Nello Stato africano che, nel secondo dopo guerra, era ancora dominata dai bianchi, ovvero il Sudafrica, il processo di crisi ha inizio verso la metà degli anni 70 quando la popolazione nera, confinata nei ghetti delle città ed emarginata socialmente per l'apartheid (il sistema legale di segregazione razziale a danno della popolazione nera) comincia a ribellarsi, incoraggiata dalle notizie che arrivano dalla vicina Rhodesia. Nel 1976 a Soweto, un sobborgo di Johannesburg, la polizia apre il fuoco contro la popolazione e gli studenti che protestano per l'imposizione della lingua afrikaans al posto dell'inglese nelle scuole, ne seguono 10 giorni di scontri in cui molte centinaia di neri restano uccisi.
un anno più tardi uno dei dirigenti della protesta nera Steven Biko (1946-1977) viene arrestato e ucciso in carcere. Eventi di questo genere provocano proteste internazionali e dirette pressioni dell'Onu per l'abolizione dell'apartheid. Prima che la situazione precipiti in una crisi paragonabile a quella della Rhodesia, il bianco Frederik De Klerk (nato nel 1936), che nel febbraio del 1989 è diventato dirigente della National Party che è il principale partito sudafricana, decide di chiudere l'interminabile fase di violenti repressione che ormai da una decina d'anni scuote il Sudafrica. E così, subito dopo esser diventato Primo Ministro nel settembre del 1989, De Klerk legalizza l'African National Congress (Anc, Principale associazione politica della popolazione nera illegale dal 1960) e ordina la scarcerazione di molti neri che sono stati condannati per reati politici tra cui anche Nelson Mandela, leader dell'Anc, in carcere dal 1962. La linea politica scelta da De Klerk riceve un impulso decisivo dal risultato di un referendum che si tiene nel 1992 tra la comunità bianca sudafricana, che gli è favorevole. Nel 1992 viene abolito l'apartheid. Nel 1994 si tengono le prime elezioni a suffragio universale quindi con la partecipazione della popolazione nera, le elezioni sono vinte dall'Anc e Mandela diventò presidente della Repubblica sudafricana. Nel 1996 viene approvata una nuova costituzione che riconosce l'uguaglianza di tutti cittadini, neri e bianchi. Negli anni seguenti seguenti il problema della riconciliazione tra la comunità bianca e nera viene risolta in una forma originale con l'istituzione di una commissione nazionale per la verità e per la riconciliazione, davanti alla quale i responsabili di violenze compiute negli anni dell'apartheid rilasciano testimonianze pubbliche che valgono loro la concessione dell'amnistia. Tuttavia tensioni sociali, politiche ed economiche non hanno smesso di attraversare il nuovo Sudafrica. Dal punto di vista economico il paese, che possiede una notevole quantità di risorse naturali, il maggior Pil pro capite di tutta l'Africa ma al suo interno la ricchezza è distribuita in modo estremamente ineuguale sia geograficamente sia socialmente: le aree urbane vicino alla costa sono le più industrializzate e sviluppate, la popolazione bianca che vi abita continua ad avere redditi che in media sono sei volte superiori a quelli della popolazione nera, nel complesso gran parte della popolazione nera che vive nelle periferie urbane o nelle aree rurali e in condizioni di assoluta povertà. Il che spiega perché tutta la fase successiva alla transizione politica e istituzionale sia stata caratterizzata da un notevole aumento delle violenze criminali (cioè non politiche) contro i bianchi che negli ultimi anni ha spinto 250.000 sudafricani bianchi ad abbandonare il paese.

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