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Guerra di Cuba
Sommario
Contesto storico
Il "casus belli"
Operazioni militari
Conseguenze
Figure di spicco
Curiosità

Contesto storico. Gli Stati Uniti.
Con il termine "Guerra di Cuba" si indica il conflitto occorso tra gli Stati Uniti e la Spagna per il controllo dell'isola caraibica e combattuto tra il 25 aprile e il 12 agosto 1998. In realtà tale dizione è oggi considerata un po' impropria: innanzitutto il conflitto del 1898 fu solo l'ultima "Guerra di Cuba" in ordine cronologico (due conflitti per l'indipendenza cubana erano già stati combattuti in precedenza) e inoltre il teatro delle operazioni non si limitò alla sola Cuba ma si estese anche all'oceano Pacifico toccando le Filippine e Portorico.
Se il conflitto del '98, oggi definito più correttamente "Guerra Ispano-Americana", è stato a lungo considerato la "Guerra di Cuba" tout-court, ciò si deve all'enorme eco che esso ebbe presso l'opinione pubblica dell'epoca e al fatto che gli storici tendano a vedervi - in retrospettiva - il punto di origine dell'imperialismo americano. (Solo cinque anni dopo la fine delle ostilità gli Stati Uniti separano di forza la provincia di Panama dal territorio della Colombia al fine di procedere alla costruzione dell'omonimo canale, e in meno di vent'anni dalla firma del trattato di pace a Parigi - 10 dicembre 1898 - le amministrazioni Roosevelt, Taft e Wilson procedono all'occupazione militare del Nicaragua e di Haiti).

In un momento in cui Regno Unito e Francia consolidavano la propria presenza coloniale in Africa, e in cui nuove nazioni - Italia e Germania in prima fila - cercavano a loro volta di conquistare una presenza sul continente africano, gli Stati Uniti erano rimasti fuori dalla corsa alle colonie, preferendo puntare sul completamento della frontiera interna con il raggiungimento della sponda pacifica. La frontiera fu dichiarata "ufficialmente chiusa" con il censimento del 1890, facendo quindi avvertire anche negli Stati Uniti la "necessità" di conquistarsi nuovi mercati ove collocare la propria produzione industriale. Con la definitiva sconfitta del Sud agricolo e latifondista al termine della Guerra di Secessione (1861-1865), l'industria nazionale aveva vissuto un periodo di potente espansione. Il Paese si era pienamente gettato nella Seconda Rivoluzione Industriale, contribuendovi con invenzioni fondamentali quali il telefono e l'adattamento del motore a vapore alla navigazione, o importando tecnologia avveniristica dalla Vecchia Europa (quale la telegrafia senza fili e la radio) e trovando alle nuove tecnologie immediate possibilità di applicazioni militari e civili. L'Esposizione Universale di Chicago del 1893, in cui la profusione di tecnologia avveniristica per i tempi era stata tale da far dire a Charles Duell - presidente dell'Ufficio Federale per la Concessione dei Brevetti - "tutto ciò che si poteva inventare è stato inventato", aveva offerto all'industria del Paese l'opportunità di prendere nota dei propri successi. All'Esposizione si potevano ammirare telefoni, registratori audio, lampadine elettriche e persino le prime lavastoviglie, prodotti di cui l'esercito avrebbe presto trovato modo di fare uso. Una nazione giovane, con un'industria vibrante e in salute, attendeva la possibilità di entrare a far parte a pieno diritto nel novero delle superpotenze.

Contesto storico. La Spagna.
La Spagna di fine '800 aveva trovato una relativa stabilità politica con la restaurazione borbonica ad opera di Antonio Cánovas del Castillo, restaurazione che era seguita alla cacciata di Isabella II (1868), al breve regno di Amedeo I di Savoia (1870-1873) e all'esperienza della Prima Repubblica (1873-1874). Un parlamento eletto su base censitaria, sia pure in seguito ad elezioni generalmente addomesticate e truccate, e soprattutto l'alternanza al potere implicitamente pattuita tra Partito Liberale e Partito Conservatore, sembravano avere messo fine alle lotte fratricide che avevano caratterizzato la parte centrale del secolo.
Precedenti spedizioni militari in Messico (1861-63, in aiuto alle truppe anglo-francesi) , in Indocina (1858-62, sempre in aiuto alla Francia) e in Marocco (1860-61) avevano illuso la Spagna della relativa forza di un esercito e di una marina che stavano invece perdendo competitività in confronto alle forze militari di altre potenze coloniali. Allo stesso tempo, pur essendovi a Madrid un simulacro di regime costituzionale, le colonie spagnole si vedevano negare il diritto di inviare propri rappresentanti in parlamento e il potere dei governatori del regno, i "capitani generali" era sostanzialmente assoluto. (Un famoso detto dell'epoca faceva osservare come il re fosse "monarca costituzionale in Spagna ma assoluto oltremare"). Le élite locali, in particolare a Cuba e Portorico, cominciavano a reclamare il diritto di partecipare in prima persona alle decisioni politiche, citando l'esempio del Canada che proprio in quegli anni (1867) aveva ottenuto dalla madrepatria inglese il diritto di eleggere un'assemblea legislativa nazionale. D'altro canto la Spagna considerava proprio Cuba e Portorico quali estensioni del territorio nazionale, alla stessa stregua dell'Algeria francese, e accanto a una vivace borghesia locale era alto il numero di residenti provenienti dalle terre peninsulari d'origine. A Cuba, soprattutto, questa sovrapposizione tra élite locali e immigrati dalla madrepatria aveva già generato frizioni che erano sfociate in una prima guerra indipendentista (detta "dei dieci anni" 1868-78) e in una seconda guerra locale detta "la piccola guerra" (1878-80).

