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La politica interna

il bonapartismo del dicembre del 1852, il presidente francese Luigi Napoleone Bonaparte ottenne con un plebiscito l'investitura popolare per l'assunzione del titolo di imperatore, con il nome di Napoleone III (1852-70). Il nuovo regime si basava sull'autoritarismo politico, ma si proponeva di ottenere il consenso popolare grazie alla ricerca del progresso, dell'ordine e del benessere. Era questo il cosiddetto "bonapartismo". Veniva istituita una specie di dittatura personale, sostenuta sia dagli ambienti clericali, sia dai grandi capitalisti francesi. Il suffragio universale maschile per l'elezione della Camera, chiamata "Corpo legislativo", venne reso inutile dall'imposizione di candidati governativi e dagli scarsissimi poteri riconosciuti all'assemblea. Questa miscela paternalista di conservazione, autoritarismo e cauto riformismo, inaugurata da Napoleone III, trovò un ampio consenso soprattutto nelle campagne francesi, ma riuscì anche a trovare molto favo re tra la borghesia urbana.

Lo sviluppo economico francese

La forte spinta impressa da Napoleone III alle opere pubbliche, con un occhio di riguardo soprattutto delle infrastrutture ferroviarie e urbane, costituì un forte stimolo allo sviluppo per il settore dell'edilizia, pe l'industria siderurgica e per quella meccanica. La positiva congiuntura economica venne anche favorita dal- creazione di numerose banche. Numerosi altri istituti bancari promossero l'esportazione di capitali francesi verso l'estero, un fenomeno questo destinato ad accrescersi nel corso del tempo.

Le grandi opere pubbliche e la tecnocrazia

L'importanza attribuita da Napoleone III al progresso tecnologico e alle infrastrutture civili portò alla realizzazione di opere imponenti grazie al quale si prevedeva di incrementare una completa ristrutturazione di Parigi. Gli ingegneri, gli economisti e gli esperti del governo riuscirono a incidere sulle scelte operative concrete, fenomeno conosciuto con il termine di "tecnocrazia". Sul piano politico, l’attenzione prestata allo sviluppo economico venne utilizzata da Napoleone III per veicolare l'idea che la pace e il progresso fossero gli obiettivi fondamentali del nuovo impero.

La politica di potenza

L 'imperatore francese mirava a riportare la Francia a quel ruolo di principale potenza continentale europea. Questo obiettivo veniva supportato dalla rinascita dell'orgoglio nazionale francese e giustificato politicamente come una lotta contro gli Stati dinastici e aristocratici. Napoleone portò la Francia a combattere contro gli imperi orientali, Austria e Russia, che erano stati i suoi tradizionali sul continente europeo.

La guerra di Crimea e l'avvicinamento all'Inghilterra

L’intervento nella guerra di Crimea a fianco della Turchia contro la Russia, con il trattato finale siglato a Parigi nel febbraio del 1856, e l'alleanza con il Regno di Sardegna nella Seconda guerra d'indipendenza italiana del 1859, ottennero il risultato d'indebolire i Russi e gli Austriaci. I rapporti con l'Inghilterra vittoriana migliorarono sia sul piano politico sia su quello economico, tanto che nel 1860 venne siglato un trattato scambio tra le due Nazioni.

Verso un impero "liberale"

Nel corso degli anni sessanta esiti della politica italiana e antiaustriaca di Napoleone III finirono per al- lontanarlo dai clericali francesi. L’imperatore fu costretto ad appoggiarsi sempre più all'opinione pubblica liberale e repubblicano- moderata e giunse perfino a legalizzare il diritto di sciopero. Si formò una vera e propria opposizione parlamentare guidata a destra dal conservatore Louis Thiers e a sinistra dal repubblicano Émile Ollivier. Le istituzioni rancesi subirono in questo periodo un'ulteriore evoluzione in senso liberale; nel maggio del 1870 si giunse a una nuova Costituzione che diede al Parlamento più ampi poteri legislativi e di controllo sull'esecutivo.
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