Merikey di Merikey
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L'ordine di Versailles, stabilito dai vincitori della Prima guerra mondiale, entrò in crisi. Erano diventati molto aggressivi tre stati di primo piano, che per diverse ragioni volevano imporre ujn nuovo ordine mondiale: la Germania, l'Italia e il Giappone. Essi avevano in comune due elementi importanti:
1) all'interno dei tre stati si erano imposti dei regimi politici che avevano abbattuto gli ordinamenti democratici parlamentari → in Italia e in Germania erano prevalsi due regimi totalitari, fondati su un solo partito e una sola dottrina; in Giappone si era imposta una specie di dittatura dei militari.
Dunque i tre stati avevano in comune una forte tendenza imperialistica.
Un secondo fattore di sfaldamento dell'ordine di Versailles era rappresentato da ruolo assunto dall'Unione Sovietica, l'unico stato del mondo a regime comunista, che assunse la posizione di grande potenza. Va considerata la forza di espansione del comunismo: l'ideologia comunista consentiva all'Unione Sovietica di mantenere stretti legami con i partiti comunisti sorti in molti paesi. Anche il comunismo voleva imporre un nuovo ordine mondiale, basato sulla rivoluzione e l'eliminazione de sistemi capitalistici.

In relazione al primato economico, gli Stati Uniti avevano esteso considerevolmente la loro sfera d'interessi e d'influenza. Il superamento della depressione aveva dato impulso alla potenza degli Stati Uniti in campo internazionale.
Si possono quindi evidenziare due fatti: molte delle potenze sulla scena internazionale si ponevano contro l'ordine di Versailles e ognuna di essere mirava alla realizzazione di un nuovo ordine mondiale. Solo alcune di quelle potenze consideravano la guerra come mezzo necessario alla realizzazione del nuovo ordine. In particolare, il regime nazionalsocialista tedesco affidò alla guerra tale compito. Dietro la Germania nazista si ponevano l'Italia di Mussolini, che vedeva nella guerra un mezzo per educare gli italiani, e il Giappone.
La Seconda guerra mondiale non fu solo una guerra tra stati, ma anche un conflitto tra sistemi politici, sociali ed economici. Di conseguenza, la Seconda guerra mondiale fu una guerra planetaria, sia perché tutto il mondo ne fu inghiottito, sia perché dai risultati della guerra dipendevano le sorti del pianeta.

Le vicende collegate alla guerra di Etiopia avevano spinto Mussolini a cercare rapporti più stretti con la Germania. A favorire un'alleanza italo-tedesca giocarono diversi fattori:
- i punti di somiglianza tra il regime fascista e il regime nazista;
- l'ostilità dei governi francese e britannico verso la conquista italiana dell'Etiopia e la fondazione dell'Impero;
- il comune intento di Hitler e Mussolini di scardinare l'ordine di Versailles;

- l'intervento militare tedesco e italiano nella guerra di Spagna.
Un primo passo verso l'alleanza era stato compiuto con gli accordi italo-tedeschi del 1936 che Mussolini aveva definito l'Asse Roma-Berlino e il governo fascista di legò alla Germania. Un segno indiretto di questo vincono furono le leggi razziali e anti-ebraiche del 1938. Il vincolo trovò la sua conferma nella firma del trattato di Berlino, il 22 maggio 1939, definito Patto d'acciaio: si trattava di una formale alleanza militare tra i due stati, ma non un'alleanza tra uguali. Infatti, da un lato troviamo lo sviluppo enorme della potenza militare tedesca; dall'altro invece vi era un paese in gravi difficoltà economiche e dotato di un esercito povero di armamenti, tanto che Mussolini dichiarò che l'Italia non era in grado di affrontare una guerra europea prima del 1943.
Hitler aveva messo a segno diversi atti di forza, mettendo in luce le incertezze dei governi francese e britannico e la scarsa incidenza di Mussolini sugli affari europei. Hitler ritenne di avere mano libera per la creazione della Grande Germania, ovvero l'assimilazione nello stato germanico di tutti i territori abitati da tedeschi.
Nel marzo 1938 Hitler realizzò l'Anschluss dell'Austria alla Germania, facendo leva sui nazionalsocialisti austriaci e costringendo alle dimissioni in cancelliere austriaco. Pochi mesi dopo, il dittatore si impegnò nella questione dei Sudeti, aggredendo militarmente la Cecoslovacchia qualora le sue richieste non fossero state accolte.
