loro libri. Tra questi il più importante è Silvio Pellico con “Le mie prigioni”: Pellico era sostenitore della carboneria e venne condannato nel carcere dello Spielberg (Moravia) . Il testo racconta le dure condizioni della prigionia e contribuì a creare un clima di odio verso la sovranità austriaca. Allo stesso tempo, è un segnale di quanto fosse dura negli anni venti la vita di quelli che volevano cambiare lo sfondo politico e di quanto fosse difficile poter esprimere idee diverse da quelle del sovrano.

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