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-Un’Europa Divisa-


Vi è un’enorme differenza ideologica, economica e sociale tra URSS e Stati Uniti; uno è un paese comunista a partito unico, l’altro una democrazia.
In breve tempo, già nel 1946 il confronto a distanza si trasforma in una tensione diretta che sembra sul punto di degenerare in una guerra.
Nel corso del 1946 i due schieramenti si accusano di non tenere fede ai patti sottoscritti durante la guerra e di voler creare delle aree da sottomettere al proprio potere.
In questo caso Winston Churchill parla di una ‘cortina di ferro’, che separa l’Europa in due zone separate di differente influenza politica.
Sempre nel 1946, dopo che l’URSS ha iniziato una pressione diplomatica sulla Turchia per ottenere delle basi sullo Sterro dei Dardanelli, gli Stati Uniti inviano parte della propria flotta militare del mediterraneo a sostegno della Turchia e a presidio dei Dardanelli; l’appoggio militare statunitense porta la Turchia all’interno dell’area di influenza occidentale.

Nel 1946 sia il Regno Unito che gli Stati Uniti intervengono direttamente in Grecia, per impedire il diffondersi di un’insurrezione comunista.
Sempre nel 1946 si tengono le elezioni, vinte da un fronte monarchico.
I comunisti si ribellano: ha dunque inizio una dura guerra civile tra le formazioni comuniste e le truppe regolari; queste ultime potevano contare su aiuti provenienti dagli Stati Uniti.

Intanto negli Stati Uniti, il presidente Harry Truman enuncia la ‘Dottrina Truman’, secondo la quale bisognava portare aiuti finanziari e militari alla Turchia e alla Grecia, in modo da fermare l’avanzata del comunismo.
La ‘Dottrina Truman’ venne approvata dal Congresso e anche gli aiuti vengono approvati.

La ‘Dottrina Truman’ viene vista come un’aggressione da Stalin, il quale a Berlino decide di far chiudere le tre zone occidentali della città, che erano in mano agli USA, alla Francia e al Regno Unito.
In questo modo nella zona occidentale della città non possono entrare auto, camion e treni.
È il gesto che inaugura la Guerra Fredda tra Ovest democratico-capitalistico ed Est comunista: una guerra fatta di tensioni e di minacce.
La situazione di Berlino è comunque molto grave, ma gli statunitensi la risolvono con un ponte aereo che rifornisca continuamente la parte occidentale della città.
Nel 1949 i sovietici decidono di riaprire gli accessi a Berlino Ovest.
Le tre potenze occidentali decidono di riunire le tre aree della Germania loro affidati in uno Stato nuovo, la Repubblica Federale Tedesca (RTF).
Stalin risponde facendo della Germania Est un altro Stato autonomo, che prende il nome di Repubblica Democratica Tedesca (RDT), una repubblica socialista, dominata da un partito unico: il Partito Socialista unificato tedesco (SED).

In tutti gli stati europei sorgono delle democrazie parlamentari, mentre in tutte le zone liberate dall’Armata Rossa (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria), i comunisti tra il 1947 e il 1949 compiono dei colpi di Stato per trasformare questi paesi in democrazie popolari.
Nel 1947 la dirigenza sovietica crea un organo di coordinamento e di controllo sui partiti comunisti dei partiti fratelli che si chiama Cominform (Ufficio di Informazione dei Partiti Comunisti), che sostituisce l’Internazionale Comunista (Comintern).

La Jugoslavia invece rispetta l’URSS, ma ne vuole essere indipendente.
La liberazione della Jugoslavia era stata compiuta dal movimento partigiano comunista di Tito, il quale aveva fondato poi uno Stato socialista a partito unico.
La Jugoslavia gode di una cera autonomia, non è integrata né nel blocco occidentale, né nel blocco orientale.
La Jugoslavia è una federazione di sei diverse repubbliche (Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia e Serbia - suddivisa in tre province: Vojvodina, Serbia e Kosovo).
Vi sono grandi differenze tra queste aree, sia religiose che linguistiche: in Slovenia e Croazia vi sono i cattolici; in Serbia e Montenegro gli ortodossi; in Bosnia e in Kosovo i musulmani; in Macedonia la Chiesa ortodossa di Macedonia.
Le lingue ufficiali sono: il serbo-croato, lo sloveno, l’albanese, il macedone e l’ungherese.

I rapporti tra Jugoslavia e URSS condizionarono l’esito della guerra civile greca.
I comunisti greci potevano decidere tra la fedeltà all’URSS e la collaborazione con la Jugoslavia e scelsero di collaborare coi sovietici.

Si tratta di una mossa disastrosa: per ritorsione, nel 1949, Tito cessa di sostenere le milizie comuniste greche e chiude ogni tipo di appoggio che avevano in Macedonia; ora i comunisti greci possono contare solo sul sopporto dell’Albania, molto scarso, mentre Stalin non li aiuta.
Infatti nel 1949 l’esercito regolare greco lancia un’offensiva che sconfigge le resistenze delle forze comuniste e il Parito Comunista viene messo fuori legge.

La risoluzione del conflitto greco segna la stabilizzazione della situazione europea.
I due blocchi politico-territoriali sono ora ben delineati e le alleanze che legano i diversi paesi europei all’URSS o agli USA vengono consolidate da accordi politico-militari.
Nell’aprile del 1949 a Washington i rappresentanti di Stati Uniti, Canada, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Norvegia, Danimarca, Islanda, Portogallo e Italia firmano il trattato Nord Atlantico, noto come Patto Atlantico.
Si tratta di un’alleanza difensiva tra i paesi firmatari, in base alla quale un attacco ad uno dei paesi membri viene considerato come un attacco indirizzato anche a tutti gli altri.
Il trattato prevede anche la formazione di un organismo di coordinamento militare tra i paesi aderenti, la NATO (North Atlantic Treaty Organization).
Nel 1952 aderiscono anche la Grecia e la Turchia; nel 1955 la Repubblica Federale Tedesca.
Ad Est viene firmato il Patto di Varsavia nel 1955, un trattato di alleanza militare tra l’URSS e i paesi europei a regime di democrazia popolare (Bulgaria, Romania, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia, Germania Est e Albania).

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