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Dopo l’unificazione l’Italia unita si trovò in una condizione di grande arretratezza economica sociale e demografica: la mortalità e la natalità erano molto elevate e l’analfabetismo era assai diffuso. Esisteva soprattutto un profondo divario tra il Nord che accentrava la maggior parte del reddito totale e il Sud la cui povertà era aggravata dalla prevalenza di un’agricoltura latifondista poco produttiva. Lo Stato era inoltre piuttosto centralizzato con forte potere al centro attuato tramite i prefetti che venivano mandati alla periferia dello stato.
Lo Statuto Albertino venne esteso a tutto il territorio nazionale, esso sebbene avesse lati conservatori (la politica estera, il potere esecutivo e la nominazione dei senatori erano in mano al re) Cavour riuscì a farlo interpretare più in favore del Parlamento. Dalle elezioni del 1861 uscì vincitrice la Destra Storica che procedette all’unificazione legislativa del paese e all’attuazione di un sistema amministrativo centralizzato. La classe politica incoraggiò lo sviluppo economico e sociale attraverso il potenziamento delle infrastrutture e l’obbligo scolastico (legge Casati); perseguì anche il pareggio del bilancio attraverso una politica economica liberista e l’imposizione di tasse che pesarono soprattutto sui ceti popolari. Con le elezioni del 1864 venne eletto come primo Ministro Minghetti che spostò la capitale da Torino a Firenze e riuscì a mettersi d’accordo con Napoleone III per togliere le truppe francesi da Roma.

Nel contempo il nuovo governo si trovò ad affrontare il problema del brigantaggio, soprattutto al Sud.
Il Veneto fu annesso all’Italia grazie all’alleanza con Bismarck nella guerra austro-prussiana.
La Questione di Roma venne risolta invece qualche anno più tardi: dopo una fallimentare spedizione garibaldina in Aspromonte, nel 1870 lo Stato italiano decise di impadronirsi di Roma (breccia di Porta Pia) facendola diventare capitale. I rapporti col pontefice che non aveva riconosciuto l’occupazione italiana e aveva impedito ai cattolici di partecipare alla vita politica furono regolati dalle Leggi delle Guarentigie, in seguito rifiutate, che riconoscevano al papa la sovranità, che abolivano il giuramento dei vescovi al re e le restrizioni del diritto di riunione del clero. Lo stato promulga così le leggi anticlericali con le quali soppresse le facoltà di teologia, venne indetto un controllo statale sui seminari e venne abolito l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari.
Nel 1876 la Destra riuscì a raggiungere il pareggio del bilancio ma cadde e si affermò la Sinistra Liberale sotto la guida di Agostino Depretis. Il nuovo governo mise in atto alcune riforme a vantaggio delle classi popolari come la riforma della scuola elementare, l’abolizione della tassa sul macinato e la riforma elettorale. Triplice Alleanza 1882 Austria e Prussia.
Nel 1887 salì al governo Francesco Crispi che avviò una politica più aggressiva e nazionalista: in campo economico passò dal liberismo al protezionismo e aumentò i dazi per le importazioni favorendo l’esportazione a discapito della Francia; in politica estera cercò di favorire l’emigrazione e il colonialismo, iniziando una prima espansione coloniale in Africa verso l’Eritrea, che venne però fermata dopo la sconfitta di Dogali; in campo giuridico e sociale rafforzò il potere esecutivo, diede spazio a Zanardelli che elaborò un codice penale più liberale, eliminando la pena di morte e sancendo il diritto di sciopero, stabilì la libertà di riunione politica non sediziosa e migliorò il sistema sanitario.
Crispi tentò poi di riprendere l’espansione in Africa con il trattato di Uccialli e con la proclamazione della colonia di Eritrea. La sua dispendiosa politica coloniale ne provocò però la caduta cui seguirono Di Rudinì e Giolitti e in seguito di nuovo lui, il quale cadde di nuovo a causa del fallimento degli ulteriori tentativi di espansione in Etiopia con la sconfitta di Adua.
Nel 1892 venne fondato per iniziativa di Filippo Turati il Partito dei lavoratori italiani che tre anni dopo assunse la denominazione di Partito Socialista Italiano, che aveva un ideologia marxista ed era il primo partito di massa.

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