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[h2]Ricchezza e povertà

All’inizio del XXI secolo la società dei Paesi sviluppati è caratterizzata da una grande ricchezza, superiore a quella di qualunque altro periodo storico in qualunque regione del mondo, ma anche da una forte concentrazione della ricchezza e quindi da profonde differenze: vi è un numero consistente di poveri (tra il 5 ed il 20% della popolazione), una maggioranza di popolazione che costituisce un ampio ceto medio e un numero sempre più ristretto di persone sempre più ricche. All’interno della società opulenta vi sono diverse fasce a rischio, cioè gruppi che hanno maggiori probabilità di trovarsi in condizioni di povertà: i giovani in cerca di occupazione, gli anziani (il cui numero tende a aumentare), le donne sole con figli, gli immigrati, le minoranze razziali. Le profonde differenze sociali sono uno degli elementi che favoriscono lo sviluppo della criminalità.
Ancora più forti sono le differenze in alcune società dell’Europa, in cui al socialismo di Stato si è sostituito il “capitalismo”, cioè lo sviluppo economico senza intervento regolatore da parte dello Stato: in Russia un ristretto numero di uomini d’affari e di politici ha accumulato grandi ricchezze, ma la classe media è ristretta e la maggioranza della popolazione vive in condizioni di grande povertà; molti hanno visto le loro condizioni di vita peggiorare nettamente.
Nei Paesi del Terzo Mondo la ricchezza disponibile è di gran lunga minore, ma è presente la stessa divisione sociale. Varia però la consistenza numerica dei diversi gruppi: i poveri sono ovunque molto più numerosi, costituendo la maggioranza della popolazione; le classi intermedie della popolazione sono più ristrette e meno ricche, le persone molto ricche sono pochissime.
In questi Paesi sono presenti forme di sfruttamento estreme: in Brasile circa 25.000 persone sono di fatto schiavi dei grandi proprietari terrieri; in alcuni Paesi africani oltre il 40% dei bambini tra i 10 e i 14 anni lavora e nella sola India i bambini che lavorano sono forse sessanta milioni.
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