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Il massacro della guerra civile serba

La Jugoslavia fin dalla sua nascita aveva avuto il problema delle etnie. In Croazia si era formato il movimento Ustasa che era fortemente nazionalista. Finita la Seconda guerra mondiale, la Jugoslavia era diventata una Repubblica socialista sul modello sovietico, ma fuori dall’influenza dell’URSS, perché si era liberata autonomamente con Tito. L’impostazione che Tito diede al regime aveva alcune differenze rispetto a quella sovietica. Venne lasciata ai contadini la libertà di avere propri fondi e la gestione delle imprese, che erano tutte di Stato, spettava anche agli operai. Il modello economico assomigliava alla NEP. Dopo la morte di Tito iniziò il crollo progressivo della Jugoslavia. La posizione particolare della Jugoslavia di legame (e non di dipendenza) con l’URSS le permetteva di avere rapporti con l’Occidente. Negli anni Sessanta e Settanta la Jugoslavia registrò una crescita economica notevole grazie anche al boom del turismo. Tra le varie etnie i rapporti erano buoni, perché Tito si mosse sempre in prima linea per eliminare le tensioni e per spingerle a mescolarsi, impegnandosi a creare uno spirito jugoslavo.

Nel 1984 si tennero i Giochi olimpici invernali a Sarajevo. Con la morte di Tito, nel 1980 venne deciso di affidare il comando della Federazione a rotazione tra i Presidenti delle varie Repubbliche. I primi contraccolpi alla stabilità jugoslava iniziarono a partire dal campo economico, perché negli anni Ottanta emersero nuove potenze commerciali e dall’attenuazione della guerra fredda, che per la Jugoslavia aveva avuto un’importanza determinante nel suo ruolo di Stato cuscinetto. Negli anni Ottanta la situazione di crisi fece riemergere le varie forze interne e la situazione divenne incandescente negli anni Novanta, in seguito al crollo dell’Unione Sovietica. Le due Repubbliche più ricche, Slovenia e Croazia, pensarono che di fronte alla crisi della Jugoslavia era meglio correre ai ripari, uscendo dalla Repubblica jugoslava e rendendosi poi indipendenti.
Questa proposta però non piaceva ai serbi, perché il capo del partito comunista serbo Slobodan Milosevic aveva proposto una Jugoslavia controllata dai serbi come soluzione per uscire dalla crisi. In questo clima di tensione scoppiò la guerra. Tra il 1991 e il 1992 Slovenia e Croazia proclamarono l’indipendenza, riconosciuta dalla Germania, dall’Austria e dal Vaticano. In Slovenia vi furono alcuni scontri, ma Milosevic decise di ritirarsi quasi subito e la regione, che era dal punto di vista etnico abbastanza compatta, si rese indipendente senza tanti problemi. Più difficile fu la questione croata perché all'interno della regione vi erano varie etnie. Inoltre c'era la Bosnia che era contesa tra serbi, croati e musulmani bosniaci. Così nel 1992 scoppiò la guerra tra Croazia e Serbia che in seguito si estese anche alla Bosnia. Nell'area vi erano anche altre Repubbliche molto povere, come la Macedonia, che si resero indipendenti senza grandi disordini, in quanto territori poco ambiti.
La guerra in Jugoslavia continuò fino al 1995 e fu molto sanguinosa. Alla fine croati e bosniaci si accordarono e si allearono contro i serbi. Furono coinvolte anche potenze esterne come gli Stati Uniti, la Germania e l’Austria che si allearono con i croati e i bosniaci, mentre la Russia appoggiò i serbi. Si tentò di fermare la guerra con l’intervento dell’ONU, ma fu inutile. Clinton a quel punto decise di intervenire con la NATO. Nel frattempo si stava consumando l’assedio di Sarajevo che fu il più lungo della storia, perché durò dal 1993 al 1995. Nel 1995 furono stilati e firmati gli Accordi di Dayton che distribuirono i territori tra le varie etnie e diedero vita in Bosnia a una Federazione croato-musulmano-serba. Milosevic continuò la sua politica nazionalistica nel territorio che venne assegnato ai serbi dagli Accordi di Dayton che comprendeva Serbia, Montenegro e Kosovo. Milosevic decise di togliere ogni autonomia al Kosovo, che era a maggioranza albanese, e questo generò un movimento partigiano kosovaro appoggiato dall’Albania, dalla Germania e dagli Stati Uniti. Questa crisi si risolse nuovamente con l’intervento armato della NATO che, con bombardamenti massicci sulla Serbia, costrinse i serbi a ritirarsi dal Kosovo. Nel 2008 il Kosovo ha proclamato la propria indipendenza, che però non è tuttora riconosciuta da molti Paesi.

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