La Guerra Fredda


Al termine della guerra gli obiettivi di Stalin erano 3 principalmente:
• Il ritorno alle frontiere del 1918
• La creazione di un “cordone sanitario” di stati satelliti a difesa dell’URSS
• Il controllo della Germania (rendendola non più un pericolo) tramite accordi con gli alleati
Dopo la conferenza di Potsdam venne la Conferenza di Yalta, in Russia, dove venne riconfermata la divisione della Germania in 4 zone d’occupazione fino alla stesura del trattato di pace. Di fatto però al termine della conferenza Stalin decise di allontanarsi dagli altri 3 stati alleati (FR, GB e USA), causando le tensioni che sfoceranno nella guerra fredda.
L’unico filo conduttore nella strategia russa fu quello di mantenere nascoste le proprie intenzioni agli altri stati, anche a costo di attuare strategie prive di senso: la Guerra Fredda, poiché per Stalin la sicurezza consisteva nel totale dominio su vasti spazi territoriali.
Se infatti, considerando i singoli aspetti, risulta facile la comprensione della strategia, complessivamente non sembra essercene una: dal punto di vista ideologico la guerra risulta inevitabile pur di arrendersi a compromessi (e al capitalismo in generale), mentre dal punto di vista razionale si potrebbe facilmente raggiungere degli accordi; nel dubbio Stalin prepara lo scenario peggiore.
In Germania la zona d’occupazione sovietica viene bolscevizzata con i canoni tradizionali russi: furono adottate la repressione, la brutalizzazione, violenze e abusi. I funzionari sovietici bolscevizzarono la loro zona non perché avessero un piano per farlo, ma perché quello era l’unico modo che conoscevano per organizzare e controllare una società.

La visione americana del dopoguerra

Alla conferenza di Bretton Woods, nel luglio 1944, gli USA stabiliscono un sistema monetario internazionale di cambi fissi fra le valute fondato sul dollaro, che può essere convertito in oro. Contemporaneamente, vengono creati il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale per erogare i crediti per la ricostruzione e i finanziamenti necessari alla bilancia dei pagamenti degli stati in difficoltà. Il sistema di Bretton Woods serve a regolamentare gli scambi e a offrire il credito necessario alla ricostruzione. Il credito degli Stati Uniti diventa quindi la leva con cui smantellare le aree protette e liberalizzare gli scambi internazionali.
La liberalizzazione determina un circolo virtuoso di crescita economica che stempera i conflitti sociali (e internazionali) e consolida i regimi democratici.
Il liberalismo non può però prosperare negli USA se fallisce nel resto del mondo. Dunque gli USA devono garantire stabilità e crescita a livello internazionale esercitando un’egemonia fondata sulla compartecipazione alla prosperità: questa visione egemonica comporta un tale ampliamento su scala globale degli interessi americani tale da determinare una moltiplicazione dei fattori d’instabilità considerati come minacce: essendo il controllo degli stati uniti ormai esteso su scala mondiale, si estendono in tal dimensione anche le minacce alla sicurezza nazionale.
Per Stalin però la coesistenza internazionale ha una natura intrinsecamente conflittuale, non è pensabile un’autentica integrazione in un ordine mondiale collaborativo: occorre che l’URSS accumuli forza, attraverso la creazione di un’area egemonica e il logoramento degli avversari, in attesa che maturino le condizioni per la vittoria del comunismo.
Gli Stati Uniti dal canto loro si convincono che una ferma contrapposizione all’URSS sia il modo migliore per proteggere gli interessi e l’identità del “mondo libero”.

