Video appunto: Giappone e Russia - Dalla modernizzazione alla guerra

Giappone e Russia - Dalla modernizzazione alla guerra



Giappone - Agli inizi del Novecento il Giappone conobbe un poderoso sviluppo economico che gli permise di rendersi indipendente da tecnici e macchinari occidentali.
A tale scopo lo Stato nipponico riorganizzò il sistema fiscale, introdusse l’istruzione elementare obbligatoria, potenziò l’esercito e ricorse a metodi autoritari e illiberali.
Si orientò poi verso una politica espansionistica: alla fine dell’Ottocento strappò al controllo della Cina l’isola di Formosa e la Corea. Anche la Manciuria rientrava tra gli interessi nipponici e quando l’esercito russo occupò la regione in vista di un’espansione verso la Corea e il Pacifico, il Giappone reagì e si alleò con l’Inghilterra nel 1902.

Russia - Anche se a partire dall’ultimo decennio del XIX secolo la Russia conobbe un forte progresso industriale, rimase un paese arretrato dal punto di vista tecnologico, lo sviluppo era concentrato solo nelle grandi città e le industrie erano sovvenzionate da capitalisti stranieri. All’interno della classe proletaria si distinguevano due movimenti socialisti: i nichilisti, che volevano abbattere lo zarismo, e i populisti, che preferivano educare il popolo per renderlo consapevole della sua condizione.
La sconfitta subita a opera del Giappone apparve come un’ulteriore perdita di prestigio da parte dell’autorità imperiale russa e contribuì a far divampare l’incendio della rivoluzione fra le masse.
Durante una manifestazione avvenuto a Pietroburgo domenica 22 gennaio 1905 una folla intenzionata a presentare una petizione si spinse fino al palazzo dello zar, dove venne dispersa a fucilate dalle guardie imperiali (“domenica di sangue”). La petizione si apriva con una supplica e proseguiva con dettagliate richieste di carattere politico (uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e separazione tra Stato e Chiesa), economico (introduzione di una tassazione diretta e progressiva, progressiva distribuzione delle terre ai contadini) e sindacale (diritto di sciopero, regolamentazione del lavoro straordinario, giornata lavorativa di 8 ore).
L’eccidio diede l’avvio ad una lunga serie di proteste, di sommosse e di scioperi in tutto il paese. Nacquero anche i primi “soviet” o “consigli”, formatisi sotto la spinta comune di contadini, operai, borghesi e intellettuali secondo il modello della democrazia diretta.
Lo zar decise di fare alcune concessioni: promulgò una Costituzione che prevedeva una certa libertà di parola, di associazione e di stampa, e istituì nel 1906 la prima assemblea elettiva della storia russa, la Duma, un Parlamento dotato solo di funzioni consultive.
Le classi popolari continuarono a richiedere interventi più ampi e quindi lo zar riprese la politica della repressione.