Gandhi - Marcia del sale


Durante gli anni Venti alcuni seguaci di Gandhi, e in particolare Jawaharlal Nehru (1889-1964), hanno continuato a spingere il Congresso indiano verso azioni che possono portare a una completa indipendenza dell'India e Gandhi torna all'azione politica per appoggiare l'iniziativa di Nehru. E così nel 1930 egli lancia una nuova grande campagna di disobbedienza civile, organizzando la spettacolare e commovente "marcia del sale". Il sale è essenziale nell'alimentazione indiana e la sua produzione e posta sotto un rigido monopolio statale, gestito dal governo coloniale britannico. Non si può produrre sale personalmente, attraverso il processo di evaporazione, e nemmeno raccogliere il sale marino che si deposita sulle spiagge. Sono norme evidentemente vessatorie ed è per violare queste norme che Gandhi organizza la sua marcia. Parte a piedi con alcuni suoi seguaci da Ahmedabad recandosi fino a Dandi, sulla costa di Gujarat. Nel corso del camino (di circa 400 chilometri), la spedizione diventa una grande processione di massa. Arrivata alla spiaggia Gandhi raccoglie un granello di sale, così violando la legge. In tutto il paese un'enorme quantità di persone lo imita. Le autorità britanniche non sanno che fare infatti le prigioni sono stracolmi di manifestanti arrestati per aver pacificamente violato la legge sul sale. Il viceré dell'India, Lord Edward Irwin (1881-1959), propone allora a Gandhi di sospendere la manifestazione, in cambio gli offre la possibilità di andare a Londra a parlare con il presidente del consiglio (all'epoca il laburista Ramsay McDonald) Gandhi accetta, un po' perché spera di ottenere alcune concessioni, un po' perché conta sull'effetto propagandistico dell'evento. Sul primo fronte non ottiene nulla. Il governo MacDonald è andata in crisi, il quadro politico britannico è dominata dai conservatori che non vogliono nemmeno sentir parlare di concessioni.

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