La minaccia sovietica

L’URSS durante la fase di ricrescita e rafforzamento straniera aveva, dall’altro lato del mondo, cominciato ad esercitare pressioni militari sulla Turchia, si era parzialmente ritirata dai territori iraniani (per la locale ideologia filonazista) e aveva richiesto agli USA di poter partecipare all’occupazione del Giappone. In particolare aveva fatto richiesta ufficiale al governo americano di ricevere una porzione dei territori nipponici in virtù della partecipazione alla guerra: sia per motivi ideologici che per il fatto che le perdite russe fossero state minime, gli Stati Uniti rispondono con un severo no mantenendosi fedeli alla propria strategia di durezza.
Il futuro della Germania
Alla Conferenza di Potsdam, nel luglio 1945, era stato deciso che la Germania sarebbe dovuta essere una sola unità economica, anche se di fatto ciascun governatore militare godeva della suprema autorità nella sua zona d’occupazione. La conseguenza fu che americani e russi attuarono politiche esattamente opposte e inconciliabili al punto da sospendere completamente le trattative di pace nel 1947.
Per l’URSS, il corso degli eventi dimostrava che gli Stati Uniti mirassero a estromettere l’Unione Sovietica dalla Germania e volessero una rinascita militare tedesca, sotto guida americana e in funzione antisovietica.
Per gli USA, il negoziato dimostrava che l’Unione Sovietica stesse volutamente facendo ostruzionismo per determinare una situazione di caos che avrebbe favorito la sua influenza, con lo scopo di controllare il potenziale industriale tedesco.
La soluzione migliore rimaneva quindi la divisione della Germania.
In un telegramma dell’ambasciatore americano G. Kennan da Mosca si legge che “il comunismo è un parassita maligno che si alimenta solo di tessuti malati” e che “l’Unione Sovietica è un regime che si fonda sulla repressione e la tensione internazionale, ma che – a differenza di Hitler – non corre rischi inutili”. Risulta dunque impossibile per gli americani un accomodamento, richiedendo invece coesione e fermezza in un ambiente internazionale reso ostile dai russi, portando gli americani ad assumere un ruolo guida e a provvedere al fabbisogno di sicurezza degli europei.
La strategia americana sarà dunque quella del contenimento ideata da Kennan stesso.