Nella crisi dei Sudeti, il governo Mussolini svolse un ruolo di mediazione: per iniziativa del governo italiano, il governo francese e quello britannico trattarono con Hitler. Nella conferenza di Monaco i governanti delle 4 potenze europee decisero che la Cecoslovacchia cedesse la regione dei Sudeti alla Germania e altri suoi territori alla Polonia e all'Ungheria. Il colpo alla Cecoslovacchia fu talmente pesante che portò alla sua dissoluzione.
Violando gli accordi di Monaco, Hitler la occupò militarmente, instaurando un protettorato tedesco sulla Boemia-Moravia e provocando la costituzione di uno Stato autonomo in Slovacchia, subordinato alla Germania.
Allo stesso momento, Mussolini occupò militarmente l'Albania.
L'accorpamento dell'Austria e dei Sudeti alla Germania e il suo dominio sulla Boemia-Moravia avevano modificato la situazione dell'Europa centrale. I successivi obiettivi di Hitler riguardarono la città di Danzica e il corridoio di Danzica, che separava la Polonia dalla Germania. A questo punto i governi inglese e francese decisero di garantire i confini polacchi e poi quelli della Romania e della Grecia. Avviarono poi trattative con il governo sovietico, rallentate dai reciproci sospetti. Anche in questa situazione Hitler batté tutti sul tempo. Firmato il Patto d'Acciaio, il governo di Hitler aprì trattative con il governo sovietico, che portarono alla firma di un patto di non aggressione tra i due stati, il patto Ribbentrop-Molotov, firmato il 23 agosto 1939: il patto conteneva un'appendice, tenuta segreta, che dichiarava la Polonia, l'Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Finlandia e la Bessarabia territori estranei agli interessi tedeschi. Da parte tedesca, il patto era dettato dal voler assicurarsi la neutralità sovietica e di avere mano libera in Polonia; da parte sovietica, il disegno era far coincidere i confini dell'URSS con quelli dell'ex impero russo. Il patto Ribbentrop-Molotov fu fondamentare per consentire ad Hitler l'aggressione della Polonia.
L'invasione della Polonia da parte delle armate tedesche, iniziata il 1° settembre 1939, fu l'inizio della Seconda guerra mondiale. Falliti i tentativi di mediazione internazionale, Francia e Inghilterra dichiararono lo stato di guerra con la Germania. La guerra fu inizialmente vantaggiosa per il Terzo Reich. Mentre l'Italia si dichiarò non belligerante, i tedeschi applicarono alla campagna militare in Polonia gli schemi della “guerra lampo”, Blitzkrieg, che prevedeva un massiccio impiego di forze corazzate e aeree e una profonda penetrazione nel territorio nemico. Alla rapidità d'azione della macchina bellica tedesca fece riscontro la totale inerzia delle truppe francesi sul fronte occidentale lungo una linea fortificata, la linea Maginot. I sovietici, a loro volta, in conformità al Patto Ribbentrop-Molotov, occuparono la Polonia orientale, imposero la loro supremazia sulla Lituania, l'Estonia e la Lettonia e attaccarono la Finlandia: qui, però, le forze dell'Armata Rossa incontrarono una forte resistenza dell'esercito finlandese, che durò fino a marzo 1940.
Dopo il collasso della Polonia la guerra ebbe un periodo di stasi, tanto da pensare che fosse già conclusa, ma fu di nuovo la Germania a prendere l'iniziativa militare. Nell'aprile 1940 le sue truppe occuparono la Danimarca e la Norvegia. Sicuro grazie ai trattati con l'URSS, Hitler concentrò tutte le sue forze sul fronte occidentale. L'occupazione e l'attraversamento del Lussemburgo, del Belgio e dell'Olanda permise alle truppe tedesche di aggirare la linea Maginot e penetrare in territorio francese nel maggio del 1940, bloccando le armate francesi e inglesi nel nord della Francia. A questo punto, il governo francese di Pétain decise di cedere le armi. L'armistizio venne firmato il 22 giugno 1940.
12 giorni prima della capitolazione francese, il 10 giugno 1940, l'Italia dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Mussolini, non prevedendo un così rapido collasso delle armate francesi, temette di rimanere escluso dalle trattative di pace del “nuovo ordine” europeo. Pur colpendo una Francia debole, l'attacco italiano non ebbe alcun successo militare. Hitler non consentì all'Italia di occupare vasti territori francesi. Si ebbe invece una divisione della Francia in due ampie zone: la Francia settentrionale, con Parigi, e le coste atlantiche divennero zona d'occupazione militare tedesca, mentre nella Francia meridionale s'insediò un governo francese presieduto da Pètain, con capitale Vichy e un regime autoritario, poi denominato regime di Vichy.