Alle richieste di rappresentanza politica si sommavano rivendicazioni di carattere economico, con cubani e portoricani a lamentare il fatto che le tasse riscosse sul territorio non fossero reinvestite nello stesso ma prelevate direttamente dalla Corona. I cubani, in particolare, si vedevano particolarmente colpiti dalla cosiddetta "Tariffa Cánovas", con cui il primo ministro Cánovas del Castillo aveva gravato le materie prime provenienti dalle colonie di un'aliquota compresa tra il 40 e il 46% del prezzo di vendita all'ingrosso, allo scopo dichiarato di proteggere l'industria alimentare e tessile della Catalogna. Il prezzo dello zucchero (ma anche del tabacco e del cotone cubano), così gonfiato, era soprattutto diretto a scoraggiarne l'importazione da parte degli Stati Uniti - i quali a loro volta si trovavano nella necessità di reperire all'estero proprio quello zucchero, quel tabacco e quel cotone prima prodotti dagli stati secessionisti ora convertiti all'industrializzazione.
Un altro fatto interveniva ad esacerbare i rapporti tra Cuba e la madrepatria. Le due precedenti guerre indipendentiste, mai completamente domate dalle truppe spagnole, avevano avuto come risultato un netto calo nella produzione di zucchero e cotone - quest'ultimo imprescindibile per l'industria tessile catalana - e avevano spinto Cánovas ad inviare nell'isola il generale Valeriano Weyler con il compito di riportarvi l'ordine (1896). Allo scopo di privare definitivamente gli indipendentisti dell'appoggio delle popolazioni rurali, Weyler decise di ricorrere ad una politica di "Riconcentrazione", consistente nel radunare i residenti delle campagne in luoghi di raccolta ribattezzati "Riserve vigilate". Si stima che questa politica abbia causato la morte di almeno duecentomila cubani nel breve spazio di due anni, col risultato di volgere contro la Spagna non solo l'opinione pubblica inglese e francese, ma anche di guadagnare alla causa indipendentista i residenti delle aree urbane. Altro risultato di questa politica fu l'aumento massiccio dell'emigrazione cubana verso gli Stati Uniti, un'emigrazione che prese a svolgere un'intensa campagna di mobilitazione anti-spagnola presso gli organi d'informazione del Paese d'accoglienza e che soprattutto trovò facile ascolto presso la stampa sensazionalista. (Il soprannome di "macellaio", appioppato a Weyler da William Randolph Hearst, capo dell'omonimo impero mediatico, fu ripreso non solo dalla stampa generalista statunitense ma anche dagli anarchici catalani e baschi e accompagnò il generale fino alla fine dei suoi giorni).

Il "casus belli".
Causa ufficiale dello scoppio delle ostilità fra Spagna e Stati Uniti fu l'affondamento della corazzata "Maine", avvenuto il 15 febbraio 1898 nel porto dell'Avana. Il Maine si inaspettatamente presentato nelle acque cubane il precedente giorno 25 gennaio, allo scopo dichiarato di difendere l'incolumità dei cittadini americani risiedenti a Cuba, senza tuttavia previamente annunciare il suo arrivo e quindi in contravvenzione ad ogni convenzione diplomatica. Ciò nonostante, i rapporti cordiali instauratisi tra il capitano del "Maine" Charles Sigsbee e il Capitano Generale di Cuba Ramón Blanco scongiurarono in un primo momento lo scontro armato. Inaspettatamente però, la notte del 15 febbraio, il "Maine" saltò in aria, causando la morte di 255 dei 266 militari di truppa a bordo. La stampa sensazionalista statunitense non perse occasione di incolpare la Spagna dell'accaduto.
Inutilmente si fece osservare da parte spagnola come la flotta presente nel porto si fosse prodigata nel salvataggio dei militari caduti in mare, e come tutti gli ufficiali del "Maine" tranne due fossero, al momento dello scoppio, proprio ospiti dell'ambasciata spagnola che aveva dato un ballo in loro onore. Si avanzò prontamente l'offerta di una commissione d'inchiesta congiunta che investigasse sull'accaduto, ma l'opinione pubblica statunitense domandava ormai a gran voce la guerra. L'offerta di una commissione d'inchiesta congiunta fu respinta e gli Stati Uniti nominarono unilateralmente una propria commissione. La commissione produsse, con straordinaria tempestività, un rapporto in cui si attribuiva l'affondamento del "Maine" ad una mina. Una parallela commissione d'inchiesta spagnola giunse invece alla conclusione che l'affondamento della nave fosse dovuto a cause interne (probabilmente a uno scoppio accidentale della santabarbara) e che l'ipotesi delle cause esterne fosse contraddetta sia dall'aspetto fisico del relitto che dalla contemporanea assenza di pesci morti nella baia dell'Avana.
Ignorando gli inviti spagnoli alla calma, e persino le richieste di prudenza del presidente Mc.Kinley, gli statunitensi inviarono a Madrid un durissimo ultimatum in cui esigevano l'immediata ritirata delle truppe spagnole da Cuba pena l'invasione dell'isola. Prima ancora di attendere la risposta cominciarono a mobilitare armati sul territorio nazionale. Per reazione la Spagna interruppe le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti il 21 aprile 1898 e richiamò in patria l'ambasciatore a Washington. La guerra fu finalmente dichiarata il 25 aprile 1898.

