Habilis 1829 punti

La guerra fredda

guerra fredda dopo la Seconda Guerra mondiale

La guerra fredda è il periodo di massima tensione tra i Paesi dell’Occidente, sotto l’influenza degli Stati Uniti, e i Paesi orientali, sotto l’influenza dell’Unione Sovietica.
È detto della “guerra fredda”, per indicare un periodo di guerra non combattuta sui campi di battaglia, ma fatta di contrasti, di intolleranze, di odi e ostilità di ogni genere.
I contrasti tra Russi e Occidentali erano cominciati già 1917 quando la rivoluzione russa aveva sparso nel mondo occidentale la paura dei comunisti e dei loro rivolgimenti radicali.
I contrasti si erano poi attenuati durante la guerra, perché russi e occidentali si trovarono a combattere un nemico comune, il nazismo hitleriano. Ma dopo la guerra, con la sconfitta della Germania, i reciproci contrasti e le intolleranze ripresero nuovo vigore. Sulla carta geografica fu tracciata una linea ideale che andava dal Mar Baltico all’Adriatico (escludendo Grecia e Turchia) e che fu chiamata da Churchill nel 1946 cortina di ferro, quasi un ostacolo invalicabile per dividere i due blocchi, quello orientale e quello occidentale.

Bisogna dire che, mentre nei Paesi orientali i partiti non comunisti furono subito sciolti, le prime elezioni dell’Occidente mostrarono che esistevano diversi partiti comunisti in Francia, Italia, Austria, Belgio e che non potevano essere messi fuori legge, perché ogni Costituzione, in seguito agli accordi di Yalta, sanciva “la libera esistenza dei partiti”. Ma nonostante questo furono quasi tutti esclusi dal governo. Negli Stati Uniti le persone sospette di appartenere alla “sinistra” furono perseguitate e allontanate dai posti direttivi: era la famosa caccia alle streghe.
Gli Stati Uniti influenzavano i vari Stati nel corso della guerra fredda attraverso:
1. il Piano di aiuti economici (Piano Marshall);
2. la creazione di vari patti difensivi, tra cui il Patto Atlantico nel 1949, che legava gli Stati Uniti alla maggior parte dei Paesi europei occidentali (Gran Bretagna, Francia, Italia, Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Turchia, Grecia, Repubblica Federale Tedesca) e anche il Canada. All’interno del Patto Atlantico nel 1950 venne creata la NATO che riuniva le forze integrate militari europee, canadesi e statunitensi.
I contrasti tra i due blocchi aumentarono, quando, nel 1952, venne eletto presidente degli Stati Uniti il generale Dwight Eisenhower che diede inizio ad una politica di forte ripresa economica all’interno e ad una politica estera che portasse l’URSS ad un arretramento delle posizioni occupate dopo la guerra.
L’Unione Sovietica, invece, impose la sua influenza nella guerra fredda attraverso:
1. sistematici interventi nei Paesi comunisti che non accettavano l’influenza russa, con processi e condanne contro gli statisti, tanto che i Paesi dell’Europa Orientale furono chiamati paesi satelliti. Soltanto Tito, presidente della Jugoslavia, riuscì a rivendicare, fin dal 1948, la sua autonomia dell’Unione Sovietica. Questo atto provocò la condanna di Stalin ed avvicinò la Jugoslavia all’altro grande Paese Comunista, la Cina;
2. l’eliminazione dei partiti che non fossero allineati alle direttive del governo sovietico;
3. la creazione di organizzazioni politiche, economiche e militari che impegnavano tutti gli Stati comunisti alla reciproca collaborazione. Infatti, nel 1947 fu istituito il Cominform, un ufficio di collegamento tra tutti i partiti comunisti. Nel 1949 nacque il Comecon, comunità economica tra tutti i Paesi comunisti. Nel 1955, infine, fu stipulato il Patto di Varsavia, un’alleanza militare, sotto la guida dell’URSS, nata per creare un organismo di difesa contro la NATO.

L'europa divisa in due blocchi


Sappiamo che dalla Seconda guerra mondiale l’Europa uscì completamente distrutta e divisa. Distrutta, perché molte città importantissime erano completamente rase al suolo, la popolazione era in grave stato di povertà e miseria, le industrie inagibili e le campagne incolte e abbandonate. Divisa perché risultava spaccata in due blocchi dalla cortina di ferro: uno a Occidente nell’orbita degli Stati Uniti, l’altro a Oriente nell’orbita sovietica e vincolati alla politica dell’URSS.
Paesi non allineati restavano la Svizzera, neutrale, la Jugoslavia e l’Albania.
Il Blocco occidentale comprendeva i Paesi scandinavi Norvegia e Svezia, la Danimarca, la Repubblica Federale Tedesca, la Gran Bretagna, l’Irlanda, il Benelux, l’Austria, l’Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Liechenstein, Grecia e Turchia. Essi avevano governi democratici e economie a libero mercato sotto il controllo dello Stato.
In questo blocco i partiti politici divenuti ormai partiti di massa, assunsero un ruolo fondamentale nella direzione politica dei Paesi di appartenenza. I partiti maggior rappresentanti erano il partito liberale, il partito democratico-cristiano, il partito socialista e quello comunista.
Con l’aiuto degli Stati Uniti gli Stati europei cominciarono subito la loro ricostruzione risanando anche le economie dissestate. In poco tempo quasi tutte la nazioni occidentali divennero competitive sui mercati mondiali.
Le cause che contribuirono a questo sviluppo economico furono molte:
a) la pace raggiunta, che permise ai vari Stati di dedicarsi ai problemi interni;
b) gli aiuti americani, che permisero alle nazioni di disporre di capitali e mezzi;
c) l’apertura delle frontiere doganali, che incentivò gli scambi commerciali, che favorì l’adozione di una politica comune;
d) l’uso di nuove fonti di energia, come il petrolio e il metano;
e) lo sviluppo tecnologico che trasformò l’industria bellica in industria di pace.
Il Blocco orientale durante la guerra fredda comprendeva tutti quegli Stati europei dell’Est a regime comunista dominati dall’Unione Sovietica, essi erano: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Repubblica Democratica Tedesca, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria e Romania. Jugoslavia e Albania non erano sotto l’influenza dell’URSS ma simpatizzavano per la Cina Popolare.
In questi Paesi vigeva il potere dittatoriale del Partito Comunista, che applicava severe pene nei confronti di coloro che non aderivano alla politica di governo.
Nei Paesi dell’Est l’economia era di tipo socialista, tutta nelle mani dello Stato e per lo Stato, con il divieto assoluto della proprietà privata.
Solo verso la fine degli anni ’80, con l’avvento di Michail Gorbaciov, si verificò un'inversione di tendenza nel clima difficile della guerra fredda.
Il rigido sistema politico adottato nei Paesi dell’Est però provocava ribellioni tendenti soprattutto ad ottenere la concessione da parte dell’Unione Sovietica di una maggiore autonomia politico-economica. Tali ribellioni furono sempre soffocate nel sangue da parte dell’URSS per citare due esempi: in Ungheria nel 1956 e in Cecoslovacchia nel 1968.
La dottrina marxista non ammetteva nessuna religione, perché era vista come centro ideale e politico di opposizione al regime e quindi veniva sottoposta a severi controlli e repressioni.
Quindi i rapporti tra governi comunisti e Chiesa furono sempre difficili in tutti i Paesi anche in Polonia, in Ungheria e Russia, in cui la maggioranza della popolazione professava proprio la religione cristiana (romana in Polonia e in Ungheria, ortodossa in Russia).

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email
Consigliato per te
Come fare una tesina: esempio di tesina di Maturità