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I danni della guerra : un Paese diviso

Nel dopoguerra l’Italia presentava un quadro di grande difficoltà economica e di disgregazione politica e morale; il fascismo era finito ma ,crollando, aveva lasciato macerie difficili da smaltire. La produzione industriale ,sebbene la maggior parte degli impianti industriali, concentrati nel nord del Paese , si fosse salvata, era scesa a livelli inferiori a quelli del 1938. Ancora più grave era la situazione nella quale si trovava l’agricoltura. La produzione agricola era più che dimezzata e il numero dei capi di bestiame allevati si era ridotto di un quarto rispetto agli anni che precedettero il conflitto. Le vie di comunicazione ,devastate dai bombardamenti, erano in gran parte interrotte o versavano in condizioni di grave abbandono,come anche il patrimonio edilizio , che risultava largamente danneggiato.
La vita dell’Italia post-bellica fu per di più caratterizzata dall'inflazione (in sei anni il prezzo medio dei beni di consumo era aumentato di oltre il 2000%), dalla disoccupazione e,per i più poveri,dalla fame.

Il divario Nord-Sud

La guerra non portò solo problemi materiali: le famiglie ,già disgregate e distrutte dalla guerra, furono spesso lacerate dalle vecchie contrapposizioni politiche create dallo scontro tra fascisti e partigiani, inoltre l’8 settembre aveva spaccato l’Italia in due aree accentuando le differenze tra Nord e Sud del Paese . Nel Nord , che aveva vissuto la guerra civile e la lotta di liberazione nazionale, era molto diffusa la richiesta di cambiamenti politici e sociali, nel Mezzogiorno, dove aveva continuato a governare il re, le idee monarchiche e le tendenze conservatrici della media e piccola borghesia erano ancora diffuse. In Sicilia si erano rafforzate le idee separatiste, sostenute dai grandi proprietari terrieri, che speravano nell'indipendenza dell’isola per poter meglio gestire il potere. Queste istanze si intrecciarono , in un ampio gioco di interessi economici e politici, con fenomeni di banditismo e di mafia. Quest’ultima si era decisamente rafforzata, con l’arrivo in Italia, , al seguito dell’esercito americano, di alcuni esponenti di spicco delle “famiglie” americane, come il boss Lucky Luciano.
La scena politica italiana del dopoguerra fu dominata da due figure che, su fronti opposti, e a volte in maniera contraddittoria, riuscirono a far riemergere il Paese dallo stato di crisi nel quale la guerra lo aveva lasciato : Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti.

Alcide De Gasperi

Nato a Trento nel 1881 , deputato del Partito popolare trentino (partito cattolico) al Parlamento di Vienna dal 1911 alla fine della Prima guerra mondiale, si batté sempre per l’autonomia amministrativa del Trentino entro i limiti statali dell’impero asburgico.. Finito il primo conflitto mondiale, nel 1919 fu tra i fondatori del Partito Popolare Italiano e due anni dopo venne eletto deputato. Nel 1926 venne arrestato e condannato a quattro anni di carcere. A partire dal 1942 si impegnò nella ricostruzione clandestina del partito popolare con l’idea di farne un grande partito di massa capace di orientare in senso democratico l’elettorato cattolico. Nel 1943 la Democrazia cristiana (così venne chiamato il nuovo partito popolare) entrò a far parte del Comitato di Liberazione nazionale e la figura di Alcide De Gasperi ebbe un ruolo determinante nelle scelte politiche del Paese.

Palmiro Togliatti

Nacque a Genova nel 1893 e, dopo essersi laureato in legge fu tra i fondatori del Partito Comunista italiano. Quando Antonio Gramsci venne arrestato dai fascisti (1927) Togliatti prese la guida del partito e, da Parigi dove si era rifugiato, ne indirizzò l’azione clandestina in Italia fino al 1934, quando venne chiamato a Mosca dove assunse il ruolo di responsabile di tutti i partiti comunisti europei. Partecipò alla guerra civile spagnola, come consigliere dei comunisti. Rientrò in Italia nel 1944 e fu protagonista della “Svolta di Salerno”: con un cambio radicale egli impose al PCI di collaborare con tutte le forze democratiche del Paese al fine di ottenere la liberazione dell’Italia, rimandando al dopoguerra ogni questione di tipo politico e istituzionale.

Il primo governo dell’Italia libera

Il primo governo dell’Italia libera si formò nel giugno del 1945. Costituito dai rappresentanti dei partiti antifascisti, era guidato da Ferruccio Parri, uomo del Partito D’Azione e uno dei maggiori protagonisti della Resistenza. Il suo governo durò soltanto pochi mesi a causa della diffidenza degli Alleati verso i partiti di sinistra. A Parri successe nel dicembre 1945 il primo governo De Gasperi , con Togliatti ministro della Giustizia e il socialista Pietro Nenni agli Esteri. Il nuovo governo liquidò gli organi esecutivi e Amministrativi provvisori che si erano formati con i vari CNL ,ripristinò le forme dello Stato prefascista ma soprattutto si dedicò a preparare i due appuntamenti più importanti del dopoguerra:
• il referendum istituzionale che avrebbe affidato agli italiani la scelta tra Monarchia e Repubblica ;
• L’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente, chiamata a redigere la nuova Costituzione