Contemporaneamente, il giovane generale francese rifugiatosi a Londra, Charles De Gaulle, annunciò in un appello radiofonico che la Francia avrebbe continuato a combattere. Questo offrì un punto di riferimento per quei francesi che non si adattavano all'occupazione tedesca e contribuì a rendere precario il governo del governo di Vichy sull'Impero coloniale francese.
Winston Churchill, primo ministro britannico, volle continuare la guerra, e dunque il popolo inglese si ritrovò a combattere da solo contro i tedeschi. Nella battaglia d'Inghilterra, tra l'agosto e il settembre 1940, la macchina bellica tedesca incassò il suo primo insuccesso.
I rapporti di collaborazione tra Germania, Italia e Giappone giunsero, nel settembre 1940, ad un'alleanza formale con il Patto tripartito, che prevedeva un impegno di reciproca assistenza per la costruzione del “nuovo ordine” in Europa e in Asia.
Gli Stati Uniti, nonostante le resistenze di vari settori dell'opinione pubblica, stavano aumentando i loro aiuti a favore della Gran Bretagna.
Gli sviluppi della guerra portarono alla luce la debolezza militare dell'Italia. Il governo di Mussolini aveva creduto che l'imminente sconfitta della Francia avrebbe segnato la fine del conflitto. Invece di concentrare tute le forze contro gli inglesi, Mussolini nell'ottobre del 1940, si avventurò in Grecia per bilanciare lo strapotere di Hitler verso la Penisola balcanica. La campagna di Grecia si risolse in una grande sconfitta militare, con l'occupazione greca dell'Albania.
Nel corso del 1941 la guerra assunse una dimensione mondiale. Gli Stati Uniti, sebbene ancora neutrali, s'impegnarono a rifornire la Gran Bretagna anche mediante aiuti finanziari resi possibili dalla legge affitti e prestiti. Churchill e Roosevelt, in risposta al Patto tripartito, firmarono la Carta atlantica: stabiliva i principi di un futuro ordine mondiale postbellico, Gran Bretagna e USA divennero di fatto alleati.
Dall'altra parte, la supremazia militare della Germania si stava imponendo su tutti i fronti di guerra. L'invio nell'Africa settentrionale di un corpo tedesco al comando del generale Rommel, Afrika Korps, riportò all'attaco gli esercizi dell'Asse fino a conquistare la Cirenaica.
L'attacco della Germania all'Unione Sovietica, denominato “operazione Barbarossa”, venne lungamente preparato. L'attacco fu sferrato il 22 giugno con un grosso impiego di mezzi. Contrariamente ai trattati stipulati con l'URSS, Hitler aveva deciso di eliminare l'ultimo ostacolo all'instaurazione del nuovo ordine. L'attacco di Hitler colse impreparata l'Armata Rossa, indebolita anche dalle purghe di Stalin. Le armate tedesche e i loro alleati giunsero a occupare in pochi mesi estere parti del territorio sovietico. Nella primavera-estate del 1942 l'avanzata tedesca si spinse ancora più in profondità, fino al Volga e al Caucaso. Fallì però il progetto di Hitler di chiudere la partita con una guerra-lampo, sia perché vennero fermati gli attacchi tedeschi alle principali città industriali come Mosca, Leningrado e Stalingrado, sia perché i sovietici adottarono la strategia della terra bruciata, rendendo sempre più difficili i rifornimenti alle prime linee tedesche. Stalin giocò la carta della guerra patriottica, facendo appello all'unità e all'orgoglio del popolo russo.
Anche il Giappone mise in atto un tentativo di guerra lampo contro gli Stati Uniti, con l'intenzione di ottenere il controllo navale dell'Oceano Pacifico. Il 7 dicembre 1941 la principale flotta navale di Pearl Harbor degli USA fu affondata da un attacco massiccio di aerei giapponesi. L'attacco nipponico agli Stati Uniti intendeva fermare la potenza americana e consentire al Giappone di predominare senza avversari in Asia.