Operazioni militari.
Oceano Pacifico
Le Filippine
Ancora prima dello scoppio del "Maine" gli Stati Uniti avevano dichiarato un blocco navale dell'isola di Cuba e ordinato alla propria flotta del Pacifico di dirigersi verso Hong Kong, con istruzioni di intraprendervi esercitazioni militari in previsione di un possibile invio alle Filippine. Il 1 maggio 1898, il corpo si spedizione navale americano al comando del commodoro Dewey sconfisse la flotta spagnola nella baia di Manila. Le navi americane, inferiori in numero alle navi spagnole ma dotate di armamento più avanzato, ebbero ragione del nemico in poche ore. Il controllo del territorio retrostante il porto fu però reso in un primo momento difficile dalla presenza di navi tedesche nella zona. I tedeschi, che si erano impadroniti l'anno precedente della base di Tsingtao, speravano in un conflitto prolungato tra America e Spagna, in modo da potersi imporre ai due belligeranti in un successivo momento. Le navi tedesche fornirono furtivi aiuti in vettovaglie e in armamenti alle forze spagnole, finché un ultimatum americano - che minacciava guerra alla Germania qualora gli aiuti non fossero cessati - sbloccò la situazione a favore delle forze statunitensi.
Sulle navi del commodoro Dewey viaggiava inoltre Emilio Aguinaldo, un rivoluzionario filippino che aveva promosso l'anno precedente (1897) un'insurrezione anti-spagnola, mai completamente domata da Madrid. in ma no di Aguinaldo caddero rapidamente le guarnigioni spagnole di terra, non più protette dalla flotta, e il 12 giugno 1898, riconoscendo implicitamente l'indipendenza delle Filippine, il Capitano Generale spagnolo trattò con Aguinaldo un cessate-il fuoco. Ignorando il cessate-il-fuoco le truppe americane entrarono in Manila il giorno seguente, 13 agosto. Questo trasformava, di fatto, gli Stati Uniti in una forza d'occupazione, Aguinaldo si volse allora contro gli americani dando origine a una lunga guerra di logoramento che si concluse solo nel 1899 con la sua definitiva confitta. Nel corso del conflitto gli statunitensi arrivarono ad avere in territorio filippino forze superiori ai diecimila effettivi.
Guam
Il 20 giugno 1898 una flottiglia comandata dal capitano Henry Glass e consistente in un incrociatore e tre navi per il trasporto delle truppe entrava nel porto di Guam. Furono sparati alcuni colpi di cannone in direzione del forte di Santa Cruz senza che la guarnigione spagnola rispondesse al fuoco. Due ufficiali di stanza al forte, non sapendo che era stata dichiarata una guerra e credendo che i colpi fossero salve di saluto, si portarono fino alle navi americane scusandosi per non poter rispondere al saluto.
Il giorno seguente Henry Glass inviò un'ambasciata al governatore spagnolo dell'isola per chiederne la resa incondizionata. I 54 soldati spagnoli di stanza a Guam furono fatti prigionieri e trasportati alle Filippine. Preso atto della situazione, gli americani ritennero non fosse necessario lasciare presidi a Guam, salvo un civile che si offrì volontario per restarvi e sorvegliare i luoghi di interesse strategico.

