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L'Italia del Secondo Dopoguerra


Durante la Seconda Guerra Mondiale non si è sviluppato nell'Italia del sud un vero e proprio movimento antifascista, essendo da sempre molto conservatrice e monarchica. Il nord, invece, ha combattuto una guerra di liberazione guidata dai partiti antifascisti che vogliono fortemente una repubblica. Il governo, di Pietro Nenni spazzerà via la monarchia, troppo collusa col regime.

Dal governo Bonomi, successivo a quello di Nenni, vagamente socialdemocratico e che vede al suo interno i partiti antifascisti, si passa al governo Parri. Ferruccio Parri è il capo di una nuova corrente, rappresentante del vento del Nord. Il suo governo è basato sul CLN, ma viene travolto dall'opposizione dei partiti moderati, poiché le sue scelte di epurazione di fascisti sono troppo estreme.
Nel dicembre del 1945 inizia la lunga tradizione dei governi a guida Democristiana, con Alcide De Gasperi come presidente del consiglio, che durerà fino al 1982 con il governo Spadolini. Nel 1946 ci sono le prime elezioni amministrative e la Democrazia Cristiana è il primo partito. Ha raccolto l'Italia moderatamente repubblicana e monarchica, indirizzando la massa grigia verso un partito sostanzialmente centrista. Rappresenta un corpo centrale italiano, un'area molto vasta diversificata al suo interno.
Al secondo posto arrivano i socialisti e al terzo i comunisti. Dopo queste elezioni socialisti e comunisti si avvicinano, sottoscrivendo un patto d'Unità d'azione. Si ipotizza anche la creazione di un fronte democratico popolare.
Nel mentre, bisogna arrivare alla risoluzione del problema istituzionale. Vittorio Emanuele III, nel 1944, aveva attribuito i suoi compiti al figlio Umberto di Savoia, introducendo un dispositivo giuridico presente nello Statuto Albertino secondo cui il re poteva introdurre l'istituto di luogotenenza generale del regno in casi particolari. In questo modo il re fa un passo indietro per salvaguardare la monarchia, a favore di un re giovane e non compromesso dal fascismo. Si arriva così al referendum istituzionale del 2 giugno del 1946, che coincide con l'elezione dell'Assemblea Costituente, con un sistema elettorale proporzionale. Qualunque fosse il risultato del referendum, era poi necessario elaborare una nuova costituzione, poiché lo Statuto Albertino era ormai ingestibile e antiquato. Le elezioni della Costituente dovevano creare una Camera che avrebbe discusso della nuova Costituzione, ricoprendo i doveri del Parlamento fino alla promulgazione di quest'ultima.
Il referendum vede la vittoria della Repubblica (nel centro-nord c'è la maggioranza repubblicana, con dominazione dei partiti di sinistra e mazziniani/garibaldini, mentre nel sud la maggioranza è monarchica) e il re Umberto di Savoia abdica e va in esilio.
Contemporaneamente le elezioni della Costituente vedono la riconferma della DC come partito principale. Il nuovo governo De Gasperi vede la Democrazia Cristiana attorniata dal Partito comunista, dal Partito socialista e dal Partito Repubblicano.
Togliatti si rende conto che questa ingente quantità di fascisti in libera uscita (ex dirigenti ed esponenti di Salò) deve essere eliminata in vista del patto di Parigi, dove presentare un'Italia ancora fascista non sarebbe saggio. Nono volendo spaccare l'Italia in due, facendo vedere che è un paese ufficialmente democratico (nonostante sia profondamente legato al regime), Togliatti provvede ad un'amnistia per i fascisti, che dovranno pagare una sanzione. Verranno anche colpiti da pene giuridiche solo i fascisti colpevoli di atti particolarmente efferati, estremamente ambigui.
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