Il referendum istituzionale e l’Assemblea Costituente

Alle votazioni per il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 , relativo alla scelta tra Monarchia e Repubblica, parteciparono, per la prima volta in Italia, anche le donne. Un mese prima Vittorio Emanuele III aveva abdicato in favore del figlio Umberto II, nel tentativo di salvare il trono ma gli italiani votarono comunque per la Repubblica.
Insieme al referendum si votò anche per l’elezione dell’Assemblea Costituente , che doveva elaborare una nuova Carta Costituzionale destinata a sostituire lo Statuto Albertino ancora in vigore; la maggioranza dei voti fu ottenuta dalla DC (35,2 %), dal PSI, dal PCI. La Costituente nominò come capo provvisorio dello Stato il giurista napoletano di orientamento liberale Enrico De Nicola che entrò in carica il 1° luglio 1946. A partire dal 1947 e fino al 1953 De Gasperi rimase alla guida del Paese con governi centristi e moderati dei quali fecero parte, oltre ai democristiani, anche liberali, repubblicani, socialdemocratici.

Subito dopo il referendum (Luglio 46) De Gasperi costituì il suo secondo governo. Ma la crescente tensione internazionale e la sempre più netta contrapposizione tra il blocco orientale e quello occidentale fece sentire i suoi effetti anche sulla politica italiana, determinando un ‘insanabile frattura tra le forze moderate, favorevoli a un’alleanza con gli Stati Uniti e le forze di sinistra (socialisti e comunisti) , favorevoli a un’alleanza con l’Unione Sovietica. Lo scontro provocò una scissione del Partito Socialista (voluta soprattutto da Giuseppe Saragat ) che, fino ad allora legato a quello comunista, assunse poi il nome di Partito Socialdemocratico Italiano. De Gasperi approfittò di questo evento per escludere dal governo socialisti e comunisti. Con il nuovo governo ebbero fine le coalizioni antifasciste nate dalla Resistenza mentre venne intrapresa una politica di allineamento con gli Stati Uniti e le altre democrazie occidentali.

La Costituzione repubblicana

La nuova costituzione fu approvata a larghissima maggioranza da tutte le forze politiche il 22 dicembre 1847 ed entrò ufficialmente in vigore il 1° gennaio 1948 . La Carta costituzionale fece dell’Italia una Repubblica Parlamentare, basata sulla supremazia del Parlamento rispetto al governo e al Presidente della Repubblica. La Costituzione, oltre a ripristinare le libertà soppresse dal fascismo, (di stampa, di parola, di associazione) stabilì il diritto all'assistenza e quello all'istruzione, il diritto di associazione sindacale e quello di sciopero e prospettò l’esigenza di ridurre le disparità sociali; la proprietà privata venne garantita ma si affermò anche il diritto di esproprio per motivi di pubblica utilità. Nacquero le Regioni, fornite di un certo grado di autonomia decisionale in materia fiscale e di autonomia legislativa nella sanità, nell'assistenza, nella gestione dei beni culturali e in alcune attività economiche.

Per quanto concerne i rapporti tra Stato e Chiesa Togliatti accettò il riconoscimento dei Patti Lateranensi firmati da Mussolini nel 1929 ma pretese l’inserimento di un articolo (art.19) che garantisse nel Paese la libertà di culto.

Le elezioni del 1948

Il 18 aprile 1948 gli italiani furono chiamati alle urne per eleggere il primo Parlamento repubblicano. Le elezioni si svolsero in un clima di tensione dovuto alla contrapposizione tra il blocco occidentale e quello orientale. Gran parte dei moderati e dei cattolici temevano che comunisti e socialisti, uniti al Fronte democratico popolare, potessero arrivare a governare il Paese: così, durante la campagna elettorale, si giunse a raffigurare i cosacchi sovietici dall'aspetto terrificante che abbeveravano i loro cavalli in Piazza S. Pietro mentre la Democrazia Cristiana si mostrava agli elettori come una forza moderata, vicina agli USA, garanzia di libertà e di pace.
La Democrazia cristiana trionfò, sfiorando quasi la maggioranza assoluta (48,5%).

L’attentato a Togliatti

I mesi successivi alle elezioni furono segnati da forti tensioni sociali e politiche. Il 14 luglio , mentre usciva da Montecitorio, Togliatti fu gravemente ferito. Decisa fu la reazione dei comunisti. Nei giorni immediatamente successivi all'attentato si ebbero in molte città italiane vere e proprie rivolte che provocarono 16 morti e più di 200 feriti. Il gruppo dirigente del PCI mantenne un atteggiamento responsabile, la CGIL proclamò uno sciopero generale di 48 ore e la manifestazione si svolse in maniera pacifica . Le gravi tensioni portarono alla rottura dell’unità sindacale. I lavoratori di orientamento cattolico uscirono dalla CGIL e fondarono la CISL, pochi mesi dopo repubblicani e socialisti crearono la UIL .
La nuova legislatura iniziò all'insegna di una forte instabilità dei governi, che fu aggravata dalla morte prematura, nel 1954, di Alcide De Gasperi

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