Oceano Atlantico
Cuba
Theodore Roosevelt, allora vice ministro della marina, era stato tra i primi sostenitori dell'intervento militare in Cuba, allo scopo duplice di venire in soccorso agi insorti indipendentisti e di affermare la Dottrina Monroe (vale a dire la linea di pensiero secondo la quale gli Stati Uniti non avrebbero tollerato alcuna intromissione di potenze europee negli affari interni americani). Fu Roosevelt a sovrintendere all'apprestamento dello squadrone di George Dewey e fu ancora Roosevelt, in collaborazione col generale Wood, a convincere l'esercito a radunare il reggimento di volontari che sarebbe divenuto noto come "Rough Riders" e che si sarebbe distinto nella futura battaglia di San Juan Hill.
Il piano americano prevedeva la menomazione della flotta spagnola quale operazione preliminare a un successivo sbarco di truppe da dirigere verso Santiago. Per raggiungere Santiago occorreva aprirsi un passaggio tra le difese spagnole concentrate nella zona collinosa di San Juan Hill e nella cittadina di El Caney. Le forze americane avrebbero ricevuto aiuto dagli irregolari cubani ribelli.
Campagna di terra.
Nelle giornate del 22-23 e 24 giugno 1898 truppe americane presero terra nei dintorni di Santiago e vi stabilirono una testa di ponte. Una prima schermaglia con truppe spagnole si concluse senza vinti né vincitori, con gli spagnoli che preferirono tuttavia ritirarsi verso posizioni meglio difese. A differenza della flotta spagnola, superiore in numero a quella americana ma tecnicamente obsoleta, le forze di terra disponevano di armamento in buona parte moderno e furono capaci in un primo momento di resistere all'avanzata americana.
Il1 luglio 1898, con una manovra coordinata tra fanteria e flotta, i contingenti americani si lanciarono contro le posizioni spagnole trincerate a El Caney e San Juan Hill, mentre la flotta bloccava le navi spagnole a Guantánamo impedendo i rifornimenti alle truppe di terra. In due sanguinosissime battaglie, in una delle quali Theodore Roosevelt si guadagnò fama conducendo personalmente una carica di cavalleria sotto il fuoco nemico, sia El Caney che San Juan Hill caddero in mano americana. Le vittorie non furono tuttavia decisive in quanto le truppe spagnole riuscirono ad attestarsi presso il forte di Canosa e a organizzare uno sbarramento a difesa di Santiago.
Campagna di mare.
Fu la flotta americana a riportare i successi decisivi ai fini del conflitto. Tra il 6 e il 10 giugno 1898 il corpo di spedizione statunitense accerchiò la flotta spagnola di stanza a Guantanamo garantendosi il dominio delle acque cubane. Il resto della flotta spagnola, isolato a sua volta nel porto di Santiago, cercò di forzare il blocco americano nella giornata del 3 luglio, ma cinque delle sei navi di stanza furono distrutte nei combattimenti, con la sesta nave che - preso momentaneamente il largo - fu raggiunta e affondata. L'ammiraglio Cervera, comandante della flotta spagnola fu catturato e inviato a Portsmouth nel New Hampshire come prigioniero di guerra.
Portorico
L'offensiva americana in Portorico cominciò il 12 maggio 1898, quando uno squadrone di 12 navi al comando dell'ammiraglio Samspon attaccò la capitale San Juan. Anche qui, come a Santiago, gli invasori riuscirono a bloccare la flotta spagnola nel porto. Un tentativo di forzare il blocco, il 22 giugno, fallì, con la flotta spagnola che ne risultò ulteriormente menomata.
L'offensiva di terra cominciò circa un mese dopo, il 25 luglio, quando circa 1300 soldati statunitensi sbarcarono a Guánica. Un primo scontro con le truppe spagnole, a Yauco, si concluse senza vincitori né vinti.
Il teatro di guerra portoricano fu l'unico in cui gli statunitensi non riuscirono a ottenere una chiara vittoria. Alla battaglia di Yauco seguì lo scontro di Fajardo, il 1 agosto, inizialmente favorevole alle truppe americane - costrette però a ripiegare da un forte contrattacco spagnolo solo quattro giorni dopo. Altri scontri a fuoco, presso un ponte sul fiume Guamani e il centro abitato di Cosmo furono a loro volta equilibrati e non si decantarono per nessuna delle due parti in causa. Le truppe spagnole, evacuato Cosmo, si ritirarono presso il vicino centro di Albonito, dove respinsero un primo attacco americano il 9 agosto 1898. Un successivo attacco americano, tre giorni dopo, nuovamente fallì nonostante i rinforzi ricevuti nel frattempo. Tuttavia, l'armistizio firmato il successivo giorno 13 tra il presidente americano McKinley e l'ambasciatore francese Cambon (in rappresentanza del governo spagnolo che aveva interrotto le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti) risultò nella rinuncia della sovranità di Madrid su Portorico.

