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I moti 1820-1831

L’opposizione alla restaurazione fu condotta attraverso organizzazioni clandestine: la Carboneria in Italia, l’Eterìa in Grecia e la Società dei giovani in Germania (per citarne solo alcuni). In prevalenza, esse si proponevano di organizzare insurrezioni che costringessero i sovrani a concedere carte costituzionali. In alcuni casi, l’obiettivo delle società segrete era quello dell’indipendenza nazionale: Italia, Polonia e Grecia. Queste società ebbero un ruolo fondamentale nei primi anni della Restaurazione, perché tennero vivi gli ideali di ribellione. Tuttavia, esse presentavano gravi elementi di debolezza: la segretezza, la rigida gerarchia, i complessi rituali e la chiusura rispetto all’esterno. Queste misure, escogitate per sfuggire ai controlli delle polizie, limitavano la diffusione e il radicamento delle sette nella società.
In Italia un forte nucleo di opposizione era presente in Lombardia: una fitta rete cospirativa, le cui sette principali erano la Carboneria e la Federazione italiana. Quest’ultima progettava l’indipendenza dall’Austria e la formazione di una monarchia costituzionale.

Un secondo polo importante di opposizione si trovava nel Regno delle due Sicilie. Nel Napoletano, il regime borbonico era contestato dalla maggioranza della popolazione. L’obiettivo dei cittadini era una riforma costituzionale ispirata alla Costituzione spagnola del 1812. Forte era il malcontento anche in Sicilia, dove l’opposizione al regime borbonico aveva carattere indipendentista.
La prima rivolta contro l’ordine della Restaurazione scoppiò a Cadice, in Spagna, nel 1820. L’insurrezione costrinse il re Ferdinando VII a ripristinare la Costituzione del 1812. Il primo luglio dello stesso anno l’insurrezione scoppiò nel Regno delle due Sicilie: Ferdinando I, quindi, fu costretto a giurare la Costituzione del 1812.
Nel marzo del 1821 la rivolta scoppiò ad Alessandria, in Piemonte, dove ufficiali aderenti alla Carboneria cercarono di indurre Vittorio Emanuele I a firmare la costituzione spagnola del 1812, ma il sovrano preferì abdicare in favore di Carlo Felice, in quel momento assente; la reggenza fu così assunta da Carlo Alberto.
Per affrontare il problema delle rivoluzioni, furono tenuti due congressi dalla Santa Alleanza: il primo a Troppau, nel 1820, e il secondo a Lubiana, nel 1821, in cui si decise di riportare l’ordine con le armi. I rivoluzionari lombardi, piemontesi e napoletani furono facilmente sconfitti.
Solo in Grecia l’insurrezione nazionale contro i turchi, scoppiata nel 1821, ebbe successo. Nel 1827 l’intervento militare di Gran Bretagna, Francia e Russia, accomunate dal proposito di indebolire l’Impero ottomano, aprì la strada all’indipendenza greca, sancita dal trattato di Adrianopoli del 1829.
L’ordine fu riportato ovunque. Tuttavia, una nuova fase di insurrezioni, all’inizio del 1830, rese evidente che le strutture della Restaurazione iniziavano a vacillare.
L’epicentro della rivolta fu la Francia. Carlo X, monarca conservatrice e fratello di Luigi XVIII, nel 1830 tentò un colpo di stato: senza consultare preventivamente il parlamento, emanò quattro ordinanze che avrebbero sciolto le camere, ridotto il diritto al voto, abolito la libertà di stampa e indetto nuove elezioni. Il tentativo rivoluzionario di Carlo X fu però bloccato dal popolo di Parigi, che insorse in armi e, dopo tre giorni di combattimenti, costrinse il sovrano a fuggire.
Il popolo francese offrì la corona a Luigi Filippo d’Orléans, conosciuto per i suoi orientamenti liberali. Luigi Filippo fu proclamato re dal parlamento e non più per “grazia di Dio”. Egli accettò una monarchia più liberale della precedente: raddoppiava gli aventi diritto al voto e toglieva al sovrano il potere di veto sulle leggi. La Francia ritornava ad essere un punto di riferimento per tutti i liberali europei.
Nell’agosto del 1830 insorse il Belgio, che il congresso di Vienna aveva unito all’Olanda. Il Belgio, quindi, si ribellò rivendicando la propria indipendenza economica, politica e religiosa. I patrioti di Bruxelles si batterono coraggiosamente contro l’esercito olandese, ma in questo caso l’appoggio di Gran Bretagna e Francia garantì il successo della loro lotta: con la conferenza di Londra fu riconosciuta l’indipendenza del Belgio.
Diversamente andò per la Polonia, posta dal congresso di Vienna sotto il dominio dello zar Nicola I. Nel novembre 1830 i polacchi insorsero, sconfiggendo le truppe russe e proclamando la propria indipendenza. La Polonia, però, non ottenne alcun appoggio da Francia e Gran Bretagna, timorose di mettersi in urto con la Russia. Quest’ultima poté così riprendere Varsavia.
Finì con un insuccesso anche l’insurrezione scoppiata in Emilia Romagna nel febbraio del 1831, sotto la guida del commerciante marchese Ciro Menotti. L’obiettivo era quello di ottenere l’indipendenza dell’Italia centrale, soggetta al dominio pontificio e al governo dei duchi restaurati. Dopo un iniziale successo, il movimento dimostrò tutta la sua debolezza: gli aiuti di Gran Bretagna e Francia non vennero e l’esercito austriaco, vero “gendarme” dell’ordine italiano, sconfisse facilmente i rivoltosi. Ciro Menotti fu giustiziato e molti patrioti italiani vennero carcerati.

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