Inizia la guerra fredda


Nella primavera del 1947 la Gran Bretagna non è più in grado di garantire gli equilibri del mediterraneo, ovvero proteggere la Turchia e sostenere il governo greco nella lotta interna ai comunisti; ritrovandosi costretta a chiedere aiuto agli Stati Uniti. Il 12 marzo 1947 il presidente Truman chiede al governo di approvare un massiccio piano d’aiuti a sostegno della Grecia, ponendola sul piano dell’alternativa etica tra libertà e oppressione.
Il 5 giugno 1947 gli Stati Uniti offrono a tutti i paesi europei un enorme programma di finanziamenti per la ricostruzione: viene approvato il Piano Marshall, che prevedeva lo stretto coordinamento economico tra i paesi riceventi aiuti al fine di favorire la ricrescita dei rapporti internazionali.
All’Unione Sovietica non viene permesso di partecipare a causa della massima segretezza economica del paese, ma Stalin lo interpreta come un categorico rifiuto per creare un blocco antisovietico: si impone alla Cecoslovacchia di non partecipare.
Gli americani cercano inoltre di favorire la ricrescita e la stabilizzazione della Germania Ovest, seppur non suscitando il timore della Francia. Per questo motivo viene attuato il Piano Schuman, che prevedeva la creazione di una comunità sovranazionale europea nei settori industriali di acciaio e carbone. La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) è la prima istituzione europea.
L’inclusione della Germania Ovest nel Piano Marshall rese definitiva la rottura: il 26 giugno 1948 viene ordinato di bloccare gli accessi terrestri tra Berlino Est e Ovest, scatenando la prima crisi internazionale della guerra fredda. Il 4 aprile 1949 viene fondata l’Alleanza Atlantica e proclamata la Repubblica Federale Tedesca, oltre al ripristino della produzione di armi nucleari: l’operazione Crossroad porta a riprendere lo sviluppo di testate nucleari in preparazione di un eventuale conflitto; poiché più che l’arma stessa era importante la deterrenza dell’arma, inducendo timore nell’avversario, portandolo a una maggiore esitazione e stabilizzando la situazione, evitando il conflitto.
Si ha quindi una situazione di stallo fino al 1949, quando vengono ufficialmente fondati i due stati tedeschi, riconosciuti internazionalmente ma non tra di loro.
Nel 1949 la Cina diventa una dittatura comunista e nel 1950 si allea con l’URSS, scatenando la reazione americana del NSC-68, il National Security Council, con cui viene sottolineato ancora di più l’aspetto ideologico della guerra fredda e la necessità di risposte forti e dure: l’abolizione globale del comunismo.
Gli Stati Uniti effettuano il riarmo imponendolo anche agli alleati, per poi procedere ad aiutare la Francia in Indocina. Terminata positivamente questa guerra ne viene intrapresa un’altra in Vietnam, paese di scarsa importanza strategica ma in lotta contro il comunismo: tra il 1964 e 1973 vengono impegnati 500'000 uomini per poi terminare con una sostanziale sconfitta. Si impegneranno inoltre nella Guerra di Corea, data dall’invasione della Corea del Sud da parte di quella del nord: i due territori vengono divisi come sono ancora oggi.
In Europa riparte il riarmo tedesco, ma anziché dare alla Germania un esercito autonomo viene creata la CED, un’associazione militare europea di difesa che viene ratificata da tutti tranne che dalla Francia: al momento della firma Stalin muore, scaricando la tensione e facendo saltare gli accordi. Nel 1955 viene dunque firmato il Patto di Varsavia in risposta al timore del riarmo tedesco. Per fermare il costante flusso di persone da est a ovest viene inoltre costruito il muro di Berlino il 13 agosto del 1961.
Nel mondo dell’URSS, solo la parte russa rimaneva un’effettiva dittatura del proletariato: gli altri stati erano democrazie popolari, ovvero un gradino sotto nello sviluppo complessivo dello stato e anche del comunismo in sé. Anche qui però la bolscevizzazione dello stato aveva portato alla formazione di governi comunisti.
Krushov, successore designato alla morte del sovrano russo, cerca di portare avanti una critica sempre maggiore nei confronti di Stalin cercando di allentare la tensione e l’oppressione sovietica sugli altri stati, oltre ad aver pubblicamente denunciato le deviazioni di Stalin facendo intendere che fosse possibile trovare altre forme di governo meno oppressive. Fu raggiunto l’obiettivo, e in Polonia e Ungheria scoppiarono così delle rivolte che portarono all’uscita degli ungheresi dal blocco del Patto di Varsavia: due giorni dopo, i carri armati russi avevano circondato l’intero paese, mandando un chiaro segnale sui limiti della destalinizzazione; anche a Praga succede la stessa cosa: superati tali limiti, la città venne invasa e messa sotto assedio russo. Di fatto nessuno dei paesi comunisti poteva esistere senza un corpo di repressione poliziesca: a Praga si cercò di dimostrare che non fosse necessario, e le conseguenze furono notevoli poiché ai russi non piacque l’iniziativa, reprimendola e mandando un messaggio anche ai paesi vicini.
La Romania fu l’unico paese tra i sottomessi a dichiararsi contrario all’invasione della Cecoslovacchia da parte dei russi, proprio perché Ceausescu cercava di mantenere un sistema più aperto.