Conseguenze
Negli stati Uniti
L'armistizio che mise fine alle ostilità ispano-americane si firmò il 13 agosto 1898. La pace definitiva, tuttavia, fu firmata a Parigi solo il successivo 10 dicembre. Le condizioni imposte alla Spagna furono durissime. Madrid rinunciava ad ogni possedimento coloniale in Centro America e perdeva anche la sovranità sulle isole Filippine che passavano sotto diretto controllo statunitense. Portorico fu posta sotto amministrazione militare americana, benché non sotto legge marziale. Le libertà di parola, associazione e stampa non furono quindi ristrette. Nel 1900 le truppe americane lasciarono l'isola, che fu posta sotto la giurisdizione di un governatore inviato da Washington. L'autorità del governatore non sarebbe stata assoluta, bensì compartita con un'assemblea legislativa di 35 membri, liberamente eletta.
Cuba rimaneva inizialmente sotto diretta amministrazione militare statunitense, per poi vedersi riconoscere una formale indipendenza nel 1902. La nazione doveva, tuttavia,accettare pesanti limitazioni della propria sovranità: l' Emendamento Platt, approvato del Congresso nel 1901, proibiva a Cuba di stabilire alleanze militari e commerciali senza la preventiva approvazione degli Stati Uniti, i quali inoltre si riservavano il diritto di inviare nuovamente truppe nell'isola qualora la situazione interna della stessa fosse stata ritenuta una minaccia per la propria sicurezza nazionale. Gli stati Uniti si riservavano, in aggiunta, la sovranità perpetua sulla baia di Guantánamo, dove sarebbe sorta la base militare tutt'ora operativa.
il conflitto assolse inoltre un duplice scopo non dichiarato: servì a sanare i residui strascichi psicologici della Guerra di Secessione, mettendo l'uno accanto all'altro soldati del Nord e del Sud - offrendo loro un nemico esterno e comune, e offrì un'occasione di ribalta militare e politica alle comunità nere.
Il fronte cubano fu occasione della nascita di molte amicizie tra ex "unionisti" ed ex "confederati", a guerra terminata le "riunioni grigio-blu" tra reduci del conflitto furono parecchie e servirono a cementare ulteriormente una ritrovata armonia, e il mito della "causa persa", riproposto a più riprese dalla stampa, servì a innalzare i veterani "sudisti" nella stima della nazione.
Dal canto loro, i neri americani avevano combattuto con tenacia e valore sia sul fronte Pacifico che sul fronte Atlantico, e. dimostratisi più adatti a sopportare il clima tropicale, avevano spesso sostenuto in prima fila l'urto nemico. Il Nono Reggimento di Cavalleria fu compensato con pieni onori militari e si vide successivamente affidare compiti di istruzione all'accademia di West Point. Booker Washington, scrittore, educatore e tra i primi sostenitori dell'intervento militare, fu il primo afroamericano ad essere ufficialmente ricevuto alla Casa Bianca, e si guadagnò l'amicizia di uomini come il magnate Henry Huttleston Rogers, proprietario della Standard Oil e George Eastman, fondatore della Kodak.
La stampa emerse dal conflitto con un aumento esponenziale di prestigio e attenzione. William Randolph Hearst divenne addirittura più popolare del Presidente degli Stati Uniti e divenne anzi la figura di riferimento per ogni più alta carica dello stato in cerca di popolarità e visibilità. Fu a Hearst che si ispirò il famoso film del 1941 "Quarto Potere", una pellicola sulla vita di un magnate della carta stampata. Si narra che Hearst sia stato così punto sul vivo dalla descrizione che il film faceva della sua figura da proibire la menzione della pellicola in ogni giornale da lui pubblicato.
Il telefono, per la prima volta usato sul campo di battaglia, ebbe a sua volta un aumento di popolarità, tanto da indurre il Congresso a introdurre una tassa sulle chiamate interurbane, a parziale copertura dei costi della guerra. La tassa fu abrogata solo nel 2006.

Conseguenze.
In Spagna.
Una corrente di pensiero dei primi decenni del '900 sostiene che la Spagna sia andata in guerra con lo scopo, non dichiarato di perdere. Affermano, i sostenitori di questa linea di pensiero, che i vertici militari sapessero bene di non poter sostenere il peso di un conflitto prolungato a difesa delle colonie, ma che temessero allo stesso tempo gli effetti che un ritiro unilaterale avrebbe avuto sulla stabilità del Paese. Ciò che sicuramente nessuno si aspettava era l'entità della sconfitta. La guerra era durata soli 100 giorni e si era tramutata in una rotta. La flotta atlantica era stata distrutta, il comandante in capo della stessa era stato fatto prigioniero e condotto addirittura in un campo di internamento. La monarchia, contrariamente alle aspettative, sopravvisse, ma sui vertici militari cadde la totale responsabilità della sconfitta. Ad esercito e marina vennero addebitate incapacità nella lettura delle strategie, precipitazione nella condotta delle operazioni ed impreparazione nella redazione dei piani. Nessuno sembrò considerare l'inadeguatezza tecnologica degli armamenti né la straordinaria capacità produttiva dell'industria americana. Violente interrogazioni parlamentari chiesero addirittura la messa a morte di alcuni alti quadri dell'esercito. (Si parlò di sfilare le cinture di dosso ai militari e di impiccarli con le stesse).
Si seminarono in tal modo quei semi della diffidenza tra esercito e potere legislativo che sarebbero più tardi risultati sia nella dittatura di Primo de Rivera (1923-30), sia nella sollevazione di Francisco franco (1936).
La Generazione del '98.
La sconfitta patita dagli Stati uniti è tutt'ora conosciuta in Spagna con il nome di "disastro del '98". Lo choc della disfatta fu avvertito da ogni settore dell'opinione pubblica, tutt'ora un detto popolare invita a prendere con filosofia un rovescio inaspettato ricordando che "si è perso di più a Cuba". In particolare, parallelamente alle interrogazioni parlamentari, il mondo intellettuale si interrogò a sua volta su come il Paese avesse potuto precipitare così in basso.
La cosiddetta "Generazione del '98", formata da scrittori che raggiunsero la piena maturità artistica in coincidenza con la crisi cubana, sostenne che occorresse innanzitutto riconoscere l'esistenza di una dicotomia tra un Paese reale, miserabile, e un Paese ufficiale, apparente e falso, dicotomia fino ad allora sottaciuta o negata. La soluzione proposta per uscire dalla crisi doveva essere un ritorno a un genuino carattere nazionale, riconoscibile nel carattere delle genti di Castiglia, tradizionalmente tenaci, che sapevano trarre da una terra poco adatta all'agricoltura il necessario per vivere.
Benché nella quasi totalità non castigliani, (Vicente Blasco Ibáñez, valenciano, Miguel de Unamuno, basco, Ramón del Valle Inclán, galiziano, Manuel e Antonio Machado, sivigliani) gli intellettuali della Generazione del '98 visitarono lungamente le terre castigliane e vi soggiornarono, alla ricerca di quel carattere da additare ad esempio per la ricostruzione di un nerbo nazionale. Le loro mete furono spesso i villaggi remoti e dimenticati, i paesaggi più brulli e remoti, alla scoperta di tradizioni popolari e persino di una lingua più pura e spontanea.
Se l'intento era quello di dar vita ad una nuovo nerbo nazionale, esso - però - fallì. La storia successiva della Spagna vide il tentativo di altre avventure coloniali (in Marocco), tentativi di smarcarsi dall'unità nazionale (repubblica catalana del 1931) e infine l'imposizione di un regime militare che ebbe come primo risultato il totale isolamento del Paese sulla scena politica internazionale. (Sollevazione di Francisco Franco, 1936).

