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In seguito alla sconfitta riportata dalla guerra russo-giapponese, in Russia ci fu un brusco aumento dei prezzi che fece immediatamente salire la tensione sociale. Si scatenarono tendenze rivoluzionarie che compromettevano la società e che le riforme ottenute e l’avvio dell’industrializzazione non erano riuscite a placare. L’impero russo era ancora prevalentemente contadino, l’industrializzazione era concentrata nelle regioni minerarie degli Urali, attorno Mosca e Pietroburgo. Anche le condizioni di lavoro erano differenti rispetto ad altri paesi, infatti, i salari erano molto bassi, le ore di lavoro andavano alle 10 alle 12 ore al giorno ed erano privi del diritto di sciopero.
Nonostante la Russia avesse un regime assolutistico, gli operai e i lavoratori si erano organizzati.
Ciò fu possibile in quando il marxismo fu diffuso da Georgij Plechanov il quale sosteneva la necessità di organizzare una lotta politica su basi di massa. In esilio nel 1980, Plechanov entrò in contatto con i socialisti europei e curò la prima traduzione in russo del “Manifesto del partito comunista”.

Nel 1898 fu fondato a Minsk il Partito operario socialdemocratico russo, al cui interno si affermarono due correnti:

• Bolscevica: di maggioranza, guidata da Lenin e secondo la quale bisognava costruire un partito fortemente centralizzato e che riteneva la classe operaria protagonista del processo rivoluzionario:
• Menscevica: di minoranza, favorevole all’affermazione della rivoluzione democratico-borghese.
Queste due correnti si separeranno al congresso del 1912 dando vita a due partiti.

Il 22 gennaio 1905 a Pietroburgo un corteo di 150.000 persone si diresse verso il Palazzo d’Inverno, residenza dello zar, guidati dal pope Gapon, per presentare una petizione, che chiedeva la convocazione di un’assemblea costituente, miglioramenti salari e la riforma agraria.
Contro i manifestanti si scatenò la reazione della guardia imperiale che portarono a 150 morti.
Da quella domenica cominciarono a diffondersi agitazioni in tutta la Russia, scioperi nelle fabbriche e le proteste raggiunsero anche le altre aree dell’Impero. In molte città si formarono i Soviet, cioè consigli popolari eletti dagli operai. In ottobre l’agitazione giunse al culmine con lo sciopero generale promosso dal Soviet di Pietroburgo. Gli apparati dello Stato non riuscivano e riprendere il controllo.
Lo zar Nicola II corse così ai ripari sottoscrivendo Il Manifesto dell’17 ottobre 1905 nel quale si impegnava a concedere le libertà politiche e l’istituzione della Duma.
Nacque il Partito democratico-costituzionale, il cui obiettivo era di proseguire nella mobilitazione per l’istaurazione di un regime parlamentare.
Lo zar però tornò a schiacciare le insurrezioni arrestandone i protagonisti e la Duma, praticamente senza poteri, fu sciolta più volte.

A cercare di modernizzare il paese ci provò Stolypin attuando una riforma agraria andando ad eliminare le comunità rurali favorendo le proprietà individuali. Nonostante aumentarono i posti nelle industrie, andò comunque a favorire i ricchi contadini (kulaki) che avevano proprietà e aumentò l’impoverimento dei poveri contadini.

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