La svolta della guerra → Quando il Terzo Reich e l'Impero giapponese erano al massimo della loro espansione, il peso della potenza americana iniziò a farsi sentire. Da un punto di vista politico, fu molto importante la costituzione delle Nazioni Unite, voluta dal presidente Roosevelt, sulla base della Carta atlantica. Anche sul fronte russo il prolungarsi della guerra oltre i calcoli tedeschi stava producendo un cambiamento degli equilibri militari. La Germania e i suoi alleati stavano subendo un spaventoso logoramento di uomini e mezzi, per la situazione climatica e ambientale e per l'inaspettata resistenza dell'Armata rossa.
Il primo a cedere fu il fronte nord-africano, trascurato da Hitler e decisivo nel confronto bellico tra Italia e Gran Bretagna. Nel maggio-giugno del 1942 un'offensiva delle truppe dell'Asse spinse la penetrazione degli italiani e dei tedeschi nel territorio egiziano fino alla località di El Alamein. Ma in ottobre la controffensiva inglese guidata dal generale Montgomery riuscì a sfondare le linee italo-tedesche, portando alla conquista inglese della Cirenaica.
Il quinto anno di guerra, quindi, era iniziato male per le potenze del Patto tripartito, ma la Germania dominava ancora nel continente europeo e il Giappone conservava il suo impero asiatico. Il protrarsi della guerra giocava però contro il dominio tedesco e giapponese.
Nello stesso tempo si profilarono in diversi paesi e territori europei assoggettati al dominio tedesco e italiano dei gruppi organizzati, che incominciarono ad alimentare i movimenti di Resistenza. Essi avevano in comune la lotta contro l'oppressione esercitata da regimi che ricorrevano all'uso sistematico della violenza di massa. Molti movimenti di Resistenza avevano una componente nazionale, perché si opponevano al governo straniero.
Nel maggio 1943 Stalin decise lo scioglimento del Comintern, cioè del centro di coordinamento di tutti i partiti comunisti. Tuttavia, motivi di conflitto tra i movimenti di Resistenza continuarono a sussistere, come nel caso della Jugoslavia, dove le formazioni partigiane comandate da Tito a maggioranza comunista combatterono non solo contro i tedeschi, gli italiani e i croati, ma anche contro le formazioni partigiane del colonnello Mihajlovic.
Diverso fu ancora il caso della Germania, dove gli oppositori del regime nazionalsocialista erano già stati quasi tutti eliminati. Nel 1944 un numero di alti ufficiali dell'esercito e di ex funzionari del vecchio Reich, perduta ogni fiducia in Hitler, ordinarono una congiura che si concluse con un attentato ad Hitler: il dittatore, però, riportò solo qualche ferita e provvide ad eliminare tutti i congiurati con una serie di esecuzioni capitali.
La catastrofe del Terzo Reich → La coalizione tra Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica si era trovata a prendere delle scelte importanti, discusse in diverse conferenze. Già nella Conferenza di Casablanca, tra Roosevelt e Churchill si stabilì che la guerra sarebbe proseguita fino alla resa incondizionata degli stati nemici, cioè non sarebbe stata interrotta fino alla totale vittoria. Tale decisione fu confermata nella Conferenza di Teheran, tra Churchill, Roosevelt e Stalin: in quell'occasione il presidente americano accolse la tesi che la guerra in Europa aveva un'importanza prioritaria e che, di conseguenza, il massimo sforzo doveva essere utilizzato contro la Germania. Era prevalsa l'idea di attaccare la Germania da occidente, mediante uno sbarco sulle coste francesi, presidiate dai tedeschi con un sistema di fortificazioni chiamato Vallo atlantico. L'Operazione Overlord fu preparata dal generale Eisenhower e messa in atto il 6 giugno 1944 con lo sbarco sulle coste della Normandia.
In agosto fu liberata Parigi, dove il generale De Gaulle insediò un governo provvisorio.
Tra l'estate del 1944 e gli inizi del 1945 anche sul fronte occidentale le armate tedesche furono costrette a ritirarsi dal territorio sovietico. Nei primi mesi del 1945 il cerchio di ferro che imprigionava il territorio tedesco si strinse definitivamente. Sul fronte occidentale gli anglo-americani, affiancati dall'esercito francese, superarono il Reno e penetrarono fino a Monaco. I sovietici si erano spinti verso Vienna e avevano posto l'assedio a Berlino dove si combatteva casa per casa e dove Hitler e i gerarchi nazisti, chiusi in un bunker, cercarono di organizzare un'ultima resistenza. Ma il 30 aprile Hitler si suicidò ingerendo del veleno, e fu seguito dai suoi fedelissimi Himmler e Goebbels.

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