Figure di spicco
Theodore Rooselvelt

Nasce a New York il 27 ottobre 1858, da una famiglia agiata di origine olandese. Nel 1880 entra in politica, iscrivendosi al Partito Repubblicano. Due anni dopo si candida al Congresso e viene eletto nello Stato di New York. New Nel 1895 è nominato capo della Polizia di New York e nel 1897entra bell'amministrazione del presidente McKinley come vice-ministro della marina. Allo scoppio della guerra contro la Spagna è tra i primi ad arruolarsi nell'esercito. Lascia l'incarico governativo per fondare il Primo Reggimento di Cavalleria, i cosiddetti "Rough Riders". Provvede ad usare la sua influenza presso il ministero della guerra per fare ottenere al reggimento gli armamenti più moderni disponibili, le carabine Krug senza combustione. Giunto a Cuba, ignorando ordini di attendere lo sbarco dei rimanenti corpi di spedizione ancora in mare, partecipa ad una prima schermaglia con truppe spagnole a Las Guasimas. Partecipa alla battaglia di San Juan Hill dove si distingue per il suo valore, adoperandosi anche in compiti di esplorazione e ricognizione. (La battaglia è ricordata come una carica di cavalleria, ma in realtà buona parte del reggimento ancora non ha ricevuto i cavalli in dotazione. Lo scontro è, a tutti gli effetti, un assalto di fanteria verso posizioni fortificate, che tuttavia si conclude con la vittoria degli americani. A Rooselvelt verrà attribuita una medaglia postuma al valor militare per il comportamento tenuto sul terreno). Quando il reggimento è colpito dalla febbre gialla, a guerra non ancora conclusa, Roosevelt si batte per il rimpatrio dei soldati.
Nell'autunno del 1898 viene eletto governatore dello stato di New York. Nel 1900 è Vice-Presidente sotto McKinley, subentrando alla presidenza in seguito all'assassinio di questi. (6 dicembre 1901). Nel 1902 si adopera quale mediatore durante uno sciopero di minatori e strappa alle parti datoriali migliori condizioni di lavoro e retribuzione. E' il primo uomo politico statunitense a promuovere la pratica della commissione d'inchiesta. Durante i suoi due mandati si segnala come nemico dei grandi trust industriali, con l'Elkins Act del 1903 e lo Hepburn Act del 1906 si fa promotore delle prime leggi anti-trust. Con il Pure Food and Drugs Act dello stesso anno rende obbligatoria l'etichettatura dei generi alimentari con l'indicazione di contenuti e date di scadenza. Nel 1907 bandisce la segregazione degli studenti di origine giapponese nelle scuola americane. Gli succede alla presidenza William Howard Taft.

