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La lotta per la democrazia in Francia

Dopo la sconfitta nella guerra franco-prussiana e la cacciata di Napoleone III, la Francia aveva fondato la Terza Repubblica e aveva deciso di adottare una nuova Costituzione democratica. Tuttavia non mancavano le contestazioni di gruppi agguerriti e spesso molto forti sul piano sociale, ovvero:
- i nazionalisti, spesso legati agli ambienti militari, chiamati anche "revanscisti", perché volevano la revanche (la "rivincita") contro i prussiani e la restituzione dell’Alsazia- Lorena;
- i clericali, implacabili oppositori del laicismo della classe dirigente;
- i monarchici che erano ancora legati alla dinastia dei Borbone e in eterno lutto per la decapitazione di Luigi XVI, avvenuta più di un secolo prima;
- gli antisemiti che eranoinebriati dalle teorie sulla presunta superiorità della razza ariana. Tra Ottocento e Novecento tutte queste forze si coagularono per sferrare un violentissimo attacco allo Stato repubblicano, dando vita a un caso destinato a sconvolgere l’opinione pubblica, il "caso Dreyfus", in cui, dietro la bandiera dell’antisemitismo, si radunarono tutte le condense reazionarie del Paese.

Alfred Dreyfus era un capitano d’artiglieria, figlio di ricchi industriali tessili alsaziani, di religione ebraica. Nel 1894 venne arrestato con l’accusa di aver passato informazioni segrete all’addetto militare dell’Ambasciata tedesca a Parigi.
Per questo motivo Dreyfus fu processato davanti a una Corte marziale e in seguito condannato all’ergastolo da scontare nell’isola del Diavolo, nella Guyana francese.
Il caso sembrava concluso, ma i genitori del condannato non si arresero, trovarono prove che accusarono un diplomatico ungherese amico dei generali francesi e, poiché nessuno li ascoltava, convinsero uno scrittore famoso, Emile Zola, a intervenire nella questione.

Nel 1898 Zola pubblicò su un giornale una lettera al Presidente della Repubblica, nota come "I’accuse", in cui accusava l’esercito di avere occultato le prove dell’innocenza di Dreyfus. Il Paese si spaccò tra una minoranza di "innocentisti" e una maggioranza di "colpevolisti". Sebbene tra i primi vi fossero, oltre a Zola, intellettuali di grande prestigio come il pittore impressionista Claude Monet e lo scrittore Marcel Proust, un nuovo processo condannò per la seconda volta il capitano, che avrebbe dovuto scontare una pena inferiore. La lotta proseguì e nel 1906 Dreyfus, che nel frattempo era stato graziato, fu completamente riabilitato. Di lì a poco tuttavia morì in circostanze misteriose che furono archiviate come suicidio. Egli lasciò un diario, in cui raccontava i torti subite nell’isola del Diavolo.

Nel 1899 le elezioni decretarono la vittoria, seppure di pochi voti, di una coalizione di forze progressiste che poté finalmente varare una serie di leggi che diedero una maggiore stabilità alla democrazia. Vennero sciolte oltre cento congregazioni religiose collegate alla Santa Sede e fortemente ostili allo Stato laico, fu addirittura abolito il Concordato voluto nel 1805 da Napoleone Bonaparte e venne dichiarata la netta separazione tra Stato e Chiesa. Una serie di riforme sociali garantì poi la tutela dei lavoratori, ma non fu varata però la riforma fiscale.

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