Gandhi - Esito della visita a Londra


In occasione della visita di Gandhi a Londra, Winston Churchill, uno dei più importanti esponenti del Partito conservatore, definisce sprezzantemente Gandhi "un fachiro seminudo che osa salire le scale del palazzo di Sua Maestà". Effettivamente la figura di Gandhi, piccolo e parzialmente nudo, avvolto nel dhoti bianco, che cammina per le strade di Londra o che dialoga con i massimi esponenti politici inglesi, colpisce molto l'immaginazione e contribuisce ad accrescere il suo prestigio e il suo fascino ben oltre i confini dell'India. Ma i britannici si fanno commuovere poco da tutto ciò. In effetti quando Gandhi ritorna da Londra lo fanno arrestare e lo rimettono in prigione. Il nuovo viceré in carica, Lord Willingdon (1866-1941), cerca di stroncare definitivamente il movimento rilanciato ancora una volta da Gandhi ricorrendo a modi repressivi. Ma non è possibile. Gli atti di resistenza o di insubordinazione si moltiplicano, anche se Gandhi è in prigione. Gandhi intanto, in carcere attua un'altra forma di protesta, lo "sciopero della fame", che attira di nuovo su di sè l'interesse dell'opinione pubblica indiana e mondiale. Di fronte a questa serie di eventi il governo britannico decide di tentare un'altra strada ed introdurre una Costituzione per l'India nel 1935, in vigore dal 1937 e che attribuisce maggiori autonomie ai governi locali. Per il Congresso non è abbastanza, perché Gandhi, Nehru e altri dirigenti sono convinti che l'indipendenza dell'India è a portata di mano e che si tratta solo di insistere. Ma come organizzare un'India nuova riconoscendo un peso equo sia alla componente indù sia a quella mussulmana? E come farlo, posto che i dirigenti musulmani, prima fra tutti Jinnah, non condividono i metodi di lotta di Gandhi e non si fidano delle sue aperture alla componente mussulmana della popolazione indiana? Gandhi vorrebbe in tutti i modi un'India compatta nella quale indù e musulmani possono trovare una coesistenza pacifica. Ma molti musulmani sembrano estremamente scettici di fronte a una simile prospettiva. La questione evidentemente è molto complessa. Al momento altre priorità si impongono, infatti prima ancora di sciogliere il nodo dei rapporti tra musulmani e indù in un'India indipendente, c'è da conquistarsela questa indipendenza. E alla fine degli anni Trenta il governo britannico sembra lontano dal voler cedere e abbandonare l'India al suo destino.

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