William Mckinley
Nato il 29 gennaio 1943, è il venticinquesimo Presidente degli Stati Uniti allo scoppio delle ostilità. E’ l’ultimo presidente ad avere combattuto nella Guerra di Secessione, dove ha incominciato da semplice soldato nelle file unioniste per poi ascendere fino al grado di maggiore. E’ stato governatore dell’Ohio nel 1891 e 1893, e si è distinto per un’opera di mediazione nei conflitti tra scioperanti e parti datoriali. Nel 1896 è eletto alla presidenza, inaugurando un periodo di amministrazioni Repubblicane destinato a durare più di trent’anni.
Nel 1897 promuove una tariffa protezionistica (“Dingley Tariff”) allo scopo di mettere le industrie nazionali al riparo della concorrenza straniera. Al momento dell’esplosione del Maine si mostra riluttante ad aprire le ostilità con la Spagna, ma cede alle pressioni del Congresso e dichiara infine la guerra il 20 aprile 1898. Il telegrafo gli consente di essere tempestivamente aggiornato sulla conduzione del conflitto, e McKinley è il primo Presidente a rimanere in continuo contatto col fronte. A guerra in corso persegue inoltre l’annessione del territorio delle Hawaii, dove nel 1893 un colpo di stato ha esautorato il re. Benché una commissione di inchiesta inviata sulle isole abbia stabilito che gli hawaiani non siano favorevoli all’annessione, McKinley spinge per l’incorporazione temendo una possibile invasione giapponese. L’8 luglio 1898, quattro giorni prima della fine delle ostilità con la Spagna, il voto congiunto delle due camere approva l’annessione.
A guerra terminata volge le ambizioni americane verso la Cina e si fa sostenitore della politica della “Porta Aperta”, che lascia una formale indipendenza politica al Celeste Impero ma lo obbliga nel contempo a permettere libera entrata alle merci straniere. Contemporaneamente si fa promotore di una rinegoziazione del trattato Clayton-Bulwer con il Regno Unito (il trattato proibiva ad ambo le parti di procedere unilateralmente alla costruzione di un canale navigabile tra gli oceani Atlantico e Pacifico). Lo scopo è quello di avviare la costruzione, unilaterale, del futuro Canale di Panama.
McKinley si ripresenta alle elezioni presidenziali del 1900, tra il consenso generale di ampie fasce della popolazione bianca, e sceglie come Vice l’eroe della Guerra di Cuba Theodore Roosevelt. Il 6 novembre è trionfalmente rieletto, riportando addirittura la vittoria in Nebraska, stato di origine del suo avversario democratico William Jennings Bryan. Esattamente un anno dopo, il 6 novembre 1901, dopo un discorso all’esposizione panamericana di Buffalo, stato di New York, McKinley è assassinato dall’anarchico Leon Czolgosz.

Pascual Cervera y Topete
Cervera y Topete è il comandante della flotta spagnola di stanza a Cuba al momento dell’invasione americana. Nato il 18 febbraio 1839, presta servizio come guardiamarina nella campagna d’Africa del 1859-60 (contro i ribelli marocchini che minacciano gli avamposti spagnoli di Ceuta e Melilla). Successivamente destinato alle Filippine, vi rimane fino al 1865, guadagnandosi il grado di tenente di vascello. Tornato in Spagna vi svolge attività di formazione di truppe navali fino all’anno 1868, anno in cui prende parte alla sollevazione contro Isabella II e partecipa alla presa di Cadice. Promosso comandante di vascello è nuovamente destinato alle Filippine, dove si distingue in azioni militari nell’isola di Mindanao e dove vede premiato il suo valore con la nomina a governatore dell’isola di Joló.
Tornato in patria, viene nominato comandante di una nave scuola e successivamente comandante delle forze navali di Cartagena. E’ ministro della marina per tre mesi nel 1893, e successivamente senatore nella legislatura 1893-94. Durante il suo mandato segnala incessantemente la necessità di una modernizzazione delle forze navali, senza tuttavia trovare ascolto da parte del Ministero della Guerra. Dimessosi da senatore, ritorna al servizio attivo ed è inviato a Cuba allo scoppio del conflitto con gli Stati Uniti. Bloccato nel porto di Santiago rifiuta inizialmente la battaglia con le forze di occupazione sapendosi inferiore in armamento, e accetta di forzare il blocco solo in ottemperanza ad ordini ricevuti. Fatto prigioniero in battaglia, é brevemente internato in un campo di prigionia del New Hampshire e successivamente rilasciato. Al suo ritorno in patria, un’interrogazione parlamentare volta ad accertare sue eventuali colpe nella battaglia di Santiago si risolve con un nulla di fatto. E’ nominato senatore a vita durante la legislatura 1903-1904 e muore nel 1909. Gli viene intitolata una nave della flotta spagnola.