L’Italia repubblicana


Il problema più grande per l’Italia alla fine della guerra fu quello delle infrastrutture, poiché con la loro ritirata, i tedeschi avevano cercato di distruggerne il più possibile, di fatto paralizzando gli alleati ma soprattutto lo stato italiano. Inoltre rimaneva il problema delle industrie: le fabbriche non erano state distrutte ma erano rimaste inattive, causando grande disoccupazione nazionale.
Seguì così una fase di grande inflazione, che comportò la formazione di un commercio di contrabbando e la nascita di molte organizzazioni mafiose che erano in grado di intervenire in quegli ambiti dove lo stato era impossibilitato. A tutto ciò si aggiunse la questione dei partigiani, che spesso compievano delle vendette private nei confronti degli ex-fascisti, senza venire quasi mai perseguiti.
Inoltre la repubblica di Salò aveva diviso ulteriormente l’Italia, rendendo gli italiani appartenenti a due esperienze completamente diverse.
Politicamente, il Partito Comunista trovò grande successo nel dopoguerra, mentre i socialisti furono vittime di una caduta a picco dei consensi: ciò fu dovuto sia alla partecipazione attiva resistenziale nella guerra che alla sua organizzazione interna, cosa che i socialisti non avevano. Crebbe inoltre anche la Democrazia Cristiana, riformatasi internamente.
E rinacquero poi a catena tutti i partiti storici oltre ad alcuni nuovi: il Partito Repubblicano, il Partito d’azione e quello dei liberali. Per la destra invece si ebbero partiti solo dal tardo 1946: il Movimento Sociale Italiano, che aveva ripreso l’esperienza di Salò, un Partito Monarchico che decadrà poi con la scelta della repubblica e il nuovo Movimento dell’Uomo Qualunque che ricevette molti consensi nel Sud Italia.
Venne quindi ricostituito un governo con al potere De Gasperi, che si trovò ad essere responsabile della fase di transizione tra stato di emergenza e normalità.
A causa delle fratture tra i partiti, il governo decise di ricorrere ad un referendum costituzionale per decidere sul dibattito monarchia-costituzione. Il 2 giugno 1946, oltre alle elezioni per l’Assemblea Costituente con il compito di scrivere una nuova costituzione, al referendum si decise per la Repubblica, con 12 mln di voti contro i 10 a favore della monarchia. Inutili quindi gli sforzi di Vittorio Emanuele III che aveva abdicato in favore di Umberto II per ristabilire l’onore del re dopo la fase del fascismo.
Seguirono quindi le elezioni per formare il governo: Democrazia Cristiana ottenne il 35% dei voti, seguita dai Socialisti con il 20% e dai Comunisti con il 19%; formando quindi un governo tripartito che non aiutò a migliorare la causa italiana all’estero per la presenza dei comunisti.
La nuova costituzione entrò in vigore dal 1° gennaio 1948, con un sistema parlamentare a due camere e un Presidente della Repubblica, oltre ad un sistema elettorale proporzionale.
Nel luglio 1947 l’assemblea costituente fu chiamata alla ratifica del trattato di pace con gli alleati: oltre alla perdita delle colonie, dovette ripagare i paesi attaccati e ammettere la propria sconfitta.
Altro fondamentale problema fu quello dei confini: se a occidente la situazione era stabile, a oriente fu costretta a indietreggiare dal lato di Trieste. Gli slavi rivendicavano infatti la zona del Friuli Venezia Giulia, al punto da usare la violenza sugli italiani, visti come fascisti. Dopo il massacro delle Foibe, la zona fu divisa in due parti A e B di amministrazione rispettivamente alleata e slava: al termine delle dispute nel 1954, la zona A fu assegnata all’Italia e l’altra agli slavi. Gli italiani allontanati temporaneamente dalla zona non ricevettero buona accoglienza nemmeno dagli italiani stessi, che li vedevano invece solo come degli ex-fascisti; l’unica forza politica a dare loro sostegno fu il Movimento Sociale Italiano.
Nel maggio 1947, De Gasperi diede le dimissioni, formando un governo di Democrazia Cristiana e lasciando all’opposizione la sinistra. Fu quindi adottata la politica del centrismo che coinvolgeva DC, i partiti minori e parte dei socialisti a formare un governo di centro. Tale governo fu in grado di trasformare l’Italia in un paese industrializzato: con Einaudi Ministro del bilancio fu adottata una manovra economica che portò l’inflazione a zero risanando l’economia e riducendo la disoccupazione, stabilizzando la situazione. Ci fu inoltre una riforma agraria, che eliminò il latifondismo che sussisteva dal tempo dell’unità: l’effetto non fu però esattamente quello sperato, poiché era ormai troppo tardi ed il flusso migratorio da sud a nord era ormai inarrestabile.
Si arriva così al fronte popolare del 1948: il centrismo si scontra con il fronte popolare di comunisti e socialisti. Il partito comunista in particolare, convinto di una facile vittoria, effettuò una dura campagna elettorale puntando sul supporto di agricoltori ed artigiani. La risposta non si fece attendere, e a risultare determinante dall’altra sponda fu la Chiesa Cattolica stessa con il Papa, che dichiarò anti-cristiani i partiti dell’opposizione. Trionfò così ancora una volta DC con il 48% dei voti contro il 31% del fronte popolare comunista; vittima della massa eterogenea di elettori cattolici che erano accomunati principalmente da atteggiamenti anti-comunisti: da ora comincerà l’inserimento italiano nel panorama alleato europeo.

Determinante fu inoltre per la politica estera italiana fu l’assenza di competizione straniera: gli Stati Uniti erano di fatto ineguagliabili, permettendo all’Italia di concentrarsi sulla stabilizzazione anziché sulla competizione.

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