Merikey di Merikey
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Il 1956 fu uno spartiacque nell'epoca della Guerra Fredda. Già negli anni successivi alla morte di Stalin, nel 1953, i suoi successori avevano contribuito a ridurre la pensione internazionale in diversi punti di crisi. Si erano manifestati i sintomi di una distensione tra i due blocchi: la fine della guerra di Corea, lo scioglimento del Cominform, la conclusione della Conferenza di Ginevra sull'Indocina.
I metodi dispotici e sanguinari del governo di Stalin risultavano in conflitto con le esigenze di sviluppo della società e dell'economia sovietica. Il nuovo leader sovietico Krusciov aveva attribuito a Stalin e allo stalinismo la colpa di aver trasformato il regime comunista in un sistema di potere personale, tirannico e criminale.
Alla morte di Stalin l'Unione Sovietica attraversò un periodo di difficile assestamento. Il nuovo leader comunista Krusciov denunciò il culto della personalità di cui Stalin era stato circondato e indicò nei metodi stalinisti una deformazione del comunismo. Su questa base, Krusciov mise in atto una destalinizzazione, appoggiando le richieste di cambiamento di rotta sia nella gestione dell'economia sia sul piano culturale, consentendo una maggiore libertà di espressione. Nello stesso tempo, Krusciov lanciò all'Occidente una sfida in campo economico e tecnologico, affermando che il pericolo di una guerra atomica rendeva necessaria una coesistenza pacifica tra i due sistemi.

Lacerazione tra URSS e Cina → Nonostante la linea di Krusciov incoraggiava i paesi satelliti e sostituire i dirigenti stalinisti, non ammetteva la distruzione del blocco sovietico e neanche mutamenti di regime nelle Repubbliche popolari. Il governo ungherese, sotto la guida di Nagy, concesse una parziale libertà politica ed espresse la volontà di uscire dal Patto di Varsavia: la risposta dei sovietici fu l'invasione militare dell'Ungheria. La politica moderatamente riformatrice di Krusciov provocò anche la reazione della Cina, che accusò la dirigenza sovietica di non rispettare l'autonomia dei movimenti comunisti e di aver rinunciato alla lotta contro il capitalismo. I cinesi lanciarono contro l'Unione Sovietica l'accusò di social-imperialismo. Dunque la contrapposizione politica e ideologica tra il comunismo cinese e quello sovietico era destinato ad aggravarsi.
Il muro di Berlino e la crisi di Cuba → Il governo appoggiò la della Repubblica democratica tedesca nella costruzione del muro di Berlino, che tagliò in due la città con l'intento di fermare il flusso continuo di tedeschi dell'Est verso l'Occidente. Molto più azzardato fu il tentativo sovietico di installare missili nucleari a Cuba, in accordo col regime rivoluzionario di Fidel Castro. La crisi cubana segnò la prova della distensione perché si concluse con la trattativa bilaterale sovietico-americana, resa possibile dalla reciproca volontà di evitare uno scontro diretto.
Nel 1964 Krusciov fu improvvisamente costretto alle dimissioni dal Comitato centrale del Partito comunista, in quanto le sue iniziative avevano suscitato ostilità nella classe dirigente sovietica, che lo accusava di aver indebolito il mondo comunista nei confronti dell'Occidente.
La primavera di Praga → Il partito comunista cecoslovacco intraprese un esperimento originale, capeggiato dal suo segretario Dubcek. Egli tentò di sviluppare un socialismo dal volto umano, ovvero attento ai bisogni del popolo e rispettoso del suo consenso. Ma la primavera di Praga, come fu chiamata, suscitò un'altra volta la reazione violenta dell'URSS. Le truppe del Patto di Varsavia, ad eccezione di quelle romene, entrarono in Cecoslovacchia, rovesciarono Dubcek e installarono con la forza un nuovo gruppo dirigente.
Kennedy → Il bilancio della presidenza Eisenhower non fu positivo per gli Stati Uniti. La grande potenza americana si trovò a svolgere un'azione di intervento in varie aree mondiali, sostenendo talvolta regimi dittatoriali e autoritari. L'economia americana era entrata in una fase di stagnazione. Tra le minoranze di colore avevano guadagnato importanza i movimenti per l'uguaglianza dei diritti civili, come quello capeggiato dal pastore Martin Luther King. L'influenza sovietica si era estesa, raggiungendo anche l'America con il passaggio di Cuba al campo comunista.
Un mutamento di rotta si realizzò con l'elezione alla presidenza del democratico John Fitzgerald Kennedy, il primo presidente americano cattolico. Egli sintetizzò il proprio programma nella formula della Nuova frontiera: essa, riferendosi al mito della “frontiera” continuamente spostata in avanti nella storia americana, indicava simbolicamente un impegno di progresso per la società americana e per il resto del mondo. Kennedy indicava agli americani una via per continuare ad esercitare la guida del mondo non-comunista: riforme interne, maggior considerazione per gli alleati, aiuti alle aree in via di sviluppo, appoggio ai dirigenti riformisti degli stati democratici occidentali. L'applicazione di questo programma ebbe anche difficoltà, insicurezze e insuccessi, ma nell'insieme la presidenza di Kennedy portò una ventata di rinnovamento nella vita americana.
Kennedy venne assassinato per ragioni mai chiarite. A Kennedy succedette Lyndon Johnson, il quale proclamò un ambizioso progetto di Grande società: esso si proponeva di estendere ed applicare i diritti civili e di eliminare la povertà e la disoccupazione, attraverso una serie di provvedimenti pubblici di carattere assistenziale. Ma le tensioni create dalle discriminazioni razziali, anziché attenuarsi, assunsero forme più violente, soprattutto quando si verificarono numerose rivolte nei ghetti neri delle città. Tuttavia, le principali difficoltà per la presidenza Johnson derivarono dall'impegno americano nella guerra del Vietnam.
La guerra del Vietnam → L'intervento americano era iniziato con l'invio di aiuti e di consiglieri militari al governo autoritario del Sud Vietnam che, dopo il ritiro dei francesi, si era trovato a fronteggiare una diffusa guerriglia sostenuta con uomini e mezzi dal regime comunista del Nord Vietnam. Contro il governo del Sud erano entrati in gioco movimenti di opposizione capeggiati da monaci buddisti locali. Nella guerra vietnamita erano stati coinvolti i due stati confinanti: il Laos e la Cambogia, entrambi neutrali in teoria, ma precipitati in una situazione di instabilità e di guerra. Gli americani aumentarono la pressione militare sul Nord Vietnam, mediante pesanti bombardamenti aerei e navali sul suo territorio; successivamente, inviarono i propri contingenti di truppe terrestri, che salirono a mezzo milione di soldati.
L'intervento degli Stati Uniti in Vietnam si trovò di fronte a due ostacoli insuperabili: la guerriglia dei Vietcong, organizzata e sostenuta dall'esterno, e soprattutto l'ostilità dell'opinione pubblica americana nei riguardi di una guerra interminabile.
Sotto la pressione di manifestazioni giovanili studentesche e di una campagna dei mezzi di comunicazione, Johnson decise di sospendere i bombardamenti sul Nord Vietnam, di rinunciare a presentarsi alle elezioni presidenziali del 1968 e di suggerire la via delle trattative, faticosamente avviate in una conferenza a Parigi.

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