Valeriano Weyler
Nato nel 1838, a soli vent’anni ottiene il grado di tenente all’accademia militare di Toledo. Nel 1861 è inviato a Santo Domingo in appoggio al presidente Pedro Santana che promuove un’annessione della repubblica Dominicana alla Spagna. Si distingue nella “Guerra di restaurazione”, in azioni contro i guerriglieri indipendentisti, e si guadagna sul campo il grado di Comandante. (In particolare, gli vale una decorazione al valor militare un’azione compiuta in prossimità del fiume Jaina – dove difende la posizione al comando di una guarnigione nettamente inferiore in numero ai ribelli e dove riesce a organizzare una ritirata ordinata senza lasciare sul campo morti o feriti).
Nel 1878 è nominato tenente generale per i servizi prestati alla Corona durante l’ultima delle Guerre Carliste (1872-1876. I “carlisti” sostenevano l’illegittimità della successione di Isabella II al padre Ferdinando VII e propugnavano invece la successione legale di Carlo Isidoro di Borbone, fratello di Fernando). Dal 1883 al 1891 è Capitano Generale delle Filippine.
Nel 1896 è nominato Capitano generale di Cuba, in sostituzione di Arsenio Martínez Campos, giudicato troppo accomodante con gli insorti anti-spagnoli. Giunto nell’isola riesce ad uccidere in un confronto armato il leader guerrigliero Antonio Maceo, ma non a frenare l’espansione dei ribelli nel centro e nell’ovest dell’isola. Impotente ad arginare le tattiche di guerriglia del leader indipendentista Máximo Gómez, decide la reclusione forzosa delle popolazioni rurali in “Campi di Riconcentrazione”. I campi, carenti delle più elementari condizioni igieniche, e difficili da approvvigionare in seguito all’impossibilità di controllare militarmente le campagne, causano in due anni la morte di circa duecentomila persone. In seguito al clamore suscitato dalla politica di concentramento, Weyler è richiamato in patria dopo solo un anno di governatorato.
Successivamente alla fine del conflitto cubano è nominato Capitano generale di Madrid nel 1900, ma la sua nomina risulta addirittura in una crisi di governo. E’ Ministro della Guerra in ben tre occasioni (1901-1902, 1905, 1906-1907), nel 1909 è Capitano Generale della Catalogna e reprime con durezza le manifestazioni della “Settimana tragica”. (26 luglio-2 agosto 1909, una sollevazione spontanea contro la decisione del Presidente del Consiglio Antonio Maura di inviare truppe di leva in Marocco. La legge vigente permetteva di evitare l’obbligo del servizio militare dietro pagamento di una somma in denaro, ma la somma era fuori dalle possibilità economiche delle famiglie operaie e contadine).
Lasciato l’incarico in Catalogna, Weyler è nominato senatore a vita da Re Alfonso XIII. Si oppone alla dittatura di Primo de Rivera e partecipa a un tentativo di colpo di stato contro il dittatore. Muore nel 1930.

Curiosità
Theodore Roosevelt fu il primo Presidente degli Stati Uniti ad utilizzare l'automobile. Successe a New Haven, stato del Connecticut, il 22 agosto 1902. Dopo essere arrivato in battello, e avere fatto scalo al porto di New Haven, Roosevelt proseguì fino al centro della città in un'auto guidata da ben due autisti. Dopo un primo comizio al New Haven Coliseum, il presidente si diresse, sempre in auto, fino alla vicina città di Hartford, mentre una folla di ben ventimila persone gli faceva ala lungo il cammino. Il New York Times scrisse che l'uso dell'auto sembrava finalmente aver dato alla gente "l'opportunità tanto desiderata di vedere il Presidente".
Si attribuiscono a William McKinley alcune curiose citazioni in merito alla cattura delle Filippine. All'apprendere della caduta di Manila pare abbia esclamato "non avrei detto che quelle maledette isole fossero a 2000 miglia da qui". E ancora "quando mi resi conto che le Filippine erano cadute in nostre mani, confesso che non sapevo cosa ne avrei fatto. E poi, una notte, mi resi conto che: 1. non le si poteva rendere alla Spagna - sarebbe stato una codardia e un disonore, 2. non le si poteva cedere alla Francia o alla Germania, nostre rivali commerciali in Oriente - sarebbe stato un cattivo affare e per noi un discredito, 3.non le si poteva lasciare a sé stesse - non sono mature per l'autogoverno e precipiterebbero nell'anarchia, e che - quindi - non ci rimaneva altro che tenercele, educare tutti i filippini, civilizzarli e cristianizzarli, e - per la grazia di Dio - fare per loro il meglio che si potesse fare".
L'ammiraglio Pascual Cervera y Topete fu, dal 1865 al 1868, un istruttore di guardiamarina. La nave scuola da lui utilizzata per le attività di formazione portava il nome di "Francesco d'Assisi". All'ammiraglio sono dedicati una via di Barcellona e un rinomato ristorante di Salamanca. Sembra inoltre che egli fosse contrario all'intervento in Cuba, e che avesse pubblicamente fatto notare come non valesse la pena barattare le ricchezze di Cuba con le potenziali ricchezze di cui il Paese si sarebbe inevitabilmente privato qualora un'intera generazione di giovani avesse perso la vita in un conflitto.
Benché la politica di "concentrazione" del generale Valeriano Weyler a Cuba fosse stata severamente criticata non solo dalla stampa americana, ma anche dalla stampa europea dell'epoca, gli inglesi - che pure negarono rifornimenti alla flotta spagnola durante il suo viaggio verso Cuba - riproposero la stessa politica durante la guerra boera del 1900-1902. L'internamento delle popolazioni civili nemiche era già stato inoltre sperimentato dal generale Sherman durante la Guerra di Secessione, nei territori della Georgia e del Sud Carolina.
Si deve a Miguel de Unamuno la coniazione della famosa frase "Vincerete ma non convincerete". La frase era diretta alle forze franchiste, di cui Unamuno aveva appoggiato in un primo momento la sollevazione contro la Repubblica - convinto che avrebbero ricondotto all'ordine un Paese che stava precipitando nell'anarchia - ma da cui Unamuno prese in un secondo tempo le distanze di fronte alle atrocità commesse contro gli oppositori. La frase, pronunciata il 12 ottobre 1936 all'Università di Salamanca di cui Unamuno era rettore onorifico, diceva esattamente "Vincerete, perché avete la forza bruta, ma non convincerete, perché per convincere bisogna persuadere. E per persuadere occorre proprio quello che a voi manca: ragione e diritto nella lotta".

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